ARTICOLO | Economia

Caldo: la mappa della “sete”, dal mais al latte fino a frutta e olive

15 Luglio 2026
Caldo: la mappa della “sete”, dal mais al latte fino a frutta e olive

L’ondata di caldo eccezionale e la mancanza di precipitazioni stanno presentando un conto sempre più pesante all’agricoltura italiana, con il rischio di compromettere i raccolti estivi e autunnali, con effetti anche sulla produzione di latte.

È quanto emerge dalla mappa della sete elaborata da Coldiretti, che fotografa una situazione di crescente emergenza soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, dove mais, soia, ortaggi, frutta, oliveti, vigneti e foraggi sono sottoposti a un forte stress idrico, mentre nelle stalle il caldo provoca un calo della produzione di latte fino al 30%.

In alcune aree il mais rischia addirittura l’azzeramento del raccolto, mentre per la soia si stimano perdite fino al 40%, per il foraggio tra il 20 e il 30% e per diverse produzioni orticole riduzioni delle rese fino al 20%. A tutto questo si aggiungono l’aumento dei costi per irrigazione ed energia e una crescente pressione sulle risorse idriche.

Servono invasi, infrastrutture idriche e interventi urgenti

Di fronte a una situazione che rischia di aggravarsi con il protrarsi del caldo, Coldiretti ribadisce la necessità di accelerare gli investimenti per aumentare la capacità di raccolta dell’acqua piovana attraverso la realizzazione di una rete di invasi di accumulo con sistemi di pompaggio, il potenziamento delle infrastrutture irrigue e la riduzione delle perdite della rete.

Oggi l’Italia trattiene appena l’11% dell’acqua piovana che cade sul territorio, una percentuale insufficiente per garantire la sicurezza idrica di agricoltura, cittadini e imprese in un contesto di eventi climatici sempre più estremi.

Piemonte e Lombardia: raccolti a rischio e allevamenti in difficoltà

La situazione più delicata riguarda il Nord Italia, a partire dal Piemonte, dove è già scattato l’SOS siccità. Nonostante un inverno caratterizzato da abbondanti nevicate, il progressivo aumento delle temperature e il drastico calo delle precipitazioni stanno mettendo in grave difficoltà l’agricoltura regionale.

Dal riso al mais, dall’ortofrutta al nocciolo, fino ai prati e ai pascoli, sono numerose le colture colpite. Le perdite vengono già stimate tra il 30% e il 40%, ma in assenza di precipitazioni potrebbero rapidamente raggiungere il 70-80%. La situazione è talmente critica che molti imprenditori agricoli sono costretti a scegliere quali colture continuare a irrigare, sacrificandone altre per garantire una minima disponibilità d’acqua alle produzioni considerate prioritarie.

Anche la Lombardia è alle prese con una situazione sempre più critica. In Lomellina la carenza d’acqua mette a rischio le risaie, mentre nel Milanese la riduzione delle portate irrigue potrebbe riportare, in assenza di piogge, allo scenario del 2022, con gli agricoltori costretti a scegliere quali risaie salvare. Il caldo estremo sta colpendo anche il mais, con trinciature anticipate nel Milanese, Cremonese e Mantovano, e il pomodoro, dove le varietà precoci segnano già un calo del 10% e quelle medio-tardive rischiano perdite fino al 40%. Preoccupazione anche per i vigneti, con una vendemmia anticipata, mentre nelle stalle la produzione di latte è già diminuita del 10%, con punte fino al 20%.

Veneto, Trentino ed Emilia-Romagna: mais, soia e ortaggi sotto pressione

In Veneto le temperature elevate e prolungate stanno accelerando la maturazione delle colture, mentre il mais presenta diffusi casi di mancata fecondazione con pannocchie prive di granella, compromettendo una produzione strategica per l’alimentazione degli allevamenti. L’irrigazione di soccorso non sempre riesce a compensare gli effetti della siccità, facendo lievitare ulteriormente i costi.

In Trentino cresce la preoccupazione per la siccità e il caldo estremo, che stanno anticipando la maturazione delle colture e, nei casi più gravi, provocando il blocco della vegetazione. Le alte temperature stanno inoltre penalizzando gli allevamenti, con un calo della produzione di latte.

In Emilia-Romagna il quadro cambia tra pianura e collina. Se nelle aree servite dal Canale Emiliano Romagnolo l’acqua è ancora disponibile, aumentano però i costi irrigui ed energetici. Le criticità maggiori riguardano il mais, con forti cali produttivi e conversione in alcuni casi da granella a insilato, mentre nel Bolognese si stimano riduzioni del 30% per mais, sorgo e barbabietola e del 40% per la soia. Le cipolle perdono circa il 20% delle rese e nelle aree collinari soffrono anche vigneti, albicocche e susine. Nel Reggiano si registrano danni alle angurie in serra e al fieno.

Liguria, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia monitorano gli effetti della siccità

In Liguria il caldo e la siccità stanno mettendo sotto pressione soprattutto oliveti, ortaggi e frutteti. Si registrano già fenomeni di cascola di olive e frutti e, nelle aree non irrigue, le perdite potrebbero raggiungere il 20-30% della produzione. Le aziende stanno ricorrendo a irrigazioni straordinarie e tecniche di mitigazione con un forte incremento dei costi.

Anche la Valle d’Aosta registra precipitazioni inferiori del 25% rispetto alla media e una riduzione del 20-30% della produzione di foraggio tra i 500 e i 1.700 metri di quota, mentre permane una forte preoccupazione per vigneti e frutteti.

In Friuli Venezia Giulia il forte calo delle precipitazioni e le temperature elevate stanno mettendo in difficoltà numerose colture e la situazione è costantemente monitorata in attesa dell’evoluzione delle prossime settimane.

Centro Italia: Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche e Molise in allerta

Anche il Centro Italia paga il prezzo del caldo estremo. In Toscana si stima una perdita del 20% tra produzioni orticole danneggiate o bruciate nelle aree meridionali e costiere, mentre la vendemmia è in anticipo, le fioriture del castagno risultano compromesse e nelle stalle la produzione di latte è diminuita tra il 20 e il 30%.

Nel Lazio soffrono soprattutto mais, foraggi, cereali e ortofrutta. Nelle aziende da latte si registrano perdite fino a tre litri di latte al giorno per capo, mentre nei casi più gravi il mais rischia addirittura l’azzeramento del raccolto. Crescono inoltre i costi per irrigazione, ventilazione e raffrescamento delle stalle.

In Umbria permane una forte preoccupazione per mais, girasole, olivo e vigneti, mentre in Abruzzo la tenuta delle produzioni dipenderà dall’evoluzione delle prossime settimane e resta centrale il problema strutturale della disponibilità d’acqua. Nelle Marche si continua a monitorare la situazione.

Nel Molise le colture in asciutto rischiano le conseguenze più pesanti: il girasole potrebbe perdere tra il 40 e il 60% della produzione in assenza di piogge, mentre gli oliveti non irrigui stanno già perdendo le drupe e nei vigneti diminuiscono i grappoli. Le perdite potrebbero arrivare al 30-40% per l’olivo e al 20-30% per la vite. Anche qui il caldo ha già azzerato il secondo taglio di erba medica in alcune aree, con una riduzione della produzione di latte tra il 20 e il 30%.

Sud Italia: situazione più stabile ma restano criticità localizzate

Situazione al momento più sotto controllo nel Mezzogiorno, anche se restano criticità localizzate.

In Sicilia il caldo record sta danneggiando soprattutto le colture orticole, con i primi danni già segnalati alle angurie nel Trapanese, mentre soffrono anche oliveti e agrumeti.

In Calabria non si registrano ancora danni diffusi grazie alla disponibilità di acqua nelle aree irrigue, anche se si osservano i primi fenomeni di cascola su olivi e agrumi.

In Sardegna le colture, per ora, non presentano particolari segni di sofferenza, pur in presenza di temperature elevate, così come in Basilicata.

In Puglia soffrono soprattutto gli allevamenti, mentre in Campania si continua a monitorare la situazione.

FAQ

Quali sono le colture più colpite dalla siccità?
Le maggiori criticità riguardano mais, soia, riso, ortaggi, frutta, oliveti, vigneti e foraggi, con perdite che in alcune aree arrivano fino all’80%.

Quali regioni sono maggiormente interessate dall’emergenza?
La situazione più critica interessa Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio, ma problemi significativi sono presenti in gran parte del Centro-Nord.

Quali effetti sta subendo la zootecnia?
Il caldo provoca un calo della produzione di latte fino al 30%, aumenta i costi per il raffrescamento delle stalle e mette sotto stress gli allevamenti.

Come sta incidendo il caldo sulla pesca e sull’acquacoltura?
Le elevate temperature del mare hanno provocato la moria di cozze e vongole nel Delta del Po, favorito fenomeni di anossia e ridotto la disponibilità di pesce azzurro.

Quali interventi chiede Coldiretti?
Coldiretti chiede di accelerare la realizzazione di una rete di invasi, migliorare l’efficienza delle infrastrutture irrigue, rafforzare la gestione delle risorse idriche e sbloccare gli investimenti già programmati.