Salute, – 27% allarmi alimentari in Italia nel 2018

10 Febbraio 2019
Salute, – 27% allarmi alimentari in Italia nel 2018

Crollano del 27% gli allarmi alimentari in Italia che nel 2018 ha effettuato solo 399 notifiche all’Unione Europea in forte calo rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido RASFF che ha riportato a livello UE 3.626 notifiche, di cui il 55,5% con origine nei Paesi extra-UE. I pericoli maggiori per l’Italia – sottolinea la Coldiretti sono venuti dalle contaminazioni di aflatossine (44), soprattutto sulle nocciole turche e su pistacchi e mandorle dagli USA; di salmonelle (44), specialmente sul pollo dalla Polonia; di mercurio (35) e Anisakis (32) sul pesce proveniente dalla Spagna e di Escherichia coli (29) su cozze e vongole, specie dalla Spagna. Un risultato positivo che coincide – continua la Coldiretti – con l’entrata in vigore nel 2018 dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di alimenti base della dieta mediterranea come il grano impiegato nella pasta dal 14 febbraio 2018, il riso dal 13 febbraio e per tutti i derivati del pomodoro il 26 agosto.

Le maggiori preoccupazioni –sottolinea la Coldiretti – nascono da prodotti provenienti da Paesi extracomunitari dove gli standard di sicurezza sono inferiori. LO dmostra il recente pronunciamento della Corte dei Conti Europea sulle sostanze chimiche negli alimenti che  sottolinea il mancato rispetto nei cibi di provenienza extraUe degli stessi standard di sicurezza Ue sui residui di pesticidi e chiede alla Commissione Europea di spiegare “quali misure intende adottare per mantenere lo stesso livello di garanzia sia per gli alimenti prodotti nella Ue che per quelli importati”. Infatti il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è stato pari al 4,7% per quelli provenienti da paesi extracomunitari rispetto alla media Ue dell’1,2% e ad appena lo 0,4% dell’Italia secondo le elaborazioni Coldiretti sulle analisi relative alla presenza di pesticidi rilevati sugli alimenti venduti in Europa effettuata dall’ Efsa. In altre parole i prodotti extracomunitari sono 4 volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte di quelli Made in Italy.

Nell’ anniversario della nuova etichetta si evidenzia un crollo del 76% in un anno delle importazioni in Italia di grano canadese dove è consentito il trattamento con glifosato in preraccolta vietato in Italia. Il motivo – spiega la Coldiretti – è nella presa di coscienza dei consumatori che non vogliono il grano trattato con glifosato ed hanno costretto le industrie a modificare le proprie politiche di approvvigionamento, dopo l’obbligo di indicare l’origine della pasta in etichetta fortemente voluto dalla Coldiretti.

A calare drasticamente del 23% nel corso dell’anno sono anche – secondo la Coldiretti –  le importazioni dalla Cina di derivati di pomodoro con l’entrata in vigore il 26 agosto del 2018 dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine per pelati, polpe, concentrato e degli altri derivati del pomodoro per smascherare l’inganno dei prodotti coltivati all’estero ed importati per essere spacciati come italiani. La Cina – ricorda la Coldiretti – è al secondo posto dopo la Turchia tra i paesi che hanno fatto cattare maggiori allarmi alimentari nell’Unione Europea nel corso del 2018.

In questo contesto è importante l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti per valorizzare la produzione nazionale e consentire scelte di acquisto consapevoli ai consumatori contro gli inganni dei prodotti stranieri spacciati per Made in Italy previsto dal decreto legge semplificazioni appena approvato dal Parlamento. La norma – sottolinea la Coldiretti – consente di adeguare ed estendere a tutti i prodotti alimentari l’etichettatura obbligatoria del luogo di provenienza geografica degli alimenti ponendo fine ad un lungo e faticoso contenzioso aperto con l’Unione europea oltre 15 anni fa.

“In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti in una situazione in cui ad oggi grazie al pressing esercitato dalla Coldiretti sono stati fatti molti passi in avanti nella trasparenza dell’informazione ai consumatori ma purtroppo ancora 1/4 della spesa degli italiani resta anonima” conclude il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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