Da Chianti in polvere al Barbera bianco ma è il Prosecco il più taroccato
In un solo anno sono piu’ che raddoppiate le frodi con un incremento record del 150 per cento del valore di vini e alcolici sequestrati perché adulterati, contraffatti o falsificati. E’ quanto emerge dal Dossier su “Frodi in Italia e vinopirateria nel mondo nel 2015” sulla base della preziosa attività svolta dai carabinieri dei Nas nel 2015, divulgato in occasione dell’apertura presentata della “cantina dell’orrore” al Vinitaly nello stand della Coldiretti nel Centro Servizi Arena – stand A, tra il padiglione 6 e 7 per denunciare nuovi e incredibili casi di contraffazioni e imitazioni dei nostri vini piu’ prestigiosi con il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e il presidente dell’Osservatorio Agromafie Gian Carlo Caselli.
Il Prosecco guida la classifica dei vini italiani piu’ taroccati dopo aver conquistato il record delle vendite a livello mondiale dove sono state esportate 237 milioni di bottiglie di Prosecco doc e 38 milioni di bottiglie Prosecco docg (Conegliano, Valdobbiadene, Asolo, Cartizze). L’esportazione del Prosecco originale si concentra con il 30% nel Regno Unito, il 20% negli Stati Uniti e il 9% in Germania che è anche il Paese dove piu’ diffuse sono le falsificazioni, dal Meer-secco al Kressecco fino al Semisecco e al Consecco, ma sono arrivati anche il Whitesecco austriaco, il Prosecco russo e il Crisecco della Moldova. Una ulteriore forma di tutela – spiega la Coldiretti potrebbe venire candidatura delle colline di Valdobbiadene e Conegliano a patrimonio dell`Umanità annunciata dal Governatore del Veneto Luca Zaia.
Il vino in polvere non è diffuso solo in Paesi extracomunitari ma puo’ essere facilmente acquistato anche direttamente nei negozi di alcuni Paesi dell’Unione Europea, dalla Gran Bretagna alla Svezia. Fuori dall’Unione Europea dove uno dei piu’ grandi produttori di wine kit si trova in Canada http://www.vinecowine.com/ e, con i marchi California Connoisseur, KenRidge, Cellar Craft, European Select, vende kit di Verdicchio, Chianti, Barolo, Amarone, Valpolicella ai quali – denuncia la Coldiretti – si è limitato ad aggiungere semplicemente l’aggettivo “style”. La società che produce wine kit fa capo al secondo produttore canadese di vino Andrew Peller Limited http://www.andrewpeller.com che in passato ha anche esposto i propri vini al Vinitaly. E preoccupante notare – continua la Coldiretti – come la falsificazione continui a prosperare in un Paese come il Canada con cui la Commissione europea ha recentemente raggiunto un accordo politico sugli elementi chiave dell’Accordo economico commerciale globale (noto anche con l’acronimo in inglese CETA) per dirimere le controversie in corso sulla tutela delle denominazioni, dai salumi ai formaggi.
Il problema non è legato solo all’utilizzo delle pregiate denominazioni del Belpaese poiché, in base alla normativa europea del vino, non è possibile aggiungere acqua nel vino o nei mosti. La definizione europea del vino non contempla l’aggiunta di acqua e soprattutto per questo il commercio dei wine kit su tutto il territorio europeo – continua la Coldiretti – andrebbe vietato.
Gli ottimi risultati dell’attività delle forze dell’ordine confermano l’efficacia del sistema di controlli in Italia contro un crimine particolarmente odioso perché si fonda sull’inganno e colpisce soprattutto quanti dispongono di una ridotta capacità di spesa e sono costretti a rivolgersi ad alimenti a basso costo”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “occorre agire anche a livello internazionale di fronte ai numerosi tentativi di banalizzazione delle produzioni nazionali che oltre al danno economico colpiscono l’immagine del Made in Italy tra i consumatori emergenti dove non si è ancora affermata la cultura del vino.