La scorsa settimana, in un incontro del gruppo Standing Committee on Plants, Animals Food and Feed (PAFF) con gli esponenti degli Stati UE, la Commissione europea ha valutato le misure di gestione del rischio in risposta alla valuazione di Efsa sull’olio di palma. Sebbene si sia convenuto che sono necessarie misure europee per limitare la presenza di tali sostanze, al momento non si è presa alcuna decisione- né si sono rivelati dettagli sulle opzioni in considerazione allo stato attuale. Efsa mette il palma fuorigioco Nell’opinione estremamente chiara di Efsa, emergevano con forza motivi di preoccupazione per alcune sostanze tossiche (sia cancerogene che genotossiche) presenti in grandi quantità nell’olio di palma. Grasso industriale ordinariamente usato nel settore dolciario (e non solo) europeo per i costi bassi, la facilità di utilizzo e conservazione, l’assenza di un aroma marcato. Le sostanze presenti nell’olio di palma sarebbero capaci di danneggiare il DNA anche delle future generazioni, in modo permanente e cumulativo. Sostanze (come il 2- monoclorpropandiolo, 2-MCPD) per le quali Efsa addirittura ha accuratamente evitato di stabilire una dose giornaliera sicure Per un’altra sostanza, il 3- monoclorpropandiolo (3-MCPD), Efsa ha stabilito una Dose Giornaliera Accettabile pari a 0,8 microgrammi per kg di peso corporeo. E per i GE (esteri del glicidolo) Efsa ha ritenuto che i bambini fino a 3 anni, svezzati con formule di proseguimento in cui l’olio di palma è molto presente- si possano eccedere le dosi sicure addirittura 10 volte. La crescita del palma Addirittura, nel corso degli anni si era sperimentare (almeno in Italia) una graduale sostituzione dell’olio di palma rispetto a margarine, ricche dei famigerati acidi grassi trans (TFAs). Si era presentata questa mossa come salubre e nell’interesse dei consumatori, al punto da arrivare al claim “Senza grassi idrogenati”. Sì, perché essendo il palma solido a temperatura ambiente, si poteva tranquillamente sostiuire alle margarine vegetali, solidificate proprio tramite processi di idrogenazione. Questo ha portato l’olio di palma a divenire onnipervasivo, anche se buona parte dell’industria ha cominciato a sostituirlo con alternative più salubri (olio di oliva, di girasole, di mais). Commissione europea ferma Nonostate il parere shockante di Efsa, che faceva pensare ad azioni di richiamo di prodotti dal mercato dal parte del sistema di allerta rapida (RASFF) da parte delle autorità nazionali- la Commissione europea ancora non ha deciso. Le filiere alimentari sembrano infatti innervate profondamente nel palma, anche per ragioni di costi. Quello che colpisce è come – sebbene l’industria europea abbia dichiarato che negli ultimi 5 anni tali sostanze siano state dimezzate, ulteriori miglioramenti sembrano al di fuori della portata immediata. Il prossimo incontro del gruppo PAFF si terrà a metà giugno. Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato che si terranno ulteriori scambi di opinioni per arrivare a definire le misure di intervento viabili.
25 Maggio 2016
Commissione europea si incontra per decidere su olio di palma: ma ancora nulla di fatto.