XV forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione: sintesi degli interventi

15 Ottobre 2016
XV forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione: sintesi degli interventi

Venerdì 14 ottobre – Pomeriggio (prima parte)

Pierferdinando Casini
Presidente Commissione Affari Esteri ed Emigrazione Senato della Repubblica
 
Ai lavori della quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio Pierferdinando Casini ha evidenziando la necessità di rivedere l’Europa, sia perché così come impostata è inefficace sia perché i cittadini non riescono più a comprenderne il ruolo.
“L’Europa presenta molteplici problemi – ha detto –  dai migranti ai temi economici fino al futuro dei giovani e alle difficoltà che caratterizzano la solidarietà tra generazioni. La gente oggi vede l’Europa lontana”.
 “Ad esempio –  ha spiegato –  sulle vicenda dei migranti siamo ad un bivio: o un’Europa profondamente cambiata sarà in grado di dare una risposta o non avremo alcuna risposta per affrontare questo problema”.
Sempre riferendosi ai migranti Casini ha evidenziato che non si tratta di un fenomeno che riguarda solo il nostro Paese, ma interessa diverse aree del mondo ed è in pratica inarrestabile.
“Il processo di globalizzazione – ha sostenuto – presenta vantaggi ma anche svantaggi: chi vive in povertà non accetta più la propria condizione e cerca situazioni migliori, spostandosi. L’Europa finora non è stata in grado di affrontare la questione dei flussi migratori”.
Per Casini oggi dobbiamo esortare l’Europa a darci delle risposte. Quando all’inizio di questa legislatura europea Junker ha presentato uno straordinario piano di cui non si è realizzato proprio nulla ha fatto perdere credibilità all’Europa. L’Europa non può chiederci rigore e poi non ricollocare neppure un extracomunitario. L’Europa alla carta non è possibile. Noi abbiamo Paesi che abbiamo accolto perché erano dall’altra parte del muro e oggi sono i più accaniti a non voler condividere gli oneri che riguardano gli extracomunitari.
Per il mantenimento degli equilibri non meno importante è la questione demografica. “Mentre noi facciamo pochi figli – ha evidenziato – negli altri Paesi non è così. Nel Niger ad esempio si arriverà nei prossimi anni ad avere una popolazione di circa 500 milioni di persone e questo ridisegnerà una nuova fotografia del mondo”.
Casini ha inoltre detto che neppure i muri possono essere considerati una soluzione per questi problemi, senza contare che si tratterebbe di una soluzione con dei risvolti inaspettati. Basti pensare al referendum che si è recentemente ritenuto in Svizzera e a ha toccato anche i cittadini italiani così come la Brexit. Avrebbero poi delle ripercussioni anche sugli aspetti commerciali a partire dal settore agroalimentare.
L’obiettivo cui è necessario guardare è la ridefinizione di una nuova Europa, diversa da quella attuale, capace di affrontare i problemi e dare risposte.
Casini ha quindi sottolineato come anche per affrontare il terrorismo sia necessario arrivare a una concertazione tra grandi Paesi come Stati Uniti e Russia.
Parlando dell’interesse nazionale, ha stigmatizzato la politica dei veti che si realizza e rende gli investitori timorosi di venire in Italia. Il rapporto tra giustizia e politica è un problema che non può essere considerato solo un problema personale tra politici e magistrati.
 
Lucio Caracciolo
Direttore Limes
 
Europa delle tribù. Così ha definito la situazione europea attuale il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, intervenendo al XV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio. Secondo Caracciolo il referendum sulla Brexit ha dato la stura nei Paesi europei ad una crescente ostilità per difendersi da invasioni altrui. “E’ il sintomo – ha detto il direttore di Limes – di un problema più generale di chiusura dei Paesi in se stessi, al punto che lo stesso Regno Unito si sta dividendo al suo interno, con Scozia, Gibilterra, Irlanda del Nord che vogliono restare nell’Ue, ma contemporaneamente vogliono separarsi dal Regno Unito. “Questo sembra confermare – ha commentato Caracciolo – che l’Europa è stata fatta per gli europei, ma non dagli europei. È stata cioè una creazione elitaria”.
La vicenda della Brexit secondo Caracciolo è scaturita dalla spinta migratoria non tanto extracomunitaria, ma interna all’Ue, per l’arrivo in Inghilterra di migranti ad esempio dell’area balcanica. Contemporaneamente la Brexit è stata frutta anche del senso di appartenenza degli inglesi ad un quadro di Paesi (i fives eyes) accomunati dal fattore linguistico (Usa, Canada, Australia, Nuova Zelanda).
Questi Paesi – ha sottolineato Caracciolo – appartengono ad un mondo “ordinato”, individuabile nei Paesi del Nord, contrapposto a “Caoslandia”, rappresentata dai Paesi del Sud, compresi soprattutto nell’area tra i Tropici, dove fiorisce il terrorismo, ma dove avanzano anche cambiamenti climatici che portano a situazioni come la desertificazione. Ai confini tra queste due aree si colloca l’Europa, in cui ogni Paese prova a scaricare le tensioni sui Paesi più a sud (vedi le tensioni a Calais tra Inghilterra e Francia), creando una sorta di effetto “pentola a pressione”.
“Questa situazione, secondo Caracciolo, crea difficoltà soprattutto a Paesi come l’Italia dove il problema degli immigrati è stato scaricato sulle amministrazioni locali. “Bisogna affrontare – ha detto il direttore di Limes – la questione strutturale che vede la popolazione europea in calo (nei prossimi anni passerà da 700 a 650 milioni di persone), mentre nell’Africa subtropicale ci sarà l’esplosione demografica (da 1,2 a 2,4 miliardi)”.
Tutto questo per il direttore di Limes “è aggravato dalle tensioni con la Federazione Russa, che non passa dalla Siria, ma dai Paesi del Nord Europa tradizionalmente russofobi”. Come evitare i venti di guerra? “Si possono evitare – ha concluso Caracciolo – solo se ci diciamo la verità e si prendono misure per affrontare seriamente i problemi”.
 
Debora Serracchiani
Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia
 
“I soldi europei non sono finiti, ma bisogna imparare a spenderli”. Lo ha detto Debora Serracchiani, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, partecipando al Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio. Al centro del suo intervento anche i flussi migratori e la Brexit.
“Bisogna studiare, non ci si può improvvisare e puntare soltanto sulla creatività italiana – ha spiegato Serracchiani – ma è necessario capire come funzionano i finanziamenti europei. Serve, inoltre, una presenza maggiore e più qualificata in Europa, soprattutto nella fase iniziale di costruzione dei provvedimenti”. A tal proposito la governatrice ha ricordato il regolamento sulla pesca, che ha avuto una gestazione in Europa di 12 anni, ma l’Italia ha scoperto soltanto quando è entrato in vigore che ci sarebbero stati dei problemi per la pesca italiana, ad esempio per quanto riguarda le reti. E questo perché il regolamento è stato costruito sulla base delle indicazioni dei Paesi del Nord Europa.
Sui finanziamenti, secondo Serracchiani, l’Italia sta recuperando il tempo perso e “il Governo sta aiutando nella progettazione le aree del Paese con maggiori difficoltà”. “E’ fondamentale capire – ha aggiunto – che, se nella programmazione europea 2007-2013 i progetti potevano essere più frammentati, la programmazione 2014-2020 impone invece alle amministrazioni di individuare pochi obiettivi”.
La Presidente del Friuli Venezia Giulia è quindi intervenuta sul tema dell’immigrazione, sottolineando che l’Italia dovrebbe spingere per modificare le regole della convenzione di Dublino. “Dobbiamo pretenderlo, perché l’Italia è stata lasciata sola per troppo tempo”. Sui flussi migratori, secondo Serracchiani l’Italia dovrebbe prendere delle decisioni anche al proprio interno “perché gli immigrati non sono tutti uguali e non c’è posto per tutti”, utilizzare i fondi strutturali europei e i fondi per la cooperazione e sviluppo e fare in modo che ci sia solidarietà nell’accoglienza tra i diversi territori italiani.
Altro fronte sul quale l’Europa dovrebbe prendere velocemente delle decisioni – secondo la governatrice – è quello della Brexit, perché non è possibile attendere le decisioni di un Paese che ha deciso di andarsene.
 
Vincenzo De Luca
Presidente della Regione Campania
 
Il rapporto con la giustizia (riassunto nella locuzione di Tacito “Corruptissima re publica plurimae leges”, nello Stato più corrotto ci sono numerose leggi”) e la palude burocratica del nostro Paese: questi, secondo Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, sono gli ostacoli che paralizzano l’utilizzo dei fondi europei e la realizzazione di interventi strutturali in Italia. Intervenuto al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato da Coldiretti a Cernobbio, De Luca ha puntato il dito contro quelle che a suo avviso sono le principali zavorre del Paese.
“Il rapporto con la giustizia è diventato uno dei nodi decisivi” ha detto. “Abbiamo costruito una stratificazione legislativa che, con l’illusione di moltiplicare i livelli di controllo, in realtà contribuisce alla paralisi di questo Paese”. Ha così esemplificato: “In questo momento un funzionario pubblico o sindaco che riceve una condanna in primo grado per abuso d’atto d’ufficio è rovinato: gli si dimezza lo stipendio, subisce il demansionamento e viene trasferito a settori non operativi. Questo trattamento non è uguale per tutti. Se un ministro o un sottosegretario è condannato per abuso atto d’ufficio non succede nulla”.
Altro j’accuse del Governatore della Campania: “Abbiamo ancora oggi una palude burocratica che rende sostanzialmente impossibile la trasformazione urbana. L’Italia rinuncia a una percentuale di prodotto interno lordo legato all’economia della trasformazione urbana” ha sostenuto, denunciando “le forme di cialtroneria che si celano dietro l’immagine della difesa dell’ambiente” e che imbrigliano ogni intervento e ogni cambiamento.  Ha esemplificato: “Sono settanta le associazioni che hanno il poteri di veto, possono cioè per legge fare ricorso al Tar e bloccare ogni intervento di trasformazione urbana. L’Italia è nelle mani di questi punti di blocco della trasformazione urbana” ha aggiunto il Governatore, citando le giubbe rosse”, “le giubbe verdi”, “radici e germogli”, “l’umana dimora”. Per De Luca “
De Luca ha ringraziato Coldiretti per un forum che “spinge a riscoprire la coincidenza etimologica tra coltura e coltura”.
Il presidente della Regione Campania ha evidenziato che “una democrazia vive ed è solida e parla ai suoi concittadini non per la quantità di parole che produce, ma nella quantità di decisioni e azioni che produce in un contesto di trasparenza”. 
“La Campania ha perso tre miliardi di euro nel ciclo di fondi europei” ha evidenziato De Luca, attribuendo questo mancato risultato alla “grande debolezza della macchina amministrativa”, alla “carenza di determinazione politica”, al fatto che “i fondi europei sono stati utilizzati in questi anni nel sud come serbatoio finanziario per coltivare clientele politiche di massa. Così come è avvenuto per il sistema sanitario”. “Non si ragionava sul cambiamento strutturale del nostro territorio” ha chiosato De Luca, garantendo l’impegno a “capovolgere questa situazione”. “Ce la metteremo tutta per impiegare fino all’ultimo euro i fondi europei” ha garantito.
E sul rapporto nord-sud dell’Italia, dopo aver denunciato “la quasi scomparsa del tema meridionale”: “Se l’Italia perde il Mezzogiorno si riduce a una piccola cosa. Se l’Italia non è l’Italia, non conta più niente sulla scena mondiale”.
 
Alfonso Pecoraro Scanio 
Presidente Fondazione UniVerde
 
Intervenendo ai lavori della quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio in collegamento dalla CCIAA Italo americana di New York, Alfonso Pecoraro Scanio ha lanciato un’alleanza con l’Associazione National Farmers Union sull’etichettatura di origine dei prodotti alimentari e sulla promozione di respiro mondiale dei farmers market.
“Vogliamo un’iniziativa comune tra agricoltori – ha detto – per favorire una maggiore trasparenza sugli alimenti in modo da contrastare l’arroganza di alcune multinazionali del cibo nonché rilanciare e fra conoscere nel mondo la realtà dei farmers market”.
In conclusione dell’intervento Pecoraro Scanio ha annunciato il varo di una campagna per costruire a livello globale una rete tra agricoltori e ha sottolineato l’impegno della National Farmers Union per la pizza patrimonio dell’umanità.
Dave Velde
Vice presidente per le Relazioni Internazionali National Farmers Union USA
Dave Velde, Vice presidente per le Relazioni Internazionali della statunitense National Farmers Union ha espresso preoccupazione per il fatto che alcune multinazionali agricole stiano accumulando molto potere. “L’unico modo per tutelare produttori e consumatori – ha suggerito – è dare sempre più informazioni per render possibile una scelta più consapevole di ciò che si porta in tavola. A questo riguardo la prima misura da adottare è l’indicazione dell’origine in etichetta”.
 
Jean Paul Fitoussi
Economista, Sciences Po, Francia
 
Il vero problema oggi non è economico, ma politico. Così ha esordito l’economista francese Jean Paul Fitoussi intervenendo a Cernobbio al XV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione.
Ciò che non va nei vari Paesi – ha detto l’economista – è la bassa crescita della produttività che è fonte del tenore di vita. “Se non cresce la produttività, siamo in stagnazione e questa volta la stagnazione è destinata a durare nel tempo, a diventare secolare. Siamo quindi obbligati a crescere”.
Ma cosa significa crescere e per chi bisogna crescere? Si è chiesto Fitoussi. “Per quanto riguarda la prima domanda, sappiamo – ha detto – che il Pil può crescere se c’è un terremoto, se cresce la violenza, ma questo non significa che cresca anche il benessere della gente che è poi la crescita che veramente ci deve importare. Per la seconda domanda ricordo che oggi la crescita riguarda solo l’1 per cento della popolazione, mentre è interesse dei governi assicurare una crescita che coinvolga il più ampio numero di gente possibile”.
Secondo Fitoussi per risolvere il problema della stagnazione occorrono politiche attente al bilancio della nazione, in cui il capitale non è costituito solo da fattori economici, ma anche da fattori umani e sociali. “Se per far bilancio si guardano solo i numeri – ha detto –si rischia di distruggere il capitale umano (con la disoccupazione) e sociale per cui una larga parte della popolazione viene esclusa dalla vita social e la gente non ha più fiducia nelle istituzioni”.
“Abbiamo presentato l’Europa – ha commentato Fitoussi – come qualcosa che ci avrebbe fatto vivere meglio, ma con le politiche basate solo sui numeri, così non è stato. La causa è aver messo nella costituzione europea non i valori generali, ma regole particolari di bilancio che ammazzano la democrazia perché la gente può cambiare i governi, ma non cambiare le politiche. Tutto questo perché riteniamo che i capitali finanziari siano più importanti di quelli umani. Con questa politica si apre la strada ai populismi che ammazzano la democrazia”.
 
Domenico Quirico
Giornalista e reporter de La Stampa
 
La testimonianza di chi ha camminato insieme, ha navigato insieme, ha sofferto assieme ai migranti. Così Domenico Quirico, giornalista e reporter de La Stampa ha proposto la sua lettura del tema “cibo e migrazioni”, intervenendo alla quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato da Coldiretti a Cernobbio.
Cento milioni di migranti, secondo le statistiche delle Nazioni Unite. Da qui ha preso le mosse il giornalista, nell’evidenziare quanto sia radicalmente e profondamente mutato il fenomeno della migrazione negli anni. “I migranti del 2011 non sono gli stessi migranti di oggi. La migrazione è in continua evoluzione in termini di condizione umana, di numeri, sociologicamente. In termini di ragioni. Si migra per mille motivi. Tra questi ci sono la guerra, le persecuzioni. La stessa suddivisione tra migranti per ragioni di persecuzioni e migranti per ragioni ambientali ha poco senso” ha sottolineato Quirico.
Il reporter ha descritto “luoghi del mondo in cui non ci sono più uomini sulla terra. Luoghi vuoti, da cui tutti sono partiti. Villaggi ricoperti da vegetazione, soffocati dalla sabbia, dove sono sparite le tracce dei campi, segno della presenza dell’uomo nella storia. Luoghi vuoti. Ci sono parti del mondo che si stanno svuotando e parti del mondo che si stanno riempiendo”.
Come il presidente della Campania Vincenzo De Luca, intervenuto prima di lui, anche Quirico ha toccato il tema del land grabbing, l’accaparramento delle terre da parte di aziende o governi di altri Paesi. “Parti intere del territorio nazionale africano sono vendute ai cinesi, agli indiani”.
Quirico ha sottolineato la sua convinzione che il “concetto di rimpatrio non abbia senso”, sia una illusione. “Il viaggio dei migranti di oggi è un viaggio senza ritorno – ha detto – e questa è una costatazione elementare che dobbiamo fare”.
Quirico ha invitato a non ‘classificare’ i migranti secondo categorie (ad esempio il Paese di provenienza) che oggi non hanno più alcun senso. “Il migrante non è più ciò che era al momento in cui ha iniziato la migrazione. È diventato un essere diverso. La sua anima non è più legata al mondo che ha lasciato definitivamente e nel corso del viaggio è diventato un altro” ha detto, invitando a un primo atto amministrativo: “il riconoscimento che quello dei migranti è un popolo nuovo, nato e costruito nella sua condizione umana attraverso la migrazione”.
Da ultimo, il reporter ha messo in guardia dal pericolo di “una divisione tra migrante utile (cioè assimilabile, in grado di essere inserito all’interno del nostro sistema economico, dunque accettabile) e migrante inutile (quello che non sa nulla, parla un dialetto africano, o arabo o afgano, non ha mai visto un computer). “Il cosiddetto migrante utile troverà in qualche modo il sistema per integrarsi – ha concluso il giornalista –. E’ il migrante inutile che secondo me ha diritto alla mia attenzione. E questo ha a che fare con il carattere sacrale dell’individuo. Utile o inutile che sia”.
 
Venerdì 14 ottobre – Pomeriggio (seconda parte)
Felice Adinolfi
Alma Mater Studiorum Università di Bologna
 
La presentazione del nuovo Osservatorio sull’Agroalimentare (AGR) è stato al centro dell’intervento di Felice Adinolfi ai lavori della quindicesima edizione del Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione. Questo strumento, voluto da Cattolica Assicurazioni e Coldiretti, si configura come una piattaforma web costruita per raccogliere le informazioni e renderle fruibili.
“Un team di ricercatori – ha spiegato Adinolfi – ha il compito di raccogliere selezionare e rendere comprensibili e quindi utilizzabili informazioni di particolare interesse e relative a vari campi di interesse provenienti da ogni parte del mondo”.
AGR è impostato come un vero e proprio hub capace di fare incontrare necessità e conoscenze ed è al servizio del mondo agricolo e non solo. “Il sito – ha evidenziato Adinolfi – ha un’interfaccia moderno e facilmente intuibile; per questa facilità di utilizzo con cui si presenta si propone come uno strumento interattivo e per questo è presente anche sui social”.
Dopo aver illustrato dettagliatamente la struttura dell’Osservatorio Agroalimentare, Adinolfi, in conclusione ha invitato alla consultazione e all’utilizzo del sito e degli strumenti ad esso collegato.
 
Franco Roberti
Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo
 
Non bisogna parlare di ecomafie e non bisogna parlare di agromafie perché non si tratta di fenomeni mafiosi, anche se la mafia interviene, bisogna invece parlare di criminalità di impresa perché in molte occasioni sono le imprese che si rivolgono alle mafie per mettere in atto traffici illeciti. Lo ha detto Franco Roberti in occasione del suo intervento alla quindicesima edizione del Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio.
“Non dobbiamo fornire alibi a chi se ne infischia di Made in italy, della qualità e delle genuinità per fare affari con la mafia” ha detto il procuratore antimafia. Dopo aver definito di estrema rilevanza i reati in materia ambientale ed agroalimentare per la loro attinenza alla persona e alla salute, Roberti ha stigmatizzato il fatto che non si proceda con l’approvazione della riforma del codice penale a causa della prescrizione.
Oggi purtroppo i reati di ecomafia ed agromafia vengono trattati in modo secondario rispetto agli altri reati di mafia – ha precisato – perché si tratta di una materia ancora non molto conosciuta.
Secondo Roberti per contrastare questi fenomeni è necessario anche contribuire a generare fiducia nei cittadini e sollecitarli alla collaborazione, ma questo avviene se la legge dimostra di fare sul serio.
“Anche le associazioni – ha affermato – hanno l’importante compito di organizzare il coraggio dei cittadini onesti, ma questo può avvenire se lo Stato non dà il buon esempio”. 
“Per quanto riguarda la proposta di riforma del codice penale, abbiamo di fronte un testo buono – ha concluso – l’auspicio è che il Parlamento vada avanti con l’approvazione”.
 
Luca Palamara
Consigliere del Csm
 
Attenzione crescente per i reati alimentari e necessità di una riforma “seria e coraggiosa” del processo penale. Questi i temi sui quali si è focalizzato l’intervento di Luca Palamara, Consigliere del Csm.
“La giustizia moderna deve prestare attenzione alla nuova frontiera dei reati alimentari – ha detto Palamara – e deve affrontarli sul piano legislativo e con una diversa organizzazione in grado di affrontare le nuove emergenze”.
Palamara ha evidenziato la sensibilità del Consiglio superiore della magistratura riguardo a questo tema, soprattutto sul fronte delle sofisticazioni e della necessità di tutelare il consumatore. Una sensibilità cresciuta anche grazie alla collaborazione con Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.
“Alla Scuola superiore della magistratura – ha detto – abbiamo dato l’indicazione di approfondire questi argomenti, ma deve esserci specializzazione anche all’interno delle procure per dare risposte a una realtà che sta mutando, su situazioni che interessano sempre di più i cittadini”, ha aggiunto il magistrato.
Prima di pensare a studiare pene più dure per alcuni reati, secondo Palamara occorre pensare a garantire la certezza della pena. “Ci scontriamo con le difficoltà del processo penale, che deve essere ridisegnato. Impossibile affrontare tre gradi di giudizio per alcuni situazioni che potrebbero essere risolte con facilità. Per questo serve uno sforzo deciso del legislatore. Così come deve essere ridefinita la disciplina della prescrizione. Perché il rischio, senza una riforma, è la perdita di efficacia dello stesso processo penale”.
 
Francesco Greco
Procuratore capo di Milano
 
Milano, motore dello sviluppo dell’Italia, ha una responsabilità enorme. Una missione: tutelare le imprese oneste dalle imprese disoneste. Una missione sempre svolta con grande senso di responsabilità. Fondamentale perché l’illegalità economica (con i profitti clandestini nei paradisi fiscali) non produce sviluppo. L’illegalità produce declino. E soprattutto rompe la concorrenza sul mercato, che è il motore dello sviluppo, poiché dalla concorrenza nascono il confronto, la necessità di innovare, di migliorare i processi produttivi. Questo l’avvio dell’intervento che Francesco Greco, procuratore capo di Milano, ha proposto alla XV edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato da Coldiretti a Cernobbio.
“Da tempo a Milano pensiamo che la corruzione più che un reato contro la pubblica amministrazione sia un resto contro l’economia e contro la concorrenza sui mercati” ha aggiunto il procuratore capo evidenziando l’importanza di avere una visione unitaria della corruzione pubblica e privata e di non sottovalutare la seconda. “Una riflessione più attenta deve essere fatta dal legislatore – ha aggiunto –. La corruzione privata sta dilagando molto più di quella pubblica”.
Greco ha ricordato l’impegno della procura di Milano nell’affrontare la crisi dei più grandi gruppi finanziari e industriali italiani, con l’orgoglio di poter dire “che questi gruppi dopo la nostra cura sono migliorati, hanno ripreso a produrre profitti e soprattutto non si è perso neanche un posto di lavoro”.
Ha ricordato il ‘caso Parmalat’, con il rammarico di “non essere riuscito a portare a termine un processo di definitiva italianizzazione dell’azienda”. “Ci abbiamo messo un anno a salvarla. Questo Paese non è riuscito a farla restare italiana”.
Greco ha proseguito evidenziando l’effetto devastante della criminalità d’impresa e dell’evasione fiscale che sottrae risorse al Paese.  Ha indicato “un parallelo tra le tasse non pagate in Italia e tutto ciò che è stato portato all’estero”.
Ha evidenziato, anche in ambito agroalimentare, il problema rappresentato dalla concentrazione dei grandi gruppi mondiali. Ha posto il tema di come limitare “questi processi di concentrazione mondiale, che riducono la democrazia, anche economica nel mondo.” Indicando, quali antidoti, la necessità di far funzionare bene l’antitrust, “architrave del funzionamento dei mercati”.
Il procuratore capo di Milano ha anche sottolineato la necessità di sviluppare interventi efficaci nei confronti di grandi gruppi globali che trasferiscono i profitti dal Paese in cui li ottengono.
Greco ha infine definito “datata e un po’ obsoleta la nostra organizzazione per il contrasto alle organizzazioni mafiose”. Non perché la Direzione nazionale antimafia e le Direzioni distrettuali antimafia non svolgano il loro compito – al contrario ne ha evidenziato “il grandissimo lavoro” – ma perché l’attuale organizzazione, gli attuali strumenti, non bastano ad affrontare mafie che operano in termini di impresa criminale o che fornisce servizi criminali. “E’ necessario rivedere, re-immaginare, rendendo più attuale e più funzionale questa organizzazione, che è stata data vent’anni fa e merita di essere rivista” ha concluso.
Sabato 15 ottobre – Mattina (prima parte)
Giuseppe Sala
Sindaco di Milano
 
Oggi è chiaro a tutti che alla Moda e al Design si è affiancato il Food come elemento distintivo di Milano. Lo ha detto il sindaco Giuseppe Sala portando il saluto al XV Forum dell’Agricoltura e Alimentazione promossa a Cernobbio da Coldiretti. Un risultato che prende le mosse secondo il sindaco dal successo di Expo, cui “ha dato un contributo fondamentale Coldiretti”.
“È vero che c’era scetticismo – ha detto l’ex commissario di Expo – però nello stesso tempo a Milano aprivano hotel che oggi lavorano. E il lavoro è stato l’elemento di successo perché lavorando si ottiene sempre qualcosa. Oggi, dopo l’Expo, ci troviamo in un grande periodo perché le componenti della società hanno ritrovato fiducia”.
Secondo il sindaco, Milano è una città che si stacca dalle altre città italiane, ha 26 secoli di storia alle spalle, ma è una città molto contemporanea “perché hai sempre l’impressione che qualcosa stia accadendo”.
Dopo Expo – ha ricordato Sala – a Milano si sta lavorando su due filoni. Il primo riguarda le scuole dove si stanno avviando progetti non solo educativi, ma molto pratici: i bambini portano a casa gli alimenti non consumati per sensibilizzarli sugli sprechi. Il secondo riguarda la Grande distribuzione con cui stiamo invitando le varie strutture a distribuire le eccedenze.
“Il tema degli sprechi – ha detto Sala – sta attraversando la città. Sta crescendo l’attenzione all’agricoltura di prossimità e Milano Ristorazione, società che rifornisce le mense scolastiche, acquista in maniera sempre più crescente alimenti dal territorio, con ampio consenso dei genitori, contemporaneamente, la collaborazione con i grandi chef porta risultati anche all’estero dove non possiamo contare su grandi strutture di distribuzione”.
Nei primi tre mesi del suo mandato, Sala ha detto di aver posto grande attenzione ai temi del verde, della mobilità e del sostegno alle periferie. “E’ ora di sederci a un tavolo – ha detto – per fare di Milano anche un leader in altri settori, non solo economia, ma anche turismo e qualità della vita. Oggi la nostra città ha più visitatori di Roma ed è impressionante come cresca l’interesse alla qualità della vita, al punto che è calata la tendenza dei milanesi ad andare via il fine settimana per cominciare a godersi la città”.
“La disponibilità c’è – ha concluso Sala – la voglia pure, si sente ancora forte l’eredità di Expo, per cui, riconoscente per il lavoro che avete svolto, vi invito a sviluppare un piano di azione comune”.
Un invito subito raccolto dal presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, che ha lanciato la proposta di realizzare un mercato degli agricoltori al coperto.
 
Umberto Galimberti 
Filosofo, già docente Università Ca’ Foscari, Venezia
 
La massima “L’uomo è ciò che mangia” di Ludwig Feuerbach, filosofo dell’Ottocento, e la visione geocentrica della medicina di Ippocrate (che ai propri allievi consigliava di partire sempre dall’analisi di ciò che i pazienti mangiano, bevono, dall’aria che respirano) sono stati i punti d’avvio della lectio magistralis “Ridare senso” proposta dal filosofo Umberto Galimberti, già docente Università Ca’ Foscari di Venezia, nella giornata di chiusura della quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello Studio Ambrosetti a Cernobbio.
Il rapporto fra l’uomo e il cibo nei secoli, l’introduzione della carne (“fattore decisivo nell’evoluzione dell’umanità”), la sacralità della carne nelle religioni, e oggi la scissione tra io e corpo (“premessa per la schizofrenia”), con la sacralizzazione del corpo (“con la follia di persone che pedalano su biciclette ferme”). Questi alcuni passaggi dell’excursus proposto dal filosofo, che si è soffermato anche sul legame cibo-emozioni, con il radicamento nella prima infanzia dei gusti che ci accompagnano nella vita.
In tema di cibi transgenici, Galimberti ha invitato alla cautela ed evidenziato che “gli effetti che faranno gli organismi geneticamente modificati sulla nostra salute si vedranno solo nelle prossime generazioni”. Ed ha aggiunto che “le sementi di questi cibi appartengono a poche organizzazioni, dalle quali non possiamo far dipendere lo sviluppo dell’umanità”.
Da ultimo, il tema dell’inquinamento, la denuncia della “corruzione dell’aria e dell’acqua” e le conseguenze sulla salute dell’uomo, accompagnata un appello, che ha riportato la lectio alla battuta d’avvio, al ritorno a una visione geocentrica della medicina e dell’alimentazione: “Dobbiamo tornare a curare l’ambiente – ha esortato il filosofo –. Torniamo a quei modelli ippocratici in cui acqua, terra, aria erano importanti. Salvaguardiamo gli elementi in cui viviamo noi e vive ciò di cui noi ci nutriamo, animale o vegetale”. 
 
Stefano Barrese
Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa San Paolo
 
“C’è un elemento che accomuna il cibo e le banche: la fiducia”. Parola di Stefano Barrese, Responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa San Paolo, chiamato a intervenire sul tema “Sistema bancario e Made in Itay”. Barrese ha spiegato come la banca interpreta questo rapporto con il mondo produttivo: “Cerchiamo di valorizzare il Made in Italy in eventi importanti e nell’operatività giornaliera. Con grande senso di responsabilità”. Ha citato, quindi, l’esperienza di Expo, nel quale Banca Intesa ha partecipato come sponsor ufficiale, oltre che per un motivo d’immagine anche per dare spazio a eccellenze italiane che altrimenti non avrebbero potuto ottenere visibilità: nel padiglione della banca hanno trovato spazio, infatti, oltre 500 aziende che hanno potuto presentare, in questo modo, i loro prodotti.
Non soltanto grandi eventi: Barrese ha ricordato che su stimolo del Ministero delle politiche agricole la banca ha sottoscritto un accordo da 6 miliardi di euro in tre anni per finanziare il settore agroalimentare. E ha citato l’accordo di filiera, che consente alle piccole aziende di una filiera produttiva di beneficiare del merito creditizio della capo filiera, un modo per poter ottenere più credito e a migliori condizioni.  
Novità anche dal punto di vista organizzativo: “Per meglio andare incontro ai bisogni dell’agricoltura sul territorio ci siamo strutturati attraverso 500 filiali dedicate, le filiali “verdi” nate proprio per interagire con gli imprenditori agricoli. Abbiamo creato, inoltre, una squadra di 60 persone specializzate, perché per fare credito bisogna capire le caratteristiche del settore in cui si opera”.
Barrese ha parlato, quindi, dei 12 mesi aggiuntivi che la banca ha concesso al settore lattiero-caseario in aggiunta ai 30 mesi di moratoria, e della novità introdotta sui finanziamenti per l’acquisto dei terreni, che permetterà agli imprenditori di iniziare a rimborsare le rate del prestito quando il terreno sarà messo a frutto.
“Ci piace immaginarci come una delle eccellenze del Made in Italy – ha concluso -. Il sindaco Sala ha parlato del coraggio di essere leader. Noi riteniamo di avere quel coraggio”.
 
Maurizio Martina
Ministro Politiche agricole, Alimentari e Forestali
 
Un anno fa ad Expo fu consegnata al segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, la Carta di Milano sui problemi della nutrizione, dei diritti umani e della sostenibilità ambientale. E’ partito da questo ricordo il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, per sottolineare l’importanza di Expo che è diventato – ha detto – “un acceleratore di scelte e di processi dell’agroalimentare, che si è rivelato così protagonista della politica italiana. In tutte le scelte di questi dodici mesi abbiamo cercato di costruire una centralità dell’agroalimentare delineando un nuovo sviluppo del Paese”.
Significativo secondo Martina è stato il passaggio fiscale con l’abbattimento della tasse (Imu, Irap, Irpef agricola) per 1,3 miliardi di euro che ha rimesso in circolo risorse per nuovi investimenti.
“Abbiamo lavorato bene su diversi settori – ha detto il ministro – con il decreto per l’etichettatura del latte, arrivato in porto con l’aiuto delle organizzazioni, Coldiretti in particolare. Noi stiamo facendo da apripista in Europa, promuovendo una sperimentazione che ha però di fronte una evoluzione o meglio una involuzione in tanti settori, non solo per l’etichettatura. Ci sono campanelli da allarme costituiti dalla tendenza di gestire certe cose sottotono. C’è bisogno – ha detto Martina – di una lettura nuova su cose più generali, come gli scambi commerciali: c’è la tendenza ad allargare i solchi indebolendo i nostri sistemi produttivi. Dobbiamo vigilare e denunciare ciò che non va nelle trattative, senza che l’Agroalimentare diventi elemento si scambio di serie C”.
Un altro argomento da affrontare secondo il ministro è il problema dell’informazione corretta ai cittadini, “per evitare eccessi che portano a esaltare le cose negative, che fanno male ai produttori, mentre occorre – ha detto il ministro – una informazione corretta con il confronto tra le buone e le cattive esperienze”.
Si è fatto molto ma molto ancora è da fare, ha concluso il ministro, soprattutto per la riforma del sistema istituzionale atteso da anni. “Chiedo a tutti – ha detto – di impegnarsi per il cambiamento con un pensiero ragionato. Siamo a un metro dal traguardo e non possiamo tirarci indietro dal fare chiarezza”.
 
Roberto Moncalvo
Presidente di Coldiretti
 
Rinnovo il ringraziamento al Ministro Maurizio Martina per l’importante risultato raggiunto sulla questione dell’etichettatura, una nostra battaglia da sempre, per il latte e per tutti gli altri settori. Era una scelta che non accontentava tutti e ha richiesto coraggio e impegno quotidiano. Lo ha detto il presidente Roberto Moncalvo al Forum dell’agricoltura e dell’alimentazione.
Questo risultato storico fa bene ai consumatori, ma anche agli agricoltori viste le difficoltà legate al prezzo del latte alla stalla. Se il latte spot sta a 42 – 43 centesimi e ai produttori viene ancora pagato 28 – 30 centesimi penso che l’etichettatura sia un risultato economico enorme. L’esperienza del latte parla da sola, è un aiuto economico fondamentale per gli agricoltori che va di pari passo con la necessità di informazione chiesta dai consumatori.
Ora l’auspicio è che si possa estendere al più presto questo strumento al grano in modo da rendere più trasparenti tutte le filiere da quella del pane a quella della pasta. Con la consapevolezza e l’orgoglio che non colmiamo solo un vuoto europeo ma ancora volta facciamo da traino alla lentezza con cui l’Europa si muove.
Per l’obiettivo della revisione della Pac e all’avvicinamento della Pac post 2020 sarà fondamentale fare squadra affinché diventi un’opportunità anche per aggiungere temi nuovi, come quelli del lavoro, al fatto che l’agricoltura mediterranea, italiana in particolare, è quella che genera più valore aggiunto mentre la Pac premia solo per il numero di ettari coltivati. Dobbiamo essere noi – ha puntualizzato Moncalvo – a trainare una riflessione forte su questi temi, reinterpretando la Pac. Abbiamo ancora tanta strada da fare, ma dobbiamo lavorare per arrivare a una Pac che si avvicini alla nostra agricoltura.
Moncalvo ha quindi sottolineato l’importanza del ruolo dell’informazione chiedendo che ci sia sempre la possibilità di presentare le diverse opinioni e raccontare le eccellenze della nostra agricoltura.
Per quanto riguarda gli accordi internazionali è vero che un Paese che esporta non deve avere paura, però dobbiamo avere la consapevolezza che l’agricoltura troppo spesso è stata considerata un merce di scambio. Quando ci approcciamo ad altri mercati agricoli, come ad esempio quello degli Stati Uniti, che hanno impostazioni opposte rispetto alla nostra sui temi importanti come ad esempio Ogm e ormoni, abbiamo bisogno di tenere le distanze da questi rischi e far sì che non si avvicinino mai alla nostra economia e ai diritti dei consumatori mantenendo quel principio di precauzione che ha fatto forte la nostra agricoltura. 
L’opportunità di cambiamento che ci si sta prospettando la vogliamo da imprenditori per cambiare quelle regole che oggi molto spesso ci hanno frenato. Abbiamo bisogno di capire che ci sono scelte che devono essere prese con coraggio e velocità. È con questa visione che stiamo raccontando ai nostri associati questa opportunità affinché abbiano la possibilità di fare la scelta giusta.
 
Ermete Realacci
Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, Camera dei Deputati
 
Puntare sulla propria identità, sui propri cromosomi, sulla propria anima, sull’orgoglio di essere “l’Italia che fa l’Italia”. Questa la ricetta, “la visione”, che può consentire di rispondere alle sfide del presente, questa la strada per “la tenuta dell’Italia”. Ad evidenziarlo è stato Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati, nel suo intervento nella giornata conclusiva della quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio.
Dando avvio alla tavola rotonda “Made in Italy, territorio e innovazione”, Realacci ha richiamato la vicenda etanolo come metafora da cui trarre un importante insegnamento. “Una scelta produttiva sbagliata, cioè quella di puntare su grande quantità e basso prezzo, aveva portato il nostro vino ai margini del mondo. Questa scelta economica e produttiva sbagliata approdò a una sofisticazione criminale. A delle morti. Al crollo delle vendite – ha ricordato Realacci –. Il radicale cambiamento di rotta è stata la nostra forza. Le istituzioni fecero una cosa importante: venne alzata l’asticella dei controlli e impressa una netta virata: si ripartì dalla qualità legata al territorio. Dalla sicurezza, dal rispetto delle regole. Dall’orgoglio di proporre un grande prodotto”. “Questo – ha aggiunto Realacci – è avvenuto in tantissimi pezzi del made in Italy ed è la strada da percorrere”.
Realacci ha evidenziato il valore dell’identità (“O siamo orgogliosi di quello che siamo o non faremo niente”), un valore che – ha riconosciuto – è nel Dna della Coldiretti. 
“Coldiretti ha svolto due grandi servizi – ha evidenziato il parlamentare – il primo all’agricoltura, che grazie a Coldiretti è tornata a giocare in serie A. Il secondo servizio è all’Italia: Coldiretti ha portato il suo modello agricolo a essere un pezzo della foto di gruppo dell’Italia. Nel mondo l’Italia è bellezza, cibo, design, monumenti, innovazione. La nostra forza è nelle radici, nel saper fare antico che si lega con l’hi-tech. Coldiretti lo dimostra con un modello di agricoltura che coniuga innovazione e tradizione”.
“Questa idea d’Italia richiede regole, leggi, un’economia a misura d’uomo” ha proseguito Realacci, citando la legge sugli eco-reati e quella sullo spreco alimentare. “Servono leggi che abbiano dietro una visione: L’Italia che fa l’Italia”.
Per il presidente della Commissione Ambiente “questa Italia, che non perde le propri radici e quindi può aprirsi al futuro, ha la forza di affrontare i grandi problemi, le sfide che il presente ci pone. A partire dalla sfida dell’immigrazione”. “Un tema – ha detto Realacci – al quale potremo dare una risposta solo se lo affrontiamo non con paura, ma con la coscienza della nostra identità, con l’orgoglio del Paese che siamo”.
In chiusura Realacci ha citato lo scrittore e poeta brasiliano Paulo Coelho: “Un vero guerriero combatte non perché odia chi ha davanti, ma perché ama chi ha dietro. Noi combattiamo per l’Italia, perché amiamo l’Italia”.
 
Catia Bastioli
Amministratore delegato di Novamont e presidente di Terna
 
La bioeconomia può contribuire a rigenerare il territorio, dal punto di vista economico così come da quello sociale e ambientale. Questo l’argomento al centro dell’intervento di Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e nello sviluppo di bioprodotti e biochemicals.  
Fondamentale, per Bastioli, il coinvolgimento delle comunità: “Non possiamo uscire dalla crisi se non sono creiamo opportunità di sviluppo che riconnettano l’economia con il tessuto sociale. Questo è l’unico antidoto contro la povertà crescente e contro i populismi che minano i nostri sistemi democratici”. 
Tre, secondo la scienziata, i pilastri della filosofia produttiva di Novamont: la reindustrializzazione di siti dismessi, lo sviluppo di filiere agricole integrate a basso impatto ambientale attraverso la valorizzazione di terreni marginali, la realizzazione di prodotti in grado di risolvere reali sfide sociali. In Italia la rete dell’azienda si sviluppa attraverso infrastrutture di bioeconomia in sei regioni (Umbria, Piemonte, Lazio, Veneto, Campania e Sardegna), che sono state in grado di sviluppare otto nuovi bioprodotti: acido azelaico, acido pelargonico, acidi C5-C9, plastificanti polimerici, olio di cardo, proteine per l’alimentazione animale, molecole attive e bio-Bdo.
Nel corso della sua relazione, Bastioli si è soffermata sulla costruzione di una filiera agricola integrata, resa possibile anche dalla collaborazione con Coldiretti: grazie a un accordo, siglato nel 2015, tra Novamont, l’associazione di categoria e i consorzi agrari d’Italia, è nata una filiera agroindustriale innovativa delle bioplastiche e dei bioprodotti. In Sardegna – ha spiegato Bastioli – dopo una sperimentazione durata sei anni, si è sviluppata la filiera del cardo, che consente di valorizzare aree rurali marginali per produrre olio, proteine per l’alimentazione animale, biolubrificanti, molecole attive, energia.
Un passaggio del suo intervento Bastioli l’ha dedicato, quindi, ai rifiuti, riferendosi ai prodotti bio-based e biodegradabili in grado di “migliorare la qualità del rifiuto organico e ridurre il conferimento in discarica”.
Nelle conclusioni ha presentato, infine, alcune proposte. Tra queste il via a misure immediate per valorizzare le aree rurali marginali e degradate attraverso colture a basso impatto, e la predisposizione di standard di riferimento per valutare le esternalità, che consentano di tenere conto dei costi del “non fare” e dell’illegalità.   
 
Carlo Barlocco
Presidente Samsung Electronics Italia
Esordio in salita del presidente di Samsung Electronics Italia che, nel suo intervento al Forum internazionale Agricoltura e Alimentazione di Cernobbio, per parlare di innovazione,
ha affrontato il problema degli smartphone difettosi richiamati in fabbrica.
“Senza essere sollecitati da nessuno – ha detto – abbiamo riconosciuto il nostro errore e richiamato gli smartphone. Un’operazione che ci è costata 5 miliardi di euro di profitti, ma con la sicurezza non si scherza. Sottolineo comunque che su 2,5 milioni di pezzi, solo 48 sono risultati difettosi. Riteniamo il nostro intervento un fiore all’occhiello. Non dimentichiamo che alcune aziende che operavano nel nostro settore fino a 5-6 anni fa, oggi sono sparite perché incapaci di innovare”.
Barlocco ha ricordato che la sua azienda ha una partita Iva Italiana e che “si comporta in tutto e per tutto come una azienda italiana che ha come riferimento un Paese molto più avanti di noi nell’innovazione”
“Siamo stati – ha detto – partner di Expo, siamo partner del Coni: ci piace lasciare qualcosa sul territorio e a Milano abbiamo realizzato un test-lab che costituisce un luogo di scambio di informazioni costruttivo”.
Barlocco ha ricordato che il digitale rende le cose più veloci ed efficaci, ma che “bisogna riempirlo di contenuti, come ad esempio l’etichetta digitale per la tracciabilità di un prodotto che si può fare con un chip più sottile di un capello leggibile tramite lo smartphone. L’importante – ha concluso – è avere le strutture adeguate, perché non possiamo costruire una macchina da 400 chilometri orari e farla camminare sulla Salerno-Reggio Calabria. Noi potremmo vivere di turismo, ma quanti siti sono adatti per essere utilizzati dai turisti cinesi o coreani? Il mio augurio è che l’Italia possa presto rendere disponibile in maniera moderna le sue eccellenze”.
 
Riccardo Donadon
Fondatore e presidente Hi-Farm
 
Per affrontare la sfida digitale che ci si prospetta dobbiamo aiutare i giovani a prendere consapevolezza della diffusione di questi processi in modo da formare la futura generazione. Lo ha detto Riccardo Donadon ai lavori della XV edizione del Forum dell’Agricoltura e dell’Alimentazione.
“In Italia – ha evidenziato – abbiamo eccellenze ma spesso non lo sappiamo e quindi è importante farle conoscere. Non dobbiamo lavorare solo sull’introduzione della tecnologia nelle nostre aziende ma anche lavorare sulla loro trasformazione, facendo formazione digitale al personale”.
Ha quindi spiegato che la sua realtà si muove fondamentalmente su tre filoni: fa formazione nelle scuole, lavora con le imprese affiancandole nella trasformazione e investe per far nascere nuove imprese.
“Ci stiamo impegnando per l’aggregazione e la formazione dei ragazzi – ha puntualizzato – affinché i talenti restino in Italia e facciano vivere e crescere il nostro territorio”.
Donadon ha spiegato che Il mercato è cambiato nel giro di pochi anni (siamo ad esempio passati velocemente dal telefonino a Facebook allo sharing). Questo ci ha fatto capire che la tecnologia è una leva importante per far cambiare il nostro modello di sviluppo e la nostra visione.
“Noi siamo quelli della sbornia tecnologica – ha detto – che beneficiamo della tecnologia ma non ci siamo nati in questa realtà come invece accade per le nuove generazioni che per questo saranno i veri fautori del cambiamento”.
Per avere un’idea di ciò che sta accadendo Donadon ha parlato della realtà del Giappone, uno dei Paesi più longevi che sta andando verso la riduzione spontanea della popolazione. Grazie alla robotica sta studiando un robot che si occupi dell’assistenza alle persone anziane.
In conclusione Donadon ha affermato che anche in agricoltura si possono applicare innovazioni come ad esempio le macchine agricole che si muovono da sole. Ha quindi affermato che dobbiamo ragionare sul sistema educativo del nostro Paese perché quando questa generazione uscirà dal mondo della scuola troverà scenari completamente diversi e se non sarà pronta prederemo un’altra generazione
Sabato 15 ottobre – Mattina (seconda parte)
 
Gian Luca Galletti
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
 
Il ministro Galletti sogna che il ministero dell’Ambiente chiuda i battenti per diventare trasversale agli altri ministeri. “Il ministero dello Sviluppo economico – ha detto – dovrebbe diventare dello Sviluppo sostenibile. Così anche il ministero dell’Agricoltura dovrebbe aggiungere l’appellativo sostenibile. Questo perché Sviluppo, Agricoltura e Ambiente sono facce di una stessa medaglia, che hanno bisogno l’uno dell’altro. Per questo – ha proseguito – è mia intenzione superare lo scontro tra agricoltura e industria da un lato e ambiente dall’altro”.
Ricordando l’enciclica papale “Laudato si’” del 2015, Galletti ha ricordato che è stato determinante per raggiungere l’accordo di Parigi firmato da 193 Paesi. “Se torniamo indietro a Kyoto, dieci anni fa, i Paesi firmatari rappresentavano il 12% delle emissioni. L’accordo di Parigi rappresenta il 98% delle emissioni ed è diventato immediatamente operativo”.
Sono tutti segnali, ha detto Galletti, della maggiore sensibilità ambientale. Per questo negli accordi per il commercio internazionale l’argomento centrale non può essere il prezzo, ma la qualità e la sostenibilità ambientale.
“L’agricoltura in molte aree del mondo emette CO2, mentre in altre aree ne assorbe – ha detto il ministro – bisogna compenetrare le due cose. Per questo nei prossimi giorni saremo in Lussemburgo per definire gli obiettivi di emissioni e assorbimento per i vari Paesi. Per l’Italia cercherò di mantenere gli obiettivi raggiunti senza farci carico delle emissioni degli altri Paesi. Se è vero che la nostra agricoltura assorbe meglio, dobbiamo sviluppare i certificati bianchi e dobbiamo continuare a differenziare il nostro prodotto continuando a investire per migliorare anche la qualità del territorio”.
In merito ai cambiamenti costituzionali, Galletti ha detto che il Governo ha introdotto una norma attesa da 20 anni che evita la frammentazione ed omogenizza le regole.
 
Paolo De Castro
Coordinatore S&D della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale, Parlamento Europeo
 
“Ci siamo. Abbiamo aspettato questa riforma di metà percorso, l’abbiamo chiesta. Sul tavolo c’è la modifica di tutti e quattro i più importanti assi della Pac. Dobbiamo iniziare a lavorare. Più tardiamo a portare i nostri temi, più si discuterà delle proposte degli altri”. E’ quanto evidenziato da Paolo De Castro, coordinatore della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, relatore della riforma della Pac in Europa, nella giornata di chiusura della quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio.
Per De Castro l’Italia ha un’opportunità in più rispetto al passato, poiché “si parte da una buona proposta”, in tema di opportunità per i giovani (“si eliminano alcune barriere per l’accesso dei giovani”), su tutto il tema del rischio (“si rende più facile l’accesso a questi strumenti di gestione del rischio”, ha detto, citando “l’abbassamento della soglia di accesso, dal 30 al 20%”) e in tema di Ocm ortofrutta (“si danno degli strumenti in più alle organizzazioni di prodotto”).
In tema di Europa, contro quella che ha definito la “deriva ipernazionalista”, De Castro ha ricordato “che l’Europa siamo noi. Se l’Europa fa delle cose buone o non buone dipende dal nostro protagonismo”.
“In tema etichettatura il protagonismo dell’Italia ha portato un risultato importante” ha aggiunto De Castro, sottolineando che “è il momento per una proposta giuridica sull’etichettatura che riguardi tutta l’Europa”, e ricordando che “Il Parlamento europeo su questo tema ha già chiaramente votato”.
Nell’ambito della tavola rotonda “Made in Italy nel mondo”, De Castro ha evidenziato l’importanza degli accordi internazionali (citando, tra i temi, quello delle barriere tariffarie e il problema della valorizzazione dei prosciutti italiani) e, in parallelo, la necessità di  aiutare le aziende italiane ad organizzarsi per essere pronte ad affrontare la sfida dell’internazionalizzazione. “Il problema non sta nella dimensione delle imprese”, ha evidenziato citando “lo straordinario esempio del polo di esportazione delle mele del trentino”, bensì “nella capacità organizzativa, nella logistica, nelle reti”.
 
Nicola Levoni
Presidente Levoni e Assica
 
“Gli accordi internazionali? Servono e vanno fatti bene, ma si deve partire da una situazione di serenità sul proprio territorio”. Nicola Levoni, presidente dell’azienda Levoni e di Assica, ha portato al Forum la propria esperienza di imprenditore nel settore agroalimentare: il suo salumificio in provincia di Mantova produce salumi da oltre cent’anni trasformando le carni di suini nati e allevati in Italia.
Non è sempre stato così: “Noi abbiamo avuto il vantaggio competitivo di essere un’azienda famigliare che da sempre punta sulla qualità, ma non tutti i nostri prodotti erano realizzati utilizzando le carni di maiali italiani. La svolta a Expo, quando abbiamo deciso di partire con un progetto per fare un salto di qualità: il 100% italiano”.
Ora tutti i salumi Levoni sono prodotti con carni italiane al 100%, un cambiamento che per l’azienda ha comportato uno sforzo organizzativo e che raccoglierà i frutti nel lungo periodo: “Parlando con i nostri venditori, abbiamo raccolto dati positivi sulla novità. Ma avendo 10 mila clienti, quasi tutti piccoli dettaglianti, i risultati si vedranno con il tempo”.   
 
Davide Oldani
Chef Ristorante D’O
 
Se dobbiamo pensare a prodotti italiani da esportare possiamo fare di tutto per alcuni di essi, per altri invece no. Lo ha detto Davide Oldani ai lavori della XV edizione del Forum dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio. “È importante che i prodotti che portiamo oltre i nostri confini – ha detto – siano buoni per dare un’immagine positiva del nostro Paese”.
Per Oldani si parla tanto di prodotti italiani da promuovere facendo squadra ma serve anche qualcuno che li sappia valorizzare. “Anche per questo – ha annunciato – nei giorni scorsi abbiamo fondato l’associazione Ambasciatori del gusto”.
Oldani ha quindi parlato della sua esperienza nelle Filippine e a Singapore dove ha aperto due ristoranti e ha sottolineato che in quei Paesi c’è molta attenzione curiosità per il cibo Made in Italy che è una vera e propria tendenza. Cercano il cibo italiano ma anche l’uomo, l’artigianalità che sta dietro i prodotti.
Ha quindi sottolineato l’importanza della stagionalità. “Se riuscissimo a salvaguardarla – ha evidenziato – salveremmo il mondo”.
Oldani ha concluso sottolineando che la cosa da fare è la tutela del prodotto italiano, così come stanno facendo Coldiretti e gli Ambasciatori del gusto, tendo presente che un aspetto di questa tutela è dato dalla stagione, dal clima.
 
Stefano Berni
Direttore generale Consorzio tutela Grana Padano.
 
Dopo la vicenda del latte tossico alla Melanina, i cinesi sono venuti In Italia, dove il latte ha i maggiori costi al mondo, per farsi confezionare dei piccoli brik con la scritta ben evidente “latte Italiano” per rassicurare i genitori. Lo ha detto il direttore generale del Consorzio di Tutela del Grana Padano, Stefano Berni, intervenendo al XV Forum internazionale Agricoltura e Alimentazione di Cernobbio.
“Si tratta – ha detto – di consumatori cinesi di alta gamma, che possono permettersi di spendere, ma è rivelatore di cosa significa la qualità”.
Berni ha annunciato che nel 2016 le esportazioni di Grana Padano cresceranno rispetto allo scorso anno, passando dal 37% al 40%. Un successo che Berni attribuisce a due fattori: il primo aver sostenuto la zootecnia da latte, con i piani produttivi introdotti nel 2002 per i formaggi di qualità. Il secondo fattore è l’etichettatura che ci consente di distinguerci e di difenderci più che dalle truffe, sempre sanzionabili, dalle “evocazioni”, cioè da nomi ed etichette che non imitano gli originali, ma ne evocano il contenuto.
“Secondo una nostra ricerca – ha detto Berni – il 52% dei consumatori sono convinti di consumare Grana Padano anche se in realtà stanno mangiando altro”.
 
Michele Emiliano
Presidente Regione Puglia
 
Nel suo intervento, proposto nella giornata di chiusura della quindicesima edizione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia,.si è soffermato sull’impegno nel promuovere il brand Puglia, l’eccellenza “Made in Puglia”, nella convinzione che “la forza del made in Italy sta nel fatto che questo non è un brand omologato. L’Italia è in grado di offrire sia la grande scala sia l’eccezionalità produttiva che è unica, irripetibilmente legata a un territorio”.
“La nostra prospettiva è non un turismo di massa, ma un turismo esperienziale” ha proseguito Emiliano, raccontando una regione che lega città e campagna, tradizione e innovazione, “olio di eccezionale qualità” e “micro-satelliti prodotti in uno stabilimento ecosostenibile”.
“Ambasciatore” innamorato della propria terra, Emiliano ha sottolineato gli  investimenti che la Puglia ha fatto per il recupero della acque reflue riutilizzate in agricoltura “che ci ha dato il primo posto per la qualità delle acque, il che aiuta a vendere vino, formaggio, e tutto il resto”, ha citato il caso Ilva sottolineando la necessità “di poter almeno discutere di una proposta alternativa sulla decarbonizzazione dell’industria, ha tessuto le lodi delle eccellenze agroalimentari pugliesi (fra gli esempi: il formaggio Don Carlo, prodotto in una masserie premiata da Legambiente come migliore d’Italia).
Nella “credibilità e catena di fiducia, che non può mai essere contraddetta” il presidente della Puglia ha individuato la qualità che il prodotto italiano deve a tutti i livelli garantire, esprimendo piena condivisione con l’azione di Coldiretti.
 
Conclusioni di Roberto Moncalvo
Presidente Coldiretti
 
Etichettatura d’origine per il tutto il latte e i suoi derivati e il mercato degli agricoltori delle zone terremotate. Sono questi i due elementi che, secondo il Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, hanno caratterizzato il Forum dell’Agricoltura di Cernobbio edizione 2016. “Tutto questo – ha sostenuto Moncalvo nel suo intervento conclusivo – ci porta a due riflessioni. La prima è che l’etichettatura insegna che sono possibili regole nuove e coraggiose per dare a chi acquista informazioni complete e per riconoscere al tempo stesso il giusto prezzo ai produttori. Si tratta di un importante strumento di politica economica”. Mentre il mercato degli agricoltori dalle zone terremotate “ci insegna che intorno al cibo c’è cultura, educazione e solidarietà, come dimostra il fatto che 3 italiani su 4 hanno donato o comprato cibo a favore delle vittime del sisma ed è una dimostrazione dei valori profondi di questo Paese”.
Secondo il Presidente di Coldiretti non c’è più solo il fronte di “produttori e consumatori alleati contro il resto del mondo”, ma sta nascendo un sistema virtuoso che coinvolge l’industria e la finanzia in un una nuova ottica economica che sfrutti anche le innovazioni tecnologiche e digitali “all’interno di una logica di sistema che prenda piede nelle singole filiere e nell’intero Paese, ma esportabile anche nel resto del mondo”. Un’idea di gioco di squadra che genera fiducia e rispetto reciproco e che trova nel mondo agricolo e nella produzione di cibo le risposte vere per qualità e sicurezza alimentare.
“Non possiamo dimenticare – ha affermato Moncalvo – la grande realtà di sostenibilità ambientale della nostra agricoltura, che vanta il record di minor produzione di CO2”. Una capacità di produzione sostenibile che, secondo il Presidente di Coldiretti, va applicato anche agli accordi internazionali come il TTIP (il trattato di libero scambio con gli Stati Uniti ancora in discussione, ndr.) perché “il sistema USA basato sul binomio Ogm più Glifosate è molto lontano dal nostro. “Loro ragionano in un’altra prospettiva che – ha puntualizzato – non è la nostra”.
E parlando di mondo globale, Moncalvo ha ricordato come il fenomeni migratori attuali siano anche il frutto di realtà di “sfruttamento e caporalato legalizzato che si verificano in diversi Paesi e che spingono poi le persone a cercare nuove prospettive di futuro altrove. Invece dobbiamo cercare di creare là, nei loro Paesi, le condizioni per le il loro futuro”.
E’ in questa realtà complessa e globale che, secondo il Presidente di Coldiretti “l’agricoltura può svolgere un ruolo guida in un mondo dove sia i grandi marchi dell’alimentare sia le grandi eccellenze delle piccole realtà produttive, possono giocare da protagonisti. Un gioco di squadra utile non solo all’agricoltura ma all’Italia intera”.

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