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In Umbria ci sono colline che portano ancora i segni di vigne abbandonate. Filari che un tempo disegnavano il paesaggio con precisione e orgoglio, e che poi, poco a poco, sono stati lasciati andare. Il lavoro è diventato troppo, le famiglie si sono spostate, la terra è rimasta sola.
Giulio Rinaldi e Luca Bigicchia hanno visto quelle vigne abbandonate e non hanno visto un problema. Hanno visto un’opportunità — e soprattutto, un dovere.
In dieci anni di attività, la Lumiluna ha preso in affitto terreni con vigneti dimenticati e li ha riportati in vita. Sette ettari recuperati finora, un filare alla volta, con una tecnica paziente che assomiglia più a un restauro artistico che a un lavoro agricolo ordinario. Perché le viti vecchie non si trattano come le nuove: hanno radici profonde, storie lunghe, caratteri formati. Vanno ascoltate.
Il risultato di questo ascolto sono vini eleganti, profondi, con una complessità che le vigne giovani non possono ancora offrire. Vini che raccontano il territorio umbro con una autenticità che si sente al primo sorso.
Per Giulio e Luca, innovazione non significa stravolgere. Significa custodire il carattere, preservare il sapere, difendere il sapore. Significa che il futuro del vino umbro può partire proprio da quelle viti che qualcuno aveva smesso di guardare.