ARTICOLO | Economia, Unione Europea

Pesca, “farm” del tonno rosso made in Italy per la sostenibilità della filiera

13 Settembre 2025
Pesca, “farm” del tonno rosso made in Italy per la sostenibilità della filiera

Un progetto per il futuro del tonno rosso

Creare in Italia delle vere e proprie “fattorie” del tonno rosso per garantire ai consumatori un prodotto sempre più tracciato, trasparente e sostenibile, con caratteristiche organolettiche innovative e potenzialità di apertura verso nuovi mercati. È la proposta lanciata da Coldiretti Pesca nel corso del vertice europeo del settore che si è tenuto a Cetara, città simbolo della tradizione marinara italiana, alla presenza di operatori e rappresentanti istituzionali dei principali Paesi produttori.

Il progetto sarà presentato lunedì 15 settembre al Commissario Ue alla Pesca Costas Kadis durante un incontro a Bruxelles dal presidente Ettore Prandini e dalla responsabile nazionale di Coldiretti Pesca Daniela Borriello.

Sostenibilità ambientale, sociale ed economica

Al centro della proposta c’è una visione di sostenibilità a 360 gradi, che abbraccia dimensioni ambientali, sociali ed economiche. Oggi, infatti, gran parte del tonno pescato nel Mediterraneo dalla flotta italiana viene trasferito a Malta, dove viene ingrassato prima della lavorazione. Coldiretti propone di riportare questa fase in Italia, offrendo alle imprese ittiche nazionali la possibilità di investire direttamente nella filiera.

Le nuove farm punterebbero su un ingrasso “light”, quasi un mantenimento, in grado di garantire un prodotto più vicino al gusto italiano ed europeo, disponibile potenzialmente tutto l’anno e con una maggiore attenzione agli standard di qualità. Inoltre, l’intero processo – dalla produzione alla trasformazione e fino al confezionamento – sarebbe improntato a ridurre l’impatto ambientale, scegliendo materiali sostenibili per gabbie e imballaggi.

Nuove opportunità per occupazione e comunità costiere

Il progetto avrebbe effetti positivi anche sul piano sociale ed economico, coinvolgendo altri segmenti della flotta che potrebbero svolgere attività di supporto agli impianti, oltre a generare nuova occupazione per gli impianti di trasformazione situati nelle comunità costiere. Un’occasione per rafforzare le prospettive occupazionali e aprire nuove possibilità di lavoro legate a un prodotto di alto valore aggiunto.

Trasparenza e garanzie per i consumatori

Le fattorie del tonno rosso si inseriscono nella campagna di trasparenza del Masaf, che ha introdotto l’obbligo del sigillo di garanzia su ogni esemplare pescato per certificare provenienza, qualità e salubrità. Una misura che valorizza il lavoro delle circa 170 imbarcazioni italiane autorizzate alla cattura e che aiuta a difendere il settore dai rischi della concorrenza sleale.

La sfida dei fondi europei

Accanto al lancio del progetto, Coldiretti Pesca esprimerà a Bruxelles grande preoccupazione per la proposta di bilancio presentata dalla Commissione Von der Leyen, che prevede un drastico taglio ai fondi destinati al settore ittico: da 6,1 miliardi si passerebbe a poco più di 2 miliardi, con una riduzione netta del 67%. Una misura che rischierebbe di compromettere non solo lo sviluppo, ma la stessa sopravvivenza di un comparto fondamentale per l’economia blu europea.

FAQ

  1. Che cosa sono le farm del tonno rosso? Sono strutture per l’allevamento e il mantenimento del tonno in Italia, pensate per garantire qualità, tracciabilità e sostenibilità.
  2. Perché creare queste farm in Italia e non a Malta? Per riportare valore aggiunto alla filiera nazionale, creare occupazione e ridurre la dipendenza da altri Paesi.
  3. Che tipo di allevamento è previsto? Un ingrasso “light”, che non punta ad alterare le caratteristiche del pesce ma a mantenerne la qualità e ad adattarlo al gusto italiano ed europeo.
  4. Quali benefici per i consumatori? Più garanzie di provenienza, maggiore sicurezza alimentare e un prodotto disponibile in modo più regolare durante l’anno.
  5. Quali rischi derivano dai tagli UE al settore ittico? La riduzione del 67% dei fondi metterebbe a rischio sviluppo e sopravvivenza di molte imprese del comparto.