ARTICOLO | Economia

Terremoto: Coldiretti, scosse non fermano prima raccolta grano

30 Giugno 2017
Terremoto: Coldiretti, scosse non fermano prima raccolta grano

?Le nuove scosse non fermano i lavori nelle campagne dove è in pieno svolgimento la prima mietitura del grano seminato dall’inizio del terremoto anche se il raccolto si prevede in calo del 15%. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la drammatica situazione che non sembra aver fine non ha scoraggiato agricoltori e allevatori i quali, al prezzo di mille difficoltà e sacrifici, sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicità delle zone terremotate, anche in vista della ripresa del turismo.
Sono 292mila ettari i terreni agricoli coltivati nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, con quasi la metà del terreno agricolo per un totale di circa 140mila ettari è coltivato – precisa la Coldiretti – a seminativi, dal grano duro per la pasta all’orzo per la birra artigianale, dal farro all’avena, dai girasoli alle lenticchie e agli altri legumi. Significativa la presenza di allevamenti con quasi 65 mila bovini, 40mila pecore e oltre 11mila maiali dai quali scaturisce anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi che hanno continuato a garantire specialità di pregio famose in tutto il mondo
E infatti sulle tavole rimane il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, seppur con un calo di produzione stimato nel 15%, a causa del crollo dei laboratori di trasformazione. Ma non mancano all’appello neppure altre specialità, come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp, la cicerchia. Lo stesso discorso vale per il pecorino dei Sibillini, per il quale le quantità sono ridotte del 10-15% a causa soprattutto della diminuzione nella produzione di latte determinata dallo stress al quale sono stati sottoposti gli animali rimasti per lunghi mesi all’aperto. Il calo della produzione di latte è generalizzato. A quasi dieci mesi dalla prima scossa sono ancora sfollati quasi la metà degli animali sopravvissuti che non possono ancora essere ospitati nelle stalle provvisorie che sono state realizzate e rese operative al 55% del fabbisogno secondo il monitoraggio effettuato dalla Coldiretti dal quale si evidenzia anche che  sono stati realizzati anche il 53% dei fienili provvisori necessari nelle campagne dove durante l’inverno si è verificata una vera strage di oltre diecimila animali morti, feriti e abortiti nelle aree del terremoto per l’effetto congiunto delle scosse e del maltempo che hanno fatto crollare le stalle e costretto gli animali al freddo e al gelo, con decessi, malattie e diffusi casi di aborto.
A pesare è l’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti che hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende agricole che non hanno più un mercato locale per i propri prodotti. Per l’estate si spera sostiene la Coldiretti – nella ripresa dell’offerta turistica delle zone terremotate che fondava il suo successo sulle sinergie tra cultura, ambiente e qualità alimentare. Secondo il monitoraggio della Coldiretti la maggioranza degli agriturismi colpiti si è attrezzata per la stagione estiva.
Un ostacolo è rappresentato dal mancato ripristino di alcune reti viarie, come ad esempio la strada che collega Norcia a Castelluccio, frequentatissima nel periodo della fioritura, che impedisce il normale transito dei turisti. Uno dei simboli della rinascita delle aree terremotate, salvata grazie a un impegno straordinario per garantire le semine. "Per sostenere la ripresa delle aree terremotate con l’economia ed il turismo proprio  la zuppa di lenticchie di Castelluccio Dop è stata scelta come ricetta simbolo del Made in Italy nel libro “EU Farm Recipes’, presentato dal Copa & Cogeca, che riunisce le organizzazioni agricole e delle cooperative europee" ha affermato  il presidente della Coldiretti e Vicepresidente del Copa Cogeca Roberto Moncalvo nel sottolineare "l’esigenza che “la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.