COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 30 settembre 2019

30 Settembre 2019
News La Forza del Territorio del 30 settembre 2019

Primo piano

 

SARDEGNA

IL PECORINO ROMANO È UNO DEI FORMAGGI PIÙ IMITATI AL MONDO

Il Pecorino Romano è uno dei formaggi più imitati al mondo. I principali imitatori sono gli Stati Uniti dove appena l’1% in quantità dei formaggi di tipo italiano consumati ha in realtà un legame con la realtà produttiva tricolore mentre il resto è realizzato sul suolo americano. 

Il formaggio trasformato con circa il 60 per cento del latte prodotto in Sardegna che determina il prezzo da pagare ai pastori, solo negli Stati Uniti è prodotto, con latte di vacca, per quasi le stesse quantità di quello autentico certificato Dop trasformato in Sardegna: 260.000 quintali contro i 92.000 quintali esportati (autentico).

E mentre ci si accapiglia per le sovrapproduzione di 70mila quintali in più di Pecorino romano Dop che hanno determinato il blocco del mercato per saturazione (in media il mercato ne assorbe 270mila quintali) e su come strutturare il piano di produzione dello stesso pecorino, le imitazioni invadono il mercato, con tarocchi che non solo non hanno nulla a che fare con l’autentica produzione sarda, prodotta secondo un disciplinare, ma addirittura lo si fa con latte di mucca ed in qualche caso abbiamo dovuto subire anche l’onta di vederlo commercializzato con una etichetta che riportava in primo piano la foto di una mucca sorridente (in Cina).

I principali imitatori sono gli Stati Uniti (in particolare negli Stati del Wisconsin, California e New York) dove appena l’1% in quantità dei formaggi di tipo italiano consumati ha in realtà un legame con la realtà produttiva tricolore mentre il resto è realizzato sul suolo americano.

E non a caso è il principale mercato di sbocco all’estero del pecorino e del Fiore sardo tanto che finiscono negli Usa quasi 2 pezzi su 3 del famoso formaggio esportato dall’Italia.

Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati spediti nel mondo oltre 100mila quintali di Pecorino con un aumento del 34% in volume e del 17,6% in valore rispetto allo scorso anno.

Le imitazioni del pecorino nostrano con prodotti cosiddetti “italian sounding” riguardano in realtà diversi continenti. Dal Romano cheese degli Stati Uniti, anche già grattugiato o in mix con il parmesan, al pecorino Friulano del Canada dove si vendono anche il Crotonese e il Romanello, tutti rigorosamente fatti da latte di mucca come il Sardo argentino o il Pecorino cinese.

Come mostrato qualche anno fa dalla Coldiretti esiste anche il kit per la produzione casalinga del Romano venduto da una ditta inglese a circa 120 euro e che contiene recipienti, colini, garze, termometri, piccole presse oltre a lipasi ed altre polveri attraverso le quali è possibile realizzare una chiara contraffazione.

E non è quindi un caso neppure il fatto che – continua la Coldiretti – siano proprio gli industriali del falso formaggio made in Italy negli Usa a spingere affinchè il presidente degli Stati Uniti Donald Trump attui le minaccia di dazi anche su questi prodotti provenienti dall’Europa.

Il diffondersi di imitazioni in tutti i Continenti toglie spazi di mercato ai simboli del Made in Italy in generale e al pecorino nel caso particolare, trainata da un’industria del tarocco che i dazi rischiano di rendere sempre più fiorente e che ha paradossalmente i suoi centri principali nei paesi avanzati, a partire dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia al Sudamerica.

“L’Italian Sounding è un fenomeno in continua crescita che penalizza oltremodo produttori di cibo buono e apprezzato dal mercato – sottolinea il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba –. I pastori non sono esenti da questo fenomeno. Il Pecorino romano è infatti apprezzato in tutto il mondo, è il pecorino più esportato d’Europa e come ci dimostrano i dati è in crescita nelle vendite. Purtroppo il settore è circondato da troppi speculatori lungo tutta la filiera che rosicchiano tutto il valore aggiunto che potrebbe derivare da un prodotto figlio di un saper fare millenario, con il rispetto del benessere animale e del territorio. Ci ritroviamo invece a vivere il paradosso di pastori che oggi producono in perdita”.

“Non è esente da colpe neppure il fatto che il comparto sia malato, diviso a tutti i livelli, sia orizzontalmente che verticalmente e senza una chiara visione politica che fino ad oggi è mancata nel ruolo di fare sintesi e dare forza al mercato per un lato nel programmare e dall’altro nel mozzare tutti gli speculatori e i parassiti che ronzano attorno al sistema lattiero caseario – evidenzia il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. La mancanza di opacità interna, l’assenza di dati condivisi, le troppe e innumerevoli divisioni ci costringono da anni a lotte interne ad una filiera, che come ci dimostra quotidianamente l’accordo con Biraghi, se marciasse unito porterebbe a risultati soddisfacenti per tutti e ci consentirebbe di lavorare uniti per difenderci dalle imitazioni, da nemici esterni molto forti che in questo modo hanno anche gioco facile”.

 

 

Dal territorio

 

BRESCIA, VINO: COLDIRETTI, BENE NUOVE LINEE GUIDA REGIONALI SU FINANZIAMENTI 

Bene l’intervento di Regione Lombardia che introduce le linee guida per i finanziamenti del settore vitivinicolo, settore in continuo sviluppo che investe molto nell’innovazione e rappresenta un comparto trainante per l’economia locale. Questo il commento di Coldiretti Brescia in occasione delle riforma sulle regole di finanziamento di Regione Lombardia che prevede azioni a sostegno dello sviluppo delle imprese vitivinicole per agevolare sempre più le aziende nel loro quotidiano lavoro e nell’aumento della competitività produttiva.

I soggetti ammissibili a contributo sono le micro, piccole e medie imprese agricole e di trasformazione e le grandi imprese che occupano meno di 750 persone con fatturato inferiore a 200 milioni di Euro

Le principali azioni previste nell’ambito della Misura Investimenti sono le seguenti:

– nuova costruzione, ristrutturazione, restauro o risanamento conservativo di fabbricati adibiti alla trasformazione, alla commercializzazione o vendita diretta, a magazzini, a sale di degustazione e a uffici aziendali

– realizzazione di impianti e acquisto di dotazioni fisse per la produzione, lavorazione e conservazione o per la trasformazione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti vinicoli

– Acquisto di recipienti per l’affinamento del vino

– Acquisto di macchine e/o attrezzature mobili innovative

– Allestimento di punti vendita al dettaglio

– Allestimento di sale degustazione

– Dotazioni utili per l’ufficio

– Creazione e aggiornamento di siti internet dedicati all’e-commerce.

L’importo complessivo delle spese ammissibili non può essere inferiore a 5.000 euro né superiore a 200.000, pena la non ammissibilità della domanda.

Il contributo massimo concedibile è pari al 40% della spesa ammissibile per le micro, piccole e medie imprese agricole e di trasformazione e pari al 20% per le grandi imprese L’operazione può avere durata annuale o biennale.

La produzione di uva in Franciacorta precisa Coldiretti provinciale – è di 260.000 quintali a ettaro, nella zona del Lugana 213mila e nell’area della Valtenesi è di 52.000 quintali a ettaro. Per quanto riguarda le superfici, invece, in Franciacorta ci sono 3.229 ettari tra Franciacorta DOCG (Chardonnay 81%, Pinot nero 15%, Pinot bianco 3%, Erbamat 1%) e Curtefranca DOC, nella zona del Lugana ci sono 2.217 ettari, 1.000 ettari nella zona Valtenesi e Garda bresciano, 100 a Capriano del Colle, 36 a Botticino, 22 in Valcamonica e 10 a Cellatica.

Le bottiglie prodotte si attestano a oltre 18 milioni in Franciacorta, 2 milioni come Curtefranca, 17 milioni nella zona del Lugana, oltre 5 milioni tra Valtenesi e Garda bresciano, e circa 1 milione e mezzo tra Capriano del Colle, Botticino, Vallecamonica e Cellatica, tutto vini con denominazione. 

 

FORLI’-CESENA, LOTTA ALLA CIMICE ASIATICA, GASOLIO AGRICOLO E STOP AUMENTO IVA 

Dall’impegno ad evitare qualsiasi intervento sul gasolio agricolo e sulla fiscalità in agricoltura, alla collaborazione per contrastare i cambiamenti climatici e la cimice asiatica, flagelli dei nostri campi dove negli ultimi 20 anni sono spariti una pianta da frutto su quattro. Queste le richieste che Coldiretti ha ribadito dal palco del Villaggio Contadino di Bologna, evento che nel weekend ha richiamato nel cuore della città felsinea oltre 600mila persone, giunte a migliaia dalla provincia di Forlì-Cesena. Appelli raccolti dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dal Ministro all’Agricoltura Teresa Bellanova e dal collega allo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, tutti ospiti dell’evento conclusosi ieri.

Dai rappresentanti delle Istituzioni sono giunte rassicurazioni importanti su questi temi vitali per la nostra agricoltura, risposte che il ‘popolo della campagna’, dopo aver abbandonato i campi raggiungendo il cuore di Bologna per far sentire la propria voce, attendeva con ansia, anche perché in vista c’è il varo della nota di aggiornamento al Def, la manovra economica, da parte del Consiglio dei Ministri. L’auspicio, ora, è che il l’Esecutivo abbandoni ogni ulteriore ipotesi di aumento dell’Iva sui prodotti alimentari, per non cadere in una pericolosa fase di recessione che andrebbe a deprimere ulteriormente i consumi delle famiglie.

Di etichettatura da estendere a tutti i prodotti, sia per tutelare i consumatori che per valorizzare e difendere il lavoro che generazioni di aziende agricole si tramandano, contribuendo tra l’altro a fare dell’agricoltura italiana la più green e sana d’Europa e del mondo, si è parlato anche con il leader della Lega Matteo Salvini che si farà portavoce di quella che ha definito “una giusta battaglia per la trasparenza e contro la concorrenza sleale” sia in Parlamento che a Bruxelles.

Ai dibattiti istituzionali, durante la tre giorni, si sono alternati anche momenti formativi con workshop su alimentazione e salute promossi da Donne Impresa, il movimento femminile di Coldiretti guidato a livello provinciale da Lisa Paganelli, imprenditrice zootecnica che a Bologna ha presentato il laboratorio dedicato all’agricoltura simbiotica. Centinaia, inoltre, i bambini delle scuole materne ed elementari della nostra provincia che hanno ‘colorato’ l’Agriasilo del Villaggio imparando, grazie ai tutor delle fattorie didattiche, come creare un piccolo orto e stupendosi davanti alla grande Arca di Noè dove hanno ammirato i tanti animali salvati dall’estinzione grazie al lavoro dei nostri allevatori. Decine i giovani imprenditori agricoli di Forlì-Cesena che sotto la guida del Delegato provinciale Andrea Alessandri, all’interno del ‘Villaggio delle Idee’, si sono confrontati con i colleghi giunti da tutta Italia sui temi dell’innovazione e sostenibilità in agricoltura. Spazio anche alle ricette contadine a Km0 con i visitatori che hanno potuto scoprire come cucinare i piatti della nonna andando a scuola direttamente dagli agrichef arrivati dalla Romagna: Fabio Della Chiesa dell’agriturismo Punto Zero di Cesena, Katia Sandri e Fabiola Zannoni del Campo Rosso di Civitella, Vittorina Gabellini della Fattoria della Bilancia di San Giovanni in Marignano e Giovanna Polloni de I Filari di Casalbono di Cesena.

Tante anche le eccellenze della nostra campagna in vendita nella grande area mercato di Campagna, dai ceci neri coltivati a Cesena, al Raviggiolo biologico dell’Appennino forlivese e ancora le farine di grani antichi e farro macinate a pietra e il pesce al cartoccio di Cesenatico.

 

PIEMONTE, BOOM DI CONSERVE PER L’INVERNO CON IL MEGLIO DEL MADE IN PIEMONTE 

Marmellate di frutta, antipasto piemontese, verdure sott’olio e conserve di pomodoro: in Piemonte grande ritorno del fai da te in cucina che, a livello nazionale, ha coinvolto milioni di italiani i quali hanno deciso di seguire i consigli dei nonni e mettersi al lavoro tra matterelli, pentole e vasetti nella preparazione di conserve “sovraniste” fatte in casa per garantirsi una alimentazione più genuina, naturale e 100% nazionale. È stata, infatti, presentata nella giornata conclusiva del Villaggio contadino di Bologna, dove nei tre giorni ci sono state oltre duemila presenze dal Piemonte, l’indagine Coldiretti/Ixe’ sulla nuova passione degli italiani.

Al primo Cooking Show sovranista sono stati svelati i segreti del fai da te con dimostrazioni pratiche con il contributo degli agrichef nella preparazione della passata di pomodoro, delle marmellate di frutta fino ai sott’olii e ai sottaceti.

In Piemonte si usa, fin dai tempi antichi, mettere sotto vetro fiumi e monti, boschi e pianure, fino ai prodotti di lago. Dalla trota salmonata alla tinca gobba dorata del Pianalto DOP, dai funghi alle castagne, dalla composta di marroni e marron glacé, dalla mostarda di mele e mostarda d’uva agli asparagi fino ai peperoni sottaceto, dalla confettura di sambuco alla conserva di petali di rosa canina, senza dimenticare la bagna caoda.

“Sempre più attenzione alla cucina, ma in particolare alle tradizioni per portare in tavola davvero prodotti genuini ed evitare di consumare, soprattutto durante l’inverno, cibi surgelati o provenienti dall’estero che hanno dovuto percorrere migliaia di chilometri per raggiungere le nostre case – commentano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale – E’ fondamentale, però, portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine su tutti quegli alimenti ancora anonimi, a partire proprio dai trasformati. I consumatori fanno sempre più caso ed è corretto dar loro la possibilità di scegliere in maniera consapevole. Per chi non è molto avvezzo alle preparazioni casalinghe, può trovare gustosi prodotti e conserve nei punti vendita aziendali e nei mercati di Campagna Amica, diffusi su tutto il nostro territorio in maniera capillare”.

 

PUGLIA, XYLELLA: REIMPIANTI NEGATI ANCHE SU AREE SENZA VINCOLI 

Reimpianti negati in provincia di Lecce anche nelle aree senza vincoli paesaggistici, dove la burocrazia ostacola la rigenerazione del Salento e si appiglia anche ai coni d’ombra e ai sesti d’impianto, rende noto Coldiretti Puglia. “La situazione ha assunto toni grotteschi con un eccesso di competenza palesata anche dalle Commissioni Paesaggio che iniziano ad interessarsi anche delle aree libere da vincoli paesaggistici ed entrano nel merito dei coni d’ombra, imponendo sesti d’impianto come se avessero competenze agronomiche. In Salento lo scenario è esplosivo, con i ritardi e i rimpalli di responsabilità a cui gli agricoltori assistono da 6 anni. Il ministro Bellanova deve intervenire subito, supportata adeguatamente dalla struttura tecnica, per ridare libertà imprenditoriale alle imprese agricole e consentire agli agricoltori di espiantare e reimpiantare, anche diversificando le colture, per ridare al Salento prospettive e ricchezza, restituendogli il volto bello che sta perdendo”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

La burocrazia continua a confermarsi il più forte alleato della Xylella, mentre il Salento muore – insiste Coldiretti Puglia – con i reimpianti in provincia di Lecce, nell’area infetta da Xylella fastidiosa, che procedono col contagocce, dove sono stati reimpiantati solo 300 ettari con circa 120mila piante resistenti, di cui il 45% di varietà Leccino e il 55% di Favolosa.

“Non bastavano le aree a vincolo paesaggistico dove, per una fanta interpretazione del Decreto Emergenze, gli agricoltori non possono ancora reimpiantare. Ora le Commissioni Paesaggio si vestono di autorità e di eccesso di competenza anche rispetto ai coni d’ombra, rigettando le domande o obbligando al reimpianto di massimo 400 piante di ulivo, bloccando ancora una volta e per l’ennesima volta la ripartenza del Salento”, insiste con durezza il presidente di Coldiretti Lecce, Gianni Cantele.

Coldiretti ricorda che il Decreto Emergenze, introducendo l’art. 8 ter, ha previsto che gli interventi di estirpazione di olivi nelle zone infette da Xylella fastidiosa, previa comunicazione alla regione, possono essere effettuati in deroga a quanto disposto dagli articoli 1 e 2 del decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475, e ad ogni disposizione vigente anche in materia vincolistica nonché in esenzione dai procedimenti di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica, di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e dal procedimento di valutazione di incidenza ambientale.

“Del resto assistiamo ad un singolare e sconcertante scambio di competenze – continua Cantele – tra l’Assessorato all’agricoltura e la Soprintendenza che sta prescrivendo, oltre al parere paesaggistico, l’obbligo del reimpianto di analogo numero di piante da abbattere al sesto di impianto di m. 10 x 10 con l’impiego di varietà Leccino nell’area infetta della provincia di Lecce. Evidentemente ignora che la varietà Leccino, non essendo autofertile, ha bisogno necessariamente di un’altra cultivar che funga da impollinatore. Quindi, ne deriva che l’agricoltore non può avere l’obbligo di realizzare un reimpianto solo con varietà leccino”.

E’ a rischio l’intera filiera olivicola salentina – dice Coldiretti Puglia – con gli agricoltori senza reddito da 6 anni, milioni di ulivi secchi, frantoi svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia, 5mila posti di lavoro persi nella filiera dell’olio extravergine di oliva, con un trend che rischia di diventare irreversibile se non si interviene con strumenti adeguati per affrontare dopo anni di tempo perduto inutilmente il ‘disastro colposo’ nel Salento.

“Con il Decreto Emergenze, che non può e non deve in nessun modo essere vanificato da ulteriori ritardi, scaricabarile e timidezze regionali – aggiunge Cantele – devono essere superati tutti gli ostacoli della burocrazia che finora ha fatto più danni della malattia.  Ci sono domande di espianto presentate anche 10 mesi fa, a dicembre 2018, le più recenti ad aprile, tutte rispedite al mittente dalla Sovrintendenza di Lecce, perché depositate con procedura semplificata, con la richiesta di ripresentarle con procedura ordinaria”.

Oltre alla perdita di mesi di tempo e all’aggravio dei costi con la procedura ordinaria le domande passano al vaglio della Commissione locale per il paesaggio, chiamata a valutare anche tutte le pratiche edilizie. Dopo anni di errori, incertezze e scaricabarile abbiamo bisogno di un impegno risoluto – conclude il presidente Cantele – per salvare la filiera dell’olio extravergine di oliva, consentendo agli agricoltori di espiantare e reimpiantare sbrurocratizzando le procedure così come previsto dal Decreto Emergenze, sostenendo i frantoi salentini in grave crisi di liquidità, a partire dalla moratoria sui mutui e all’integrazione al reddito, accompagnandoli nel percorso di dismissione parziale o totale degli impianti e nella riconversione eventuale delle attività”.

Determinante il piano per la rigenerazione dell’olivicoltura nella zona infetta da Xylella – conclude Coldiretti Puglia – con l’istituzione di un fondo per la realizzazione di un Piano straordinario per la rigenerazione olivicola del Salento, con una dotazione pari a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, in stretta correlazione con il Piano anti Xyella, approvato in Conferenza Stato – Regioni il 13 febbraio scorso.

 

RIMINI, IN SCOOTER CONTRO CINGHIALE: “RISCHIO AGRICOLTURA SICUREZZA SOCIALE 

Dopo l’ennesimo incidente stradale provocato da cinghiali, Coldiretti Rimini torna a chiedere una riforma radicale della gestione faunistico/venatoria. “Quanto avvenuto venerdì scorso, con uno scooterista di Verucchio uscito illeso solo per miracolo da un violentissimo scontro con un grosso esemplare di ungulato – afferma il Presidente di Coldiretti Rimini Guido Cardelli Masini Palazzi – non fa che confermare l’escalation dei danni, dei sinistri stradali e delle aggressioni provocati dalla fauna selvatica. Purtroppo ormai – prosegue – siamo costretti a convivere quotidianamente con i rischi e pericoli legati alla incontrollata proliferazione dei selvatici, dai lupi ai cinghiali”. Bastano alcuni numeri per comprendere come ormai la situazione sia sfuggita di mano: quello dei cinghiali, ad esempio, è raddoppiato negli ultimi dieci anni in Italia, raggiungendo un milione di capi e superando le 100 mila unità nella nostra Emilia Romagna, con una diffusione che ormai si estende dalle campagne alle città. Non sono a rischio solo le coltivazioni – denuncia ancora il Presidente Coldiretti – che pure soffrono pesantemente questa, che come quella dei lupi, è una vera e propria calamità. Oggi, come abbiamo più volte denunciato – continua Cardelli Masini Palazzi – è la sicurezza lungo le strade e quindi la sicurezza sociale che è chiaramente sotto minaccia”.

“Già da tempo – aggiunge il Direttore Coldiretti Rimini Anacleto Malara – abbiamo denunciato questa situazione intollerabile, lanciando un appello diretto alle istituzioni regionali e locali chiedendo a gran voce provvedimenti urgenti e necessari alla tutela della sicurezza stradale, delle produzioni agricole e zootecniche locali, ormai totalmente alla mercé di cinghiali e selvatici”. Dinanzi a tale situazione gli agricoltori di Coldiretti auspicano da parte delle istituzioni pronti interventi a partire da una riforma della disciplina in materia di pianificazione/gestione degli animali selvatici che punti ad adeguate azioni di riduzione della densità faunistica tale da ripristinare condizioni di tutela delle imprese agricole e di garanzia dell’indispensabile presenza degli allevatori e coltivatori a tutela del territorio. Con questo passo – ricorda ancora il Direttore – saranno automaticamente ridotti anche i rischi in materia di sicurezza stradale”.

Ormai, conclude il Vice Direttore Giorgio Ricci – non è più solo una questione di risarcimenti perché l’invasione dei selvatici è diventato un fatto di perduta garanzia del diritto all’esercizio di impresa, di diritto alla sicurezza degli automobilisti e della vita nelle campagne. Occorre dunque intervenire seriamente per controllarne la diffusione mediante efficaci e applicabili politiche di controllo”.

 

BRESCIA, DEPURATORE DEL GARDA: COLDIRETTI E AIB SOSTENGONO PROGETTO DI ACQUE 

Associazione Industriale Bresciana e Coldiretti Brescia sosterranno Acque Bresciane nella realizzazione del depuratore del Garda. Le due associazioni di categoria hanno visionato il progetto di fattibilità tecnico-economica messo a punto dalla società di gestione del servizio idrico integrato e ribadito il loro appoggio al Board di Acque Bresciane presieduto da Gianluca Delbarba, che al suo interno vede inoltre la presenza del Consigliere Mario Bocchio, Presidente di Garda Uno, società che prima della nascita del gestore unico si occupava del ramo idrico gardesano su sponda bresciana.

Come certificato dal programma – reso pubblico nel mese di agosto sul portale dell’ATO –, sta per iniziare l’iter autorizzativo necessario affinché l’opera di nuovo collettamento del Garda possa finalmente prendere avvio, mettendo in sicurezza il prezioso bacino lacustre bresciano.

L’opera gode di un importante cofinanziamento di 100 milioni di euro sul progetto complessivo di 230 milioni, previsto dall’accordo di programma firmato – nel dicembre 2017 – da Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, ATO Brescia.

“È fondamentale non perdere ulteriore tempo in questa iniziativa portata avanti da un importante territorio bresciano come il Lago di Garda, che sul turismo costruisce la propria economia, creando posti di lavoro e numerose opportunità anche per i giovani – commenta Giuseppe Pasini, Presidente di AIB –. Un discorso valido, a maggior ragione, in considerazione del lungo iter e dei passaggi autorizzativi necessari all’avvio dell’opera: il rischio, viceversa, è quello di perdere il finanziamento straordinario previsto dall’accordo del 2017. Per questo motivo AIB sostiene il progetto di Acque Bresciane, che ha evidenziato dati ambientali positivi a tutela del bacino gardesano”.

“Si tratta di un progetto determinante per il territorio gardesano – afferma Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti –: è fondamentale portare a termine l’opera, che gode di finanziamenti importanti da non sprecare, per dare la giusta valorizzazione a un territorio unico nel suo genere, con un’importante biodiversità e delle eccellenze agroalimentari da tutelare e far conoscere al mondo intero”.

Nota sul depuratore del Garda

L’accordo di Programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia, ATO Brescia e ATO Verona è stato sottoscritto nel dicembre 2017, e prevede un cofinanziamento di 100 milioni di euro su un progetto complessivo di 230 milioni di euro.

Nel corso del 2018, l’ipotesi di costruzione del depuratore è passata da Visano alla nuova localizzazione individuata di Gavardo e Montichiari: la soluzione consente di unire gli sforzi economici e tecnici tra Acque Bresciane e A2A Ciclo Idrico, poiché il progetto si attuerebbe su impianti già esistenti, ampliandoli, e quindi di diminuire l’impatto finanziario sul piano tariffario di Acque Bresciane

Nei primi mesi del 2019 Acque Bresciane è stata costretta a effettuare importanti interventi sulle condotte sublacuali gardesane (ormai quarantennali), in particolare su quella Toscolano-Torri del Benaco che, per essere messa in sicurezza, ha necessitato di un’azione straordinaria da circa 2 milioni di euro, un mese di lavoro, camere iperbariche e lavori alla profondità record di 200 metri. La presenza di un unico impianto e di un unico schema di collettamento consentirebbe la riduzione dei rischi autorizzativi e cantieristici.

Inoltre, nel maggio 2019, la Direzione Generale territorio e protezione civile prevenzione rischi naturali e risorse idriche di Regione Lombardia ha trasmesso una relazione sullo stato ecologico del Lago di Garda, le cui conclusioni confermano l’esigenza di non prevedere scarichi depurati a lago, ed escludendo dunque ulteriori ipotesi alternative: un segnale importante sul delicato stato ecologico in cui versano le acque del Lago. Un ulteriore dato da non sottovalutare, e utile per la questione ubicativa, è la presenza di numerose “prese a Lago” per uso acquedottistico, sia nel golfo di Salò, sia lungo tutta la costa sino a Peschiera.

La realizzazione di un unico impianto permetterebbe quindi la dismissione della condotta sub lacuale Toscolano-Torri del Benaco (con l’immediato miglioramento gestionale dello schema di collettamento sponda veronese e dell’impianto di Peschiera), la valorizzazione e il riutilizzo delle acque depurate in agricoltura (secondo la direttiva UE 2000/60/ce e la proposta di regolamento UE per il riutilizzo dell’acqua com/2018/337), il miglioramento della qualità degli scarichi esistenti nel bacino del fiume Chiese, considerando la scarsa disponibilità di acqua del suddetto bacino e le relative problematiche ad esso collegate, nonché la possibilità di rispondere in maniera adeguata al fabbisogno idrico nei periodi di irrigazione; le peculiarità architettoniche e paesaggistiche del progetto si inserirebbero così in un contesto naturale, integrando positivamente la ricettività dell’area (creazione di un parco fluviale, percorsi didattici) e minimizzando l’impatto della limitrofa zona industriale.

 

 

LIGURIA, PORTARE L’ESTATE NEL CUORE DELL’INVERNO CON CONSERVE MADE IN LIGURIA 

Si è iniziato a luglio con le acciughe sotto sale del mar Ligure e le classiche marmellate di fichi e frutti di bosco, per proseguire fino all’autunno con le conserve di frutta e verdura locale, passata di pomodoro e funghi sott’olio: anche in Liguria si sta assistendo ad uno storico ritorno del fai da te in cucina, che, a livello nazionale, ha coinvolto milioni di italiani i quali hanno deciso di seguire i consigli dei nonni e mettersi al lavoro tra matterelli, pentole e vasetti nella preparazione di conserve “sovraniste” fatte in casa per garantirsi una alimentazione più genuina, naturale e 100% nazionale.

È quanto afferma Coldiretti Liguria nel commentare l’indagine Coldiretti/Ixe’ sulla nuova passione degli italiani presentata nella giornata conclusiva del Villaggio contadino di Bologna, rassegna che in soli tre giorni ha visto oltre 600 mila persone affollarsi presso i 400 stand tra mercati degli agricoltori, aree del gusto, street food, stalle, agriasili, fattorie didattiche, orti, antichi mestieri, pet therapy, agrichef, laboratori, trattori e nuove tecnologie e workshop.

Al primo Cooking Show sovranista sono stati svelati i segreti del fai da te con dimostrazioni pratiche ed il contributo di sfogline ed agrichef nella preparazione, dalla passata di pomodoro alle marmellate di frutta fino ai sottolii e ai sottaceti ma anche i segreti della pasta fatta in casa nella patria del tortellino.

“Questo ritorno al fai da te culinario – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa –  dimostra una sempre maggiore attenzione a quello che gli italiani mettono in tavola, per evitare di consumare, soprattutto durante l’inverno, prodotti surgelati o provenienti dall’estero che hanno dovuto percorrere migliaia di chilometri per raggiungere le nostre case. Il conservare, ad esempio, le acciughe sotto sale nelle tipiche “arbanelle liguri è un modo per avere acciughe a disposizione tutto l’anno per le proprie ricette: è una preparazione tradizionale che sempre più spesso viene fatta a luglio nelle case dei liguri, utilizzando solo le acciughe portate a terra dalle nostre lampare che, dopo essere state abbattute, vengono conservate nel sale. Ma non solo: anche la frutta e verdura locale e, in questa stagione, i funghi presenti nel nostro bosco vengono conservati sott’olio o sotto aceto per avere sempre a disposizione i propri preparati interamente a km0. Per chi non fosse pratico di cucina può sempre rivolgersi alle aziende del territorio o ai mercati di Campagna Amica Liguria dove è possibile trovare sempre, oltre a frutta e verdura freschi di stagione, anche trasformati, miele, formaggi, carni e salumi interamente made in Liguria”

 

UMBRIA, CLIMA: ARRIVA IL DECALOGO PER SPESA SOSTENIBILE 

Il cambiamento del clima spaventa un italiano su cinque (19%) e spinge ad adottare comportamenti per contribuire personalmente con uno stile di vita responsabile a fermarne gli effetti disastrosi. È quanto emerge dal Rapporto Coldiretti su “Sos Clima per l’agricoltura italiana” diffuso al Villaggio Contadino di Bologna dove è stato inaugurato il più grande mercato degli agricoltori a chilometri zero con il tutor della spesa sostenibile, in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, con agricoltori, giovani e studenti assieme al presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Con semplici accorgimenti nella spesa di tutti i giorni e nel consumo degli alimenti ogni famiglia italiana può tagliare i consumi di petrolio e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra di oltre mille chilogrammi (CO2 equivalenti) all’anno. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, recarsi alla spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi, evitare di apparecchiare con piatti e bicchieri di plastica sono, insieme alla raccolta differenziata, alcuni dei comportamenti suggeriti dal decalogo della Coldiretti per assumere responsabilità nei confronti delle generazioni future, presentato per l’occasione.

Con ogni pasto che percorre in media 1900 chilometri prima di giungere sulle tavole, coloro che si approvvigionano esclusivamente tramite reti alimentari alternative – ricorda Coldiretti – tutelano anche l’ambiente perché i prodotti non devono percorrere lunghe distanze con le emissioni in atmosfera dovute alla combustione di benzina e gasolio. Ma sprecano pure di meno perché i cibi in vendita sono più freschi e durano di più. Fare la spesa a chilometri zero in filiere corte – spiega Coldiretti – con l’acquisto di prodotti locali taglia, infatti, del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali, secondo un’analisi della Coldiretti sulla base dello studio Ispra.

Proprio per valorizzare la filiera corta, anche le imprese agricole umbre protagoniste nel grande mercato a km zero di Bologna. Olio extravergine di oliva, formaggi e salumi, legumi: sono solo alcune delle eccellenze made in Umbria che fino a domenica potranno essere scoperte e degustate. Ma a Bologna – conclude Coldiretti – oltre a centinaia di soci provenienti da tutta la regione, sono presenti pure gli Agrichef umbri con le ricette salva clima e tanti giovani agricoltori che anche oggi hanno ribadito l’importanza del settore agro-forestale nella lotta al cambiamento climatico e che si ritroveranno nel Villaggio delle Idee.

Il decalogo Coldiretti per la spesa salva clima

  • Preferire l’acquisto di prodotti locali che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti;
  • Scegliere frutta e verdura di stagione che non consumano energia per la conservazione;
  • Ridurre le intermediazioni fino a fare acquisti direttamente dal produttore, come nei mercati di Campagna Amica della Coldiretti, per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti;
  • Privilegiare i prodotti sfusi che non consumano imballaggi come i distributori automatici di latte;
  • Acquistare confezioni formato famiglia rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato;
  • Fare acquisti di gruppo (anche in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa;
  • Riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica;
  • Ottimizzare l’energia consumata nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto;
  • Ridurre gli sprechi ottimizzando gli acquisti e riscoprendo la cucina degli avanzi per evitare che finiscano tra i rifiuti;
  • Fare la raccolta differenziata per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti.

 

PIEMONTE, L’AGRICOLTURA MADE IN PIEMONTE PROTAGONISTA DEL GREEN NEW DEAL 

Agricoltura protagonista del Green New Deal per rendere l’Italia più verde. E’ la proposta del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al Villaggio Coldiretti di Bologna.

“Questo testimonia come l’agricoltura abbia un ruolo rilevante e sia un modello di sviluppo sostenibile – sottolineano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. L’impegno, poi, del Governo a non intervenire sul gasolio agricolo e sulla fiscalità in agricoltura, accogliendo le nostre sollecitazioni, ha messo in evidenza come tale provvedimento non porterebbe alcun beneficio immediato nell’utilizzo di energie alternative, ma determinerebbe solo un aumento dei costi. Strategica anche la volontà di investire sulle energie rinnovabili come il biometano agricolo, la nuova frontiera dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile. Infine, è fondamentale l’impegno preso ad emanare, finalmente, i decreti applicativi per l’etichettatura di origine degli alimenti, al fine di dare la possibilità ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli, a sostegno della quale Coldiretti ha realizzato la campagna #stopciboanonimo, portata avanti a livello nazionale ed europeo. A giovarne il vasto patrimonio agroalimentare Made in Piemonte, il cui export vale oltre 3 miliardi di euro, che va tutelato con tre principi fondamentali: la tracciabilità, la sicurezza e la qualità, a partire dagli accordi di libero scambio dove bisogna lavorare sulla reciprocità per ottenere sempre il rispetto della parità di condizioni e controlli efficaci per quanto riguarda le norme sull’impatto ambientale, economico e sociale. Proprio per salvaguardare le nostre eccellenze dai reati agroalimentari, ben vengano i controlli e il voler rafforzare la disciplina dei reati attraverso il lavoro dell’Osservatorio Agromafie di Coldiretti, il cui Comitato scientifico è presieduto da Gian Carlo Caselli”.

 

MARCHE, SI PARLA DI BIOLOGICO: PROMUOVERE ANCHE LA CARNE 

Il biologico non solo simbolo di tutela della natura e di alimenti vegetali ma altrettanto valido per il settore delle carni e per la salute attraverso un’alimentazione sana. La testimonianza delle Marche, regione tra le più green d’Italia con 1 terreno su 5 coltivato con metodi di agricoltura biologica, è stata data ieri pomeriggio da Maria Letizia Gardoni, presidente della Coldiretti marchigiana, nel corso del workshop dedicato al bio nel settore zootecnico che si è tenuto ieri pomeriggio nel corso del Villaggio contadino di Coldiretti di Bologna. “Più bio, più benessere per gli animali, più salute per tutti”, questo il tema del convegno ha messo in luce vari aspetti legati alla filiera della carne. Tra i relatori anche Paolo Carnemolla, presidente nazionale di Federbio. Numeri crescenti per quanto riguarda i vegetali ma se invece ci rivolgiamo al settore delle carni l’andamento è scostante. Sono circa un ventina le aziende zootecniche marchigiane votate al biologico. Il dato italiano vede un settore in calo. Gli unici segni positivi arrivano dalle carni bovine e dal pollame. “L’italia – ha spiegato la presidente Gardoni – è leader in Europa per numero di aziende agricole certificate, prima nell’esportazione del prodotto biologico con un volume di 2,3 miliardi di euro (cresciuto del 597% negli ultimi 10 anni) e al vertice globale per valore di trasformazione con 18mila imprese coinvolte. Un comparto che cresce costantemente da circa 10 anni e che coinvolge non solo il mondo produttivo ma anche quello della distribuzione a fronte di un maggiore senso di rigore e sensibilità da parte degli imprenditori agricoli e dei cittadini che acquistano. L’etica del processo produttivo, la durabilità delle pratiche agronomiche, la sostenibilità degli allevamenti rientrano in un percorso che l’agricoltura italiana ha già avviato da tempo qualificandosi come il settore più green a livello europeo”. Occorrerebbe uno sforzo maggiore per comunicare i benefici di una corretta alimentazione, oltre che quelli strettamente legati alle tematiche ambientali. Il settore delle carni può incrociare l’aumentata sensibilità dei consumatori verso la salute e il benessere animale, la tutela delle biodiversità. E senza creare “sfide” interne al settore.  “Non si deve in alcun modo – ha aggiunto la Gardoni – contrapporre l’agricoltura biologica con quella convenzionale perché quest’ultima, in Italia, è comunque la più green d’Europa con emissioni che sono inferiori del 50% a quelle di altri Paesi come la Francia o la Germania. L’agricoltura è il primo settore gree, quello che ha già concretizzato i principi dell’economia circolare con gli scarti che vengono nuovamente immessi nei cicli produttivi facendo dei rifiuti organici una nuova risorsa per il suolo e le colture successive”. I marchigiani sono presenti con agrichef e un gruppo di agricoltori terremotati che fanno la vendita diretta dei prodotti di eccellenza del territori. Dai salumi ai formaggi, dai vini di visciola alla sapa, dai grani antichi al vino e dolcetti con la visciola. Non manca lo stand con le Olive all’Ascolana. Domani l’ultima giornata di kermesse. Un’occasione per farsi testimonial del territorio davanti alle decine di migliaia di visitatori che in questi giorni hanno invaso l’evento.

 

PIEMONTE, NO AUMENTI IVA CHE GRAVEREBBERO SU ECONOMIA ALIMENTARE 

Un prodotto alimentare su quattro viene acquistato dagli italiani in promozione con l’obiettivo di cercare il risparmio e ridurre i costi del carrello della spesa, con effetti evidenti sul contenimento dell’inflazione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti nel commentare i dati Istat sull’inflazione che a settembre rimane contenuta.

“Alla luce dei consumi stagnanti, occorre scongiurare ogni ipotesi di aumenti sull’Iva che rischiano di generare una pericolosa spirale recessiva, ridurre ulteriormente i consumi e pesare sui cittadini più deboli – affermano Roberto Moncalvo presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Gli italiani sempre più spesso vanno a caccia dei prezzi più bassi, scegliendo anche i discount e sperimentando canali alternativi come gli acquisti di gruppo, quelli on line. Il problema è che dietro la spesa low cost si nascondono spesso ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Molte volte nei discount i prodotti provengono dall’estero dove le regole ed i controlli sulla qualità sono ben diversi rispetto all’Italia, a discapito della salute dei consumatori. Tra i prodotti alimentari venduti in offerta ci sono anche quelli simbolo del Made in Piemonte, dal vino alla frutta. Proprio quest’ultima, come già denunciato, viene pagata pochi centesimi ai nostri produttori che, per potersi permettere un caffè, devono venderne tre chili. Una situazione non più sopportabile per cui serve intensificare l’attività di controllo e vigilanza anche per evitare che vengano spacciati come nazionali prodotti importati ma è anche necessario al più presto il recepimento della direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali del 17 aprile 2019 per ristabilire condizioni contrattuali più eque lungo la catena di distribuzione degli alimenti, con l’introduzione di elementi contrattuali e sanzionatori certi rispetto a prassi che finora hanno pesantemente penalizzato i produttori. In generale, ai consumatori consigliamo di verificare con attenzione le etichette prima di acquistare e di preferire il canale della vendita diretta che, come registrano i dati, sta riscontrando un boom ultimamente con sempre più presenze nei mercati proprio perché si possono trovare prodotti freschi, genuini, oltre che di sicura e certa provenienza. Scegliere prodotti a chilometri zero è un segnale di interesse verso il proprio territorio, la tutela dell’ambiente e del paesaggio che ci circonda, ma anche un sostegno all’economia e all’occupazione locale”.

 

PUGLIA, CONSUMI: COLDIRETTI PUGLIA, ETICHETTA DAYS IN 50 PIAZZE PUGLIESI 

Con un prodotto alimentare a rischio “fake” nel carrello della spesa che non riporta obbligatoriamente l’origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini, arrivano in mille piazze d’Italia gli etichetta days per salvare il vero cibo 100% italiano. Ad annunciarlo è la Coldiretti che assieme a Fondazione Campagna Amica ha organizzato la più grande mobilitazione mai realizzata per difendere la salute dei consumatori, valorizzare l’agricoltura italiana e far cambiare finalmente verso all’Europa nelle politiche sulla trasparenza di quel che i cittadini portano in tavola.

La petizione “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) promossa dalla Coldiretti per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti vede il coinvolgimento di altre organizzazioni europee, dalla Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese) alla Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), da Solidarnosc (storico sindacato polacco) alla Upa (l’Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), da Slow Food a Gaia (associazione degli agricoltori greci), da Campagna amica a Fondazione Univerde, fino a Green protein (ONG svedese).

Si tratta di un vero e proprio fronte europeo per la trasparenza che punta a raccogliere un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione entro il 2 ottobre prossimo. Per firmare basterà recarsi in una delle mille piazze italiane (l’elenco completo sul sito https://www.campagnamica.it/2019/09/24/stop-cibo-anonimo-ultimi-giorni/) ma anche nei mercati di Campagna Amica nella propria città, negli uffici Coldiretti sul territorio e on line, compilando in modo facile e veloce l’apposito form sul sito https://sceglilorigine.coldiretti.it.

La posta in gioco è alta – ricorda Coldiretti – poiché per la prima volta c’è la possibilità di invertire la tendenza e spingere la Commissione Ue a valorizzare l’origine dei prodotti agricoli e garantire trasparenza nelle scelte di acquisto dei cittadini e un giusto reddito agli agricoltori.

Un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei consumatori europei e dall’82% di quelli italiani che – continua Coldiretti – ritiene necessario superare l’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea sull’origine del cibo per contrastare un fenomeno, quello dei falsi e dei tarocchi, che solo all’Italia costa oltre 100 miliardi di euro all’anno nel mondo.

“L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie. Il nostro agroalimentare è il più apprezzato, ma anche il più copiato al mondo e non possiamo assolutamente consentire lo scippo di identità e di valore del nostro Made in Italy”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. 

 

PROVINCIA

CITTA’

LUOGO BANCHETTO

GIORNO

BARI

BARI

Piazza Ferrarese

28.09.2019

BARI

MODUGNO

Piazza Pio XII – Al Mercato di Campagna Amica

29.09.2019

BARI

NOCI

Piazza Garibaldi

28.09.2019

BARI

ANDRIA

Via Crispi angolo Viale Regina Margherita

29.09.2019

BARI

BITONTO

Piazza SS Medici

29.09.2019

BARI

ALTAMURA

Piazza della Resistenza

28.09.2019

BARI

MOLFETTA

Piazza Paradiso

28.09.2019 – 29.09.2019

BARI

MONOPOLI

Piazza Vittorio Emanuele

28.09.2019

BARI

BARLETTA

Corso Vittorio Emanuele

28.09.2019

BARI

CASTELLANA GROTTE

Lardo Porta Grande

28.09.2020

BARI

TRIGGIANO

Villa Comunale

29.09.2019

BARI

GIOIA DEL COLLE

Chiesa Santa Lucia

28.09.2019 – 29.09.2019

BARI

GRUMO APPULA

Piazza Vittorio Veneto 8

28.09.2019 – 29.09.2019

BARI

GRAVINA IN PUGLIA

Piazza della Repubblica

29.09.2019

BARI

RUTIGLIANO

Piazza XX Settembre

27.09.2019

FOGGIA

TROIA

Villa Comunale

29.09.2019

FOGGIA

FOGGIA

Grand Apulia

28.09.2019 – 29.09.2019

FOGGIA

SAN SEVERO

Piazza del papa

28.09.2019

FOGGIA

SAN GIOVANNI ROTONDO

Piazzale Forgione

27.09.2019

FOGGIA

MANFREDONIA

Piazza del Popolo

26.09.2019

FOGGIA

CERIGNOLA

Villa Comunale

27.09.2019

FOGGIA

BICCARI

Villa Comunale

28.09.2019

FOGGIA

ASCOLI SATRIANO

Piazza Caduti in Guerra

28.09.2019

FOGGIA

VICO DEL GARGANO

Piazza San Francesco

27.09.2019

FOGGIA

LESINA

Lungomare del lago

29.09.2019

LECCE

LECCE

Piazza Sant’Oronzo

23 -28.09.2019

LECCE

LECCE

Piazza Bottazzi (Mercato Campagna Amica)

29.09.2019

LECCE

LECCE

Piazza Ludovico Ariosto

29.09.2019

LECCE

CASARANO

Piazza San Domenico

DAL 25 AL 28 SETTEMBRE 2019

LECCE

UGENTO

Piazza Adolfo Colosso

DAL 25 AL 28 SETTEMBRE 2019

LECCE

NARDO’

Piazza Salandra

DAL 25 AL 28 SETTEMBRE 2019

TARANTO

CASTELLANETA

Via Roma C/O Statua Rodolfo Valentino

30.09.2019

TARANTO

LATERZA

Istituto Comprensivo Armando Diaz

26.09.2019

TARANTO

MANDURIA

Ufficio Postale Centrale

27.09.2019

TARANTO

MARTINA FRANCA

Mercato Settimanale -Via Bainsizza

25.09.2019

TARANTO

MASSAFRA

Istituto Agrario Mondelli

27.09.2019

TARANTO

MOTTOLA

Piazza Antistante Ufficio Via S.Allende

30.09.2019

TARANTO

SAN MARZANO DI SAN GIUSEPPE

Istituto Comprensivo Casalini

27.09.2019

TARANTO

SAVA

Ufficio Postale

26.09.2019

TARANTO

TARANTO

Via Mignogna Piazza Maria Immacolata

27.09.2019

BRINDISI

FRANCAVILLA FONTANA

Mercato Settimanale Piazza Umberto I

26.09.2019

BRINDISI

BRINDISI

Piazza Benedetto Cairoli

27.09.2019

BRINDISI

FASANO

Piazza Ignazio Ciaia

27.09.2019

BRINDISI

BRINDISI

Via Appia 226 (Mercato coperto di Campagna Amica)

28.09.2019

 

LOMBARDIA, CLIMA: SOS CIMICI IN VALTELLINA: DANNI FINO AL 50% SULLE MELE

E’ allarme nei frutteti della Valtellina dove la cimice asiatica sta assaltando i meli, con danni che in alcune delle zone colpite arrivano fino al 50% del raccolto. Lo stima la Coldiretti Lombardia in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima sulla base delle segnalazioni degli agricoltori della provincia di Sondrio che devono fare i conti per la prima volta con questi insetti pericolosi, che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando nelle campagne e in città, causando danni in Italia stimati per ora in circa 250 milioni di euro alle produzioni di mele, pere, kiwi, ma anche pesche, ciliegie, albicocche e piante da vivai.

“In Valtellina non era mai accaduto in passato – conferma Bruno Delle Coste, produttore e Presidente della Cooperativa Melavì alla quale conferiscono più di 300 aziende agricole del territorio – Le cimici stanno attaccando le piante a macchia di leopardo: in un frutteto può succedere che si trovino sugli alberi centrali, non ci siano su quelli vicini e ricompaiano su altri a decine di metri di distanza. I frutti vengono bucati e non possono essere più utilizzati”. Adesso – precisa la Coldiretti Lombardia – gli agricoltori stanno completando la raccolta delle mele rosse e si apprestano a iniziare con quelle bianche. “Gli insetti – continua Delle Coste – sono comparsi prima nella zona di Ponte in Valtellina, poi poco alla volta hanno risalito tutta la valle, seguendo la fase di maturazione dei frutti in base all’altitudine”.

La cimice marmorata asiatica – sottolinea la Coldiretti – arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta. La situazione è drammatica soprattutto al Nord, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall’Emilia Romagna al Piemonte. In Lombardia– spiega la Coldiretti regionale – la cimice è ha attaccato anche le coltivazioni di soia e mais nel Milanese e nel Bresciano e di frutta nella provincia di Mantova.

Per fermare l’invasione della cimice asiatica – dichiara la Coldiretti – si attende il via libera del ministero dell’Ambiente che, sentiti il ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali e il ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai, nemica naturale della cimice, dopo l’entrata in vigore del D.P.R. del 5 luglio 2019 n. 102 che introduce le norme necessarie a prevedere i criteri per l’immissione sul territorio di specie e di popolazioni non autoctone, fortemente sollecitato dalla Coldiretti ai tavoli istituzionali. Regione Lombardia ha già dato la disponibilità ad avviare la sperimentazione in materia. Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea – conclude la Coldiretti – con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale, anche con l’avvio di una apposita task force.

 

LUCCA, GARFAGNANA: È BOOM FUNGHI (+50%) PER AGRITURISMI E RISTORAZIONE 

Porcino boom! Stagione da record per i funghi in Garfagnana (+50). La grande quantità di funghi trovati in queste settimane nei boschi della Garfagnana, oltre a finire direttamente sulle tavole di ristoranti ed agriturismi, ha contribuito anche a raffreddare il prezzo al chilogrammo all’ingrosso. La stima arriva da Coldiretti che parla di “stagione straordinaria” grazie ad “un’estate calda e piovosa che ha creato anche le condizioni favorevoli alla crescita dei funghi”. Per una buona annata devono infatti concretizzarsi una serie di fattorie come terreni umidi senza piogge torrenziali, una buona dose di sole e 18-20 gradi di temperatura all’interno del bosco. “In queste prime due settimane – analizza Andrea Elmi, Presidente Coldiretti Lucca – registriamo raccolti da record. Le condizioni sono state ottimali. E’, fino a qui, un’annata molto positiva con una buona raccolta già a luglio. Nella nostra provincia, quasi un agriturismo su due, effettua ristorazione o degustazioni: i funghi rappresentano, in questo periodo, l’ingrediente principale di molti piatti e ricette che appartengono alla tradizione locale oltre ad essere un richiamo molto forte per i turisti ed appassionati. L’agriturismo, da questo punto di vista, è garanzia di Made in Tuscany con le ricette cucinate dai nostri agrichef. L’attività di ricerca – spiega ancora Elmi – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi vacanzieri ma svolge una essenziale funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per tanti di professionisti impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici”. Coldiretti stima un aumento, rispetto allo scorso anno, tra il 40% ed il 50%. “Siamo di fronte a numeri importanti – analizza ancora Elmi – che hanno favorito anche il raffreddamento dei pezzi all’ingresso che potevano arrivare anche a 20 euro al chilo qualche settimana fa. Oggi possono scendere fino al 15 euro al chilogrammo”.

E’ necessario tuttavia evitare le improvvisazioni e seguire alcune importanti regole che – spiega Coldiretti – vanno dal rispetto di norme e vincoli specifici presenti nei diversi territori, alla raccolta solo di funghi di cui si sia sicuri e non fidarsi assolutamente dei detti e dei luoghi comuni, ma anche rivolgersi sempre, in caso di incertezza, per controlli ai Comuni o alle Unioni micologiche e utilizzare cestini di vimini ed evitare le buste di plastica. La buona stagione è una opportunità anche per buongustai che preferiscono cercarli sugli scaffali. In questo caso la Coldiretti invita a verificare l’indicazione il luogo di raccolta o coltivazione, dell’origine in etichetta o su appositi cartellini che deve essere riportato obbligatoriamente da quest’anno dopo i chiarimenti forniti al quesito della Coldiretti nella risposta ufficiale della Commissione Europea che ha chiarito che le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, anche se esentati dal rispetto della norma di commercializzazione generale, come tartufi e funghi spontanei. Una garanzia per sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani con minore freschezza e garanzie di qualità e sicurezza alimentare.

 

SICILIA, ISTITUIRE LE ZONE FRANCHE PER RIVITALIZZARE LE MADONIE 

Incendi, dissesto idrogeologico, criminalità. Sono questi alcuni dei danni provocati dallo spopolamento di intere aree della Sicilia dove invece si potrebbe creare lavoro con sgravi fiscali. E’ quanto afferma la Coldiretti di Palermo con riferimento alla necessità di istituire le zone franche montane nelle Madonie per avviare la rinascita di luoghi dalle potenzialità uniche.

Non si tratta di ottenere solo l’esonero o la riduzione del pagamento di alcune tasse – sottolinea Coldiretti Palermo – si tratta invece di rivitalizzare un territorio, quello madonita, che rappresenta il fiore all’occhiello dell’agricoltura siciliana.  Le zone montane contribuiscono ad offrire un’identità e una specificità che vanno dalla tutela del paesaggio alla produzione agroalimentare.

Bisogna che i giovani restino qui ed investano e solo un intervento legislativo può aiutare lo sviluppo e la crescita di questo territorio – aggiunge Coldiretti Palermo -. Abbiamo molti under 30 laureati che devono per forza emigrare perché il tessuto economico e sociale non permette gli investimenti neanche per iniziare.

 

CALABRIA, AL DIPARTIMENTO AGRICOLTURA INCERTEZZA SU GASOLIO AGRICOLO 

Coldiretti Calabria, con nota del 12 settembre u.s inviata al Dipartimento Regionale Agricoltura, ha ribadito che numerose imprese agricole (circa 3.000) di tutta la regione, sin da agosto, hanno esaurito il carburante assegnato e molte altre dispongono di quantitativi minimi non sufficienti ad affrontare indispensabili lavorazioni autunnali per l’avvio dell’annata agraria.  I recenti atti adottati dal Direttore Generale del Dipartimento – riferisce Coldiretti – per le assegnazioni supplementari di gasolio, generano ulteriore confusione, danni economici e responsabilità per gli agricoltori ad oggi penalizzati costretti ad acquistare carburante “a prezzo pieno”. Ma – precisa Coldiretti – a dimostrazione è utile raccontare i fatti! A causa dell’anomalo andamento stagionale primaverile-estivo, piogge eccezionali a maggio e ondate record di calore nei mesi di giugno e luglio, gli agricoltori sono stati costretti ad eseguire interventi agronomici tempestivi e ripetuti per non perdere i raccolti, già compromessi e ridurre l’evaporazione idrica, con irrigazioni di soccorso su: ortive, olivo, agrumeti e foraggere pluriennali ecc.. Migliaia di agricoltori, alla fine luglio, già denunciavano l’esaurimento della dotazione di carburante agricolo e sollecitavano l’adozione dell’atto che autorizzava le concessioni supplementari. Tale provvedimento, in effetti – informa Coldiretti – arriva il 20 agosto u.s., ma viene limitato all’Altopiano Silano e al territorio della Media Valle del Crati, sebbene i maggiori effetti dell’andamento climatico anomalo siano stati accusati nelle aree di pianura; lo stesso provvedimento esclude però il resto della provincia di Cosenza e della Calabria. Il provvedimento peraltro – sottolinea – limita la concessione supplementare soltanto per l’irrigazione delle colture ortive ed esclude tutte le operazioni autunnali, diverse dall’irrigazione, da eseguire da settembre a dicembre sui seminativi (aratura, semina, ecc) e sulle coltivazioni arboree. Il 5 settembre u.s.  – continua Coldiretti – con un ulteriore pressing, anche di alcuni sindaci, vede la luce una seconda procedura autorizzativa, questa volta per le provincie di Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone che limita la concessione dei supplementi alle colture ortive, alle foraggere (non meglio identificate), mais da granella, sorgo e prati avvicendati ed infine per la viticoltura, ma soltanto per ulteriori trattamenti fitosanitari. Anche in questo caso, restano esclusi i seminativi, olivi, agrumi per tutte le operazioni autunnali e per la gestione delle semine e della raccolta. Il 19 settembre u.s., con una terza autorizzazione, non comunicata all’utenza e alle organizzazioni agricole, né tantomeno ai Centri di Assistenza Agricola, integrativa della prima, del 20 agosto, la Regione estende l’autorizzazione ad alcuni territori della provincia di Cosenza esclusi in precedenza, ovvero Alto e Basso Ionio e la Piana di Sibari, omettendo di indicare le colture e le operazioni ammissibili per la concessione supplementare e esclude ancora una volta tutte le operazioni agrarie e colturali da eseguire per il periodo settembre-dicembre su tutto il territorio calabrese. In altre parole, quest’ultimo provvedimento riguarda l’assegnazione aggiuntiva per irrigare solo nelle aree dell’alto e basso jonio cosentino e nella Piana di Sibari, peraltro in un momento nel quale le esigenze irrigue si riducono drasticamente, anziché autorizzare l’integrazione per le attività autunno – vernine. In tutta questa confusione, restano nel limbo le competenze della Città Metropolitana di Reggio Calabria e quindi dell’intera provincia, esclusa dalle non chiare autorizzazioni del Dipartimento dimenticando che la competenza sulla specifica materia, la Regione Calabria non ha mai provveduto a trasferirla. Un servizio che è evidente– chiosa Coldiretti – viene gestito “alla giornata” con gli effetti che lasciano le aziende agricole in balia di provvedimenti confusionari, penalizzanti ed incompleti con procedure mai chiarite e applicate secondo una libera interpretazione (da febbraio 2019 aspettiamo risposte a numerosi quesiti formulati al Dipartimento Agricoltura). Testardamente ci si ostina a non applicare le norme che efficenterebbero la gestione, come previste dalla Deliberazione GR 432/2016 riguardo l’utilizzo univoco dei dati del fascicolo aziendale e l’obbligo di aggiornare la dotazione dei mezzi tecnici aziendali. Alla luce di tutte queste motivazioni, Coldiretti Calabria, ancora una volta, auspica un urgente ravvedimento del Dipartimento affinchè si riconosca il diritto di assegnazione dei supplementi di carburante agricolo, per come previsto dalle norme ministeriali e come fatto, d’altronde, in altre regioni per identiche criticità climatiche.

 

MOLISE, AGRICOLTURA: BENE SBLOCCO FONDI PER MISURE STRUTTURALI E A SUPERFICIE 

Coldiretti Molise accoglie positivamente la notizia diffusa dall’assessore regionale all’Agricoltura, Nicola Cavaliere, che ha annunciato lo sblocco di 6 milioni e 250mila euro riferite a misure strutturali e a superfice di cui dovrebbero beneficiare oltre 600 imprese agricole e Comuni della regione.

“Riteniamo verosimile – afferma il Delegato Confederale di Coldiretti Molise, Giuseppe Spinelli – che si sia giunti a tale risultato anche grazie all’incisiva azione di Coldiretti che, nell’incontro del 12 agosto scorso con il Presidente della Giunta Donato Toma, presente l’assessore Cavaliere, ha ribadito le impellenti e non più rinviabili necessità del mondo agricolo che rappresenta uno dei settori trainanti dell’economia regionale. Adesso occorre subito un atto risolutivo sulla problematica dei cinghiali in linea con gli impegni assunti dal Governatore all’incontro di agosto”.

“Molto resta ancora da fare – ha aggiunto il Direttore regionale di Coldiretti, Aniello Ascolese – e per questo dobbiamo lavorare tutti di più nell’interesse del nostro Molise. Noi di Coldiretti – ha concluso Ascolese – siamo da sempre convinti che l’agricoltura in questa regione non rappresenti il problema ma la soluzione a tanti problemi e di questo è bene che se ne convincano in tanti”.

 

MILANO-LODI, CLIMA: SOS CIMICI: COLPITI MAIS E SOIA OLTRE ALLA FRUTTA

E’ allarme nei campi del Milanese e del Lodigiano, dove la cimice asiatica sta assaltando mais e soia, oltre ai frutteti. Lo afferma la Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, sulla base delle segnalazioni degli agricoltori del territorio che devono fare i conti con questi insetti pericolosi, che a causa dei cambiamenti climatici si stanno moltiplicando nelle campagne e in città, causando danni in Italia stimati per ora in circa 250 milioni di euro alle produzioni agricole.

La cimice marmorata asiatica – sottolinea la Coldiretti – arriva dalla Cina ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta. La situazione è drammatica soprattutto al Nord, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, dall’Emilia Romagna al Piemonte. In Lombardia– spiega la Coldiretti interprovinciale – la cimice ha attaccato, oltre a quelle milanesi e lodigiane, anche le coltivazioni di soia e mais nel Bresciano e di frutta nella provincia di Mantova. Ha fatto la sua comparsa per la prima volta anche in Valtellina, dove gli insetti stanno assaltando le mele con danni che in alcune zone arrivano fino al 50% del prodotto.

Per fermare l’invasione della cimice asiatica – dichiara la Coldiretti – si attende il via libera del ministero dell’Ambiente che, sentiti il ministero delle Politiche agricole, Alimentari e Forestali e il ministero della Salute, deve emanare le linee guida per il via libera alla vespa samurai, nemica naturale della cimice, dopo l’entrata in vigore del D.P.R. del 5 luglio 2019 n. 102 che introduce le norme necessarie a prevedere i criteri per l’immissione sul territorio di specie e di popolazioni non autoctone, fortemente sollecitato dalla Coldiretti ai tavoli istituzionali. Regione Lombardia ha già dato la disponibilità ad avviare la sperimentazione in materia. Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea – conclude la Coldiretti – con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale, anche con l’avvio di una apposita task force.

 

VERONA, AMARONE NATURALE ‘CORTE BRAVI’ STREGA I BUYER AL VILLAGGIO DI BOLOGNA 

Con banner sottobraccio, i depliant e una glacette personalizzata, Andrea Brunelli titolare con il fratello Ivano dell’azienda vitivinicola ‘Corte Bravi’ in Valpolicella ha presentato l’Amarone 2016 di propria produzione ai buyer stranieri presenti all’enoteca del Villaggio di Coldiretti. Uno spazio, quello della cantina d’Italia, molto frequentato da appassionati e addetti ai lavori che, per quanto riguarda il Veneto, hanno potuto degustare ben 35 tipi di vino. Gli appuntamenti d’affari organizzati dall’area nzionale hanno visto la partecipazione di business man del vino da ogni parte del mondo: Olanda,

Francia, Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Centro America, Brasile, Sud Corea. Con il motto ‘uva e nient’altro’ il giovane produttore veronese ha spiegato che tutti vini di ‘Corte Bravi’ sono naturali, con fermentazione spontanea su lieviti indigeni senza l’uso di additivi chimici. Dalla platea, dopo il primo sorso, sono scattate domande e contatti per nuovi mercati. L’attenzione alla sostenibilità ambientale, che sta caratterizzando la regione, e il riguardo verso le richieste del consumatore sono state premiate dal pubblico presente, come la professionalità del neo viticoltore.  

 

ALESSANDRIA, PERNIGOTTI: RISULTATO DEL CIRCOLO VIZIOSO DELLA DELOCALIZZAZIONE 

Il Villaggio Coldiretti che si è svolto a Bologna lo scorso fine settimana, che ha visto la presenza di oltre 600mila visitatori e centinaia di partecipanti dalla provincia di Alessandria, è stata una vetrina importante per richiamare l’attenzione sulla drammatica vicenda che vede al centro l’industria dolciaria “Pernigotti” di Novi Ligure, uno dei gli esempi più esaustivi di cessione dei marchi storici Made in Italy nelle mani di stranieri.

Nella giornata che ha visto sul palco il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il Presidente Nazionale di Coldiretti Ettore Prandini ha sottolineato come il caso Pernigotti sia “il risultato del circolo vizioso della delocalizzazione che inizia con l’acquisizione di marchi storici del Made in Italy, continua con lo spostamento all’estero delle fonti di approvvigionamento della materia prima agricola e si conclude con la chiusura degli stabilimenti con effetti sull’occupazione e sull’economia nazionale dal campo alla tavola”.

Nel commentare il fallimento della trattativa sulla Pernigotti ricordando che il gruppo turco Toksoz è il maggior produttore mondiale di nocciole oltre ad aver acquisito il marchio nel 2013, il presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco ha aggiunto come “con questo meccanismo di delocalizzare si impoverisca fortemente il territorio e, nonostante i numerosi allarmi scattati per gli elevati livelli di aflatossine cancerogene l’importazione di nocciole dalla Turchia in Italia nel 2018  sia aumentata del 18%. Per questo dobbiamo difendere il nostro patrimonio agroalimentare che ha portato in mani straniere tre marchi storici del Made in Italy alimentare su quattro”.

Dall’olio allo zucchero fino al formaggio è lunga la lista delle etichette storiche italiane svendute all’estero ed utilizzate per veicolare sotto la bandiera tricolore produzioni ottenute fuori dai confini nazionali, “da qui l’esigenza di portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine su tutti quegli alimenti ancora ‘anonimi’, a partire da quelli trasformati, come nel caso delle nocciole utilizzate nell’industria dolciaria” ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo.

Nella provincia di Alessandria la corilicoltura conta numeri importanti e fortemente incoraggianti: ad Alessandria, in particolare la quantità conferita nella campagna 2018 tramite la “Cooperativa Monferrato Frutta”, costituita tra imprenditori di Alessandria e di Asti, ha visto un totale di circa 8.000 quintali.

“E’ attraverso importanti accordi di filiera virtuosi come quello con il gruppo dolciario Novi-Elah-Dufour di Novi Ligure che puntiamo alla valorizzazione della nocciola per mantenere la distintività delle produzioni d’eccellenza e garantire agli imprenditori la giusta remunerazione. Non dobbiamo mai dimenticare che la nocciola coltivata all’estero, spesso è il risultato di condizioni lavorative di sfruttamento e che i controlli che avvengono in Italia per quanto riguarda la qualità e la salubrità del prodotto non hanno eguali negli altri Paesi, motivo per cui scegliere le nocciole del territorio è sinonimo di sicurezza”, hanno concluso il Presidente Bianco e il Direttore Rampazzo.

 

MODENA, CLIMA: INVASIONE ALIENI ½ MLD DI DANNI NEI CAMPI, SCOMPARSA 1 PIANTA SU 4 

L’invasione di insetti e organismi alieni portati nelle campagne italiani dai cambiamenti climatici e dalla globalizzazione degli scambi ha causato danni per oltre mezzo miliardo nell’ultimo anno con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico. E’ quanto emerge dal Rapporto Coldiretti su “Sos Clima per l’agricoltura italiana” diffuso al Villaggio Contadino di Bologna dove è stata mostrata la teca degli orrori con le specie aliene arrivate in Italia con il surriscaldamento che hanno fatto strage nei campi coltivati in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, con giovani agricoltori giovani e studenti alla presenza del presidente della Coldiretti Ettore Prandini. Dalla cimice asiatica al batterio della Xylella, dalla Popillia japonica alla Drosophila suzukii, dal cinipide galligeno che ha fatto strage di castagni al punteruolo rosso che ha decimato le palme o il coleottero Aethina tumida a distruggere i raccolti.

L’ultima arrivata, proveniente dalla Cina, è la “cimice marmorata asiatica” che – sostiene Coldiretti Modena – sta mettendo a dura prova anche l’agricoltura modenese con danni fino al 70% sulle pere Abate, ed è particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all`anno con 300-400 esemplari alla volta. A favorirne la diffusione è stato un anno particolarmente caldo: si tratta di insetti polifagi che dove si sono diffusi hanno decimato i raccolti, distruggendo meli, peri, kiwi, ma anche peschi, ciliegi, albicocchi e piante da vivai con danni alle produzioni ed un pesante impatto occupazionale.

E danni sta facendo anche la Drosophila suzukii il moscerino killer molto difficile da sconfiggere che ha attaccato ciliegie, mirtilli e uva. Le castagne hanno invece pagato un conto salatissimo per colpa – precisa Coldiretti Modena – del cinipide galligeno del castagno, il Dryocosmus kuriphilus, proveniente dalla Cina che provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni contro il quale è stata avviata con successo una capillare guerra biologica attraverso lo sviluppo e accurata diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale, anche se ci vorrà ancora tempo per ottenere un adeguato contenimento.

Ma negli ultimi venti anni è sparita quasi una pianta da frutto su quattro, fra mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti con un gravissimo danno produttivo ed ambientale per il ruolo che svolgono nella mitigazione del clima anche ripulendo l’aria dall’anidride carbonica e dalle sostanze inquinanti come le polveri PM10.

Il “frutteto italiano” ha visto un crollo netto del 23% nello spazio di un ventennio secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat. Il taglio maggiore – sottolinea la Coldiretti – ha interessato pesche e nettarine con la superficie quasi dimezzata (-38 %), seguiti da uva da tavola (-35%), pere (-34 %), limoni (-27%), arance (-23%), mele (-17%), clementine e mandarini (-3%).

“Un danno economico ed occupazionale rilevante per il Sistema Paese – ha sottolineato il Presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari – ma che colpisce anche l’ambiente, poiché con la scomparsa dei frutteti viene a mancare il prezioso ruolo di contrasto dell’inquinamento e del cambiamento climatico svolto proprio dalle piante, capaci di ripulire l’aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri PM10.”

Un conto salato per un’agricoltura che ha già perso negli ultimi dieci anni ben 14 miliardi di euro tra danni alla produzione agricola nazionale e alle strutture e alle infrastrutture a causa delle anomalie del clima con una tendenza alla tropicalizzazione che – continua Coldiretti Modena – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni

“Con il cambiamento climatico sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo – denuncia il Presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari, – che ha lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – continua Borsari – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati con estenuanti negoziati e dossier che durano anni. Per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione si moltiplica l’arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provocano stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale – conclude il Presidente di Coldiretti Modena – anche con l’avvio di una apposita task force”.

 

PUGLIA, CLIMA: INVASIONE INSETTI ‘ALIENI’, TROPICALIZZAZIONE E BARRIERE COLABRODO 

Per i cambiamenti climatici in atto, il surriscaldamento e le barriere comunitarie colabrodo sono arrivati in Puglia parassiti “alieni”, mai visti prima, che si sono accaniti su alberi, piante e frutti, dalla Drosophila Suzukii dei frutti rossi all’Aleurocanthus spiniferus che attacca agrumi e vite, dalla Xylella che ha fatto seccare 21 milioni di ulivi al punteruolo rosso che ha fatto strage di decine di migliaia di palme fino alla Tristeza degli agrumi, causando miliardi di danni in campagna con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico. E’ quanto emerge dal Rapporto Coldiretti su “Sos Clima per l’agricoltura italiana” diffuso al Villaggio Contadino di Bologna dove è stata mostrata la teca degli orrori con le specie aliene arrivate in Italia con il surriscaldamento che hanno fatto strage nei campi coltivati in occasione del terzo sciopero mondiale per il clima, con agricoltori di Campagna Amica, giovani agricoltori e studenti.

“L’invasione di virus e insetti alieni impone una strategia complessiva della Regione Puglia contro le numerose e incontenibili malattie delle piante che arrivano in Puglia attraverso le frontiere colabrodo dell’UE che, sia improntata su una tempestiva quanto efficace azione di prevenzione e contenimento, per non mettere a repentaglio il patrimonio arboreo e produttivo pugliese, già messo seriamente a dura prova”, denuncia il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Un autentico flagello è il batterio della Xylella che è stato introdotto con molta probabilità dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam ed ha devastato gli uliveti del Salento dove quest’anno sono andate perse quasi 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 73% della produzione di olio di oliva che non sarà certamente recuperata nell’annata 2019 – 2020, secondo un’analisi elaborata da Coldiretti Puglia sulla base dei dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN). Dall’autunno 2013, anno in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – continua Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto.

L’arrivo di fitopatologie, parassiti e virus provenienti da altri continenti è favorito dall’intensificarsi degli scambi commerciali, attraverso i quali arrivano in Puglia, dove trovano un habitat favorevole a causa dei cambiamenti climatici, aggiunge Coldiretti Puglia.

In provincia di Bari, BAT, Lecce, Taranto e Brindisi, secondo le rilevazioni degli ultimi mesi di BugMap, è stata segnalata la presenza della cimice asiatica – Coldiretti Puglia – particolarmente pericolosa per l’agricoltura perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno con 300-400 esemplari alla volta che con le punture rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili, col rischio di compromettere seriamente parte del raccolto. La Puglia non può permettersi l’invasione di altri virus alieni, dopo la ‘tristeza’ degli agrumi, il punteruolo rosso, fino ad arrivare alla Xylella fastidiosa. La cimice asiatica, tra l’altro, si accanisce – insiste Coldiretti Puglia – anche sulle olive.

Se la Xylella fastidiosa, che sta facendo strage di ulivi nel Salento proviene dal Costa Rica, il punteruolo rosso che ha letteralmente falcidiato le palme secolari pugliesi è originario dell’Asia sudorientale. Inoltre, la Puglia convive da anni con una virosi, l’alter ego della Xylella fastidiosa con le dovute differenze – di cui si parla poco, nonostante sia altrettanto virulenta. La ‘Tristeza’ degli agrumi, causata dal Citrus Tristeza Virus (CTV) proveniente dall’Asia Minore, appartenente al gruppo dei Closterovirusche, per cui nostri agricoltori sono costretti ad esportare agrumi con foglia sui mercati comunitari solo se accompagnati da passaporto delle piante, poiché il virus si trasmette attraverso la parte vegetale e non attraverso i frutti. I controlli in uscita sui prodotti agricoli pugliesi non sono altrettanto pressanti e stringenti su piante e prodotti esteri con un danno incalcolabile per l’agricoltura pugliese.

“E danni sta facendo anche la Drosophila suzukii il moscerino killer che colpisce le ciliegie e i frutti con colorazione dall’arancio al rosso e gli effetti si vedono solo in un secondo momento sui frutti raccolti. Il moscerino Drosophila Suzukii causa danni gravi e irreversibili su diverse specie produttrici di frutta con buccia sottile come ciliegie, fragole e l’uva nei vigneti si sta diffondendo indisturbato in assenza di efficaci antagonisti naturali ed è già stato individuato in 12 regioni italiane e in 13 Paesi europei”, conclude il presidente Muraglia.

Sotto accusa è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo – dice Coldiretti – che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati con estenuanti negoziati e dossier che durano anni e che affrontano un prodotto alla volta. Per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione si moltiplica l’arrivo di virus e insetti che provocano stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale – conclude Coldiretti – anche con l’avvio di una apposita task force.

 

RAVENNA, VENDEMMIA 2019 MENO UVA MA QUALITA’ E RESE PIU’ ELEVATE

“Stiamo assistendo ad una vendemmia di qualità, caratterizzata da grappoli rigogliosi e uve sane, mentre per quanto riguarda la quantità si prevediamo una contrazione finale della produzione che dovrebbe assestarsi attorno al 30% rispetto al raccolto 2018”. Sono queste, secondo il Direttore di Coldiretti Ravenna, Assuero Zampini, le caratteristiche di una campagna vitivinicola che mostra, dunque, tutte le condizioni per una robusta ripresa dei prezzi alla produzione dopo che per le uve precoci abbiamo assistito a quotazioni non in linea con le previsioni.

“Ci sono tutti i presupposti per una rapida risalita dei prezzi – aggiunge Zampini – anche perché, sulla base delle informazioni da noi assunte, le giacenze di produzione della campagna 2018 che erano stoccate nelle cantine private e nelle strutture di commercializzazione sono praticamente esaurite”. Quindi, secondo Coldiretti Ravenna, sul mercato ci sarebbe eccome spazio per le nuove produzioni, “peraltro – ci tiene a ribadire il Presidente Nicola Dalmonte – di elevato profilo qualitativo viste anche le condizioni climatiche di fine maturazione che hanno determinato buone rese e gradazioni altrettanto interessanti.  Confidando, dunque, prosegue Dalmonte, che i prezzi vadano a premiare la qualità tenendo conto del reale rapporto tra domanda e offerta in un’annata caratterizzata da cali produttivi importanti e, al contempo, da un pressoché generale esaurimento delle giacenze, siamo ad auspicare che i controlli sulla trasparenza dei flussi commerciali non vengano meno. Certe dichiarazioni sulla presenza di eccedenze, infatti, allarmano e non poco; non vorremmo che poi queste fantomatiche giacenze giungessero da altre zone, vedi Spagna. Su questo, come sul rischio di importazioni di vino estero da spacciare poi come romagnolo, vigileremo attentamente perché certe azioni di inquinamento del mercato, se messe in atto, provocherebbero danni irreparabili a tutti gli attori della filiera vitivinicola ravennate”.

 

ALESSANDRIA, RIDUZIONE PERIODO DI DIVIETO DI BRUCIARE MATERIALE VEGETALE 

Normativa sugli abbruciamenti. Tutto da rivedere. Salvaguardare l’ambiente, ma non dimenticando gli impatti di determinati provvedimenti sulle produzioni agricole.

Per gli abbruciamenti di materiale vegetale, fondamentali per l’agricoltura e senza ripercussioni gravi sulle emissioni, in Piemonte il divieto si estende dal 1 novembre fino al 31 marzo, un periodo estremamente ampio che non permette di eseguire interventi volti a mantenere puliti i boschi ed i terreni come, invece, sarebbe necessario e portare avanti pratiche utili, soprattutto, per la corilicoltura, la castanicoltura e la frutticoltura.

“Chiediamo, quindi, come fatto presente da Coldiretti Piemonte nell’incontro della scorsa settimana agli assessori Marnati e Protopapa, che venga rivista tale normativa al più presto, restringendo il periodo di divieto tra il 15 dicembre ed il 31 marzo. – hanno ribadito il Presidente e il Direttore di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo – Questo proprio nell’ottica dell’importanza che riveste l’attività agricola attraverso cui, in questi anni, è stato possibile preservare i territori dall’abbandono, svolgendo un insostituibile presidio rispetto all’assetto idro-geologico dei territori e mantenere un patrimonio naturale che ha una grande valenza turistica ed ambientale”.

 

MOLISE, CHIUSO IL VILLAGGIO A BOLOGNA: SUCCESSO PER LE AZIENDE MOLISANE 

Chiuso ieri (29.09.2019) il Villaggio Coldiretti a Bologna. Una straordinaria kermesse che ha visto anche il Molise protagonista, con le sue aziende partecipanti che hanno esaurito i loro prodotti prima della chiusura. Un segnale, questo, estremamente positivo che ha dimostrato l’eccellenza dei nostri prodotti andati letteralmente a ruba. A rappresentare la regione nel cuore della food valley italiana, dove si realizza oltre un terzo della produzione agricola nazionale e nascono le eccellenze del Made in Italy alimentare, da venerdì 27 a domenica 29, dal Parco della Montagnola fino piazza XX settembre, sono state: la Masseria D’Onofrio di Bonefro ed il caseificio Di Iulio di Sant’Elia a Pianisi.

Pasta, prodotti da forno, farine e olio anche a base di canapa ma anche caciocavalli e tanti altri formaggi a pasta dura o filata, che hanno consentito ai numerosissimi visitatori (oltre 600mila nell’intero week and) di assaporare un po’ della nostra terra, ribadendo ancora una volta che il Molise esiste ed è una terra tutta da scoprire anche dal punto di vista enogastronomico.

Alla tre giorni del Villaggio Coldiretti con il presidente Ettore Prandini e il segretario generale Vincenzo Gesmundo non sono mancate le personalità delle Istituzioni e del mondo politico, dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha sottoscritto con la Coldiretti il Patto del Parmigiano per un Green new deal, al Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, dal Ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova, al segretario della Lega Matteo Salvini, dal Governatore della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini all’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi, ma anche l’ex premier Romano Prodi, l’europarlamentare Paolo De Castro, Pier Ferdinando Casini (presidente dell’Interparlamentare italiana) e Alfonso Pecoraro Scanio.

Spazio anche alla lotta al cambiamento climatico, con migliaia di studenti scesi in piazza assieme ai giovani agricoltori, e alla solidarietà con la fondazione Campagna Amica che ha donato alla Fondazione San Petronio, legata alla Caritas, una tonnellata e mezza di prodotti tipici di alta qualità raccolti grazie all’iniziativa la “spesa sospesa”.

Inoltre, Il patto del Parmigiano Reggiano ha sancito l’accordo per un Green new deal che vede come protagonista l’agricoltura nazionale nel rendere l’Italia più verde, proposto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ospite d’onore del Villaggio sabato 28, con il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e l’intera dirigenza della più grande Organizzazione agricola europea.

“Un riconoscimento del ruolo del settore agricolo come modello di sviluppo sostenibile – ha affermato Prandini – nell’esprimere apprezzamento per le parole del Premier che si è impegnato a non intervenire sul gasolio agricolo e sulla fiscalità in agricoltura accogliendo di fatto le sollecitazioni della Coldiretti. Un provvedimento – ha ricordato Prandini – che non porterebbe alcun beneficio immediato in termini di utilizzo di energie alternative ma determinerebbe solo aumento dei costi che peserebbe sulla competitività dell’agroalimentare nazionale e costringerebbe semplicemente molti pescatori, agricoltori e allevatori a chiudere la propria attività con un devastante impatto ambientale ed occupazionale soprattutto nelle aree interne più difficili. Strategica – ha precisato Prandini – anche la volontà di investire sulle energie rinnovabili come il biometano agricolo, la nuova frontiera dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile”.

“Apprezziamo anche – ha continuato Prandini –  l’impegno del Premier per l’emanazione dei decreti applicativi per l’etichettatura di origine degli alimenti, per dare la possibilità ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli, a sostegno della quale la Coldiretti ha realizzato una vasta campagna a livello nazionale ed europeo. Nell’intervento del Premier – ha sostenuto Prandini –  è importante anche la volontà di dare priorità alla tutela del Made in Italy con tre principi da difendere in tutte le sedi: tracciabilità, sicurezza e qualità, a partire dagli accordi di libero scambio dove bisogna lavorare sulla reciprocità per ottenere sempre il rispetto della parità di condizioni e controlli efficaci per quanto riguarda le norme sull’impatto ambientale, economico e sociale. A sancire il patto del Parmigiano Reggiano è infine particolarmente rilevante – ha concluso Prandini –  l’annuncio del Premier di voler rafforzare la disciplina dei reati agroalimentare di tutela il Made in Italy, riconoscendo il grande lavoro fatto dal Dott. Gian Carlo Caselli, responsabile dell’Osservatorio Agromafie di Coldiretti”.

 

BASILICATA, STOP CIBO ANONIMO: MIGLIAIA I LUCANI A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA 

Oltre sei mila firme sono state raccolte da Coldiretti Basilicata nelle 20 piazze lucane per il rush finale di “Stop Cibo Anonimo”, la campagna di raccolta firme che chiede all’Ue di introdurre l’obbligo di origine nelle etichette.  Banchetti sono stati organizzati nei due capoluoghi di provincia Potenza e Matera, e poi Rotonda, Sant’Arcangelo, Calvello, Marsicovetere, Avigliano, Melfi, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Genzano di Lucania, Oppido, Tolve, Policoro, Scanzano Jonico, Stigliano, Pisticci, Ferrandina e Rotondella. “Sono stati tanti i cittadini che hanno voluto sostenere la battaglia di Coldiretti e fondazione Campagna Amica – ha spiegato il presidente della confermazione agricola lucana, Antonio Pessolani – e difendere la salute dei consumatori, valorizzare l’agricoltura italiana e far cambiare finalmente in Europa le politiche sulla trasparenza di quel si porta in tavola. Purtroppo sono moltissimi i prodotti che non riportano obbligatoriamente l’origine in etichetta, dai salumi alle marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini. La petizione vuole chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti vede il coinvolgimento di altre organizzazioni europee, dalla Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese) alla Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), da Solidarnosc (storico sindacato polacco) alla Upa (l’Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), da Slow Food a Gaia (associazione degli agricoltori greci), da Campagna amica a Fondazione Univerde, fino a Green protein (ONG svedese)”.  Per Pessolani “si tratta di un vero e proprio fronte europeo per la trasparenza che punta a raccogliere un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione entro il 2 ottobre prossimo. La posta in gioco è alta, in quanto per la prima volta vi è la possibilità di invertire la tendenza e spingere la Commissione Ue a valorizzare l’origine dei prodotti agricoli e garantire trasparenza nelle scelte di acquisto dei cittadini e un giusto reddito agli agricoltori”.

 

SARDEGNA, NECESSARIA PREVENZIONE PER POSSIBILE DIFFUSIONE DI CIMICE ASIATICA 

Invasioni di insetti, prevenzione e attenzione delle istituzioni con azioni mirate, soprattutto ora, con i grandi cambiamenti climatici già in corso. Per la Sardegna agricola, all’indomani della invasione di cavallette che ha colpito il centro dell’isola, e soprattutto con una costante e ciclica presenza massiccia di Lymantria Dispar, si potrebbe profilare all’orizzonte un altro possibile pericolo, rappresentato dalla cimice asiatica (Hemiptera Pentatomidae Halyomorpha halys), per la quale al momento si può e si deve parlare esclusivamente di prevenzione. Gli esperti della Università di Sassari hanno registrato la presenza dell’insetto nell’isola, e ne stanno monitorando la diffusione, alla luce delle fasi di proliferazione già studiate in altre regioni (centro settentrione della Penisola italiana in particolare), dove si è giunti già a una fase critica per via dei danni prodotti dall’insetto su una vasta gamma di colture (dal frutto al seme, dal riso all’uva, dalle mele al grano). In Sardegna allo stato attuale, gli studiosi parlano di “aumento degli svernanti”, fase che precede i primi ritrovamenti sui campi. “Significa che a partire dalla prossima primavera potremmo trovarci di fronte a una nuova invasione di insetti – spiega Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna -, un’emergenza che in altre regioni d’Italia ha rappresentato l’ennesimo flagello per tantissime realtà produttive tanto da essere considerata dal governo come emergenza fitosanitaria nazionale assieme alla Xylella”. Un problema a cui prestare quindi molta attenzione, anche perché è difficile pianificare azioni di contrasto una volta che è già avvenuta la pullulazione, se non attraverso il massiccio utilizzo di insetticidi. “Insomma, bisogna evitare che si ripeta ciò che è successo per le cavallette – conclude Battista Cualbu, presidente di Coldiretti Sardegna – che quest’estate sono state la diretta conseguenza dell’abbandono della lavorazione dei campi (se il prodotto viene pagato poco, gli investimenti aziendali si riducono). Riteniamo fondamentale, alla luce di quanto sottolineato dagli esperti, che si pongano in essere tutte le azioni per contrastare ancora prima del nascere il problema con il coinvolgimento di tutti gli attori, a partire dalla corretta informazione alle aziende. Solo in questo modo non ci ritroveremo impreparati a fronteggiare l’ennesima grossa difficoltà”.

 

FERRARA, GRANDE SUCCESSO PER IL “VILLAGGIO DI BOLOGNA”

Il bilancio della tre giorni di iniziative durante il Villaggio Coldiretti a Bologna dello scorso week end è estremamente positivo, sia in termini di persone che hanno “scoperto” l’agricoltura Made in Italy e le sue eccellenze alimentari, sia di incontri e confronti pubblici con le massime istituzioni amministrative e politiche.

Dai Ministri dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico, al premier Conte, al presidente della Regione, al segretario della lega, Salvini e tanti altri che sul palco in piazza VIII Agosto sono stati interpellati sui temi del settore agricolo ed agro alimentare, dalla invasione degli insetti alieni (in primis la cimice asiatica), all’incombere dei dazi USA, al pericolo aumento carburanti ed IVA, passando per le questioni ambientali, climatiche, normative, di tutela delle vere produzioni italiane, per le quali occorre garantire l’origine e con essa tutto il patrimonio di investimenti, di lavoro e di sviluppo che significa il fare impresa in Italia, con tantissime difficoltà e sempre meno redditività, ma con la grande soddisfazione di produrre eccellenze.

Eccellenze da valorizzare, difendere, far conoscere ed apprezzare in una visione che necessariamente deve essere di filiera e di un contesto positivo e propositivo tra tutti gli attori economici ed istituzionali.

“I seicentomila visitatori al nostro Villaggio – chiosa il presidente di Coldiretti Ferrara, Floriano Tassinari – sono un numero importante e soprattutto testimoniano l’interesse dei cittadini per i nostri prodotti, per il nostro modello di agricoltura, attenta sempre di più al territorio, all’ambiente, alla salute, alla sicurezza, alla salubrità. Il Villaggio è stato l’occasione per mettere in luce il vero Made in Italy che non riguardo solo gli agricoltori ma tutti i cittadini, di qualunque età, che hanno potuto conoscere alcuni dei tanti aspetti dell’attività agricola, che oltre a produrre il cibo è un presidio sul territorio e garanzia di tutela della salute e sicurezza, oltre che custodi di tradizioni e valori che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni”.

Soddisfazione anche per le aziende ferraresi che hanno partecipato al grande Mercato di Campagna Amica sulla Montagnola: dall’Aglio del Nonno con aglio di Voghiera DOP, alla Società AI, che ha proposta anche l’Aglio Nero, alla Corte dei Sapori con i salumi tipici ferraresi, a Riso Jolanda ed alle proposte innovative di Sebastiano Tundo con quinoa made in Fe e la società Corte Frazza, con prodotti freschi di stagione  e trasformati come miele e chiocciole pronte per il consumo come prelibato ragù pronto all’uso: per tutti curiosità e  grande apprezzamento per i prodotti in vendita, con la necessità di rifornire a più riprese le scorte.

“Questo nostro modo di porsi in relazione con i cittadini – conclude il direttore di Coldiretti Ferrara, Roberto Palù dimostra ancora una volta la capacità della nostra organizzazione di saper parlare ai consumatori, alla società civile e di saper porre con credibilità, reputazione ed autorevolezza le questioni di interesse per il nostro settore direttamente alle istituzioni, senza troppi filtri, in una piazza gremita, dove ognuno ha potuto rendersi conto degli impegni presi di fronte ai problemi che stiamo vivendo e che hanno necessità di soluzione e di prospettiva di lungo termine: dal supporto ad eventi eccezionalmente negativi come quest’anno, alla richiesta di attenzione vera al settore, ad accordi internazionali che non devono più vedere l’agricoltura come merce di scambio, a progetti di filiera sostenuti ad ogni livello per consentirci di competere sui mercati e di far apprezzare e riconoscere anche economicamente il grande valore e la grande qualità del nostro Made in Italy, al riconoscimento di un modello di sviluppo che guarda avanti e coniuga le nuove tecnologie con le conoscenze e le tradizioni. Questo hanno potuto vedere anche i nostri 1.600 associati che nei tre giorni hanno fatto visita al Villaggio, dove anche la nostra struttura è stata ben presente con una cinquantina di persone, assolvendo ad una serie di funzioni che hanno contribuito al grande successo bolognese, dai presidi per la sicurezza, alle animazioni all’Agriasilo, al Villaggio delle Idee dei Giovani, ai workshop, all’organizzazione degli eventi dei tre giorni”.

 

Appuntamenti

 

MILANO: MILANO CALCIO CITY CON PIANTE MANGIA SMOG E CIBO A KM ZERO

Oggi

Querce, carpini e betulle, ma anche sophora, prunus e liquidambar: sono 50 le piante adulte di varie specie scelte fra quelle “mangia smog” che la Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza, in collaborazione con l’Associazione dei florovivaisti del territorio interprovinciale, donerà al Comune di Milano nell’ambito dei progetti di riforestazione urbana della città. Il progetto di collaborazione verrà presentato lunedì 30 settembre alle ore 19.30 presso il BASE di via Bergognone 34 (angolo via Tortona) a Milano, in occasione della chiusura di Milano Calcio City, durante l’appuntamento intitolato “Il calcio è responsabile: Footuro”. Interverranno, fra gli altri, Alessandro Rota, Presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza, e Pierfrancesco Maran, Assessore al Verde, all’Urbanistica e all’Agricoltura di Palazzo Marino.

Nel pomeriggio del 30 settembre, dalle ore 14 in poi, Coldiretti interprovinciale e Assofloro consegneranno idealmente le piante agli ospiti del mondo del calcio presenti ai diversi appuntamenti nel programma finale di Milano Calcio City (disponibile sul sito www.milanocalciocity.it), che a loro volta ne faranno dono all’Amministrazione comunale che le piantumerà in diverse zone del capoluogo. Contestualmente, la Coldiretti presenterà ai relatori dei diversi appuntamenti del primo festival italiano del pallone anche alcune delle eccellenze agroalimentari lombarde a chilometro zero per sottolineare l’importanza di una sana ed equilibrata alimentazione nello sport.

Inoltre – conclude la Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza – al BASE sarà possibile firmare la petizione europea “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo), promossa da Coldiretti per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta di tutti gli alimenti.

 

CAMPANIA: AL COTTOLENGO DI NAPOLI L’ORTO TERAPEUTICO CON I NONNI CUSTODI

Lunedì 7 ottobre 

Un orto terapeutico “fuori terra” dedicato ai diversamente abili nel centro storico di Napoli, realizzato da nonni custodi. È l’obiettivo del progetto di agricoltura sociale che vede insieme l’Istituto Don Orione Piccolo Cottolengo di Napoli, la Coldiretti Campania e Panta Rei – Impresa Sociale, con il patrocinio del Comune di Napoli. Dall’idea di riempire di verde, colori e profumi il palazzo del Cinquecento che ospita lo storico centro Centro Don Orione in via Donnalbina, offrendo un percorso terapeutico a contatto con i cicli della natura, nasce una collaborazione che si allarga a Campagna Amica ed a Federpensionati, l’associazione degli agricoltori in pensione della Coldiretti. I nonni custodi della terra allestiranno l’Orto e faranno da tutor sia al personale che ai ragazzi assistiti con amore e dedizione nell’Istituto. Nella struttura che ospita l’Istituto Don Orione non ci sono giardini né terreno coltivabile, pertanto saranno allestite delle strutture in legno che consentiranno di far crescere piante officinali, prodotti orticoli di stagione e piccoli alberi da frutto.

Lunedì 7 ottobre, a partire dalle ore 10, si inaugurerà il progetto con il taglio del nastro dell’Orto Terapeutico e con il convegno dal tema “L’agricoltura sociale nelle aree urbane”, che si avvale anche del patrocinio morale di “Scegli Napoli”, il progetto per l’Autonomia varato dal Comune. Sono previsti i saluti di Don Nello Tombacco, direttore dell’Istituto Don Orione Piccolo Cottolengo, di Franco Scorziello, presidente Federpensionati Campania, e di Giorgio Grenzi, presidente nazionale Federpensionati. A seguire le relazioni di Teresa Boccia, Lupt – Università di Napoli Federico II, di Pasquale Antonio Riccio e Fabio Rossi, amministratore e revisore di Panta Rei Impresa Sociale. Le conclusioni saranno affidate all’assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Chiara Marciani, al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e al vicepresidente nazionale di Coldiretti, Gennarino Masiello.

 

VENETO: UNA RETE BIO INNOVATIVA CHE VALE 3MILIONI DI EURO

Oggi 

In Italia il biologico fattura 2,5 miliardi di euro. I numeri sono importanti anche in Veneto che guarda alla frontiera dell’ecosostenibilita’ con 38 mila ettari coltivati senza chimica. Una crescita culturale da parte degli operatori agricoli che ha portato Coldiretti Veneto a creare una retebioinnovativa composta da 50 realta’ private e non, piccole e grandi che sviluppano un agribusiness pari 3 milioni di euro.

Il cluster biologico e’ stato presentato oggi in aula magna Pentagono dell’Università di Padova Campus di Agripolis a Legnaro in occasione del debutto del primo corso di laurea in Italia “Tecniche e gestione delle produzioni biologiche vegetali” presieduto dal professor Giuseppe Zanin. Presenti gli assessori allo sviluppo economico Roberto Marcato e il collega dell’agricoltura Giuseppe Pan a testimonianza dell’impegno della Giunta del Veneto verso un orientamento di tutela e presidio del territorio che dal primario abbraccia tutti i settori. “Diamo un’ulteriore risposta ai consumatori che chiedono tutela ambientale e produzioni salubri – ha spiegato Martino Cerantola alla guida della cordata regionale – ma soprattutto ci poniamo come insieme di forza occupazionale per gli studenti universitari che dopo il percorso formativo possono trovare un lavoro tra le tante espressioni imprenditoriali aderenti”. Il direttore Pietro Piccioni ha introdotto i motivi per cui Coldiretti ha pensato ad una simile iniziativa. “Fare sistema e’ per Coldiretti una strategia – ha detto – in questo gruppo fanno parte gli atenei veneti, imprese singole e del mondo della distribuzione e trasformazione. Il valore aggiunto sta nell’applicazione delle innovazioni alle tecniche produttive in modo tale da trovare opportunita’ competive per affrontare il mercato domestico e internazionale”.

 

CREMONA: DOMANI “ETICHETTA DAY” AL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA A CREMONA

Martedì 1 ottobre 

Domani a Cremona è “etichetta day”. L’appuntamento è dalle ore 8 alle 12 al Mercato di Campagna Amica, presso il portico del Consorzio Agrario, in via Monteverdi. Alla vigilia della chiusura della petizione “Eat original – StopCiboAnonimo”, promossa da Coldiretti per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta per tutti gli alimenti (la petizione si chiude il 2 ottobre), Coldiretti Cremona invita tutti gli appassionati del vero made in Italy che non avessero ancora preso parte all’iniziativa a non perdere la preziosa occasione di contribuire – con una firma – a una battaglia che vuole proteggere la nostra salute, prevenire le frodi alimentari, garantire i diritti dei consumatori, tutelare il cibo 100% italiano e il lavoro di chi lo produce.

Nel rush finale, in provincia di Cremona gli “etichetta day” si sono svolti da Casalmaggiore a Soresina, da Cremona a Crema, passando per Pizzighettone, con il ‘banchetto’ delle firme sempre presente presso i mercati di Campagna Amica, e nella giornata di ieri presso le fattorie didattiche (nella domenica a porte aperte voluta da Terranostra Lombardia). Domani si torna a Cremona, presso il portico del Consorzio Agrario.

L’etichetta-day presso il Mercato di Campagna Amica sarà sottolineato da un impegno in più messo in campo dalle aziende agricole. Presso il portico del Cap, accanto alla consueta vendita a km zero, ci sarà spazio per le degustazioni gratuite dedicate dalle aziende agricole a tutti i cremonesi che vorranno prendere parte allo speciale appuntamento. Partecipando al “gioco dei sapori” si potrà inoltre, come ogni martedì, vincere la spesa, ricevendo un cesto di primizie offerto dagli agricoltori di Campagna Amica.

“Anche da Cremona abbiamo preso parte, con determinazione, alla più grande mobilitazione mai realizzata per difendere la salute dei consumatori, valorizzare l’agricoltura italiana e far cambiare finalmente verso all’Europa nelle politiche sulla trasparenza del cibo. Alla vigilia della chiusura della petizione, chiamiamo tutti i cremonesi che non avessero ancora firmato a non perdere questa storica occasione” sottolinea Mauro Donda, Direttore di Coldiretti Cremona.

La petizione “Eat original”, promossa da Coldiretti per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti, vede il coinvolgimento di altre organizzazioni europee. La posta in gioco è alta – ricorda Coldiretti – poiché per la prima volta c’è la possibilità di invertire la tendenza e spingere la Commissione Ue a valorizzare l’origine dei prodotti agricoli e garantire trasparenza nelle scelte di acquisto dei cittadini e un giusto reddito agli agricoltori.

Un vero e proprio fronte europeo per la trasparenza è da mesi impegnato a raccogliere un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione entro il 2 ottobre 2019. E’ ancora possibile firmare – ricorda Coldiretti Cremona – nella giornata di domani (martedì 1 ottobre) presso il mercato di Campagna Amica in via Monteverdi a Cremona, così come presso i nostri uffici sul territorio e anche online, compilando in modo facile e veloce l’apposito form sul sito https://sceglilorigine.coldiretti.it.

«Il nostro Paese è leader europeo nella trasparenza e nella qualità – sottolinea Paolo Voltini, Presidente di Coldiretti Cremona –, anche per questo abbiamo il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti».

 

PORDENONE: MERCATO CAMPAGNA AMICA MOSTRA CON OLTRE TRENTA VARIETÀ DI UVE

Mercoledì 2 e sabato 5 ottobre 

Oltre trenta varietà e biodiversità di uva al mercato coperto di Campagna Amica a Pordenone. In via Roma 4, è già allestita, in occasione della festa delle vendemmia, un’esposizione di uve autoctone del Friuli Venezia Giulia e di altre regioni d’Italia. La mostra, che si può visitare gratuitamente, è stata organizzata in collaborazione con l’esperto Giuseppe Fornasier.

Dalla Passerina al Pecorino, dal Cattarrato all’Ansonica, dal Fiano al Touriga Franca fino ai nostrani Friulano e Merlot sono alcune delle varietà di uva che si possono vedere. 

Alcune di queste si possono anche assaggiare (becotâ in friulano).

La mostra è aperta nei giorni di mercato: mercoledì e sabato dalla 8 alle 13 e giovedì dalla 15 alle 19.

 

VERONA, INCONTRO SU FATTORIE SOCIALI: PROSPETTIVE E NORMATIVE VIGENTI

Mercoledì 2 ottobre

Le fattorie sociali saranno al centro di un convegno, organizzato da Coldiretti Veneto, dal titolo “Economia solidale in Veneto. Coldiretti, dall’agricoltura un potenziale naturale: le fattorie sociali. Focus sulla legge regionale alla luce del decreto ministeriale”. L’incontro di mercoledì 2 ottobre alle 10 in Camera di Commercio sarà l’occasione per fare il punto sull’agricoltura sociale e sulla legislazione in materia. Nella provincia veronese le fattorie sociali iscritte all’apposito albo regionale sono sei, 28 in Veneto, e si occupano di varie attività come inserimento socio-lavorativo, percorsi abilitativi e riabilitativi, iniziative educative, assistenziali, formative e per il benessere personale e reinserimento e reintegrazione sociale di detenuti ed ex detenuti. Si tratta di una forma di agricoltura che parte dall’azienda agricola e ha ricadute positive sulla società, che beneficia dei servizi messi a disposizione.

Dopo i saluti di Daniele Salvagno, Presidente di Coldiretti Veneto e Verona, l’introduzione ai lavori sarà di Carmelo Troccoli, Direttore Fondazione Campagna Amica. Interverranno Mario Giuseppe Paolucci, Servizio Autonomie Territoriali Coldiretti Ruolo e competenze delle Regioni che parlerà del Decreto Ministeriale 12550 del 21 Dicembre 2018 – Definizione dei requisiti minimi e delle modalità relative alle attività di agricoltura sociale; Gianfranco Calabria, Responsabile del Servizio Autonomie Territoriali si soffermerà sul ruolo e competenze delle Regioni. A seguire, Jacopo Testoni, Dipartimento Agroalimentare Regione Veneto parlerà di “La Legge regionale in Veneto: stato dell’arte”. la linea di Coldiretti sarà l’intervento di Roberto Moncalvo, componente di Giunta Coldiretti. Moderatore dell’incontro sarà Alberto Bertin, Ufficio Legislativo Coldiretti Veneto.

 

VICENZA: TRANSUMANZA TRA RITO E FOLKLORE

Mercoledì 2 ottobre 

“Transumanza tra rito e folklore. Celebrazione del patrimonio zootecnico e sviluppo turistico” è il tema del convegno, promosso da Coldiretti Vicenza con il patrocinio del Comune di Bressanvido, nell’ambito dell’edizione 2019 del Festival dell’Agricoltura, che avrà luogo mercoledì 2 ottobre alle 20.45 nella sala conferenze di Latterie Vicentine a Bressanvido.

L’evento intende proporre alla cittadinanza una riflessione sul tema e ricordare quanto sia importante portare a valle le mandrie per prepararsi all’inverno. Una ricorrenza che la Famiglia Pagiusco, la Confraternita dei Transumanti, la Proloco ed il Comune di Bressanvido onorano ogni anno. La transumanza viene animata da allevatori e malgari in abiti tradizionali, insieme a centinaia di bovini addobbati per l’occasione, rappresentando un forte richiamo turistico.

Nel 2018 il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha chiesto il riconoscimento dell’Unesco per questa antica pratica. Contemporaneamente, il Consiglio regionale del Veneto è stato promotore di un progetto di legge per affermare il patrimonio culturale di questa usanza e tutelarne le “vie dei pascoli”, affinché la memoria dei tragitti non vada perduta, ma sia consegnata alle nuove generazioni per perpetuare un rito senza tempo.

Dopo i saluti del sindaco di Bressanvido, Luca Franzè e del presidente di Latterie Vicentine, Alessandro Mocellin, i lavori saranno introdotti da Giustino Mezzalira, responsabile della Sezione agroforestale di Veneto Agricoltura, quindi la relazione di Stefano Masini, Capo Area Ambiente e Territorio Coldiretti Nazionale e l’intervento del consigliere regionale del Veneto, Nicola Finco. Sarà, quindi, la volta delle testimonianze di Marino Pagiusco, allevatore transumante e di Sergio Bassan della Confraternita dei Transumanti.

Le conclusioni del convegno, moderato da Alessandro Scuccato, assessore al marketing del Comune di Bressanvido, saranno affidate a Martino Cerantola, presidente provinciale di Coldiretti Vicenza.

Nel corso della serata verranno presentati il volume e la mostra “Lana pecore pastori tra il monte e il piano” realizzato dall’Associazione Mondo Rurale Marostica.

 

CALABRIA: INAUGURAZIONE UFFICIO ZONA A GIOIA TAURO

Oggi 

Sempre di più vicini agli agricoltori e ai cittadini questo l’impegno corale della Coldiretti di Reggio Calabria che lunedì prossimo 30 settembre alle 16,30 inaugurerà il nuovo ufficio di Zona a Gioia Tauro (RC) sito in in via SS 111, n. 409. “Il nuovo quartier generale,  collocato nel cuore della piana di Gioia Tauro, territorio strategico per l’agricoltura e l’agroalimentare– afferma Stefano Bivone Presidente della Coldiretti reggina – è stato richiesto fortemente da numerosi agricoltori e cooperative del comprensorio, cittadini e pensionati e offrirà alle imprese agricole ed alla collettività una concreta assistenza specialistica che spazia dal tecnico all’attività sindacale a quella sociale e di patronato e ancora fiscale con CAF e agronomica con il Centro Assistenza Agricola. Vogliamo essere sempre più prossimi alle aziende agricole – sottolinea il presidente Bivone – poiché le esigenze, richieste e sfide del presente e futuro sono molte e riguardano la fatturazione elettronica, i rapporti di lavoro, la tutela del Made in Italy, il dialogo con i cittadini e con le istituzioni. L’obiettivo è di rafforzare l’agricoltura di qualità e assicurare reddito. In spazi attrezzati – continua – mettiamo a disposizione l’autorevolezza nel dialogo, la professionalità del sindacato e la tenacia delle imprese agricole”. “L’ufficio è baricentrico rispetto al comprensorio e sarà affidato e coordinato dal segretario di zona Diego Cardillo Cambareri  – aggiunge Pietro Sirianni direttore di Coldiretti Reggio Calabria –  la sede – prosegue – è una ulteriore  testimonianza di impegno concreto che Coldiretti mette a disposizione  di un territorio che ha necessità di essere supportato da politiche ed azioni in grado di portare a soluzione le problematiche del settore agricolo e dei cittadini, con servizi su misura per contribuire ad accompagnare il rilancio e l’affermazione con tutti gli strumenti e l’assistenza adeguata per essere preparati alle sfide”. All’inaugurazione interverranno il presidente e il direttore di Coldiretti Calabria Franco Aceto e Francesco Cosentini, dirigenti della Coldiretti e autorità istituzionali.