Mentre ieri, giovedì 11 febbraio a Roma, è stata presentata la situazione dell’Italia circa la resistenza agli antibiotic da parte dei più comuni batteri, Efsa e d Ecdc con tempismo perfetto pubblicano la consueta relazione annual sul fenomeno. Che riflessioni si possono fare?
Istituto Superiore di Sanità e Ministero della Salute
«La resistenza agli antibiotici è un problema allarmante, potenzialmente drammatico, perché cominciamo ad avere pazienti resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo significa non avere più strumenti per curarli», ha riferito Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. Solo in Italia sarebbero 284mila casi in un anno le infezioni dovute a batteri resistenti agli antibiotici, causate da ospedalizzazione (circa un 10% dei pazienti ricoverati), per 4500-7000 morti. Le infezioni di questo tipo sono invece di circa 4 milioni in Europa- per 37mila morti e costi sanitari di 1,5 miliardi di euro all’anno.
In base ai dati presentati proprio ieri da Efsa, emerge che in Italia in particolare, come ha fatto notare Marta Hugas dell’Efsa, il caso della Salmonella infantis, uno dei dieci sierotipi di Salmonella più diffusi, con un livello di resistenza alla cefotaxime, nei casi riportati, del 65% per gli esseri umani e del 55% per il pollame.
Ma in base sempre al rapporto di Efsa non facile fare una classifica dei paesi: anche perchè i batteri resistenti si diffondono rapidamente da un luogo all’altro, soprattutto in presenza di filiere lunghe e complesse, con diversi gradi dilavorazione. Vi è un trend generale di aumento, sottolinea Efsa, che non riguarda solo l’Italia.
Di particolare attenzione per Efsa, due tipologie di resistenza:
– la resistenza alla ciprofloxacina, antimicrobico di importanza primaria per il trattamento di infezioni umane, che si rivela molto elevata nel Campylobacter, riducendo così le possibilità di curare efficacemente le infezioni alimentari gravi. Batteri multiresistenti (resistenti contemporaneamente a più antibiotici) di Salmonella continuano a diffondersi in tutta Europa;
– la resistenza alla colistina, considerate farmaco di ultima istanza, e usato quando gli altri non funzionano è pure stata rinvenuta negli allevamenti di pollame europei: Mike Catchpole, direttore scientifico dell’ECDC, ha commentato: "Ciò è preoccupante perché significa che questo farmaco di ultima istanza potrebbe presto non essere più efficace per curare le infezioni umane gravi da Salmonella“.
Fino a pochi mesi fa si riteneva che la resistenza alla colistina fosse confinata alla Cina: sapere che anche l’Europa è esposta getta ombre drammatiche sul futuro prossimo.