COMUNICATO STAMPA | Notizie dalle Federazioni

News La Forza del Territorio del 23 novembre 2021

24 Novembre 2021
News La Forza del Territorio del 23 novembre 2021

Primo piano

 

SARDEGNA

BLUE TONGUE: CAMBIO STRATEGIA “VACCINIAMO I BOVINI”

E’ una delle proposte emerse all’assemblea Coldiretti e apprezzata dagli allevatori

“E se si cambiasse strategia e si vaccinassero i bovini?”. E’ una delle proposte, la più apprezzata dagli allevatori, che è emersa questa mattina a Sassari durante l’assemblea promossa da Coldiretti Sardegna per limitare i danni diretti ed indiretti della blue tongue che in 20 anni si è mangiata 166milione di euro e condannato a morte 800mila ovini.

Invertire l’azione e vaccinare i bovini, veri serbatoi del virus e vittime indirette con i continui blocchi della movimentazione che si stanno sommando alle perdite per gli allevatori. Dopo l’esplosione della nuova ondata il blocco della movimentazione, già in atto dal sud Sardegna fino al Nuorese è stato allargato fino al Nord Sardegna.

“Per garantire la movimentazione soprattutto dei bovini che vanno oltre i confini sardi nel resto della Penisola – ha spiegato Antonio Montisci, responsabile del servizio prevenzione dell’assessorato regionale alla Sanità – abbiamo attuato un sistema adottato con successo in Francia da due anni (Pcr e trattamento con repellenti nei sette giorni precedenti la partenza dell’animale), che garantisce le Regioni ospitanti. Ma in Italia si ferma davanti alla possibilità delle Regioni appunto ospitanti di poter decidere se accettarli o meno. Per questo domani abbiamo un incontro decisivo con Ministero, le altre Regioni e Teramo dove spiegheremo questo”.

Un appuntamento fondamentale per gli allevatori sardi che stanno soffrendo con i vitelli che rimangono in stalla anche se spesso ci sono anche dei contratti in essere.

Ma nell’incontro di questa mattina si è parlato oltre che del contingente anche del futuro, come poter convivere e limitare al minimo gli effetti di un virus che come ha detto il direttore del Dipartimento prevenzione Franco Sgarangella insieme al veterinario Giuseppe Bitti “è endemico ma ha dei picchi epidermici che vanno contenuti”.

Secondo Antonio Montisci “dobbiamo trovare un sistema di profilassi che garantisca il contenimento della diffusione virale nell’ovino evitando in questo modo anche il blocco della movimentazione dei bovini”.

Le proposte sono diverse. Quelle percorribili secondo Montisci sono quello dell’utilizzo di un vaccino vivo attenuato negli agnelli sotto i tre mesi. In questo modo si immunizza l’animale e in pochi anni abbiamo anche la cosiddetta immunità di gregge”. Per sperimentarlo in modo scientifico, il responsabile del servizio veterinario, propone, di testarlo in 50 aziende di tutta la Sardegna. Altra strada percorribile è quello di vaccinare oltre le rimonte anche tutti gli 8.500 allevamenti ad alto rischio, da dove, secondo Montisci, “parte e si diffonde sempre il virus della blue tongue”.

Ma è dalla discussione con gli allevatori in sala che nasce la proposta che condividono tutti: quella di vaccinare tutti i bovini e facoltativamente gli ovini.

Proposta lanciata da Franco Sgarangella, sostenuta da Montisci, apprezzata dagli allevatori (“pronti a vaccinare i nostri animali”).

“Perseguiremo queste proposte affinché si mettano in atto” ha concluso il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu.

 

Dal Territorio

 

PIEMONTE, SERVE SUBITO IMPEGNO PER ATTUARE PAC A LIVELLO NAZIONALE

“Dal Parlamento viene un importante riconoscimento del ruolo della Politica agricola comune (PAC), che deve garantire reddito agli agricoltori affinché possano continuare ad offrire alimenti sani nelle giuste quantità preservando le risorse naturali e contribuendo alla lotta al cambiamento climatico con più ricerca ed innovazione”. E’ quanto afferma Coldiretti nel commentare il voto del Parlamento europeo sui tre regolamenti della futura Politica Agricola Comune (Pac) 2023-2027.

“Il difficile negoziato di questi ultimi anni ha comunque portato ad un risultato migliorativo rispetto alla proposta iniziale del 2018, in termini di risorse e di strumenti per affrontare le ambiziose sfide poste dal Green Deal europeo, ma ora bisogna lavorare a livello nazionale per tradurre in misure semplici ed efficaci gli indirizzi dell’Ue, dall’innovazione alle politiche per favorire il ritorno alla terra delle nuove generazioni – sostengono Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Serve un Piano Strategico Nazionale per la crescita e lo sviluppo con azioni semplici da applicare che garantiscano la giusta sostenibilità economica all’attività agricola. In Europa occorre però coerenza nelle politiche Ue, dicendo “SI” a tutte le misure che aumentano la trasparenza di processi e prodotti, attraverso l’obbligo dell’etichettatura d’origine, e che garantiscano competitività agli agricoltori europei sul piano mondiale promuovendo ed applicando il concetto della reciprocità negli standard produttivi in modo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Mentre va avversato – concludono Moncalvo e Rivarossa – ogni tentativo di banalizzazione ed omologazione del modello agricolo italiano ed europeo, dicendo quindi “NO” ai finanziamenti alla produzione di carne in laboratorio o all’introduzione di etichette a semaforo quali il Nutriscore”.

 

SICILIA, GERARDO FORINA RAMPOLLA NUOVO DIRETTORE DELLA FEDERAZIONE DI ENNA

Dopo le esperienze in Puglia durate quattro anni, Gerardo Forina Rampolla, palermitano, è stato nominato direttore della Coldiretti di Enna e succede a Massimo Primavera che continuerà a dirigere la Coldiretti di Caltanissetta.

Forina Rampolla, 49 anni, torna così in Sicilia dove è stato direttore di varie Federazioni tra cui Palermo, Ragusa e Catania e inizierà la sua dirigenza l’1 dicembre. 

Tra gli obiettivi del nuovo direttore spiccano quelli di incrementare i contratti di filiera, sviluppare la rappresentanza nelle aree interne della provincia, ingrandire il bacino di giovani agricoltori che hanno avviato imprese con successo, potenziare la filiera corta.

Dal grano alle mandorle, dall’ortofrutta alla zootecnia, Enna e il suo territorio rappresentano uno dei bacini produttivi più ricchi di tutta l’Isola – afferma -. Su questo dobbiamo lavorare per far avere all’agricoltura il ruolo economico che le compete. Ai lavori del Consiglio di stamani oltre al presidente e direttore regionali, Francesco Ferreri e Prisco Lucio Sorbo e alla presidente di Enna, Giuseppina Fiumefreddo, ha partecipato Paolo Giannini, Vice Capo Area della Confederazione nazionale Coldiretti.

 

LOMBARDIA, LATTE: LO SPOT VOLA E SFIORA I 50 CENTESIMI AL LITRO

Sfiora ormai i 50 centesimi al litro il prezzo del latte spot alla stalla, trainato da una domanda in crescita per le forniture fuori dai contratti annuali. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Lombardia sulle quotazioni della Camera di Commercio Metropolitana Milano, Monza Brianza, Lodi, mentre a livello nazionale sta finalmente per partire il tavolo tecnico per l’applicazione del protocollo di intesa firmato dall’intera filiera convocata dal Ministro Patuanelli per la crisi del latte, su sollecitazione della Coldiretti.

Anche a fronte della continua corsa delle quotazioni del latte spot – spiega la Coldiretti regionale – abbiamo sollecitato la parte industriale a rivedere alcune condizioni del contratto ancora in vigore nella nostra regione, che penalizzano il lavoro degli allevatori e che non riflettono più l’andamento attuale del mercato. È in corso una proficua interlocuzione – afferma la Coldiretti regionale – che ci auguriamo possa concludersi positivamente.

Garantire il giusto reddito agli allevatori – continua la Coldiretti regionale – è una condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti sicuri e di qualità che sostengono l’economia, il lavoro e i territori italiani. Quando una stalla chiude – continua la Coldiretti – si perde infatti un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado soprattutto nelle aree più interne e difficili.

La Lombardia – precisa la Coldiretti regionale – è la culla dell’oro bianco italiano, con oltre il 40% del latte nazionale che nasce nelle nostre stalle. Per questo è importante che venga anche attuato quanto prima il nuovo protocollo di intesa nazionale firmato dall’intera filiera dopo la convocazione del tavolo ministeriale su sollecitazione di Coldiretti. Il nuovo accordo – precisa la Coldiretti Lombardia – prevede un aumento di 4 centesimi del prezzo minimo del latte alla stalla in Italia senza che vi sia un impatto sui consumatori.

 

PUGLIA, AGRUMI: E’ CRACK IN CAMPAGNA; SUBITO TAVOLO AGRUMICOLO REGIONALE

E’ crisi profonda dei consumi degli agrumi per le temperature più alte delle medie stagionali, con il crack in campagna degli agrumi a causa di prezzi molto al di sotto dei costi di produzione, con gravi ripercussioni sui redditi delle imprese agricole e il rischio che clementine e arance possano rimanere invendute sugli alberi. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia, che chiede l’urgente convocazione del Tavolo Agrumicolo regionale, di recente costituzione, anche per sostenere le ragioni di un Piano agrumicolo regionale che aiuti il superamento delle crisi oramai strutturale del comparto, che preveda il sostegno per nuovi impianti e una rigenerazione del patrimonio agrumicolo.

Con le clementine vendute in campagna a 30 centesimi al chilo, di cui 15 centesimi pagati solo per la raccolta – insiste Coldiretti Puglia – il conto economico è drammatico nei campi della provincia di Taranto, dove il settore agrumicolo vale oltre 80 milioni di euro per una produzione di 2,6 milioni di quintali.

“I prezzi non sono assolutamente remunerativi. E’ l’ennesima annata da dimenticare”, lancia l’allarme il presidente di Coldiretti Taranto, Alfonso Cavallo. “Si tratta di un trend drammatico che ha effetti pesanti sul piano economico e occupazionale per le imprese agricole, ma anche dal punto di vista ambientale e per la salute dei consumatori, su cui è necessario intervenire con misure di trasparenza per promuovere i consumi sul mercato interno di prodotti del territorio e favorire le esportazioni”.

Al calo dei consumi si aggiunge l’arrivo incontrollato di agrumi di provenienza estera che contribuisce notevolmente – dice ancora Coldiretti Puglia – ad appesantire il livello economico e occupazionale delle imprese agricole regionali, ma che ha anche riverberi negativi nei riguardi dei consumatori, su cui è necessario intervenire con misure di trasparenza per promuovere i consumi dei prodotti del territorio.

Il risultato è un calo dei consumi che sono scesi per le arance sotto i 15 chili a persona all’anno – insiste Coldiretti Puglia – per effetto di una diminuzione che negli ultimi 15 anni varia da oltre il 20% per le arance ad oltre il 50% per i mandarini e le clementine.

Per ridurre la volatilità e stabilizzare i prezzi occorre – conclude la Coldiretti Puglia – realizzare rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione  con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti e l’avvio da parte della Regione dia avvio a un immediato piano promozionale del prodotto agrumicolo regionale, anche in accordo con la Distribuzione Organizzata.

 

CALABRIA, BENE STOP DA AUTORITÀ PER LA CONCORRENZA PER IL NUTRISCORE

L’istruttoria avviata dall’Antitrust sul Nutriscore è importante per fare chiarezza su un sistema di etichettatura che boccia ingiustamente l’85% del Made in Italy a tavola e colpisce alcune produzioni nostrane come ad esempio l’olio d’oliva. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’intervento dell’Autorità Garante della concorrenza che ha promosso 5 istruttorie sull’uso del sistema di bolllinatura fronte pacco denominato NutriScore da parte di alcune società italiane e straniere.

Secondo l’Antitrust il sistema a colori dell’etichetta NutriScore – evidenzia Coldiretti – potrebbe indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato.

Le etichette a colori, infatti, – sottolinea la Coldiretti – si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

L’equilibrio nutrizionale – precisa la Coldiretti – non ricercato nel singolo prodotto ma nell’equilibrio tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto. In questo modo si finisce paradossalmente per escludere eccellenze – denuncia Coldiretti- della Dieta mediterranea, come ad esempio l’olio extravergine d’oliva a vantaggio di prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

L’Italia ma anche le regioni– precisa la Coldiretti – si stanno muovendo con intelligenza per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema armonizzato, che sia diverso dal Nutriscore. “Ora la battaglia si sposta in Europa – sottolinea Coldiretti– per evitare un grave danno per il sistema agroalimentare italiano proprio in un momento in cui potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza del nostro cibo sui mercati stranieri”.La Coldiretti continua ad essere in prima linea sia sui decreti per prorogare l’obbligo di indicare l’origine in etichetta che per lo stop alle speculazioni che sottopagano i prodotti agricoli . “Dare continuità all’indicazione dell’origine sui prodotti delle principali filiere alimentari – chiosa Aceto presidente di Coldiretti Calabria –rafforza l’esportare il nostro modello che fa leva su distintività e trasparenza nell’Unione europea perchè anche i cittadini- consumatori europei nella stragrande maggioranza vogliono avere consapevolezza di quello che portano a tavola”.

 

LIGURIA, NUTRISCORE: AL VIA 5 ISTRUTTORIE DELL’ANTITRUST

L’etichetta a colori boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a tavola: l’Antitrust avvia 5 istruttorie sull’uso del Nutriscore da parte delle società italiane GS, Carrefour Italia, Pescanova Italia e Valsoia, delle società francesi Regime Dukan e Diet Lab, della società inglese Weetabix e di una società tedesca che produce caramelle. Questo sistema porta a valutazioni errate sulla salubrità di dei prodotti, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo, dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato; le etichette a colori si concentrano su un numero molto limitato di sostanze nutritive, escludendo dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. 

I prodotti colpiti, soprattutto formaggi e salumi, vanno dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma, dal Gorgonzola all’olio extravergine d’oliva; ma l’equilibrio nutrizionale non può essere ricercato nel singolo prodotto: bisogna considerare i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto. L’Italia si sta muovendo per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema armonizzato, che sia diverso dal Nutriscore e che vada a rivedere alcuni dei principi e idee alla base del sistema francese, supportata anche formalmente da Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria.

“L’istruttoria avviata dall’Antitrust costituisce un importante passo per la difesa del Made in Italy. –affermano Gianluca Boeri Presidente di Coldiretti Liguria e Bruno Rivarossa Delegato Confederale- E’ essenziale combattere un sistema come quello del Nutriscore per evitare un grave danno al sistema agroalimentare italiano che, peraltro, potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza dell’Italia sui mercati stranieri. Il Made in Italy a tavola vale oggi quasi un quarto del Pil nazionale e, non a caso, i prodotti alimentari fanno registrare il record storico nelle esportazioni raggiungendo quota 52 miliardi, mai registrata nella storia dell’Italia: non possiamo permettere che i nostri prodotti, sani e di qualità, siano superati dal cibo spazzatura”.

 

SARDEGNA, BLUE TONGUE: I NUMERI DI UNA EPIDEMIA FIGLIA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Sono 1.089.646 i capi coinvolti quest’anno, al 22 novembre, con 29.737 morti, ancora tanti ma in percentuale tra le più basse di sempre, sicuramente la più bassa rispetto alle grandi ondate che si sono verificate dal 2000 a oggi.

E’ quanto emerso questa mattina durante l’assemblea promossa da Coldiretti Sardegna a Sassari su “Blue tongue: quale verità?” al quale hanno preso parte insieme al presidente e direttore di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e Luca Saba, il Responsabile del servizio prevenzione dell’assessorato regionale alla Sanità Antonio Montisci, il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Giovanni Filippini, il direttore del Dipartimento prevenzione Franco Sgarangella, il presidente della Commissione regionale Attività Produttive Piero Maieli e diversi allevatori provenienti da tutta la Sardegna.

Partita dall’Ogliastra nella prima decade di agosto si è diffusa in tutta la regione. Il maggior numero si trova nel sud Sardegna con 1.095 focolai, 416.104 capi coinvolti dei quali 12.557 morti (3,02%). Oristano è la provincia in cui la mortalità è più alta al 3,41% con 703 focolai, 237.429 capi coinvolti e 8.106 morti. Il Nord Sardegna è il più virtuoso sia per numero di capi che per percentuale di morti: 554 focolai, 196.934 capi coinvolti e 3.175 morti (l’1,61%). A Nuoro e nell’Ogliastra invece la percentuale di capi morti è poco più alta del Nord Sardegna con 1,68%, e conta 750 focolai, 237429 capi coinvolti e 3.825 morti. In finanziaria, dopo le rivendicazioni di Coldiretti Sardegna che aveva denunciato l’assenza nella bozza di legge della voce blue tongue, sono stati stanziati 5,9milioni di euro. Destinati: 300 mila euro per gli esami della reazione a catena della polimerasi (PCR), eseguiti sui capi bovini e ovini; 300.000 per gli allevamenti di bovino a compensazione dei costi sostenuti per la profilassi vaccinale contro la Febbre catarrale, effettuata dai veterinari liberi professionisti aziendali e per l’acquisto dei repellenti; 700.000 per l’acquisto del prodotto “Butox”; 3.000.000 di euro per le perdite subite dalle aziende agricole dovute alla blue tongue; 1.600.000 per i danni causati da eventi calamitosi ed epizoozie.

La blue tongue è presente in Sardegna dal 2000 ed è anche questa una conseguenza dei cambiamenti climatici: le sciroccate provenienti dal Nord Africa hanno portato anche nella nostra Regione virus presenti prima solo in quelle terre. “Ma rimarrà sempre, dobbiamo imparare a conviverci – ha spiegato questa mattina il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Giovanni Filippini -. Il culicoide preferisce i bovini, che sono dei veri serbatoi ed agisce la notte, sta nel suo sangue per circa 60 giorni. Lo possiamo combattere con i vaccini ma è fondamentale anche la profilassi per non far circolare il virus – ha spiegato ancora il direttore -. Le diverse ondate, che arrivano a distanza di 2 e 4 anni dipendono dal livello di immunità che si abbassa con il passare degli anni. Occorre studiare e pianificare le azioni da fare da qui in avanti per fare in modo che quei 166milioni spesi per la blue tongue in 20 anni possano essere investiti in prevenzione e per combattere altre malattie più pericolose, come quella della agalassia”.

 

PUGLIA, CRIMINALITÀ: VILE ATTO CON TAGLIO DI 103 ULIVI; APPELLO A MINISTERO INTERNO

Il taglio di 103 ulivi in un’azienda olivicola a Foggia è un atto vile che dimostra quanto la criminalità colpisca indisturbata le aree rurali, depredando e danneggiando senza pietà il frutto del lavoro degli agricoltori, alla mercé di bande criminali che saccheggiano e azzerano in pochi minuti campi e produzioni.  E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia, con l’ennesimo episodio registrato in provincia di Foggia che si aggiunge ai ripetuti ‘furti’ in piena campagna olivicola di olive nella BAT, a Lecce, a Foggia e in provincia di Taranto, con un boom di furti di mezzi agricoli, prodotti, cavi e danneggiamenti in campagna pari a 300 milioni di euro di danni all’anno.

Il fenomeno della micro e macro criminalità nelle aree rurali pugliesi è divenuto pressante e pericoloso per la stessa incolumità degli agricoltori – denuncia Coldiretti Puglia – e in questo scenario di strisciante diffusione dell’illegalità e clima di pericolosa incertezza, le aziende corrono il forte rischio di perdere competitività in un contesto da far west. Coldiretti Puglia torna a chiedere l’intervento dell’Esercito e l’attivazione di una cabina di regia tra il ministero delle Politiche Agricole e il ministero dell’Interno, affinché ci sia un coordinamento sulle attività delle forze dell’ordine, in particolare nelle zone più a rischio individuate nelle province Bari,  BAT e Foggia , dove le bande organizzate rubano, nel giro di pochi minuti, fino a 30 kg di olive battendo gli alberi con bastoni in ferro e alluminio, danneggiando anche le piante.

Si assiste alla ‘stagionalità’ delle attività criminose in campagna – aggiunge Coldiretti Puglia – perché squadre ben organizzate rubano l’uva da tavola da agosto ad ottobre, le mandorle a settembre, le ciliegie a maggio, tagliano i ceppi dell’uva da vino a marzo/aprile, rubano le olive da ottobre a dicembre, gli ortaggi tutto l’anno, ma preferiscono i carciofi brindisini e gli asparagi foggiani, dimostrando che alla base dei furti ci sono specifiche richieste di prodotti redditizi perché molto apprezzati dai mercati, rubano gli ulivi monumentali perché qualcuno evidentemente li ricerca. I furti sono praticamente quotidiani tanto da aver spinto alcuni agricoltori ad organizzarsi con ronde notturne e diurne e non possiamo permetterci che continui ad essere messa a repentaglio l’incolumità dei nostri produttori.

Capitolo a parte – secondo l’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e agroalimentare della Coldiretti – merita il mercato parallelo di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza, a partire dall’olio, spesso sofisticato e spacciato per prodotto di qualità con il marchio made in Puglia. Questo, non solo danneggia il consumatore, ma anche l’imprenditoria locale con la compromissione in modo grave della qualità e della sicurezza dei prodotti.

Si registra un’impennata di fenomeni criminali che colpiscono e indeboliscono il settore agricolo – rileva Coldiretti Puglia – e non si tratta più soltanto di “ladri di polli”, quanto di veri criminali che organizzano raid capaci di mettere in ginocchio un’azienda, specie se di dimensioni medie o piccole.

Sensibilizzare gli agricoltori circa l’importanza di denunciare è l’obiettivo di Coldiretti Puglia, per analizzare dove si registrano in più larga misura i fenomeni criminosi, quando avvengono i furti, quali sono mezzi e prodotti maggiormente appetibili e come è strutturata la ‘filiera’ della ricettazione per economizzare le attività di polizia, non lasciando isolate le vittime e rassicurandole circa l’anonimato della denuncia.

 

LOMBARDIA, TURISMO: +71% PRESENZE IN ESTATE, LA NUOVA FRONTIERA È IL GLAMPING

Sono cresciute del 71,1% le presenze turistiche in Lombardia nell’estate 2021 rispetto all’anno precedente, mentre gli arrivi tra giugno ed agosto hanno fatto registrare un aumento pari al 58,7% sullo stesso trimestre del 2020. È quanto afferma la Coldiretti regionale, su dati Polis Lombardia, in occasione dell’avvio del primo corso online dedicato al glamping in agriturismo, organizzato in collaborazione con Terranostra Lombardia.

I dati della scorsa stagione estiva – sottolinea la Coldiretti regionale – testimoniano i primi segnali di ripresa per il turismo nei nostri territori, sebbene il confronto con la situazione pre pandemia rimanga negativo. Tra le sistemazioni più apprezzate – sottolinea la Coldiretti regionale – gli agriturismi che, spesso situati in zone isolate, in strutture familiari con un numero adeguato di posti letto e a tavola e ampi spazi nel verde sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. 

E proprio negli agriturismi – continua la Coldiretti Lombardia – la nuova frontiera del turismo green è quella del glamping, a metà strada tra camping e glamour, che unisce i servizi di un pernottamento con tutti i confort con la bellezza di stare a stretto contatto con la natura. Si tratta – spiega la Coldiretti Lombardia – di una nuova opportunità per gli agriturismi, che può essere proposta nelle strutture che hanno o che si vogliono dotare di un servizio di agricampeggio. Come Coldiretti e Terranostra Lombardia vogliamo supportare, con percorsi formativi ad hoc, gli imprenditori agricoli che vogliono cogliere questa nuova possibilità.

Il primo corso – conclude la Coldiretti regionale – si svolge online in tre appuntamenti, dal 23 al 30 novembre 2021. Tra i temi affrontati la normativa vigente in materia di campeggio, il turismo esperienzale, l’identikit del glamper, come scegliere la propria offerta e come promuoverla. Verrà inoltre proposta un’analisi approfondita del mercato, sia italiano che estero, al fine di suggerire nuove idee e far scoprire alle aziende la propria vocazione.

 

PIEMONTE, NUTRISCORE: AL VIA 5 ISTRUTTORIE DELL’ANTITRUST PER FERMARE SISTEMA

L’istruttoria avviata dall’Antitrust sul Nutriscore è importante per fare chiarezza su un sistema di etichettatura che boccia ingiustamente l’85% del Made in Italy a tavola. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’intervento dell’Autorità Garante della concorrenza che ha promosso 5 istruttorie sull’uso del sistema di bollinatura fronte pacco denominato NutriScore da parte delle società italiane GS, Carrefour Italia, Pescanova Italia e Valsoia, delle societa’ francesi Regime Dukan e Diet Lab, della società inglese Weetabix e di una società tedesca attiva nella produzione di caramelle.

Secondo l’Antitrust il sistema a colori dell’etichetta NutriScore potrebbe indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato.    

“Le etichette a colori, infatti si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta – affermano Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. Ora la battaglia si sposta in Europa per evitare un grave danno per il sistema agroalimentare italiano proprio in un momento in cui potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza del Made in Italy sui mercati stranieri. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera che tiene conto dell’insieme della dieta alimentare e non si focalizza sul singolo prodotto. La nostra regione conta 14 Dop, 9 Igp: una grande biodiversità da continuare a valorizzare per evitare una indistinta omologazione”.

 

BASILICATA, COLDIRETTI INCONTRA IL TERRITORIO

Dieci appuntamenti sul territorio lucano con protagonisti i giovani imprenditori agricoli. Sono quelli organizzati da Coldiretti e da Coldiretti Giovane Impresa Basilicata per la divulgazione del “Portale del Socio”, della app “Demetra” e dei nuovi bandi del PSR misura 6.1 primo insediamento e misura 6.4.2 con investimenti per aziende agrituristiche e fattorie didattiche. “Siamo partiti da Potenza e abbiamo organizzato un secondo incontro ad Aliano – spiega il presidente di Coldiretti Basilicata, Antonio Pessolani – nelle prossime settimane abbiamo in cantiere altri centri così da coprire tutto il territorio lucano, per rispondere alle esigenze dei giovani agricoltori, ma soprattutto per illustrare le tante opportunità che il comparto offre”. Nel corso degli incontri viene illustrato il “Portale del socio” Coldiretti, un progetto che sta rivoluzionando il lavoro nelle aziende agricole, eliminando le carte e facilitando la vita d’impresa, in modo semplice e accessibile a tutti. Dal Quaderno di Campagna digitale alla fatturazione elettronica, il “Portale del Socio” mette a disposizione degli agricoltori uno strumento digitale innovativo che anticipa i nuovi orientamenti in materia di gestione aziendale con il vantaggio di essere perfettamente integrato con il sistema Coldiretti. “Una iniziativa che punta a dare una a risposta alle esigenze manifestate dalle nostre imprese sul fronte della semplificazione, della qualità dei servizi e dell’utilizzo di nuove tecnologie informative” spiega Pessolani. Ai giovani viene illustrata anche la app “Demetra”, l’applicazione satellitare che consente di accedere a: mappe degli appezzamenti delle singole colture; previsioni meteo dettagliate sempre aggiornate; sistema di supporto alle decisioni con indici elaborati su singolo appezzamento; immagini satellitari con vari indici di vigoria per monitorare lo stato di ogni singola coltura. La app avvisa inoltre se le colture possono andare in stress idrico o se c’è un rischio gelata. “Un’attenzione particolare, infine – conclude il presidente della Coldiretti lucana – la diamo alle nuove opportunità offerte dai bandi del PSR, illustrando nel dettaglio le diverse misure finanziarie”.

 

UMBRIA, ALL’INCONTRO DEGLI AGRICOLTORI, L’INTERVENTO DELL’ASSESSORE MORRONI

Le zone di montagna e quelle più marginali, rappresentano un importante presidio del territorio in termini di vigilanza e manutenzione, ma soprattutto una risorsa economica importante dove il settore primario, con la zootecnia in primo piano, svolge un ruolo centrale.

È quanto emerso tra l’altro a Norcia, nel corso dell’incontro di ieri degli imprenditori agricoli della Coldiretti Umbria, cui ha partecipato anche l’Assessore regionale all’Agricoltura Roberto Morroni. L’appuntamento – riferisce Coldiretti – ha fornito l’occasione per un confronto costruttivo e aperto sui temi di maggior interesse del comparto, e rientrava nel tour dei territori in programma per un mese in varie città della regione, per analizzare novità ed evoluzioni del settore primario, con il protagonismo attivo e le esigenze dei soci in primo piano.

L’agricoltura, specie nelle aree interne – ha sottolineato il Presidente regionale Coldiretti Albano Agabiti – è stata capace negli anni di salvaguardare la biodiversità di prodotti e animali, evitando l’incuria di ambiente e paesaggio e i conseguenti evidenti rischi anche a livello idrogeologico. Per questo occorre in ogni modo tutelare il lavoro delle aziende agricole, agevolando investimenti utili a potenziare i servizi di queste aree, a cominciare da quelli legati alle infrastrutture viarie e digitali, ma anche difendendo il lavoro agricolo e i redditi dalle varie problematiche che li penalizzano. I danni della fauna selvatica all’agricoltura, l’aumento dei costi di produzione, ma anche la ricostruzione post sisma, il Programma di Sviluppo Rurale, la nuova PAC, filiere agroalimentari e zootecnica in particolare, questi i temi centrali affrontati nel corso della riunione.

Se vogliamo ancora rendere fruibili le nostre montagne – ha precisato Agabiti – urge aumentare gli sforzi indirizzati a sostenere questi territori, affinché le persone, specie i giovani, restino a vivere e lavorare qui dove, ripartenza economica, è sinonimo soprattutto di cibo e turismo.

Non sono mancati anche con il contributo di diversi esperti – conclude Coldiretti – approfondimenti più strettamente tecnici, utili nelle attività quotidiane dei singoli imprenditori e per programmare al meglio quelle future. Agricoltori, che devono farsi trovare pronti – è stato ricordato – verso le nuove sfide e possibilità all’orizzonte a cominciare dai temi dell’innovazione, della transizione ecologica e digitale, fondamentali anche per lo sviluppo delle filiere locali.

 

MARCHE, STUDENTI IN CAMPO E FESTA NEI MERCATI: PER L’OLIO È UN’ANNATA POSITIVA

Dovrebbe tornare sopra le 4mila tonnellate la produzione di olio nelle Marche con un incremento del 10% rispetto alla scorsa campagna olivicola. È questa la stima dell’Aprol Marche per il 2021 in vista dell’intenso programma di feste a tema nei mercati di Campagna Amica di tutta la regione. Nonostante un meteo pazzo fatto di gelate primaverili, lunghi periodi siccitosi e alcuni eventi eccezionali come violenti grandinate improvvise che hanno portato distruzione dove hanno colpito, l’oliveto marchigiano in generale sembra aver resistito, mantenendo un’ottima qualità. Un settore che nelle Marche conta oltre 9mila ettari (un terzo coltivati in biologico) e 166 frantoi per un valore di produzione di circa 17,5 milioni di euro. Per quanto riguarda il commercio con l’estero il valore degli scambi viaggia verso il milione di euro nel primo semestre 2021. Oro verde delle Marche, insomma, alla riscossa. Una riscoperta che Coldiretti sta agevolando anche attraverso le numerose iniziative di educazione alimentare che si stanno tenendo nelle scuole. Tra i 4mila alunni di tutta la regione che partecipano al progetto, alcuni hanno avuto modo di visitare gli oliveti e farsi spiegare dagli agricoltori il lavoro in campo, i processi di produzione e come scegliere un buon olio extravergine per la spesa di casa. Dal campo alla festa. Quella che si terrà sabato 27 novembre nei Mercati di Campagna Amica tra degustazioni, prova olfattive, itinerari per riconoscere la numerose varietà di oliva presenti nella nostra regione, scoprirne le differenze e comprendere fino in fondo la ricchezza di tanta biodiversità. Iniziative a

Pesaro, al Mercato all’aperto di Campagna Amica in via Lombardia dalle 9.30 alle 12.30 con un’esposizione dei diversi oli dei nostri produttori locali, degustazione di olio nuovo accompagnato da pane con farine di grani antichi.

Ancona, al Mercato Dorico di Campagna Amica in via Martiri della Resistenza dalle 9.30 alle 12.30 con con un’esposizione dei diversi oli dei nostri produttori locali, degustazione di olio nuovo accompagnato da pane con farine di grani antichi.

Macerata, al Mercato Coperto di Campagna Amica in via Morbiducci a orario continuato dalle 8 alle 19.30 con esposizione e racconto dell’olio extravergine di oliva e olio di oliva della varietà Coroncina, degustazione e abbinamenti offerti dai produttori.

Fermo, al Mercato Coperto di Campagna Amica in piazza Dante dalle 9 alle 11 dove gli agricoltori guideranno i visitatori al riconoscimento dell’olio extravergine di oliva di qualità attraverso piccole prove olfattive e degustative. Si farà un focus sulle varietà autoctone di olivo e una colazione con pane e olio.

Ascoli Piceno, al Mercato Coperto di Campagna Amica in via Tranquilli, dalle 9 alle 11 dove gli agricoltori guideranno i visitatori al riconoscimento dell’olio extravergine di oliva di qualità attraverso piccole prove olfattive e degustative. Si farà un focus sulle varietà autoctone di olivo e una colazione con pane e olio.

La grande biodiversità delle olive marchigiane è stata messa in risalto anche dai Sigilli di Campagna Amica, uno speciale riconoscimento che ha acceso i fari su quelle specie vegetali, animali o produzioni agricole abbandonate nel corso degli anni che avrebbero rischiato l’estinzione senza l’impegno degli agricoltori custodi nel loro recupero e nella vendita diretta per farli valorizzarli e farli conoscere ai consumatori. Tra le nostre olive se ne sono fregiate Coroncina, Mignola, Piantone di Falerone, Piantone di Mogliano, Raggia e Sargano di Fermo. Queste varietà, tra l’altro, insieme alle altre autoctone Ascolana Tenera, Carboncella, Orbetana, Rosciola dei Colli Esini, più le importanti e diffuse nei secoli Frantoio e Leccino, sono annoverate nel disciplinare dell’Olio Marche Igp, la seconda denominazione regionale dopo il Cartoceto Dop. “Il consiglio ai consumatori – dicono da Coldiretti Marche – è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive”.

 

SARDEGNA, BLUE TONGUE: MORTI 800MILA CAPI E STANZIATI 166MILIONI DI EURO

I numeri dei vent’anni di Blue tongue fanno rabbrividire, da qualsiasi parte la si voglia leggere: circa 166milioni di euro di indennizzi e 800mila pecore morte secondo i dati elaborati da Coldiretti Sardegna.

E sono solo una parte dei numeri che testimoniano 20 anni di pesanti perdite per il comparto allevatoriale e per le casse pubbliche.

E’ quanto emerso questa mattina durante l’assemblea promossa da Coldiretti Sardegna a Sassari su Blue tongue: quale verità? al quale hanno preso parte insieme al presidente e direttore di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu e Luca Saba, il Responsabile del servizio prevenzione dell’assessorato regionale alla Sanità Antonio Montisci, il direttore dell’Istituto Zooprofilattico Giovanni Filippini e il direttore del Dipartimento prevenzione Franco Sgarangella, il presidente della commissione Attività Produttive Piero Maieli e diversi allevatori provenienti da tutta la Sardegna.

Per i pastori è stata una ecatombe con circa 800mila pecore morte (795.261 per la precisione dal 18 agosto del 2000 a ieri, 22 novembre 2021) su 7.576.993 pecore coinvolte, alle quali vanno sommate eredità pesanti dovute alle perdite indirette, con tantissime pecore e capre improduttive per via della malattia. Pesante e incalcolabile il fardello anche per gli allevatori di bovini, in particolare per quelli da carne, che continuano a subire la dura e lunga norma del blocco della movimentazione: un salasso per i bovini da carne, un animale portatore sano: la stragrande maggioranza dei vitelli sardi viene esportato fuori dall’Isola per l’ingrasso. Con il blocco della movimentazione per spostarsi è necessario, 7 giorni prima della partenza, l’esame della reazione a catena della polimerasi (PCR) che costa circa 25 euro a capo. Insomma soldi e tempo che mandano fuori mercato i nostri vitelli. Movimentazione che se oggi è estesa a tutta la Regione, era già attiva da lungo tempo dal Nuorese al sud Sardegna (escluso solo il Nord Sardegna) per via di piccolo focolai con blocchi della movimentazione nel raggio di 150 km.

Quando comparve per la prima volta (2000 – 2001) la blue tongue fece una strage con 260.856 pecore morte il primo anno e 232.138 il secondo con una incidenza (della mortalità sui capi coinvolti) di circa il 20% e 18%.

Nel corso degli anni ci sono state altre ondate, le più importanti nel 2003-2004 con 995.546 capi coinvolti con 75.797 capi morti il 7,61%. Nel 2012-2013 capi coinvolti 147.148, morti 11.393 (7,74%). 2013 – 2014 capi coinvolti 1.730.493 con morti 113.780 (6,58%). 2017 – 2018 coinvolti 851.402 con morti 35.591 (4,18%). Quest’anno la percentuale della mortalità è tra le più basse con il 2,73% con 1.089.646 capi coinvolti e 29.737 morti.

 

TORINO, CON L’ETICHETTA A COLORI L’EUROPA BOCCIA L’85% DEL MADE IN ITALY

Dall’olio extravergine d’oliva al Parmigiano Reggiano, dal Prosciutto di Parma al Gorgonzola fino al salame di Varzi sono solo alcuni dei prodotti di qualità del Made in Italy a tavola bocciati senza appello dall’etichetta a colori che sta avanzando in Europa, dal Nutriscore francese a quella a semaforo inglese. A denunciarlo è la Coldiretti che – in occasione della recente XIX edizione del Forum Internazionale dell’Agroalimentare, svolta a Roma -, ha allestito una tavola delle eccellenze agroalimentari italiane che potrebbero sparire dalle tavole mondiali se dovessero affermarsi le nuove etichette a colori che escludono paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta.

Si tratta di etichette a colori che – sottolinea la Coldiretti – si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive – ad esempio zucchero, grassi e sale – e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. L’equilibrio nutrizionale – precisa la Coldiretti – non ricercato nel singolo prodotto ma nell’equilibrio tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto

L’etichetta nutrizionale a colori boccia peraltro ingiustamente – denuncia la Coldiretti – quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop/Igp) che la stessa Ue dovrebbe invece tutelare e valorizzare soprattutto nel tempo del Covid. Si tratta di prodotti, soprattutto formaggi e salumi, che sono il frutto del lavoro di generazioni la cui ricetta non puo’ essere cambiata.

Un modello che potrebbe essere adottato anche in India, mentre in Sudamerica rischia di fare scuola il bollino nero cileno che – prosegue Coldiretti – sconsiglia di fatto l’acquisto di prodotti proprio come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi, e a cui potrebbe guardare il Brasile mentre l’Australia ha già adottato un sistema a stelle (Health star rating) che come il nutriscore sui basa sulla presenza di determinate sostanze in 100 grammi di prodotto.

Una anomalia che sta facendo allargare il fronte dei Paesi contrari nella Ue con perplessità che stanno crescendo in Spagna dove il Senato con una mozione della commissione salute e consumo ha chiesto al Governo di bloccare l’adozione del Nutriscore, che provocherebbe “incertezza negli operatori del settore agroalimentare e confusione nel consumatore” soprattutto per l’opposizione dei produttori di olio di oliva e in Francia dove sotto la pressione di produttori di formaggio il ministro dell’Agricoltura ha dichiarato che «è necessaria una revisione della metodologia su cui si basa il sistema, perché determina classificazioni che non sono necessariamente conformi alle abitudini alimentari».

L’Italia – precisa la Coldiretti – si sta muovendo con intelligenza per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema armonizzato, che sia diverso dal Nutriscore e che vada a rivedere alcuni dei principi e idee alla base del sistema francese, supportata anche formalmente al momento da Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria. “Ora la battaglia si sposta in Europa – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – per evitare un grave danno per il sistema agroalimentare italiano proprio in un momento in cui potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza del Made in Italy sui mercati stranieri”.

 

VARESE, FIORI: BENE STOP A NUTRISCORE, È FUORVIANTE

“L’istruttoria avviata dall’Antitrust sul Nutriscore è importante per fare chiarezza su un sistema di etichettatura che boccia ingiustamente l’85% del Made in Italy a tavola”. Così il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori commenta l’intervento dell’Autorità Garante della concorrenza che ha promosso 5 istruttorie sull’uso del sistema di bollinatura fronte pacco denominato NutriScore da parte di alcune società in diversi Paesi europei, Italia compresa.                                                                                                                                                                                                                                  

Secondo l’Antitrust il sistema a colori dell’etichetta NutriScore – evidenzia Coldiretti – potrebbe indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato.  

“Le etichette a colori, infatti, – sottolinea il presidente della Coldiretti prealpina – si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive (ad esempio zucchero, grassi e sale) e sull’assunzione di energia senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”. 

L’equilibrio nutrizionale non va ricercato nel singolo prodotto “ma nell’equilibrio tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto. In questo modo si finisce paradossalmente per escludere eccellenze della Dieta mediterranea, dall’olio extravergine d’oliva al Parmigiano Reggiano, ed anche formaggi prodotti con il latte munto nelle nostre stalle”.                                                                                                            

L’Italia si sta muovendo con intelligenza per rafforzare ulteriormente una coalizione a supporto di un sistema armonizzato, che sia diverso dal Nutriscore e che vada a rivedere alcuni dei principi e idee alla base del sistema francese, supportata anche formalmente al momento da Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Ungheria.

Ora la battaglia si sposta in Europa “per evitare un grave danno per il sistema agroalimentare italiano proprio in un momento in cui potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza del Made in Italy sui mercati stranieri”.

 

ALESSANDRIA, GREEN PASS E FESTIVITÀ NATALIZIE PER IL 68% 

Il 68% degli alessandrini, con l’arrivo delle feste di Natale e Capodanno, non vede l’ora di tornare a pranzare e cenare fuori casa. E’ quanto emerge dal primo Rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani in riferimento all’ipotesi di green pass rafforzato all’esame del Governo che dopo l’incontro con le Regioni ha anche annunciato l’anticipo della terza dose a cinque mesi dalla vaccinazione.

“Non si tratta solo di bisogno di convivialità ma anche di garantire la ripresa dell’economia e la tenuta dell’occupazione” ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco nel sottolineare la necessità di “non mettere in crisi una filiera che dà lavoro a ben 4 milioni di persone in 740mila aziende agricole e 70mila industrie alimentari”.

Con l’avanzare dei contagi, il pericolo di un ritorno delle restrizioni e il possibile cambio di colore delle regioni, sono a rischio 5 miliardi di spesa in ristoranti e agriturismi per pranzi e cene nelle festività di fine anno in uno dei circa 360mila tra ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi, un indotto che nel territorio alessandrino conta oltre 33.000 occupati.

“Le chiusure andrebbero a frenare la ripresa della ristorazione – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Rampazzo –, già tra i settori più danneggiati dalla pandemia con i consumi alimentari fuori casa che nel 2020 sono scesi al minimo da almeno un decennio con un crack senza precedenti per bar, ristoranti, trattorie e agriturismi per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro a livello nazionale”.

Ma la situazione si ripercuote a cascata sull’intero sistema agroalimentare con oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti nell’anno della pandemia.

La drastica riduzione dell’attività pesa, infatti, sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

Una minaccia anche per le 5.333 specialità tradizionali salvate dagli agricoltori per sostenere la rinascita del Paese che senza un mercato di sbocco assicurato da ristoranti e agriturismi ma anche dall’indotto turistico, con la vendita dei souvenir, rischiano di sparire per sempre.

Si stima che 330mila tonnellate di carne bovina, 270mila tonnellate di pesce e frutti di mare e circa 220 milioni di bottiglie di vino non siano mai arrivati nell’anno della pandemia sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili.

 

SONDRIO, BENE I DECRETI “SALVA SPESA”, DANNO RESPIRO ALL’AGROALIMENTARE

“E’ una buona notizia per il nostro tessuto agroalimentare l’annuncio dei decreti che salvano la spesa Made in Italy con l’obbligo di indicare in etichetta dal primo gennaio 2022 la provenienza dell’ingrediente principale, dal latte ai salumi, dai formaggi alla pasta”. Lo rimarca il presidente di Coldiretti Sondrio Silvia Marchesini a commento della firma dei provvedimenti da parte del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, che ha firmato i provvedimenti. Si tratta di un passo determinante – sottolinea Coldiretti Sondrio – per impedire che vengano spacciati come Made in Italy prodotti con ingredienti di bassa qualità provenienti dall’estero che non rispettano i rigidi paramenti di qualità di quelli nazionali.                                                                                                                              

La firma dei decreti dà respiro a produzioni strategiche per il territorio e garantisce trasparenza sulla reale origine su prodotti base della dieta degli italiani che rappresentano circa ¾ della spesa ma resta ancora anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti.

Il provvedimento risponde alle richieste di quell’80% dei consumatori che, secondo il rapporto Coldiretti/Censis, verifica gli ingredienti di cui si compongono gli alimenti da acquistare, scorrendone quella sorta di carta d’identità istantanea che è l’etichetta. Poiché nel quotidiano l’alimentazione è uno dei motori del benessere soggettivo, gli italiani sono sempre a caccia delle informazioni che rendono possibile per un determinato prodotto alimentare la tracciabilità, intesa come la trasparenza su provenienze e connotati dei processi produttivi e distributivi.

L’Italia, che è leader europeo nella qualità, ha infatti il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari dell’Ue – aggiunge Marchesini – “poiché in un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della tracciabilità con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, venendo incontro alle richieste dei consumatori italiani ed europei”.   Non a caso sono ben 1,1 milioni le firme raccolte nell’ambito dell’iniziativa dei cittadini dell’Unione Europea “Eat original! unmask your food” promossa dalla Coldiretti, da Campagna Amica e da altre organizzazioni europee, da Solidarnosc a Fnsea, per l’estensione dell’obbligo di etichettatura con l’indicazione dell’origine su tutti gli alimenti. L’etichettatura di origine obbligatoria dei cibi è una battaglia storica della Coldiretti ed è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2002 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia.

 

TORINO, MALTEMPO IN AUTUNNO: IN ITALIA SETTE NUBIFRAGI AL GIORNO

Dall’inizio dell’autunno si contano lungo tutta la Penisola italiana sette nubifragi al giorno tra bombe d’acqua, tempeste di vento e tornado che hanno provocato morti, feriti e danni. Questo emerge dall’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati dell’Eswd, European severe weather database.

Sono evidenti anche in Italia – sostiene la Coldiretti – gli effetti dei cambiamenti climatici con l’autunno 2021 che fa segnare fino a ora un aumento del 54 per cento di eventi i estremi rispetto allo scorso anno. Si tratta di un brusco cambiamento dopo una estate generalmente siccitosa che aveva favorito il divampare degli incendi con oltre 170mila ettari di bosco andati a fuoco. A pagare un conto salato in autunno – continua la Coldiretti – è l’agricoltura con la fase conclusiva della vendemmia mentre nei terreni ci sono gli ortaggi autunnali e bisogna effettuare le tradizionali semine ostacolate dal maltempo.

«Siamo di fronte – precisa Andrea Repossini, direttore di Coldiretti Torino – alle conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo, che compromettono anche le coltivazioni nei campi con danni per oltre due miliardi di euro nell’anno 2021, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. Alla perdita del raccolto stagionale infatti si aggiungono in molti casi danni destinati a durare nel tempo come per le piante da frutto divelte dalla furia delle acque per le quali occorreranno anni prima che possano tornare a produrre».

 

MANTOVA, AGRITURISMO, TERRANOSTRA: DATI IN RIPRESA, MA INCOGNITA NATALE

Per l’agriturismo mantovano i numeri del 2021 sono in ripresa, ma ancora parzialmente in chiaroscuro, a causa di un andamento a due velocità: segnato dalle restrizioni a causa del Covid nei primi sei mesi del 2021, in ripresa e con un significativo incremento dei numeri nel periodo compreso tra la fine di giugno e l’inizio di ottobre.

È quanto risulta a Terranostra Mantova, la rete di Coldiretti dedicata all’ospitalità rurale di qualità, che nell’andamento annuale è allineata con il trend regionale. La conferma arriva dal presidente provinciale, Giuseppe Groppelli, al termine dell’assemblea degli iscritti, durante la quale è stata votata un’alleanza con gli allevatori aderenti al Consorzio lombardo produttori di carne bovina per promuovere il consumo consapevole di carne certificata.

A livello lombardo, secondo quanto diffuso dalla Coldiretti regionale, su dati Polis Lombardia, in occasione dell’avvio del primo corso online dedicato al glamping in agriturismo, organizzato in collaborazione con Terranostra Lombardia, sono cresciute del 71,1% le presenze turistiche in Lombardia nell’estate 2021 rispetto all’anno precedente, mentre gli arrivi tra giugno ed agosto hanno fatto registrare un aumento pari al 58,7% sullo stesso trimestre del 2020.

I dati della scorsa stagione estiva – sottolinea la Coldiretti regionale – testimoniano i primi segnali di ripresa per il turismo nei nostri territori, sebbene il confronto con la situazione pre-pandemia rimanga negativo. “Fra gli operatori è emersa tuttavia ancora più netta la consapevolezza del ruolo di ambasciatori del proprio territorio, in chiave non solo enogastronomica, ma anche con riferimento alla storia, alla cultura, alle peculiarità della provincia e al ruolo della cucina e dell’agroalimentare sul sistema provinciale”, prosegue il presidente Groppelli.

Resta l’incognita di come potrà evolvere il periodo natalizio, fra ospitalità rurale in alloggio e attività agrituristica di ristorazione, con la situazione Covid ancora incerta e sebbene gli agriturismi, grazie agli spazi, riescano a gestire meglio le misure di sicurezza.

“Nel 2022 intensificheremo i corsi di formazione e le visite nelle aziende agricole e cooperative mantovane – specifica Groppelli – per offrire servizi di qualità sempre maggiore, aspetto che è ormai uno dei valori richiesti dai nostri ospiti, insieme alla capacità di valorizzare la cultura contadina e i prodotti tipici nel piatto”.

Il glamping. La nuova frontiera del turismo green – sottolinea Coldiretti Lombardia – è quella del glamping, a metà strada tra camping e glamour, che unisce i servizi di un pernottamento con tutti i confort con la bellezza di stare a stretto contatto con la natura. Si tratta – spiega Coldiretti Lombardia – di una nuova opportunità per gli agriturismi, che può essere proposta nelle strutture che hanno o che si vogliono dotare di un servizio di agricampeggio. Come Coldiretti e Terranostra Lombardia vogliamo supportare, con percorsi formativi ad hoc, gli imprenditori agricoli che vogliono cogliere questa nuova possibilità.

Il primo corso – conclude la Coldiretti regionale – si svolge online in tre appuntamenti, dal 23 al 30 novembre 2021. Tra i temi affrontati la normativa vigente in materia di campeggio, il turismo esperienzale, l’identikit del glamper, come scegliere la propria offerta e come promuoverla. Verrà inoltre proposta un’analisi approfondita del mercato, sia italiano che estero, al fine di suggerire nuove idee e far scoprire alle aziende la propria vocazione.

 

CUNEO, NUTRI-SCORE: AL VIA 5 ISTRUTTORIE DELL’ANTITRUST PER FARE CHIAREZZA

L’istruttoria avviata dall’Antitrust sul Nutri-Score è importante per fare chiarezza su un sistema di etichettatura che boccia ingiustamente l’85% del Made in Italy a tavola. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’intervento dell’Autorità Garante della concorrenza che ha promosso 5 istruttorie sull’uso del sistema di bollinatura fronte pacco denominato Nutri-Score da parte delle società italiane GS, Carrefour Italia, Pescanova Italia e Valsoia, delle società francesi Regime Dukan e Diet Lab, della società inglese Weetabix e di una società tedesca attiva nella produzione di caramelle.

Secondo l’Antitrust il sistema a colori dell’etichetta Nutri-Score potrebbe indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato.   

“Le etichette a colori, infatti si concentrano esclusivamente su un numero molto limitato di sostanze nutritive e sull’assunzione di energia – afferma Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo – senza tenere conto delle porzioni escludendo paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Ora la battaglia si sposta in Europa per evitare un grave danno per il sistema agroalimentare italiano proprio in un momento in cui potrebbe essere l’elemento di traino di un piano strategico di internazionalizzazione per far crescere la presenza del Made in Italy sui mercati stranieri”.

“L’equilibrio nutrizionale – aggiunge Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera che tiene conto dell’insieme della dieta alimentare e non si focalizza sul singolo prodotto. La Provincia Granda conta 11 produzioni a denominazione d’origine fra DOP e IGP, 18 DOC e DOCG: una grande biodiversità da continuare a valorizzare per evitare una indistinta omologazione”. Per maggiori informazioni visitare il sito web https://cuneo.coldiretti.it

 

NUORO-OGLIASTRA, BIG DATA E TECNOLOGIA PER PROGRAMMARE IL FUTURO AGRICOLO

Un tavolo di concertazione permanente tra i rappresentanti politici delle istituzioni e i rappresentanti agricoli. 

E’ la proposta di Coldiretti Nuoro Ogliastra accolta dai consiglieri regionali e dai parlamentari presenti ieri a Nuoro durante l’incontro che si è tenuto nella Camera di Commercio.

A lanciare la proposta è stato in apertura il direttore provinciale Alessandro Serra che insieme ai presidenti di sezione Coldiretti Vincenzo Cannas e Giambattista Coccolone (che ieri hanno parlato a nome dei 68 presidenti di tutta la Federazione presenti all’incontro) ha snocciolato le problematiche e proposte di soluzione:  “il tavolo di concertazione è necessario per un confronto diretto sulle diverse vertenze che insistono sul comparto agricolo: dagli incendi dove è necessario favorire la presenza dell’allevatore e agricoltore nel territorio, vero custode delle campagne; alla blue tongue con le pesanti conseguenze per pastori con morti e aborti di pecore e allevatori con il blocco della movimentazione; alle cavallette: è da tre anni che non abbiamo risposte concrete; ai pagamenti con ritardi sempre più ciclopici e uffici di Argea territoriale sguarniti: proponiamo l’apertura degli sportelli territoriali e tavoli tecnici tra i funzionari istruttori delle pratiche e i nostri tecnici dei Centri di assistenza”. Cosi come è stato ricordata la beffa per gli allevatori nel processo per il poligono di Quirra, “dove gli unici a pagare sono stati i circa 60 allevatori che hanno perso il pascolo e quindi l’azienda, oltre ad un milione di euro di premi comunitari, che vengono meno al territorio”.  

Il direttore di Coldiretti Luca Saba ha invece messo l’accento sulla programmazione partendo da un cambiamento di metodo e cultura e puntando su big data e tecnologia. “Come si può programmare il futuro dell’agricoltura senza conoscere i dati? Senza sapere quanti ettari di carciofo coltiviamo; quanti di pomodoro piuttosto che conoscere i dati sul settore lattiero caseario o conoscere la Plv agricola. E’ fondamentale avere un cruscotto agricolo, con i dati di tutti i settori, partendo da questo si può programmare con cognizione di causa e sapere dove investire i denari”. Altro aspetto fondamentale è l’utilizzo della tecnologia per tagliare la burocrazia: “abbiamo gli strumenti per rivoluzionare il sistema: per esempio utilizzando le foto satellitari riusciamo ad avere in una settimana la radiografia post incendi conoscendo gli ettari e il nome dell’azienda interessata; cosi come con un incrocio dei dati sappiamo in poche ore le perdite dovute alla blue tongue. Una vera rivoluzione copernicana che consente di ristorare le aziende agricole in poche settimane e non in anni come avviene adesso e di farlo in modo puntuale”.

Metodo e proposte apprezzate dalla parte politica a cominciare dal padrone di casa il sindaco di Nuoro Andrea Soddu e dai consiglieri regionali presenti (Pierluigi Saiu, Giuseppe Talanas, Roberto Deriu, Eugenio Lai, Elena Fancello) e dalla parlamentare Romina Mura. Tutti hanno sottolineato la necessità di semplificare i procedimenti e tagliare la burocrazia che oggi sottrae fino a 100 giorni all’anno di lavoro in azienda cosi come si sono detti favorevoli all’istituzione di un tavolo permanente tra politica e organizzazione agricola.

Le conclusioni sono state affidate ai due presidenti della Coldiretti, il provinciale Leonardo Salis e il regionale Battista Cualbu che hanno fatto sintesi degli argomenti trattati, impegnandosi a mettere in atto quanto sostenuto durante il dibattito: “occorre cambiare marcia – hanno detto -. Noi siamo una Organizzazione pragmatica che non si ferma alla rivendicazione fine a se stessa ma la facciamo mirata sui veri problemi con le proposte di soluzione”.

 

BERGAMO, TRASPARENZA: SODDISFAZIONE PER I DECRETI SALVA SPESA MADE IN ITALY

Coldiretti Bergamo esprime soddisfazione per la proroga dei decreti salva spesa Made in Italy annunciata dal Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli al recente Forum dell’agricoltura e dell’alimentazione promosso da Coldiretti.

“L’obbligo di indicare in etichetta, dal primo gennaio 2022, la provenienza dell’ingrediente principale, dal riso al latte, dalla passata di pomodoro ai formaggi, dai salumi fino alla pasta è un passo importante per il settore agricolo e per i consumatori – sottolinea il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio -. Grazie a questi provvedimenti non si potranno più spacciare come Made in Italy prodotti e ingredienti di bassa qualità provenienti dall’estero che non rispettano i rigidi paramenti di qualità dei prodotti nazionali”.

La firma dei decreti garantisce trasparenza sulla reale origine su prodotti base della dieta degli italiani che rappresentano circa ¾ della spesa; purtroppo però resta ancora anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti. Questi provvedimenti oltre a consentire di tutelare maggiormente le aziende agricole rispondono anche alle richieste di quell’80% di italiani che, secondo il rapporto Coldiretti/Censis, verifica gli ingredienti di cui si compongono gli alimenti da acquistare, scorrendone quella sorta di carta d’identità istantanea che è l’etichetta. “E’ positivo il fatto che i consumatori siano sempre più attenti a ciò che portano in tavola – afferma Brivio –, perché l’alimentazione è uno dei motori del benessere e della salute. In un momento difficile per l’economia come quello che stiamo vivendo abbiamo ora la possibilità di valorizzare ulteriormente i nostri prodotti, portando sul mercato il valore aggiunto della tracciabilità grazie all’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti”.

L’etichettatura di origine obbligatoria dei cibi è una battaglia storica della Coldiretti ed è stata introdotta per la prima volta in tutti i Paesi dell’Unione Europea nel 2002 dopo l’emergenza mucca pazza nella carne bovina per garantire la trasparenza con la rintracciabilità e ripristinare un clima di fiducia.

 

ASTI, LE 5 BUGIE DELLA CARNE FRANKESTEIN

Non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore e non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato.

Sono le cinque bugie della carne Frankenstein smascherate dalla Coldiretti al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione a Villa Miani a Roma.

La prima bugia è relativa alla presunta salubrità della carne in provetta. L’alto tasso di proliferazione cellulare può indurre instabilità genetica delle cellule sostenendo la potenziale proliferazione di cellule cancerose sporadiche; inoltre, non abbiamo finora la garanzia che tutti i prodotti chimici necessari per la coltura cellulare siano sicuri nel contesto del consumo alimentare.

La carne Frankenstein non salva neppure l’ambiente né riduce gli impatti sui cambiamenti climatici. Secondo un recente studio condotto da un gruppo di scienziati della Oxford Martin School, gli impatti ambientali della bistecca sintetica, cui è associato un intenso consumo di energia, potrebbero provocare nel lungo termine un maggiore riscaldamento globale. Oltre a ciò il processo di produzione della carne sintetica richiede consumi di acqua che sono di gran lunga superiori a quelli di molti allevamenti, producendo peraltro enormi quantità di molecole chimiche e organiche i cui residui sono altamente inquinanti per le risorse idriche secondo l’Inra French Institute for Agricultural Research.

Un’altra menzogna è che la carne artificiale elimini le sofferenze degli animali. La realtà è ben diversa poiché per farla serve siero fetale bovino per la crescita alimentare in laboratorio, una coltura a base di cellule staminali di vitello. Dopo che una vacca madre è stata macellata e squartata, il suo utero, che contiene il feto, viene rimosso, scegliendo solo quelli di età superiore a tre mesi, altrimenti il cuore è troppo piccolo per perforarsi, e in tutto questo processo non viene somministrata alcuna anestesia.

Ad ingannare è anche l’utilizzo di nomi, come “carne coltivata” per costruire un “percepito” che rimanda alle piante, e quindi alla terra e alla salubrità. Al contrario, la carne sintetica è prodotta a partire da strisce di fibra muscolare, che crescono attraverso la fusione di cellule staminali embrionali all’interno di un bio-reattore utilizzando le tecniche di ingegneria tessutale praticate da diversi anni nella medicina rigenerativa. Il prodotto sintetico e ingegnerizzato è dunque il risultato di un processo di laboratorio che non ha nulla a che fare con il concetto di cibo. “Si rischia soltanto di sostenere una abile operazione di marketing che punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione – afferma Marco Reggio Presidente Coldiretti Asti – senza peraltro aver effettuato una reale verifica indipendente sull’impatto etico ed ambientale di queste produzioni a cui mirano un numero crescente di multinazionali solo per fare affari”.

“L’attività di allevamento ha un ruolo fondamentale nel preservare paesaggi, territori, tradizioni e cultura – sottolinea Diego Furia Direttore Coldiretti Asti – poiché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni”.

“Il nostro territorio, per quanto riguarda la carne, detiene il primato in Italia nella valorizzazione delle carni da razze storiche italiane e la zootecnia riveste un ruolo di grande importanza per il tessuto economico regionale e queste azioni sono assolutamente da contrastare per evitare crisi ancora più pesanti rispetto a quanto già le nostre imprese stanno vivendo con la riduzione dei prezzi, l’impennata delle materie prime, l’aumento dei costi di trasporto e le speculazioni in atto nel settore. – concludono Reggio e Furia – Siamo pronti a dare battaglia poiché quello della carne Frankenstein è un futuro da cui non ci faremo mangiare”.

 

GROSSETO, DOMANDE DI ESONERO CONTRIBUTI INPS FILIERE AGRICOLE

Sono arrivate le indicazioni operative da parte dell’Inps per procedere alla presentazione delle domande di esonero contributivo relativamente ai mesi di novembre e dicembre 2020 e gennaio 2021, lo rende noto Epaca Coldiretti Grosseto.

Per accedere al beneficio i lavoratori autonomi iscritti alla gestione previdenziale dei coltivatori diretti e imprenditori agricoli devono inoltrare entro il 4 dicembre la relativa istanza esclusivamente per via telematica all’Istituto.

Scaduto il termine fissato per la presentazione delle domande di esonero, in caso di esito positivo, a ciascun contribuente sarà data comunicazione a mezzo specifica news dell’importo autorizzato.

Dopo 30 giorni da tale comunicazione i beneficiari dell’esonero dovranno provvedere al versamento della contribuzione dovuta eccedente l’importo autorizzato.

 

TORINO, IN ATTESA SUPER GREEN PASS: 10 MILIONI DI VACANZIERI CON FIATO SOSPESO

Le decisioni sul super green pass e il possibile cambio di colore delle regioni per l’avanzare dei contagi lasciano in sospeso 10 milioni di viaggiatori che prima della pandemia avevano trascorso fuori casa le festività di Natale e Capodanno, per vacanze o per visite a parenti e amici.

Questa è la stima la Coldiretti che sottolinea come questa incertezza ha fatto posticipare prenotazioni e programmi di fine anno degli italiani, dopo che nella vicina Austria è scattato il lockdown generalizzato. A sperare in una evoluzione positiva sono soprattutto i 3,8 milioni di italiani che prima della pandemia erano andati in vacanza in montagna e che lo scorso anno sono stati costretti a rinunciare per la chiusura delle piste da sci, secondo l’analisi Coldiretti-Ixè.

Si tratta di una decisione – sottolinea la Coldiretti – destinata ad avere effetti non solo sulle piste da sci, ma sull`intero indotto delle vacanze in montagna, dall`attività dei rifugi alle malghe, fino agli agriturismi, già duramente colpiti dalle limitazioni dello scorso anno.

Proprio dal lavoro di fine anno dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole con le attività di allevamento e coltivazione – precisa la Coldiretti – svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l`abbandono e lo spopolamento. A pagare il prezzo più salato alle ripresa dei contagi rischiano di essere di nuovo le strutture impegnate nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir. Più di un italiano su dieci – conclude la Coldiretti – ha anticipato lo shopping di Natale con la scelta di acquistare i regali da mettere sotto l’albero più di un mese prima del tradizionale appuntamento sotto la spinta dell’avanzare dei contagi e della preoccupazione per eventuali nuove chiusure.

 

Appuntamenti

 

ABRUZZO, EPACA: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Fino a venerdì 26 novembre

Con una simbolica sedia rossa, anche il Patronato Epaca Pescara, in supporto all’Azienda Sanitaria Locale, aderirà alla Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una ricorrenza istituita nel 1999 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite allo scopo di sensibilizzare tutti i cittadini su una delle più gravose violazioni dei diritti umani. La giornata verrà celebrata in tutto il mondo il 25 novembre. A Pescara sono previste attività di sensibilizzazione dal parte della ASL per una intera settimana (H Open week) nei principali ospedali, consultori e strutture di assistenza alla persona. Obiettivo: incoraggiare le donne a rompere il silenzio e fornire loro strumenti concreti e indirizzi ai quali chiedere aiuto. Per questo a Pescara, dal 22 al 26 novembre, i consultori familiari saranno aperti quali punti di ascolto e di accesso alla rete anti-violenza territoriale, mentre gli uffici Epaca, Patronato costituito dalla Coldiretti e riconosciuto dallo Stato nel 1954, faranno contemporaneamente da cassa di risonanza alle attività dell’Azienda Sanitaria Locale anche attraverso la diffusione di materiale informativo sulle iniziative promosse nell’ambito dell’H – Open week. In ogni ufficio Epaca della provincia verrà esposta una sedia rossa per evidenziare la vicinanza e la condivisione alla problematica. “Epaca è un patronato storico per i servizi alla persona – dice Giuliano Giansante, Responsabile Epaca Pescara – e l’adesione alla giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne è un gesto semplice ma rappresentativo della nostra mission. Siamo vicini alle persone e le supportiamo nelle problematiche quotidiane, mossi sempre dallo spirito di solidarietà che caratterizza la storia di Coldiretti”.

Coldiretti Pescara ricorda che le finalità e i compiti di Epaca consistono nell’assistenza e nella tutela del conseguimento di benefici previdenziali, sociali, assistenziali, destinati a tutti i cittadini italiani, lavoratori e pensionati. Inoltre, sulla base delle normative vigenti, Epaca garantisce informazioni, consulenze e servizi a tutti i cittadini, diritto di famiglia e successione, mercato del lavoro, assistenza sanitaria, prestazioni sociali legate al reddito.

Di seguito gli uffici Epaca, situati nelle sedi Coldiretti, che promuoveranno la campagna contro la per l’eliminazione della violenza contro le donne: Pescara, via Pisa n. 25; Catignano, via Madonna delle Grazie 13; Loreto Aprutino, via Vittorio veneto 123; Penne, Contrada San Salvatore snc; Pianella, via Aldo Moro; Scafa, piazza Matteotti n. 1.

 

TREVISO: IL MIELE MADE IN ITALY AL WEBINAR DELL’OSSERVATORIO AGROMAFIE

Mercoledì 24 novembre

Quest’anno l’appuntamento organizzato dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e nel sistema agroalimentare e da Coldiretti Treviso, in collaborazione con Unioncamere Veneto e Camera di commercio di Treviso e Belluno, affronterà il tema “La tutela del miele made in Italy: l’impegno degli imprenditori agricoli” in un webinar davvero atteso. L’appuntamento si svolgerà on line domani 24 novembre dalle ore 17 (per partecipare inviare richiesta alla mail fernanda.cozzolino@osservatorioagromafie.it). Ecco il programma. Saluti di apertura: Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso – Belluno, Giorgio Polegato, Presidente Coldiretti Treviso; Lorenzo Faregna, Direttore Federchimica Agrofarma, Massimo Ferraro, Responsabile Fondazione “Osservatorio Agromafie”. Relazioni: Fabrizio Bonacini, Federchimica Agrofarma. “Agrofarmaci e sementi conciate: aspetti regolatori attuali e sviluppi futuri”; Stefano Ravaglia, Responsabile ricerca e sviluppo delle SIS “Sementi certificate tra innovazione e sostenibilità”, Mauro Coatti, Federchimica Agrofarma “Le buone pratiche agricole per la tutela delle api”, Emanuele Rigato, Smart Bugs “Presentazione del progetto pilota BEEOSHID”, Sergio Perandin, Veterinario APAT “La segnalazione della moria e spopolamento degli alveari”. Api in vigna: testimonianze di Katy Mastorci

e Simone Rech.  Moderatore: Giuseppe Satalino, Direttore Coldiretti Treviso.

 

VERCELLI-BIELLA: LA 71ESIMA FESTA DEL RINGRAZIAMENTO

Sabato 27 novembre

Si celebrerà sabato 27 novembre ad Arro, frazione di Salussola, in provincia di Biella, la Giornata Provinciale del Ringraziamento di Coldiretti Vercelli-Biella. La tradizionale ricorrenza, giunta alla settantunesima edizione, viene festeggiata con una manifestazione promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) per rendere grazie per il raccolto dei campi e chiedere la benedizione sui nuovi lavori. Alla cerimonia parteciperanno il Presidente di Coldiretti Vercelli-Biella Paolo Dellarole, il Direttore Francesca Toscani, i Priori, i soci della Confederazione e i dipendenti degli uffici zonali.

“Dopo lo stop forzato dell’anno scorso a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, siamo felici e soddisfatti che quest’anno si possa celebrare il Ringraziamento – commentano Dellarole e Toscani – È un momento molto sentito per tutti noi, non solo per rendere omaggio al raccolto ma anche perché si tratta di un’occasione di aggregazione volta a coinvolgere tutti i nostri soci”.

L’appuntamento è fissato alle 9.30 con il ritrovo dei trattori di fronte alla Chiesa della Natività di Maria ad Arro. Alle 10 ci sarà il ricevimento delle Autorità, mentre alle 10.30 inizierà la Santa Messa presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Roberto Farinella con don Lodovico De Bernardi ed i Consiglieri Ecclesiastici di Vercelli e Biella don Gian Mario Isacco e don Attilio Barbera. Al termine della cerimonia si proseguirà con la benedizione dei mezzi agricoli e successivamente, per le 12.30 si svolgerà il pranzo al ristorante “L’Angolo” di Carisio. Per partecipare è obbligatorio essere in possesso di Green Pass.

 

ALESSANDRIA, INIZIATIVA COLTIVIAMO IL RISPETTO: LA DOLCEZZA CONTRO LA VIOLENZA

Giovedì 25 novembre

“Coltiviamo il rispetto. La dolcezza contro la violenza”. Con questo slogan Donne Impresa Coldiretti Alessandria aderisce alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare tutte le donne vittime di maltrattamenti e sensibilizzare la società. Giovedì 25 novembre, dalle ore 10,30 alle 14, tutti i consumatori che si recheranno al Mercato Coperto di Campagna Amica in via Guasco ad Alessandria riceveranno un simbolico omaggio quale testimonianza del sostegno del Coordinamento provinciale Donne Impresa ad una battaglia che troppe volte cade nel silenzio.

“Un’adesione per coinvolgere l’opinione pubblica su un fenomeno, quello della violenza di genere, ancora più grave in questo tempo di pandemia, che richiede di moltiplicare gli sforzi per contrastarlo. Un’occasione importante anche per rendere omaggio alle imprenditrici impegnate in agricoltura, dove circa un terzo delle aziende del comparto sono a conduzione rosa. Una realtà fondamentale quindi, che continua a dividersi con successo tra le mansioni in campagna e la gestione della famiglia e dei figli, anche in questo difficile periodo segnato dall’emergenza coronavirus” – ha affermato la Responsabile provinciale Donne Impresa Coldiretti Silvia Beccaria -. Nel settore agricolo la componente femminile è determinante, un’impresa su tre è donna, per questo vogliamo essere parte attiva di una battaglia che è prima di tutto di civiltà. Siamo felici ed orgogliose di poter partecipare e dare il nostro piccolo contributo ad un momento di condivisione collettiva così importante”.

Su dati Camera di Commercio, le imprese femminili sul territorio provinciale sono 9.750 sulle 41.815 totali, pari quindi al 23,3%, impegnate nel settore agricoltura sono 2.123.

“Abbiamo scelto di realizzare questo evento al Mercato Coperto di Campagna Amica e avvalerci della collaborazione dei cuochi contadini di Terranostra per offrire una visione il più possibile completa di quello che il settore agroalimentare sta facendo, la sua straordinaria strategicità, guardando al mondo del lavoro e alle categorie meno protette, o alle famiglie con meno mezzi – hanno aggiunto il Presidente e il Direttore Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo –. Nell’attività imprenditoriale le donne dimostrano capacità di coniugare la sfida con il mercato, il rispetto dell’ambiente e la tutela della qualità della vita con una grande attenzione al sociale, assieme alla valorizzazione dei prodotti tipici locali e della biodiversità, diventando protagoniste in diversi campi, dalle attività di educazione alimentare ed ambientale con le scuole, dalle fattorie didattiche ai percorsi rurali di pet-therapy, fino agli orti didattici, ai mercati di Campagna Amica e l’agriturismo”.

L’agricoltura offre alle imprenditrici agricole prospettive di crescita e di futuro ed è attrattiva anche verso le più giovani che hanno puntato sull’uso quotidiano della tecnologia per gestire sia il lavoro che lo studio.

“Le imprese femminili in provincia di Alessandria rappresentano un tassello fondamentale dell’agricoltura e dell’economia provinciale con una tenuta economica che garantisce solidità anche all’intero patrimonio enogastronomico. Nell’attività imprenditoriale agricola le donne hanno dimostrato capacità di coniugare la sfida con il mercato e il rispetto dell’ambiente, la tutela della qualità della vita, l’attenzione al sociale, a contatto con la natura assieme alla valorizzazione dei prodotti tipici locali e della biodiversità”, ha concluso Silvia Beccaria.

L’iniziativa si svolgerà nel pieno rispetto delle regole anti Covid.

 

COMO-LECCO, LA GIORNATA DEL RINGRAZIAMENTO DI COLDIRETTI

Domenica 28 novembre                                                                                                        

Appuntamento domenica 28 novembre a Erba con le celebrazioni della Giornata del Ringraziamento di Coldiretti Como Lecco. Il programma prevede il raduno dei mezzi agricoli nell’area antistante la nuova sede interprovinciale dell’organizzazione agricola, in via Trieste 17/1.

Qui alle 9.10 la benedizione dei mezzi agricoli mentre alle 10.00 inizierà la Santa Messa nella chiesa di Santa Maria Nascente, dove verranno portati all’Offertorio i cesti con i prodotti agricoli delle due terre lariane. Al termine della funzione ci sarà l’agriaperitivo di nuovo presso la sede di via Trieste, con prodotti a km zero offerto dai produttori di Coldiretti e Agrimercato Como Lecco, l’associazione che riunisce gli imprenditori agricoli di Coldiretti che fanno vendita diretta e danno vita ai Mercai Agricoli di Campagna Amica sul territorio.

Tutte le iniziative in programma si svolgeranno nel pieno rispetto delle misure necessarie al contenimento dell’emergenza sanitaria, tra cui la sfilata simbolica di una rappresentanza dei trattori.

La giornata del ringraziamento

Nata nel 1951 per intuizione della Coldiretti, la Giornata del Ringraziamento è stata fatta propria nel 1975 dalla CEI che l’ha inserita nel calendario liturgico. La Giornata, giunta quest’anno alla 71° edizione, scandisce il tempo della semina e del raccolto ed esalta il ruolo degli agricoltori che producono, coltivano, custodiscono, trasformano e generano cibo sano per tutti. Quest’anno il tema indicato dai vescovi italiani per la Giornata del Ringraziamento riguarda gli animali che concorrono alla creazione, risorsa preziosa per tutti gli agricoltori.

 

RAVENNA: FESTA DELL’OLIO AL MERCATO DI CAMPAGNA AMICA

Sabato 27 novembre

È arrivato l’olio nuovo e il Mercato di Campagna Amica Ravenna (via Canalazzo 59) sabato 27 novembre celebra l’oro verde delle nostre colline con agrilaboratori per i più piccoli e degustazioni guidate per mamma e papà!

Dalle 10.30 alle 12.30 saranno gli stessi produttori, insieme agli esperti di Terra di Brisighella, che quest’anno celebra i 25 anni dell’attribuzione della DOP, a raccontare i segreti di questo condimento antico e salutare, alimento base della dieta mediterranea.

Il programma della mattinata prevede il laboratorio per baby-agrichef ‘Facciamo la piadina romagnola all’olio extravergine di Brisighella’, a cura del cuoco contadino Gianluca Martelli dell’Agriturismo Martelli di Borgo Montone (RA) e assaggi guidati dell’olio di Brisighella, dalla Dop alla nuova produzione 2021, a cura di Francesco Baldassarri di Terra di Brisighella.

Per essere certi di acquistare un prodotto 100% italiano – spiega Campagna Amica Ravenna – bisogna prestare attenzione alle etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane oppure acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive.

Un olio extravergine di oliva di qualità deve essere profumato all’esame olfattivo, deve ricordare l’erba tagliata, sentori vegetali e all’esame gustativo deve presentarsi con sentori di amaro e piccante. Riconoscere gli oli EVO di qualità significa acquistare oli ricchi di sostanze polifenoliche antiossidanti fondamentali per la salute. Si ricorda che il Mercato di Ravenna sarà aperto come ogni sabato dalle 8.30 alle 13 per consentire a tutti i cittadini-consumatori di fare una spesa buona, sana e locale.

Per restare sempre aggiornati sulle iniziative di Campagna Amica Ravenna e del Mercato è possibile seguire i profili social Facebook e Instagram Campagna Amica Ravenna.

 

VERONA, INVITO CONFERENZA STAMPA PER DELLA FESTA DELLA VERZA MICHELINA

Giovedì 25 novembre

Presentazione della Festa della Verza Michelina e dei prodotti della nostra terra. L’annuale manifestazione si terrà sabato 27 novembre al Mercato Coperto di Campagna Amica e domenica 28 in Piazza del Popolo a San Michele Extra.

Le iniziative in programma saranno presentate alla stampa: Giovedì 25 novembre alle 11 Mercato Coperto di Campagna Amica Verona – Via Macello 5/A, quartiere Filippini.

Saranno presenti:

Carlo Pozzerle, presidente della settima Circoscrizione del Comune di Verona

Franca Castellani, vicepresidente di Coldiretti Verona

Daniele Perbellini, consigliere comunale con delega all’agricoltura

Giovanni Bombieri, dottore forestale della World Biodiversity Association (WBA)

Tatiana Trandev Kostadinov, nutrizionista dell’UOC SIAN Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione della AULSS 9 Scaligera

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