Vino: tolleranza zero su frodi, è prima voce export

21 Luglio 2021
Vino: tolleranza zero su frodi, è prima voce export

Serve tolleranza zero sulle frodi che mettono a rischio lo sviluppo di un settore che è cresciuto puntando su un grande percorso di valorizzazione qualitativa che ha portato il vino italiano a diventare la principale voce dell’export agroalimentare. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’operazione degli Ispettori del Controllo Qualità e Repressione Frodi (Icqrf) di Bari e militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia che hanno sequestrato circa un milione di litri di vino comune venduto con etichette riportanti false indicazioni di origini protette Igp.

La commercializzazione fraudolenta di falsi vini a denominazione è una delle frodi più ricorrenti nel settore del vino – evidenzia la Coldiretti – assieme alla sofisticazione tramite aggiunta di acqua o zucchero, vini dichiarati da agricoltura biologica ma che in realtà contengono residui di pesticidi, irregolarità dei registri e pratiche e trattamenti illeciti.  

Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare che – continua la Coldiretti – vanno perseguiti con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte presentate da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie.

Con la riapertura della ristorazione in tutto il mondo e la ripresa delle esportazioni si stima un fatturato superiore agli 11 miliardi per il vino italiano nel 2021 e si attende nell’anno un netta inversione di tendenza dopo che nel primo trimestre dell’anno a causa degli effetti della pandemia le esportazioni italiane di vino sono risultate in calo di quasi il 4% in valore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.

L’Italia nonostante le difficolta dell’anno del Covid resta – rileva la Coldiretti – leader mondiale nella produzione con 49,1 milioni di ettolitri ed anche primo esportatore sia nei vini fermi che spumanti con un totale di 20,8 milioni di ettolitri davanti alla Spagna con 20,2 e alla Francia con 13,8. Un primato consolidato grazie a 607 varietà iscritte al registro viti contro circa la metà dei cugini francesi – sottolinea la Coldiretti – con le bottiglie Made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola.

Un patrimonio che va tutelato nei confronti delle contraffazioni ma a preoccupare è anche il via libera dell’Unione Europea nuove pratiche enologiche come la dealcolazione parziale e totale che secondo la Coldiretti rappresenta un grosso rischio ed un precedente pericolosissimo permettendo di chiamare ancora vino un prodotto in cui sono state del tutto compromesse le caratteristiche di naturalità per effetto di trattamento invasivo che interviene nel secolare processo di trasformazione dell’uva in mosto e quindi in vino. Particolarmente grave – conclude la Coldiretti – è la decisione di considerare i vini de-alcolati e parzialmente de-alcolati come prodotti vitivinicoli e di consentire tale pratica anche per i vini a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta.

 

 

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