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Un altro caso di contraffazione in Messico

20 Dicembre 2012
Un altro caso di contraffazione in Messico

Nei supermercati messicani si commercializza un prosciutto la cui denominazione induce erroneamente il consumatore a credere che si tratti di prosciutto di Parma (vedi foto). Ma non è finita. Sulla confezione del prosciutto viene indicato l’indirizzo di un sito web (http://www.parma.com.mx/ ) dove vengono presentati una serie di prodotti alimentari a “marchio” Parma e che naturalmente con la città ducale non hanno nulla a che vedere.

                        

Questa la segnalazione che un lettore ci ha inoltrato, dopo aver ritrovato -esterefatto- il prodotto tra le corsie del supemercato: con l’ennesimo caso di contraffazione alimentare riguardante prodotti italiani all’estero.

Il prosciutto è uno dei prodotti più colpiti da questa sorta di pirateria agroalimentare. Tanto da divenire vittima anche di situazioni grottesche, come ad esempio lo scandalo del prosciutto di Parma in Canada. Il falso prosciutto italiano prodotto in Canada viene venduto con nome e logo del prosciutto di Parma, mentre il vero prosciutto di Parma deve essere venduto con un altro nome perché, secondo una sentenza della Corte Federale canadese il marchio storico sarebbe già stato registrato nel Paese proprio dalla società che produce e vende il falso Parma.

Lo scorso ottobre in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, Coldiretti aveva presentato i dati riguardanti la falsificazione dei prodotti alimentari made in Italy. Il fenomeno della contraffazione dei prodotti italiani ha superato ormai i 60 miliardi di euro di fatturato e costa al nostro Paese la perdita di circa 300.000 posti di lavoro.

Un dato impressionante, soprattutto considerando che nel periodo di grave congiuntura economica che stiamo attraversando e che ha causato la contrazione dei consumi interni, l’agroalimentare italiano è tenuto in piedi soprattutto dall’export in costante crescita soprattutto per quanto riguarda il comparto dei salumi, dei formaggi e dei vini.

E’ chiaro come il comune denominatore per tutti gli esempi di imitazione e contraffazione sia rappresentato dall’opportunità per un’azienda estera di ottenere un vantaggio associando ai propri prodotti l’immagine del made in italy tanto apprezzata dai consumatori. In questo modo questi ultimi vengono ingannati perché portati ad acquistare prodotti  che non hanno alcun legame con il sistema produttivo italiano: e i produttori nazionali da sempre impegnati a garantire standard elevati di qualità devono subire le conseguenze della concorrenza sleale.