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Pesticidi nel suolo, nuova guida EFSA

3 Gennaio 2011
Pesticidi nel suolo, nuova guida EFSA

La direttiva 91/414 CE (agli Allegati II, sezione 7, e III, sezione), stabilisce i termini dell’impatto ambientale, nonché i dati sulla persistenza nel suolo necessari al fine di valutare i prodotti fitosanitari.

Va precisato che l’introduzione di entrambe queste sezioni fornisce utili informazioni sullo scopo e uso dei dati forniti. Viene chiaramente stabilito che i dati debbano essere sufficienti a permettere una valutazione dell’impatto ambientale e della persistenza nel suolo. La significatività di impatto dei residui che si accumulano nel suolo, tanto da un punto di vista agricolo che ambientale, andrebbe verificata in accordo con le procedure definite.  Al fine di raggiungere questo traguardo, ulteriori esami rispetto a quelli suggeriti nei succitati allegati della Direttiva  414 possono essere richiesti in casi individuali e se vi sono preoccupazioni chiare e specifiche.

Ma come utilizzare i dati ed i risultati degli studi in campo e tesi a valutare la accumulazione nel suolo dei pesticidi? A volte  l’interpretazione è importante tanto quanto i dati di origine. E nel corso degli anni, non sono mancate diversi pareri.

 Già nel 2000 la Direzione Generale Salute e Consumatori (SANCO) della Commissione Europea aveva prodotto un documento teso a uniformare la valutazione di un aspetto critico come la persistenza dei fitosanitari nel suolo (SANCO/9188VI/1997 del 12 luglio 2000).

Lo scopo del documento era di fornire una guida alle autorità di regolazione degli Stati membri e alle industrie, ma consentendo anche la necessaria flessibilità ai decisori quando necessario.  L’opinione prodotta nei giorni scorsi da EFSA, che aveva incaricato per tale parere il Panel Plant Protection Products (PPR), intende rivedere ed aggiornare le conoscenze precedentemente acquisite dalla Commissione Europea, alla luce dei nuovi ritrovamenti.  L’opinione è focalizzata sui fitosanitari irrorati per mezzo di spray, e si considera come l’emivita nei superiori 30 centimetri del suolo a 20° di temperatura e  è considerato un parametro importante per valutare la esposizione degli organismi nel suolo.  L’emivita consiste nel tempo di dimezzamento di una sostanza tossica.

EFSA conclude che stando agli studi attuali e sui dati disponibili a partire dai dossier scientifici delle aziende private (industria agrochimica) non è possibile stimare con certezza i livelli di fotodegradazione dei fitosanitari nei millimetri superficiali del suolo. Tale parametro di fotodegradazione  riveste una certa importanza stante la possibilità di avere risultati diversi a seconda del livello di profondità al quale il suolo viene analizzato. Tuttavia, vi è una certa evidenza che i primi 2 millimetri del suolo sono quelli maggiormente interessati alla fotodegradazione.

In ogni caso  vi sarebbero una serie di fattori che limitano la conoscibilità dell’emivita dei pesticidi nei primi 30 centimetri del suolo (tasso di degradazione), come la temperatura, la percentuale di acqua presente nel suolo.

Tra gli assunti metodologici del Panel, il fatto che i suoli non vulcanici di ogni zona delle regioni temperate entro la UE possono essere usate per predire l’emivita. Tale ipotesi va ulteriormente testata, ma per ora funge da parametro operativo valido.

Tra le raccomandazioni del Panel, quella di costruire un database -per tutte le sostanze incluse nella lista dell’Allegato 1 –di tutte le emivita degli strati superficiali del suolo, con lo scopo di verificare che questa emivita non vari sistematicamente tra zone geografiche diverse nelle regioni temperate ed in suoli non vulcanici.

Il Panel raccomanda inoltre di approfondire la ricerca per migliorare la affidabilità dei modelli di simulazione in particolare per la fotodegradazione e per la volatilizzazione.

Documenti Guida per l’implementazione della Direttiva CE 414/91

Opinione di EFSA

EFSA, il dettaglio