COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 4 ottobre 2022

4 Ottobre 2022
News La Forza del Territorio del 4 ottobre 2022

Primo piano

PUGLIA, EXPORT: VOLA L’OLIO PUGLIESE NEL MONDO CON +40%

Balzano del +40% in valore le esportazioni di olio d’oliva Made in Puglia nel mondo nonostante i cambiamenti climatici che pesano sulla produzione regionale e le tensioni internazionali legate alla guerra in Ucraina. È quanto emerge dal report di Coldiretti Puglia sul patrimonio nazionale e i consumi in Italia e nel mondo diffuso in occasione dell’avvio della raccolta delle olive 2022/2023 in un anno profondamente segnato dai cambiamenti climatici e dai rincari di energia e materie prime che pesano su aziende e famiglie.

Dopo il balzo del 51% nel primo trimestre, si consolidano le performance del commercio estero da gennaio a giugno 2022 con la crescita ragguardevole delle vendite dell’olio extravergine di oliva della Puglia, ma la siccità e i costi di produzione balzati di oltre il 50% a causa delle speculazioni aggravate dal conflitto in Ucraina rischiano di minare la tenuta delle aziende.

“Diffondere la cultura dell’olio extravergine di oliva fra i turisti e i consumatori e supportare la crescita continua della filiera dell’olio in Italia e all’estero è il nostro obiettivo perché i consumatori sono affamati di informazioni e conoscenza sul mondo dell’olio”, commenta Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia che ricorda come l’ulivo in Puglia sia presente su oltre 370mila ettari di terreno coltivato, con 5 oli extravergine DOP e 1 IGP Olio di Puglia, “con l’olivicoltura pugliese che è la più grande fabbrica green del Mezzogiorno d’Italia con 60 milioni di ulivi, il 40% della superficie del Sud, quasi il 32% nazionale e l’8% comunitaria ed un valore di 1 miliardo di euro di PLV (Produzione Lorda Vendibile) di olio extravergine di oliva”. 

Un vero salto – precisa la Coldiretti Puglia – si è verificato nel Regno Unito con un raddoppio che evidenzia come l’export pugliese si sia rivelato più forte della Brexit, dopo le difficoltà iniziali legate all’uscita dalla Ue, seguito dalla crescita delle vendite anche negli Stati Uniti, mentre si sono rarefatti gli scambi con la Russia.

A impattare fortemente sulla produzione olearia in Puglia sono il prezzo del carburante, con le bollette più che raddoppiate in pochi mesi – aggiunge Coldiretti Puglia – il costo dell’energia e i rincari di vetro (+15%) per le bottiglie e carta (+70%) per le etichette, fino ai costi stellari per imbottigliamento, confezionamento e trasporti.

In questo scenario serve una ulteriore stretta sui controlli, per stoppare le pratiche sleali che scaricano sull’anello più debole della filiera gli oneri delle promozioni commerciali, grazie alla Legge fortemente sollecitata da Coldiretti per rendere più equa la distribuzione del valore lungo la filiera ed evitare che il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali di una parte della Gdo non venga scaricato sulle imprese di produzione già costrette a subire l’aumento di costi di produzione, proprio quando – insiste Coldiretti Puglia – più di 8 italiani su 10 (82%) lto cercano sugli scaffali prodotti Made in Italy per sostenere l’economia ed il lavoro del territorio.

L’Italia – precisano Coldiretti e Unaprol – è fra i primi tre maggiori consumatori di olio extravergine di oliva al mondo con circa 480 milioni di chili, subito dopo la Spagna e prima degli Stati Uniti e rappresenta il 15% dei consumi mondiali secondi elaborazioni Coldiretti e Unaprol sugli ultimi dati IOC (International oil council).

Gli italiani usano in media 8 chili a testa di olio extravergine di oliva e ogni famiglia spende in media 117 euro all’anno per acquistare olio d’oliva che è anche l’alimento più popolare sulle tavole nazionali, addirittura più di pane e pasta, utilizzato da oltre il 97% degli italiani nell’ultimo anno, secondo un’analisi di Coldiretti sui dati Istat sugli stili alimentari con una crescente attenzione verso il prodotto di qualità che ha favorito la nascita di corsi e iniziative come la Evo School di Unaprol che forma gli esperti dell’olio del ventunesimo secolo. Per quel che riguarda i consumi interni – evidenziano Coldiretti e Unaprol – resta forte la propensione all’acquisto all’interno delle grandi catene commerciali ma cresce la tendenza all’acquisto diretto dalle aziende agricole e dai frantoi.

Il consiglio della Coldiretti è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di comperare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche.

A livello regionale e nazionale vanno programmate e realizzate campagne quinquennali di comunicazione, strutturali e adeguatamente finanziate, che promuovano – dice Coldiretti Puglia – in maniera strategica e coordinata il prodotto simbolo della Puglia, l’olio extravergine di oliva.

Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare – aggiunge Coldiretti Puglia – con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare le aziende agricole e tutelare i consumatori.

Per sostenere il trend di crescita dell’enogastronomia Made in Italy serve anche agire sui ritardi strutturali dell’Italia e sbloccare tutte le infrastrutture che migliorerebbero i collegamenti tra Sud e Nord del Paese, ma anche con il resto del mondo per via marittima e ferroviaria in alta velocità, con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo, sottolinea Coldiretti Puglia nel sottolineare l’importanza di cogliere l’opportunità del Pnrr per modernizzare la logistica nazionale che ogni anno rappresenta per il nostro Paese un danno in termini di minor opportunità di export. Ma è importante lavorare anche sull’internazionalizzazione per sostenere le imprese che vogliono conquistare nuovi mercati e rafforzare quelli consolidati – conclude Coldiretti Puglia – valorizzando il ruolo strategico dell’ICE e con il sostegno delle ambasciate.

Dal Territorio

ABRUZZO, MERENDA A KM0 PER MILLE PICCOLI SPORTIVI

Gran successo per l’evento della Federazione italiana pallavolo

Una merenda a chilometro zero per mille bambini che, questa mattina, hanno partecipato all’evento Volley S3 in piazza, promosso nella villa comunale di L’Aquila dalla Federazione italiana pallavolo con la partnership di Coldiretti Abruzzo e Campagna Amica. La manifestazione, nell’ambito di un progetto sportivo educativo rivolto ai più piccoli per avvicinarli al volley, è la quinta ed ultima tappa delle 5 in programma nel 2022. Nel corso della manifestazione, che ha visto la presenza di Andrea Lucchetta, già campione del mondo, Coldiretti e Campagna Amica hanno distribuito una piccola merenda a base di prodotti locali agli studenti delle scuole coinvolte e agli iscritti delle società sportive: una fetta di ciambellone con uova e farina locale preparata dall’agriturismo La Villa di Villa Sant’Angelo, una mela biologica dell’azienda agricola Alfredo d’Eusanio e una bottiglietta d’acqua. “C’è stata molta curiosità ed interesse per una iniziativa semplice che vuole ribadire l’importante collegamento tra sport e corretta alimentazione – spiega il direttore regionale di Coldiretti Abruzzo Roberto Rampazzo – far capire ai più piccoli l’importanza del cibo sano è un modo per valorizzare le aziende italiane e arrivare al consumatore attento alla qualità e alla sicurezza alimentare”.

PUGLIA, AL VIA RACCOLTA OLIVE

Quintuplicati costi energia per olivicoltori e frantoiani

Torna l’olio nuovo in Puglia con il via alla raccolta di olive in un’annata caratterizzata dalla siccità che ha dimezzato la produzione di ottima qualità, mentre l’esplosione dei costi mette in ginocchio le aziende agricole. È quanto emerge dal report “2022, la guerra dell’olio Made in Italy” di Coldiretti Puglia diffuso in occasione dell’avvio della raccolta delle olive 2022/2023 in un anno profondamente segnato dai cambiamenti climatici e dai rincari di energia e materie prime che pesano su aziende e famiglie.

Nel cuore dell’olivicoltura italiana, si rischia un taglio fino al 50% a causa prima delle gelate fuori stagione in primavera e poi dalla siccità, mentre continua a perdere terreno il Salento – denuncia Coldiretti Puglia – a causa della Xylella, che ha bruciato un potenziale pari al 10% della produzione nazionale.

Nella culla della produzione olivicola – stima Coldiretti Puglia – rispetto alla campagna precedente nella provincia della BAT sulla fascia costiera (Barletta, Trani e Bisceglie) la riduzione potrebbe aggirarsi intorno al 20-30%, mentre in area interna la riduzione di produzione dovrebbe essere intorno al 50%, come in provincia di Bari, dove il buon livello di fioritura a cui è seguita una fase di allegagione apprezzabile sono stati vanificati dalle alte temperature e dalla siccità registrata durante l’intero periodo estivo. In provincia di Foggia gli oliveti – aggiunge Coldiretti Puglia – sono riusciti a resistere alla siccità e alle alte temperature, la l’esorbitante aumento dei prezzi delle materie prime, insieme alla scarsità di manodopera ha provocato una contrazione dell’utilizzo delle materie prime e della manodopera stessa hanno inciso negativamente sulla gestione degli oliveti. Calo fino al 50% della produzione di olive in provincia di Taranto, con il lungo periodo di siccità, le alte e prolungate temperature estive e le grandinate in alcune aree – spiega Coldiretti Puglia – che hanno avuto ripercussioni negative sia durante la fioritura che l’allegagione. I costi di produzione sono triplicati e la mancanza di manodopera sia per la coltivazione dei terreni sia per l’apertura dei frantoi penalizza gravemente il settore olivicolo – oleario.

n provincia di Brindisi la raccolta subirà una riduzione generale del 20-25% a causa degli eventi atmosferici, con particolare riferimento al lungo periodo di mancanza di precipitazioni e temperature elevate che si sono susseguite nei mesi scorsi. Tale fenomeno, negli oliveti condotti in asciutto e particolarmente negli oliveti secolari, ha determinato stress idrici che inevitabilmente si sono tradotti in una diminuzione del prodotto, oltre alla continua avanzata della Xylella fastidiosa, con la presenza sempre più numerosa di oliveti con evidenti disseccamenti caratteristici dell’infezione dovuta al batterio. Nella parte sud del territorio provinciale tale fenomeno interessa oramai tutti gli oliveti con conseguenze anche sulla produzione ed una diminuzione del prodotto che in tali comprensori raggiunge oltre il 50% rispetto alle annate precedenti. A causa della Xylella fastidiosa sono andate perse – insiste Coldiretti Puglia – 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 70% della produzione di olio di oliva anche nell’annata 2022 con il crollo produttivo divenuto incontrovertibile dal 2015 ad oggi, mentre sono state registrate forti problematiche sui nuovi impianti di olivo causate dai forti attacchi di Oziorrinco e di Cicale.

“Non è più rinviabile un piano strategico nazionale dell’olivicoltura che metta al centro le aziende che sono sul mercato, producono reddito e occupazione, oltre al recupero dei tanti uliveti abbandonati che devono essere rinnovati per ridare ossigeno e speranze ai territori, proseguendo a livello internazionale la battaglia per tutelare la qualità del nostro olio extravergine d’oliva, cercando di cambiare anche alcuni parametri che penalizzano i nostri agricoltori già vessati dal cambiamento climatico e dall’aumento sconsiderato dei costi energetici. Il futuro dell’olio italiano passa da questi interventi fondamentali per tutelare un prodotto simbolo del Made in Italy”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Con l’esplosione dei costi aumentati in media del 50% nelle aziende olivicole, in particolare – continua Coldiretti regionale – i rincari diretti e indiretti determinati dall’energia vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio nelle campagne mentre il vetro costa oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, ma si registra anche un incremento del 35% per le etichette, del 45% per il cartone, del 60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al 70% per la plastica. Olivicoltori e frantoiani sono costretti a fronteggiare l’incremento dell’elettricità, i cui costi sono quintuplicati.

“A pesare sulla produzione regionale è stata una siccità devastante mai vista negli ultimi 70 anni che ha messo in stress idrico gli uliveti danneggiando prima la fioritura e poi le gemme, soprattutto in quelle zone dove non si è potuto intervenire con le irrigazioni di soccorso per dissetare e rinfrescare le piante. Ma diverse aziende hanno deciso di non intervenire per gli elevati costi di carburante, elettricità, service e prodotti di supporto alla nutrizione dei terreni. Salva la qualità, con l’Italia che può vantare il più ricco patrimonio di varietà di olii a livello mondiale”, aggiunge Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Per sostenere le produzioni nazionali, resistere ai cambiamenti climatici e difendere la sovranità alimentare nazionale e la dieta Mediterranea di cui l’olio è componente fondamentale – afferma Coldiretti Puglia – occorrono un piano strategico per la realizzazione di nuovi impianti olivicoli con varietà italiane, risorse per contrastare l’aumento vertiginoso dei costi di gestione delle aziende agricole e realizzare nuovi sistemi di irrigazione ma – incalza Coldiretti Puglia – servono anche opere infrastrutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana in modo da raccoglierla quando è troppa e gestirne l’utilizzo quando serve.

Il consiglio di Coldiretti per sostenere le aziende italiane è non cadere nell’inganno del falso Made in Italy è quello di scegliere verificando attentamente l’etichetta.  Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati – aggiunge Coldiretti – è quasi impossibile nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta – precisa la Coldiretti– è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile tanto che i consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente.

Occorre intervenire per salvare un patrimonio unico del Paese con milioni di piante che tutelano l’ambiente e la biodiversità ma anche un sistema economico che vale oltre 3 miliardi di euro grazie al lavoro di un sistema di 400mila imprese tra aziende agricole, frantoi e industrie di trasformazione che producono un alimento importante per la salute che non deve mancare dalle tavole degli italiani, conclude Coldiretti nel sottolineare l’obiettivo di rilanciare una produzione nazionale dell’olio d’oliva messa a rischio anche dal Nutriscore sistema di etichettatura fuorviante, discriminatorio ed incompleto che finisce paradossalmente per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali come l’olio d’oliva che è uno dei pilastri della Dieta Mediterranea conosciuta in tutto il mondo grazie agli effetti positivi sulla longevità e ai benefici per la salute.

PIEMONTE, CON APERTURA CACCIA PRIORITA’ ABBATTIMENTI CINGHIALI 

“Nessuna scusa è più ammessa ora che è partita la stagione venatoria: incrementare gli abbattimenti dei cinghiali deve essere la priorità”. E’ quanto affermano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale nel ricordare che, ad oggi, gli abbattimenti superano solo i 7 mila e 700 capi, ma l’obiettivo dei 50 mila è ancora ben lontano.

“Va, dunque, data piena attuazione all’Ordinanza n. 61 del Presidente della Giunta regionale del 31 agosto, sia per limitare l’incidenza dei danni alle produzioni agricole, per i quali si registra una costante crescita ed una sempre maggiore condizione di insostenibilità, sia, soprattutto, per evitare la diffusione della PSA e tutelare l’attività delle filiere agroindustriali legate agli allevamenti di maiali che garantiscono reddito, occupazione ed indotto all’Italia, oltre ovviamente a ridurre il rischio di incidenti stradali, visto ancora l’ultimo mortale che si è verificato a Villanova Mondovì nel mese di luglio – proseguono Moncalvo e Rivarossa -. Vanno concretamente messi in pratica i provvedimenti che sono stati presi nella nostra Regione, volti a diminuire significativamente la presenza dei cinghiali sul territorio, che introducono delle deroghe allo svolgimento dell’attività venatoria nell’ambito delle zone di restrizione, così come la possibilità di esercitare l’attività di caccia di selezione nelle ore notturne. In questo senso, inoltre, è urgente semplificare le procedure ed adottare le disposizioni attuative al Piano Regionale di Interventi Urgenti per il controllo della peste suina africana ed il depopolamento nella specie Cinghiale (PRIU), ormai approvato alla fine dello scorso mese di luglio. Non va dimenticato, poi, che, a fronte dell’aumento dei costi di produzione causato dalla guerra ucraina, vanno rivisti i parametri economici utilizzati – concludono – per quantificare i danni. Se, infatti, la metodologia introdotta con il provvedimento della Giunta regionale, lo scorso dicembre 2021, poteva essere considerata adeguata in una condizione di normalità, adesso è necessario attualizzarla al mercato di oggi, adeguando anche le perizie già predisposte. Questo va ad aggiungersi alla richiesta di semplificare, nel complesso, le procedure per richiedere l’indennizzo dei danni, procedendo con tempi più rapidi ed agendo nella logica del «tempo reale»”.

 

 

MARCHE, PESTE SUINA: FINO A 50MILA EURO PER DIFENDERE E SALVARE GLI ANIMALI

Lotta alla peste suina africana, sono circa 1400 gli allevamenti di maiali potenzialmente interessati ai bandi di sostegno degli investimenti per proteggere i maiali dal virus, innocuo per l’uomo ma letale per i suini, veicolato dai cinghiali. Lo rende noto Coldiretti Marche che continua l’opera di assistenza agli allevatori nella presentazione delle domande. La Regione ha previsto fino all’80% di copertura delle spese per ammodernamenti delle recinzioni, per allestimento di zone filtro e per migliorare l’igiene aziendale. In pratica si cerca di ridurre al massimo il rischio di contatto tra i maiali e i cinghiali anche attraverso lavaggi e disinfestazioni. Ogni azienda potrà beneficiare dell’80% della spesa ammissibile fino a un massimo di 50mila euro. La scadenza delle domande è stata fissata per il 17 ottobre. Tutte misure fortemente chieste da Coldiretti Marche perché utile a salvare i maiali non malati qualora sorga un focolaio. “L’attuale normativa prevede l’abbattimento totale dei capi allevati nelle zone dove scoppiano i focolai – spiegano da Coldiretti Marche – ma c’è una possibilità di deroga previa verifica dell’adozione di misure di biosicurezza rafforzate come quelle finanziate dal bando”. Oltre all’abbattimento dei capi i provvedimenti delle autorità sanitarie per contrastare la diffusione del virus prevedono anche l’interdizione delle aree, il divieto di raccogliere funghi e tartufi, le attività di pesca e perfino il trekking e le passeggiate in mountain bike e tutte le altre attività che potrebbero portare a un’interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti. Un danno, quindi, non solo al settore zootecnico ma anche a tutta l’economia del bosco, delle aree interne e del turismo. Finora in Italia si sono riscontrati casi solo su cinghiali in Piemonte, Liguria e nel Lazio. Per quanto la psa non sia presente nelle Marche queste sono azioni preventive e decisive per combatterne la diffusione e difendersi al meglio. “Resta la necessità – concludono da Coldiretti – di ridurre il numero di ungulati, primi responsabili dei danni in agricoltura ma anche di incidenti stradali e ora minaccia reale anche per la salute degli animali negli allevamenti, attraverso un piano straordinario di abbattimenti”.

CAGLIARI, ORTOFRUTTA SETTORE DI SERIE B: CLASS ACTION PER LA SICCITÀ 2017

“Ci sentiamo traditi dallo Stato e dalla burocrazia regionale. Mentre attendiamo fondi per circa 50milioni di euro per siccità 2017 e altre calamità naturali che si sono succedute negli anni, veniamo snobbati e ci considerano agricoltori di serie B, figli di un Dio minore. Ci hanno voltato le spalle e ci sentiamo abbandonati. Neanche la nuova Pac riconosce un ecoschema di riferimento sulle nostre produzioni e nel frattempo fra soldi stanziati e da stanziare e domande svolte paghiamo pesantemente i continui rincari di materie prime, energia, carburante e acqua”.

Il mondo ortofrutticolo e quello cerealicolo sardo è sul piede di guerra e guidato da Coldiretti Cagliari lanciano l’allarme a tutte le istituzioni e annunciano una class action.  

“Quello ortofrutticolo, cerealicolo e serricolo sono settori che negli ultimi venti anni sono stati abbandonati al proprio destino dal mondo politico – dice senza giri di parole il presidente di Coldiretti Cagliari Giorgio Demurtas -, e visto che si è sordi al linguaggio dei dossier con problematiche e proposte ci si adeguerà a quello della protesta”.

“La vergogna della siccità del 2017, che stanziava 40 milioni per indennizzare gli agricoltori di questi settori – prosegue Demurtas – è imbarazzante e non si trovano più aggettivi per definirla. Dopo cinque anni, non ci sono giustificazioni per nessuno e non ci si può neppure nascondere dietro la burocrazia che spesso è anche un comodo parafulmine ma è comunque creata e può essere smontata dalle persone”.

“La pesante calamità del 2017 è lo specchio di come la politica tutta consideri questi settori di serie B e rischia di scatenare guerre fra poveri – affermano i presidenti di sezione della Federazione di Coldiretti Cagliari -. In cinque anni non siamo stati ancora liquidati, almeno non tutti. E questo coinvolge sia la Giunta di centrosinistra che ha adottato due pesi e due misure e sia l’attuale di centrodestra che in quasi quattro anni non ha risolto il problema. Una vergogna che dimostra l’indifferenza verso un intero settore con l’aggravante di creare contrapposizioni”.

Non solo. Si persevera nell’errore. “Anche con gli interventi sul caro prezzi annunciati dopo la nostra manifestazione di febbraio – spiega il direttore di Coldiretti Cagliari Luca Saba – i tempi si preannunciano lunghissimi sempre per le stesse aziende: si deve aspettare ancora la Omnibus. Si persevera dunque nel considerare inspiegabilmente il mondo ortofrutticolo di serie B e nell’alimentazione di facili contrapposizioni in un momento difficilissimo in cui gli animi sono comprensibilmente esasperati. Per i cerealicoltori servono più denari perché centinaia di domande sono esclude dai pagamenti della filiera per carenza di fondi e gravi ritardi nei pagamenti. Un settore quello cerealicolo che con lo scoppio della guerra in Ucraina è divenuto fondamentale ed avrebbe necessità di essere sostenuto per produrre cibo in un momento particolarmente importante della storia. A tutto questo si aggiungono i ritardi nazionali sui pagamenti relativi ai rimborsi delle assicurazioni agevolate su cui tantissimi agricoltori aspettano ormai da troppi anni. Per tutti questi ritardi – annuncia il direttore – a partire dalla siccità del 2017 a brevissimo partirà una class action capitanata dai nostri legali”.

 

 

ASTI, FERMARE IL CIBO SINTETICO SI DEVE E SI PUO’

Un fermo e corale NO al CIBO SINTETICO è stato rinnovato sabato 1° ottobre a Milano da Coldiretti durante il Convegno svoltosi al Palazzo Sforzesco nell’ambito della tre giorni del Villaggio Coldiretti Milano. Un appuntamento di approfondimento con relatori del mondo scientifico, sanitario e politico, organizzato in occasione dell’avvio della petizione mondiale per fermare lo sbarco a tavola del cibo sintetico promossa da World Farmers Markets Coalition, World Farmers Organization, Farm Europe, Coldiretti e Filiera Italia. 

Ad emergere non solo il carattere perentorio contro il Cibo Sintetico, ma anche quello d’urgenza per scongiurare le nefaste previsioni che, secondo gli analisti, calendarizzano l’entrata in commercio dei cibi in provetta tra le fine del 2023 e l’inizio del 2024.

“Il cibo sintetico è creato in laboratorio con cellule staminali in provetta, quindi, è un processo completamente separato da ciò che è naturale – ha ricordato Felice Adinolfi, Professore Ordinario del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna.

–  La spaccatura del circuito cibo-natura contempla una serie di preoccupazioni e di rischi, ancora, tutti da analizzare, a partire dalla sicurezza alimentare. Poi, il cibo sintetico, tra l’altro, consuma parecchia acqua più di moltissimi allevamenti. Abbiamo di fronte un pericolo e un rischio molto più alti degli OGM. Dobbiamo essere bravi a comunicare i pericoli del Cibo Sintetico, che vanno oltre l’aspetto ambientale”.

“Perché cambiare ciò che è già il meglio? – ha proseguito Alberto Villani, Primario di Pediatria del Bambin Gesù di Roma, richiamando il grandissimo patrimonio rappresentato dalla Dieta Mediterranea. – Cibo non è solo apporto nutrizionale e alimentare, ma è anche cultura, storia, tradizione e socializzazione. Un patrimonio da difendere con forza. La longevità e la salute dei nostri bambini saranno determinate, in primis, dai giusti apporti alimentari e nutrizionali garantiti, solamente, da un’alimentazione consolidata da centinaia di migliaia di anni di storia. Che risposte abbiamo sul cibo sintetico? Scienza ed epigenetica hanno dimostrato che la salute e la qualità di vita sono condizionate, non solo, dai nostri geni ma moltissimo anche dall’ambiente e da ciò che mangiamo. Dobbiamo fare corpo per far capire che la nostra tradizione alimentare è un grande valore da difendere a denti stretti”.

Ad entrare nel merito del percepito attraverso i numeri è stato il sondaggista Roberto Weber. “L’elemento di attrattività è già piuttosto forte. Su 11 Nazioni prese a campione, l’accettazione della carne sintetica si attesta tra il 5,4% del Giappone e il 17,4% dell’Australia, passando, tra gli altri, dall’8,8% dell’Italia e dal 17,2% di USA. Le motivazioni di fondo sono: ridurre gli allevamenti e l’impatto ambientale, aumentare la sicurezza del cibo e combattere il problema della fame nel mondo. Tuttavia, c’è un inganno nella gestione del problema dal punto di vista della comunicazione e del marketing; infatti, si prendono in considerazione una serie di motivazioni dal carattere nobile, che poi vengono distorte per farle diventare elementi motivazionali per l’acquisto.

Come sconfiggere tutto questo? Sicuramente con la comunicazione, ma anche con le relazioni, la fisicità e i luoghi di contatto diretto ben rappresentati dai Mercati Contadini”.

“Come sempre, la Coldiretti c’è per difendere agricoltura, tradizioni, economia e cultura del nostro Paese – ha aggiunto il Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, per poi partire da due interrogativi e proporre una triplice soluzione. – Come ridurre l’impatto sull’ambiente delle produzioni agricole alimentari? Come garantire la produzione di cibo per tutti? La risposta sta nell’implementazione di ricerca e sviluppo e nell’innovazione dei modelli di produzione tradizionale, che garantiscano il mantenimento del cuore economico dell’agricoltura, che è anche di quello dell’ambiente e della salute della persona. La Dieta Mediterranea è la più sana che ci sia.

Inoltre, occorre far sì che l’attività produttiva rimanga economicamente vantaggiosa: il reddito rimane un tema centrale anche per sconfiggere il cibo sintetico. L’educazione alimentare, infine, è altrettanto centrale per considerare il valore del cibo, anche, come elemento di società, cultura, tradizione e distintività. Il rischio non è soltanto di impatto economico sulla nostra struttura produttiva; prendiamo ad esempio l’effetto dell’energia concentrata in poche mani e pensiamo cosa comporterebbe, la stessa cosa, riferita alla produzione del cibo”. 

“La carne da laboratorio non salva gli animali, in quanto, viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche; non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali; non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare; non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore; non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato – sottolineano il Presidente Coldiretti Asti Marco Reggio e il Direttore Diego Furia.

“Le bugie sul cibo in provetta confermano che c’è una precisa strategia delle multinazionali che, con abili operazioni di marketing, puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione – chiosa il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

“Siamo sicuri che l’umanità possa passare dalla dieta alimentare tradizionale al cibo sintetico dal punto di vista sanitario e, anche, antropologico? – si è domandato il Segretario Generale Coldiretti Vincenzo Gesmundo. – Questa, sarà una lotta senza quartieri. Se chiuderanno le imprese agricole, chiuderanno anche le industrie agroalimentari e non solo. Fermare il cibo sintetico si deve e si può”.

PADOVA, 200 SENIOR COLDIRETTI CHIEDONO MISURE PER LA TERZA ETA’

L’orgoglio degli agricoltori “senior”, la consapevolezza di essere ancora parte determinante delle imprese agricole e delle famiglie, di poter dare il proprio contributo in termini di esperienza, presenza e sostegno attivo alle generazioni più giovani. Oltre duecento agricoltori pensionati di Coldiretti Padova oggi si sono trovati per l’appuntamento annuale a Ronchi di Casalserugo, per una giornata di condivisione e riflessione dopo un anno anno impegnativo e ricco di incognite, dalle emergenze sanitarie a quelle economiche, con l’aumento dei costi e delle bollette. 

Guidati dal presidente Resio Veronese i “senior” di Coldiretti hanno partecipato alla messa celebrata dal vicario generale della Diocesi di padova Mons. Giuliano Zatti e don Giorgio Bozza, parroco di Ronchi nonché consigliere ecclesiastico di Coldiretti Padova. Presenti anche le autorità nazionali dei pensionati Coldiretti. il presidente nazionale Giorgio Grenzi e il presidente regionale Marino Bianchi, insieme al vicepresidente di Coldiretti Padova Giovanni Dal Toso e al responsabile provinciale di Epaca Padova Antonino Vescio.

“Veniamo da anni difficili – ha ricordato Resio Veronese – da esperienze che mai avremo pensato di dover affrontare. Ora finalmente possiamo rivederci, condividere una giornata insieme e affrontare gli aspetti che più ci stanno a cuore, dal ruolo attivo dei pensionati alle misure per garantire dignità agli anziani. Noi agricoltori sento siamo quelli con le pensioni più basse, eppure non facciamo mai mancare il nostro appoggio sia alle nostre famiglie che alle nostre aziende, siamo una risorsa attiva. Siamo orgogliosi della nostra storia e dei nostri valori, trasmettiamo esperienza e saperi ai nostri figli e ai nostri nipoti. Guardiamo anche al futuro della nostra categoria e chiediamo al Governo che verrà una particolare attenzione per gli anziani, a partire dalla priorità che la nostra associazione pensiona ha stilato proprio per i primi cento giorni di governo”.

Anzitutto è fondamentale sostenere il reddito dei pensionati, con particolare riguardo alle fasce economicamente più deboli e difendere il potere d’acquisto delle pensioni, adeguando i trattamenti minimi al 40% del reddito medio nazionale, riformando il meccanismo di rivalutazione annuale calcolata dall’Istat e rivedendo i meccanismi di tassazione. I senior Coldiretti chiedono inoltre di affiancare l’introduzione della figura del geriatra di famiglia nelle case della salute e negli ospedali di comunità. È necessario che l’Italia si doti di una Legge quadro sull’invecchiamento attivo per sostenere al meglio la dignità, l’autonomia e l’autodeterminazione degli anziani; al contempo non è più rinviabile l’approvazione di una specifica legge nazionale sull’autosufficienza, già adottata con successo da altri paesi europei come Germania, Francia e Spagna, strumento chiave al fine di riformare l’assistenza domiciliare dell’anziano. 

ALESSANDRIA, BOLLETTE: SOLUZIONI PER FRONTEGGIARE COSTI CARRELLO SPESA

Dalla pizza al pane, dalla pasta fatta in casa alla conserva di pomodoro. Fai da te per 8 su 10.

In cima alla classifica dei prodotti preparati in casa dagli alessandrini c’è la pizza, seguita da pasta, salsa di pomodoro, pane, conserve e marmellate, ma sulla spinta del caro carrello c’è anche chi sceglie il fai da te anche per lo yogurt e il gelato.

Dalle antiche ricette antispreco ai consigli per la casa fino ai segreti dell’orto per fronteggiare il caro bollette che impatta sul carrello della spesa, aumentato a settembre dell’11,5%: per 8 su 10 torna il fai da te.

E’ quanto emerge da una indagine Coldiretti-Ixe’ su come fronteggiare la crisi risparmiando a tavola senza rinunciare al gusto.

Se fare in casa la pizza consente di non rinunciare ad uno dei simboli del Made in Italy senza andare a cena fuori in pizzeria, con il prezzo della pasta rincarata del 25,8% nel giro di un anno, anche preparare tagliatelle, tortellini, lasagne o ravioli in casa è tornato di grande attualità di fronte ai rincari shock.

“Se in passato erano peraltro soprattutto i più anziani a preparare pasta e pane fatto in casa, la passione si sta diffondendo anche tra i più giovani e tra persone completamente a digiuno delle tecniche di preparazione, grazie anche alle nuove tecnologie e all’arrivo sul mercato di farine da grani antichi che consentono di portare in tavola un prodotto di alta qualità. Un’opportunità anche per fare in casa il pane, soprattutto dopo che il costo di panini e pagnotte non è mai stato così alto nell’Ue, trasformando il prodotto più presente sulle tavole degli italiani quasi in un bene di lusso”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.

Ma l’inflazione spinge anche la preparazione delle conserve in casa secondo una tradizione del passato sembrava destinata a perdersi. La preparazione più gettonata è quella della trasformazione del pomodoro.

Una pratica che prevede semplici, ma importanti operazioni come la selezione e il lavaggio accurato dei pomodori, l’asciugatura, la cottura in acqua bollente per favorire il distacco della buccia dalla polpa e infine la spremitura, l’imbottigliamento e la sterilizzazione delle bottiglie. Non meno diffusi sono i sott’oli cioè con ortaggi di stagione come zucchine e melanzane che vengono precedentemente lavati e scottati in acqua, aceto o vino, fatti asciugare, messi in vaso con diversi aromi e sterilizzati. Immancabili poi tra le conserve fatte in casa sono le marmellate.

Una volta scelta, la frutta preferita va lavata, tagliata e lasciata a macerare con succo di limone e zucchero per una notte intera prima di essere cotta a fuoco medio per una trentina di minuti in modo da farla addensare prima di metterla in vasetto e sterilizzare lo stesso. Una opportunità che consente di utilizzare frutta molto matura che, proprio per tale motivo si può acquistare a cassette a prezzi convenienti, contribuendo ad evitare sprechi che quasi tre italiani su quattro (71%) si sono impegnati a ridurre o annullare nell’ultimo anno secondo le elaborazioni Coldiretti/Ixe’.

L’attività di trasformatori “fai da te”, comunque comporta l’osservanza di precise regole in quanto la sicurezza degli alimenti conservati parte dalla qualità e sanità dei prodotti utilizzati, ma non può prescindere da precise norme di lavorazione che valgono per il settore agroindustriale, ma che devono valere anche per i consumatori casalinghi, soprattutto nella fase della sterilizzazione.

“Con la pandemia e le conseguenze della guerra in Ucraina i comportamenti sono cambiati su più fronti, da quello lavorativo a quello domestico, proprio a partire dalla tavola – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco –. Il nuovo legame con i fornelli ha portato a un più efficiente utilizzo del cibo che si traduce in una maggiore attenzione agli sprechi. Un problema drammatico dal punto di vista etico oltre che economico contro il quale Coldiretti è impegnata da anni in un’opera di sensibilizzazione dei consumatori attraverso il progetto dei mercati di Campagna Amica”.

Le numerose ricette antispreco della tradizione contadina sono un’ottima soluzione per non gettare nella spazzatura gli avanzi ma, la tradizione rurale, insegna anche a usare come ingredienti anche quelle parti della preparazione dei cibi che solitamente si gettano. L’acqua della pasta, soprattutto se abbiamo cotto paste ripiene come gli agnolotti, è acqua arricchita dagli amidi e dalle proteine del grano. Si può dunque conservare in frigo per usarla come base per il brodo per risotti, carni, verdure in padella. L’acqua della bollitura delle verdure ha lo stesso utilizzo. E che dire del brodo delle carni e dei pesci lessati? Questi sono i liquidi più preziosi perché sono brodi ricchi delle proteine delle carni e del pesce. Vanno congelati e utilizzati per cotture successive o per piatti liquidi come le minestre.

E per combattere i rincari tornano anche gli “orti di guerra” con i nonni a insegnare ai più giovani la coltivazione in proprio di frutta e verdura a chilometri zero in giardini, terrazzi, orti urbani e piccoli appezzamenti di terreno per garantirsi cibo in una situazione di grande difficoltà e incertezza.

I giardini e i balconi delle abitazioni possono così lasciare spazio così ad orti per la produzione “fai da te” di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini, zucchine, melanzane, ma anche di piselli, fagioli fave e ceci da raccogliere, trasformare o conservare all’occorrenza.  Un fenomeno che, oltre a far risparmiare, aiuta anche a trascorrere momenti di relax e allentare le ansie.

ALESSANDRIA, CINGHIALI: AL VIA STAGIONE CACCIA

Nessuna scusa, incrementare numero abbattimenti

“Nessuna scusa è più ammessa ora che è partita la stagione venatoria: incrementare gli abbattimenti dei cinghiali deve essere la priorità. Va, dunque, data piena attuazione all’Ordinanza n. 61 del Presidente della Giunta regionale del 31 agosto, sia per limitare l’incidenza dei danni alle produzioni agricole, per i quali si registra una costante crescita ed una sempre maggiore condizione di insostenibilità, sia, soprattutto, per evitare la diffusione della PSA e tutelare l’attività delle filiere agroindustriali legate agli allevamenti di maiali che garantiscono reddito, occupazione ed indotto all’Italia, oltre ovviamente a ridurre il rischio di incidenti stradali”.

Così il Presidente Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco, nel ricordare che, ad oggi, gli abbattimenti si aggirano solo sui 7 mila e 700 capi, ma l’obiettivo dei 50 mila è ancora ben lontano.

Vanno concretamente messi in pratica i provvedimenti presi dalla Regione Piemonte, volti a diminuire significativamente la presenza dei cinghiali sul territorio, che introducono delle deroghe allo svolgimento dell’attività venatoria nell’ambito delle zone di restrizione, così come la possibilità di esercitare l’attività di caccia di selezione nelle ore notturne. In questo senso, inoltre, è urgente semplificare le procedure ed adottare le disposizioni attuative al Piano Regionale di Interventi Urgenti per il controllo della peste suina africana ed il depopolamento nella specie Cinghiale (PRIU), ormai approvato alla fine dello scorso mese di luglio.

“Non va dimenticato, inoltre, che, a fronte dell’aumento dei costi di produzione causato dalla guerra ucraina, vanno rivisti i parametri economici utilizzati per quantificare i danni. Se, infatti, la metodologia introdotta con il provvedimento della Giunta regionale, lo scorso dicembre 2021, poteva essere considerata adeguata in una condizione di normalità, adesso è necessario attualizzarla al mercato di oggi, adeguando anche le perizie già predisposte. Questo va ad aggiungersi alla richiesta di semplificare, nel complesso, le procedure per richiedere l’indennizzo dei danni, procedendo con tempi più rapidi ed agendo nella logica del «tempo reale»”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco.

REGGIO EMILIA, PROPOSTE ALLA REGIONE PER FRONTEGGIARE RIDUZIONE FITOSANITARI

“Di fronte al rischio che corrono centinaia di migliaia di posti di lavoro rispetto alla proposta dell’UE di regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari arrivata da Bruxelles, che mira alla riduzione di oltre la metà dei prodotti chimici in agricoltura, abbiamo redatto una lettera con 12 temi che necessitano approfondimenti attraverso studi e ricerche e l’abbiamo sottoposta all’attenzione dell’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna, Alessio Mammi. Gli ambiti riguardano settori strategici per il comparto agricolo regionale quali l’ortofrutta, la zootecnia, l’apicoltura e la gestione delle risorse idriche. L’esigenza di approfondimento nasce dalle riflessioni che Coldiretti ha avuto modo di portare avanti lungo la tre giorni del Villaggio di Milano, appena conclusa, per fronteggiare le sfide che l’agricoltura ha davanti a sé in termini di difesa”. Lo ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Nicola Bertinelli in riferimento alla proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari arrivata da Bruxelles, che mira alla riduzione di oltre la metà dei prodotti chimici in agricoltura.

“Ridurre così drasticamente la possibilità di ricorrere a sostanze attive senza fornire ai produttori alcuna alternativa significa compromettere il settore ortofrutticolo e lasciare campo libero ai cibi realizzati in laboratorio”, ha continuato Bertinelli che aggiunge “il progresso non sta nel cedere il passo agli interessi delle multinazionali, sommergendo i produttori di burocrazia e penalizzandoli con regolamenti che non tengono conto della congiuntura internazionale. La transizione ecologica – conclude Bertinelli – deve passare dalla ricerca e dal dialogo fra Istituzioni e imprenditori”.

“La drastica proposta dell’Unione Europea” ha detto il Direttore di Coldiretti Emilia Romagna, Marco Allaria Olivieri “di ridurre di oltre la metà l’uso di sostanze chimiche in agricoltura entro il 2030 è un attacco alla nostra agricoltura che è già la più green d’Europa. Coldiretti si è sempre dimostrata estremamente sensibile al tema della sostenibilità, ma è necessario che vengano dati alla ricerca le risorse e il tempo necessari per trovare valide alternative all’uso di questi strumenti che al momento rimangono le uniche armi che abbiamo per far fronte a calamità come quelle che hanno colpito prevalentemente la pericoltura, le patate e i vigneti negli ultimi 4 anni”.

“È importante il fronte salva raccolti di 17 Paesi che si è formato in occasione del Consiglio dei Ministri agricoli Ue per una pausa di riflessione e approfondimento sulla proposta di regolamento sull’uso dei fitosanitari che servono a fermare parassiti e malattie in grado di devastare campi e raccolti” ha proseguito il Presidente Bertinelli che ha aggiunto “auspichiamo che i nostri suggerimenti alla Regione possano essere accolti per lo sviluppo di nuove linee di ricerca e di studio e al contempo ribadiamo la necessità che la ricerca miri a obbiettivi e risultati concreti affinché il comparto agricolo-imprenditoriale possa contare su metodi e strumenti contrastanti le difficoltà e garantire, così, la competitività delle imprese e lo sviluppo di un intero territorio che deriva da comparti strategici per la nostra Agricoltura”.

VERCELLI-BIELLA, FALSO MADE IN ITALY: GORGONZOLA TRA I FORMAGGI PIÙ TAROCCATI

Il valore del cibo contraffatto sale a 120 miliardi di euro

Sale a 120 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo, anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti in occasione della Settimana dell’Anticontraffazione dal ministero dello Sviluppo economico (Mise).

Tra i maggiori taroccatori del Made in Italy ci sono paradossalmente i paesi ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti dove si stima che il valore dell’italian sounding abbia raggiunto i 40 miliardi di euro. Basti pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa, tra cui il Gorgonzola, tipico del Piemonte che, nell’ultimo anno, ne ha prodotto 40 mila tonnellate, circa il 50% della produzione nazionale, sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York. L’industria del falso dilaga anche in Russia per effetto delle sanzioni per l’occupazione dell’Ucraina che hanno portato Putin a decidere l’embargo sui prodotti agroalimentari occidentali e a potenziare l’industria alimentare locale con la produzione di cibi tarocchi.

“Il risultato è che per colpa del cosiddetto italian sounding nel mondo – spiegano il Presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole e il Direttore Luciano Salvadori – oltre due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese. Il contributo della produzione agroalimentare Made in Italy a denominazione di origine alle esportazioni e alla crescita del Paese potrebbe essere nettamente superiore con un chiaro stop alla contraffazione alimentare internazionale.  Deve essere una priorità per la nuova legislatura poiché ponendo un freno al dilagare dell’agropirateria a tavola si potrebbero creare ben 300mila posti di lavoro in Italia”.

VICENZA, BOLLETTE: A TAVOLA UN CONTO DA 650 EURO A FAMIGLIA

I rincari della spesa costeranno alle famiglie 650 euro in più per imbandire la tavola durante l’anno, a causa dell’esplosivo aumento dei costi energetici, trainato dalle bollette del gas. È quanto stima Coldiretti sulla base dei dati Istat sull’inflazione a settembre, che evidenziano un aumento dell’11,5% per i beni alimentari.

Secondo l’analisi Coldiretti, in cima alla classifica dei rincari con un +60,5% ci sono gli oli di semi, soprattutto quello di girasole, che risente della guerra in Ucraina, che è uno dei principali produttori, mentre al secondo posto c’è il burro, in crescita del 38,1% ed al terzo la margarina (+26,5%). Seguono il riso con un +26,4%, spinto anche dal crollo della produzione nazionale a causa della siccità, ed il latte uht (+24,5%), davanti a farina (+24,2%) e pasta (+21,6%), proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti e ingiustificati cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori.  Ma, secondo Coldiretti, crescono del 18,4% e del 18,2% anche lo zucchero ed i gelati, con la verdura fresca a chiudere la top ten degli aumenti a +16,7%, peraltro con un impatto pesante sui consumi di ortofrutta degli italiani.

“Se i prezzi per le famiglie corrono, l’aumento dei costi colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne – denuncia Coldiretti Vicenza – dove più di un’azienda agricola su dieci è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, ma oltre 1/3 del totale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo, per effetto dei rincari, secondo il Crea”.

In agricoltura si registrano, infatti, aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. A spingere i rincari è però anche l’aumento della dipendenza alimentare dall’estero è il fatto che nel 2022 le importazioni di prodotti agroalimentari dell’estero, dal grano per il pane al mais per l’alimentazione degli animali, sono cresciute in valore di quasi un terzo (+29%), aprendo la strada anche al rischio di un pericoloso abbassamento degli standard di qualità e di sicurezza alimentare, secondo l’analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi cinque mesi dell’anno. “Nell’immediato bisogna intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “occorre anche lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali e alle speculazioni.”

NOVARA-VCO, FALSO MADE IN ITALY: GORGONZOLA TRA I FORMAGGI PIÙ TAROCCATI

Sale a 120 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo, anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti in occasione della Settimana dell’Anticontraffazione dal ministero dello Sviluppo economico (Mise).

Tra i maggiori taroccatori del Made in Italy ci sono paradossalmente i paesi ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti dove si stima che il valore dell’italian sounding abbia raggiunto i 40 miliardi di euro. Basti pensare che il 90% dei formaggi di tipo italiano in Usa, tra cui il Gorgonzola, tipico del Piemonte che, nell’ultimo anno, ne ha prodotto 40 mila tonnellate, circa il 50% della produzione nazionale, sono in realtà realizzati in Wisconsin, California e New York. L’industria del falso dilaga anche in Russia per effetto delle sanzioni per l’occupazione dell’Ucraina che hanno portato Putin a decidere l’embargo sui prodotti agroalimentari occidentali e a potenziare l’industria alimentare locale con la produzione di cibi tarocchi.

“Il risultato è che per colpa del cosiddetto italian sounding nel mondo – spiegano il Presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il Direttore Luciano Salvadori – oltre due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese. Il contributo della produzione agroalimentare Made in Italy a denominazione di origine alle esportazioni e alla crescita del Paese potrebbe essere nettamente superiore con un chiaro stop alla contraffazione alimentare internazionale.  Deve essere una priorità per la nuova legislatura poiché ponendo un freno al dilagare dell’agropirateria a tavola si potrebbero creare ben 300mila posti di lavoro in Italia”.

VARESE, BOLLETTE, RINCARI ANCHE PER LA PASTA: PREZZI OLTRE 3 EURO AL KG

Le famiglie italiane spenderanno nel 2022 solo per la pasta quasi 800 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente a causa dei rincari record scatenati dalla guerra in Ucraina e delle distorsioni all’interno delle filiere che impoveriscono le tasche dei cittadini e danneggiano gli agricoltori. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat che fotografa gli effetti dell’aumento dei prezzi del prodotto alimentare più presente sulle tavole degli italiani.

Un conto che – sottolinea la Coldiretti provinciale – grava soprattutto sulle famiglie più povere dove la pasta ha una incidenza più elevata sulla spesa quotidiana. Se a Milano, come a Varese, un chilo di pasta di semola può costare fino a 3,18 euro, a Roma si viaggia sui 3,20 euro, a Bologna siamo a 3,26 euro, a Palermo 2,48 euro al chilo, a Napoli 3,18 euro, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo economico.

L’incidenza del costo del grano sul prezzo di penne e spaghetti è marginale, come dimostra anche l’estrema variabilità delle quotazioni al dettaglio lungo la Penisola mentre quelli del grano sono stabiliti dalle quotazioni internazionali. Un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 47 centesimi al di sotto dei costi di produzione che sono schizzati alle stelle. A livello nazionale si è infatti verificato il crollo dei raccolti fino al -30% con gli agricoltori che hanno dovuto anche affrontare rincari delle spese di produzione che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio con incrementi medi dei costi correnti del 68% secondo elaborazioni Coldiretti su dati del Crea.

Con la forte dipendenza dall’estero la guerra ha dunque moltiplicato – sottolinea la Coldiretti provinciale – manovre speculative e pratiche sleali sui prodotti alimentari aggravando una situazione che vede il nostro Paese dipendente dalle importazioni straniere già per il 44% del grano duro per la pasta.

“Occorre ridurre la dipendenza dall’estero e lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali” afferma il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori nel sottolineare che “serve anche investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento di risposta ai cambiamenti climatici”.

COMO-LECCO, BOLLETTE, RINCARI ANCHE PER LA PASTA: PREZZI OLTRE 3 EURO AL KG

Le famiglie italiane spenderanno nel 2022 solo per la pasta quasi 800 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente a causa dei rincari record scatenati dalla guerra in Ucraina e delle distorsioni all’interno delle filiere che impoveriscono le tasche dei cittadini e danneggiano gli agricoltori. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat che fotografa gli effetti dell’aumento dei prezzi del prodotto alimentare più presente sulle tavole degli italiani.

Un conto che – sottolinea la Coldiretti – grava soprattutto sulle famiglie più povere dove la pasta ha una incidenza più elevata sulla spesa quotidiana. Se a Milano, come a Como e Lecco, un chilo di pasta di semola può costare fino a 3,18 euro, a Roma si viaggia sui 3,20 euro, a Bologna siamo a 3,26 euro, a Palermo 2,48 euro al chilo, a Napoli 3,18 euro, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo economico.

L’incidenza del costo del grano sul prezzo di penne e spaghetti è marginale, come dimostra anche l’estrema variabilità delle quotazioni al dettaglio lungo la Penisola mentre quelli del grano sono stabiliti dalle quotazioni internazionali. Un chilo di grano viene pagato oggi agli agricoltori intorno ai 47 centesimi al di sotto dei costi di produzione che sono schizzati alle stelle. A livello nazionale si è infatti verificato il crollo dei raccolti fino al -30% con gli agricoltori che hanno dovuto anche affrontare rincari delle spese di produzione che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio con incrementi medi dei costi correnti del 68% secondo elaborazioni Coldiretti su dati del Crea.

Con la forte dipendenza dall’estero la guerra ha dunque moltiplicato – sottolinea la Coldiretti – manovre speculative e pratiche sleali sui prodotti alimentari aggravando una situazione che vede il nostro Paese dipendente dalle importazioni straniere già per il 44% del grano duro per la pasta.

“Occorre ridurre la dipendenza dall’estero e lavorare da subito per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali” afferma il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi nel sottolineare che “serve anche investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento di risposta ai cambiamenti climatici”.

CUNEO, CINGHIALI: STAGIONE DELLA CACCIA APERTA, AUMENTARE GLI ABBATTIMENTI

Nessuna scusa è più ammessa ora che è partita la stagione venatoria: incrementare gli abbattimenti dei cinghiali deve essere la priorità. È quanto dichiara Coldiretti Cuneo nel ricordare che, ad oggi, gli abbattimenti sul territorio regionale superano solo i 7.700 capi, con l’obiettivo dei 50.000 ancora ben lontano.

“Va data piena attuazione all’Ordinanza n. 61 del Presidente della Giunta regionale del 31 agosto, sia per limitare l’incidenza dei danni alle produzioni agricole, per i quali si registra una costante crescita e una sempre maggiore condizione di insostenibilità, sia, soprattutto, per evitare la diffusione della PSA e tutelare l’attività delle filiere agroindustriali legate agli allevamenti di maiali che garantiscono reddito, occupazione e indotto, oltre ovviamente a ridurre il rischio di incidenti stradali, visto ancora l’ultimo mortale che si è verificato a Villanova Mondovì nel mese di luglio” evidenzia Enrico Nada, Presidente di Coldiretti Cuneo.

Coldiretti chiede di mettere concretamente in pratica i provvedimenti presi nella nostra Regione, volti a diminuire significativamente la presenza dei cinghiali sul territorio, che introducono la possibilità di esercitare l’attività di caccia di selezione nelle ore notturne. Inoltre, è urgente semplificare le procedure – aggiunge Coldiretti – e adottare le disposizioni attuative al Piano Regionale di Interventi Urgenti per il controllo della Peste Suina Africana e il depopolamento nella specie cinghiale (PRIU), ormai approvato alla fine dello scorso mese di luglio.

Non va poi dimenticato, secondo Coldiretti, che, a fronte dell’aumento dei costi di produzione causato dalla guerra ucraina, vanno rivisti i parametri economici utilizzati per quantificare i danni.

“Se la metodologia introdotta con il provvedimento della Giunta regionale lo scorso dicembre 2021 – spiega Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – poteva essere considerata adeguata in una condizione di normalità, adesso è necessario attualizzarla al mercato di oggi, adeguando anche le perizie già predisposte. Questo va ad aggiungersi alla richiesta di semplificare, nel complesso, le procedure per richiedere l’indennizzo dei danni, procedendo con tempi più rapidi ed agendo nella logica del tempo reale”.

ASTI, CINGHIALI: E’ PARTITA LA NUOVA STAGIONE VENATORIA

Incrementare il numero degli abbattimenti è una priorità

“Nessuna scusa è più ammessa ora che è partita la stagione venatoria: incrementare gli abbattimenti dei cinghiali deve essere la priorità”. E’ convinzione generale, anche, per Coldiretti Asti che torna a ricordare l’obitettivo dei 50mila abbattimenti a livello regionale, contro gli attuali 7mila e 700.

“Va, dunque, data piena attuazione all’Ordinanza n. 61 del Presidente della Giunta regionale del 31 agosto, sia per limitare l’incidenza dei danni alle produzioni agricole, per i quali si registra una costante crescita ed una sempre maggiore condizione di insostenibilità, sia, soprattutto, per evitare la diffusione della PSA e tutelare l’attività delle filiere agroindustriali legate agli allevamenti di maiali che garantiscono reddito, occupazione ed indotto all’Italia, oltre ovviamente a ridurre il rischio di incidenti stradali, – sottolinea il Presidente Coldiretti Marco Reggio, mentre il Direttore Diego Furia ricorda che, per la sola provincia di Asti,  si parla di – oltre 2500 ettari di terreni interessati (tra mais, prati, viti, ortofrutta, ecc.) e oltre 800 richieste di risarcimento presentate ogni anno. A rischio anche la rotazione colturale – .

Vanno concretamente messi in pratica i provvedimenti presi a livello regionale, e volti a diminuire significativamente la presenza dei cinghiali sul territorio, che introducono   deroghe allo svolgimento dell’attività venatoria nell’ambito delle zone di restrizione, così come la possibilità di esercitare l’attività di caccia di selezione nelle ore notturne. In questo senso, inoltre, è urgente semplificare le procedure e adottare le disposizioni attuative al Piano Regionale di Interventi Urgenti per il controllo della peste suina africana ed il depopolamento nella specie Cinghiale (PRIU), ormai approvato alla fine dello scorso mese di luglio.

Non va dimenticato, inoltre, che a fronte dell’aumento dei costi di produzione causato dalla guerra ucraina vanno rivisti i parametri economici utilizzati per quantificare i danni.

“Se la metodologia introdotta con il provvedimento della Giunta regionale (lo scorso dicembre 2021) poteva essere considerata adeguata in una condizione di normalità, adesso è necessario attualizzarla al mercato di oggi, adeguando anche le perizie già predisposte – chiosano Reggio e Furia. – Questo va ad aggiungersi alla richiesta di semplificare, nel complesso, le procedure per richiedere l’indennizzo dei danni, procedendo con tempi più rapidi ed agendo nella logica del tempo reale”.

Appuntamenti

LAZIO, ARRIVA OLIO DELL’IMPERATORE ADRIANO

Con raccolta e spremitura dal vivo delle oliveDomani mercoledì 5 ottobre, ore 9.30, arriva l’olio dell’Imperatore Adriano direttamente dall’ulivo secolare Albero Bello di Villa Adriana a Tivoli con la partecipazione di Andrea Bruciati, direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este – VillÆ, del Presidente di Unaprol, David Granieri, del Responsabile olio Coldiretti, Nicola Di Noia, di Sara Paraluppi, Direttore Coldiretti Lazio, Enzo Perri, Direttore del Crea/Ofa.

Coldiretti Lazio e Unaprol, con i tecnici di OP Latium, avvieranno la raccolta delle olive con la seguente molitura con un frantoio installato per l’occasione tra i resti di Villa Adriana.

 Lo studio di olivi plurisecolari come l’Albero Bello di Villa Adriana è importante non solo per la tutela della pianta, ma anche per esplorare e ricercare caratteri utili per la resistenza agli stress climatici delle piante, per il comportamento produttivo, per la versatilità nei confronti delle esigenze di intensificazione sostenibile della coltivazione dell’ulivo e per migliorare le caratteristiche salutistiche dei prodotti.

LIGURIA, FEDERPENSIONATI: GIOVEDÌ 6 OTTOBRE A IMPERIA LA FESTA REGIONALE

Avrà luogo giovedì 6 ottobre a Imperia l’annuale appuntamento dei pensionati di Coldiretti Liguria, pronti a riunirsi dalle quattro province della nostra regione per una giornata di festa, in occasione della quale affrontare insieme anche importanti tematiche legate al mondo degli anziani. Per l’occasione, i nostri pensionati verranno accolti nel capoluogo di provincia ponentino dal Presidente di Federpensionati Liguria, Angela Romaggi, dal Presidente di Coldiretti Liguria, Gianluca Boeri, dal Delegato Confederale, Bruno Rivarossa, e da Direttori e Dirigenti delle varie Federazioni provinciali.

Come da tradizione, la giornata di festeggiamenti si aprirà con la Santa Messa officiata presso il Duomo di San Maurizio, a Imperia, da Monsignor Guglielmo Borghetti, proseguendo poi con un saluto della Dirigenza di Coldiretti Liguria e con un conviviale pranzo presso il Ristorante San Matteo di San Bartolomeo al Mare, dove sarà altresì possibile avere un momento di confronto sui temi più attuali riguardanti i pensionati: da salute e prevenzione all’importanza di assicurargli pensioni adeguate.

Non è un segreto: la Liguria è la regione italiana con la più alta percentuale di over 65 (436.284 al 2021, Fonte: Istat), pari al 28,73% dei residenti, il 54,57% dei quali (238.100 al 2021, Fonte: Istat) ultra 75enni e ben 737 ultra centenari. “La Giornata del pensionato – spiega la Presidente di Federpensionati Liguria, Angela Romaggi – è la festa dedicata a coloro che, con duro lavoro, hanno aperto la strada per la moderna agricoltura e pesca, diventando degli esempi importanti per le nuove generazioni. Non a caso, proprio durante l’ultimo Villaggio Coldiretti, andato in scena a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre scorsi, coloro che hanno vissuto in campagna e sono cresciuti in situazioni sicuramente più difficili e meno agiate hanno messo a disposizione delle nuove generazioni una serie di consigli e accorgimenti importanti per affrontare un momento di drammatica difficoltà come quello attuale, svelando i segreti della tradizione rurale per affrontare la crisi a tavola e non solo. In Liguria il nostro impegno nei confronti dei pensionati coltivatori diretti che rappresentiamo è importante, poiché essi sono figure che, anche dopo il pensionamento, rimangono una risorsa insostituibile per la famiglia e le imprese che, in molti casi, hanno loro stessi fondato”.

“In Liguria i pensionati che provengono dal mondo agricolo e ittico sono l’emblema del cosiddetto invecchiamento attivo – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria, Gianluca Boeri, e il Delegato Confederale, Bruno Rivarossa – dal momento che hanno alle spalle l’esperienza di una vita e ancora molto da offrire. I nostri anziani restano sempre una grandissima risorsa per la regione, sia per il ruolo che svolgono nella società che per la loro operatività costante e per la funzione di consiglieri che hanno nelle nuove scelte imprenditoriali”.

VENETO, FATTORIE DIDATTICHE APERTE

Laboratori del cibo, pet therapy, escursioni con gli animali, giochi sull’aia e tanto altro da scoprire cercando la fattoria didattica preferita iscritta nell’elenco della Regione del Veneto che organizza la giornata aperta Domenica, 9 Ottobre prossimo. Coldiretti Veneto aderisce attraverso gli operatori agricoli e le loro aziende abilitate che per onorare l’appuntamento offriranno un programma creativo per grandi e piccini. L’evento abbinato al progetto SEMI’NSEGNI promosso da Donne Impresa – spiega Chiara Bortolas presidente regionale delle imprenditrici agricole – rappresenta la possibilità concreta di saldare un rapporto tra scuola e agricoltura per uno sviluppo culturale delle nuove generazioni aperto alla natura attraverso la presentazione di modelli d’impresa solidali ed ecosostenibili. L’iniziativa che è il fiore all’occhiello delle attività del movimento femminile – continua Bortolas – ed è un tributo alla qualità della vita perché parlando ai bambini oltre ad insegnare si imparano stili, gusti e diete. Una situazione che tutte le agricoltrici osservano con attenzione aggiungendo al percorso formativo anche elementi innovativi, studiati ad hoc per ogni intervento in campo e in classe. Non è semplice diventare “maestro di campagna” per questo la struttura e lo staff di Coldiretti Veneto– giovani, senior, produttori di Campagna Amica – si sono preparati per affrontare i vari contenuti investendo il loro tempo in questa missione, con dedizione e strumenti di lavoro, anche semplici, che sono espressione di un grande impegno verso la società tutta.

MANTOVA, VIVAISMO, A CANNETO DUE GIORNI SUL “VERDE DEL FUTURO”

Il distretto florovivaistico “Plantaregina” di Canneto sull’Oglio affronta il futuro del verde attraverso due giorni di incontri e convegni di approfondimento, in programma al teatro comunale Mauro Pagano nei giorni 6 e 7 ottobre.

In particolare, giovedì 6 ottobre (ore 9:30-13) sarà presentato “Il libro bianco del Verde – edizione 2022”, con un focus dedicato al rapporto fra la salute e il verde. L’apertura dei lavori sarà affidata al sindaco Nicolò Ficicchia, al presidente del Distretto Plantaregina Paolo Arienti e al presidente dell’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali, Claudio Leoni.

Venerdì 7 ottobre (ore 9:30-12:30), riflettori accesi sulle “Pratiche commerciali sleali e soccida vegetale”. Dopo i saluti del sindaco Nicolò Ficicchia e del Distretto Plantaregina Paolo Arienti prenderanno la parola Lorenzo Bazzana (responsabile Ufficio Florovivaismo di Coldiretti nazionale) e Nada Forbici (presidente Assofloro) con una relazione su “Il rischio pratiche commerciali sleali nella filiera florovivaistica”.

A seguire l’intervento di Sandro Garrò (responsabile Ufficio Fiscale e Tributario di Coldiretti Mantova) dedicato ai “Profili civilistici e fiscali del contratto di soccida vegetale e sue differenze con il contratto di compartecipazione agraria”.

Le conclusioni saranno affidate al direttore di Coldiretti Mantova, Erminia Comencini.

RAVENNA, UNA NUOVA DOMENICA D’AUTUNNO AL PARCO PER TUTTA LA FAMIGLIA

Dopo il successo della prima domenica d’autunno al Parco Teodorico, nuovo appuntamento il 9 ottobre dedicato al buon cibo, alla natura e al relax.

L’evento, gratuito e per tutta la famiglia, è come sempre promosso da Cooperativa San Vitale e Ristoro Teodorico in collaborazione con Coldiretti Ravenna e Campagna Amica.

Domenica il Ristoro Teodorico proporrà dalle 12 un pranzo contadino dedicato ai sapori autunnali e in particolare ai funghi con un menù a Km 0 realizzato con i prodotti a filiera corta ed origine garantita degli agricoltori locali aderenti alla rete Campagna Amica (info e prenotazioni al 342 0781133).

Oltre che ingrediente principale del menù contadino proposto per il pranzo, i funghi, saranno in vendita presso il piccolo Mercatino di Campagna Amica. Per i più piccoli, dalle ore 10.30, ci saranno intrattenimenti con Tatafata (truccabimbi, tatuaggi e bolle di sapone.

Informazioni: FB Campagna Amica Ravenna oppure www.ravenna.coldiretti.it

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