Le esportazioni cinesi di concentrato di pomodoro verso l’Italia sono crollate quest’anno dopo il clamore suscitato dalle accuse di utilizzo di lavoro forzato nello Xinjiang e dalle lamentele su etichette d’origine fuorvianti da parte di alcune aziende italiane. Secondo il Financial Times, una delle più autorevoli testate economiche internazionali, il merito di questo risultato va attribuito proprio a Coldiretti, che — scrive il quotidiano — “ha guidato una campagna di grande rilevanza contro l’afflusso di concentrato cinese venduto a meno della metà del costo dei prodotti ottenuti dai coltivatori italiani”.
Anche il Corriere della Sera riconosce il lavoro di Coldiretti: presidi, mobilitazioni nei porti, controlli alle frontiere e un’azione costante di denuncia contro l’arrivo delle schifezze di pomodoro dalla Cina.
Grazie a questa pressione continua, siamo riusciti a far crollare le importazioni di pomodoro cinese, difendendo la nostra filiera e impedendo l’inganno ai danni dei consumatori e del made in Italy.
Un risultato importante, ma la battaglia non è conclusa.
Adesso dobbiamo proseguire con la stessa determinazione per eliminare l’inganno del codice doganale, che ancora oggi permette di spacciare per italiano ciò che italiano non è.

