ARTICOLO | Economia

Caldo: sos raccolti nel V anno più bollente

17 Maggio 2022
Caldo: sos raccolti nel V anno più bollente

Il calo dei raccolti di grano previsto in India per le alte temperature ma anche la preoccupante siccità per le coltivazioni aggravata dall’ondata di calore anomala in Italia sono la punta dell’iceberg di un 2022 che si classifica fino ad ora a livello globale come il quinto anno più bollente di sempre nel pianeta, con la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani addirittura superiore di 0,87 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei primi quattro mesi dell’anno del Noaa, il National Climatic Data Centre che registra le temperature mondiali dal 1880.

Se in Pakistan si sono toccati i 51 gradi, in India è stato battuto il record con più di 49°C con pesanti effetti negativi sui raccolti di grano che hanno spinto il governo di Delhi a bloccare le esportazioni per garantire adeguate forniture alla popolazione ma in difficoltà con cali produttivi per il grano sono anche alcune aree degli Stati Uniti. In Europa il grande caldo sta colpendo Paesi europei come Germania, Francia, Spagna e Italia dove con il picco delle temperature – precisa la Coldiretti – alle coltivazioni manca l’acqua necessaria ad irrigare le coltivazioni che si trovano in una situazione di stress idrico che ne compromette lo sviluppo e la produzione. In difficoltà – spiega la Coldiretti – sono le semine primaverili di riso, girasole, mais e soia, ma anche le coltivazioni di grano, altri cereali e foraggi seminate in autunno, e ortaggi e frutta che hanno bisogno di acqua per crescere e assicurare la produzione di cibo Made in Italy alle tavole degli italiani in un momento peraltro difficile a causa della guerra in Ucraina e dei rincari.  La carenza di acqua – precisa la Coldiretti – colpisce i raccolti nazionali in una situazione in cui l’Italia è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.  Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, secondo l’analisi della Coldiretti.

Il cambiamento climatico aggrava a livello globale gli effetti negativi sulla sicurezza alimentare mondiale della guerra e proprio lo stop delle esportazioni dall’India, il secondo produttore mondiale, ha fatto balzare il prezzo del grano al massimo da oltre 2 mesi, secondo l’analisi della Coldiretti alla riapertura settimanale del Chicago Board of trade, punto di riferimento mondiale del commercio agricolo dove il contratto future del grano è andato ben oltre i 12 dollari per bushel. Il risultato nei Paesi ricchi è una spinta dell’inflazione stimata in forte crescita anche nell’eurozona dove sono state tagliate le stime di crescita del Pil ma in quelli poveri – continua la Coldiretti – allarga l’area dell’indigenza alimentare soprattutto in Africa e in Asia. E’ infatti allarme carestia – precisa la Coldiretti – in 53 Paesi dove la popolazione spende almeno il 60% del proprio reddito per l’alimentazione e risentono quindi in maniera devastante dall’aumento dei prezzi.

Una situazione che – sostiene la Coldiretti – amplifica gli effetti della guerra che coinvolge direttamente il commercio di oltre ¼ del grano mondiale con l’Ucraina che insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali con oltre 55 milioni di tonnellate movimentate, ma anche il 16% sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e ben il 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate), secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Centro Studi Divulga.

Si stima che quasi 25 milioni di tonnellate di cereali, tra grano, mais e altri prodotti siano bloccati  nei magazzini ucraini in attesa di essere spediti a causa del blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero con un evidente interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che – spiega la Coldiretti – si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori.

“Bisogna investire per rendere il Paese il più possibile autosufficiente per le risorse alimentari facendo tornare l’agricoltura centrale negli obiettivi nazionali ed europei” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “nell’immediato occorre salvare aziende e stalle da una insostenibile crisi finanziaria per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

 

 

COLDIRETTI – 335 8245417 – 06 4682487 – relazioniesterne@coldiretti.it

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