ARTICOLO | Lavoro

Coldiretti ai sindacati: voucher per cibo, no ad ideologie

3 Aprile 2020
Coldiretti ai sindacati: voucher per cibo, no ad ideologie

“L’Italia in questo momento non ha bisogno di posizioni ideologiche ma di scelte pragmatiche e i voucher in agricoltura servono subito per continuare a garantire le forniture alimentari di cui il Paese ha bisogno e non far marcire i raccolti nei campi. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in riferimento alla lettera inviata dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo per chiedere al Governo di non modificare la normativa sui voucher in agricoltura nel momento della conversione in legge del decreto Cura Italia.

Stiamo vivendo una situazione eccezionale con l’intera filiera alimentare impegnata in prima linea a garantire cibo necessario alle famiglie italiane e che – sottolinea Prandini – rischia di mancare se non verranno assunti provvedimenti straordinari da attuare limitatamente alla durata dell’emergenza coronavirus. Opporsi oggi ai voucher significa – precisa Prandini – assumersi la responsabilità domani di far mancare prodotti alimentari in negozi e supermercati ma anche di far perdere fonti di reddito integrative a categorie particolarmente colpite in questo periodo.

Nessuno – continua Prandini – vuole destrutturare il mercato del lavoro agricolo tanto e vero che per chi è o è stato un operaio agricolo non si può e non si deve utilizzare i voucher. I voucher in agricoltura – precisa Prandini – potrebbero consentire solo a cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui peraltro scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta.

Un intervento ancora più urgente dopo un inverno caldo e siccitoso che – conclude Prandini – ha anticipato i cicli stagionali delle produzioni a partire dalla raccolta delle primizie e reso più pressante il bisogno di manodopera, in una situazione in cui il blocco delle frontiere ha fatto venire meno improvvisamente la disponibilità di gran parte dei 370mila lavoratori stranieri dai quali dipende ¼ della produzione di Made in Italy alimentare. 

 

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