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Tassa su cibi”chatarra” (spazzatura): il Messico la adotta

14 Novembre 2013
Tassa su cibi”chatarra” (spazzatura): il Messico la adotta

L’opposizione politica è stata forte, con il partito conservatore che ha disertato il voto: ma alla fine il senato ha approvato la misura con 75 voti a favore e 2 contrari. Verrà inserita entro lo Impuesto Especial a Producción y Servicios (IEPS). Il Messica presenta il 70% della popolazione sovrappeso, con 1/3 addirittura obesa: il peggioramento è stato costante nel corso degli ultimi anni. Ora la legge dovrà essere meglio definita alla camera in particolare circa il tenore (si parla di un 5% in valore, ma forse anche di un 8%, v. oltre). Il presidente Peña Nieto dovrà ratificare la tassa a gennaio. La tassa consentirà di recuperare 230 miliardi di pesos, pari a circa 13 miliardi di euro, entro il 2017. Il nuovo strumento si inserisce in una più ampia riforma della tassazione messicana.

Come funzionerà?

In base al testo, per ora sembra esistano due regimi separati, uno per gli alimenti solidi (alimenti spazzatura, o “chatarra”) e l’altro per le bevande. Per le bevande (soft drinks) si parla di 1 peso al litro-5 centesimi di euro- e un 8% su cibi solidi (snacks, dolci a patatine). La tassa si applicherà su alimenti “densi” da un punto di vista calorico, ovvero incrociando il criterio della categoria (appunto, snack, patatine …sono 9 gli alimenti considerati) con quello del superamento di una certa soglia energetica, pari a 275 kilojoules (kj) per 100 g, pari a 66 kilocalorie. Un valore decisamente contenuto, ma bisogna appunto considerare che dovrà essere applicato solo su alimenti “junk”. Il Wall Street Journal, insieme ad altre testate internazionali, hanno ripreso la notizia (vedi il bell’articolo di Amy Guthrie)

La dieta messicana: i record negativi

Dimenticati fagioli e tortillas, tabasco e tequila: al centro della moderna dieta messicana ci sono fast food e bibite gassate. Il Messico infatti sembra essere stato colpito dalla ondata di obesità e sovrappeso a partire dagli anni ’80, in risposta alla introduzione su larga scala di cibi altamente trasformati, da parte di pochi player multinazionali, che hanno portato ad un abbandono della dieta tradizionale. Al centro di quella che è stata definita una “transizione nutrizionale”, il diabete è oggi la principale causa di mortalità (con 100mila morti all’anno, e dai 6,5 ai 10 milioni di cittadini che ne sono affetti, pari al 15% circa della popolazione).

 

 

Il Messico vanta la più elevata presenza di McDonalds’al mondo, con oltre 300 punti di ristoro in appena 32 stati, e la politica di espansione non è ancora finita. Inoltre, il paese presenta il più elevato consumo di bibite gassate (soft drinks) al mondo, con ben 163 litri pro capite… all’anno! Dato drammatico, se si pensa che nell’80% delle scuole messicane manca l’acqua potabile, e bere bibite è un obbligo. Chi controlla l’accesso al mercato delle bibite decide allora di fatto oggi le scelte alimentari della popolazione.

In base a quanto riportato da OCSE, il Messico insieme agli USA è campione globale di sovrappeso e obesità. Per questo negli ultimi anni sono aumentati gli sforzi e i programmi anche scolastici per facilitare l’adozione di comportamenti virtuosi. Tra i più recenti interventi del Governo per migliorare le abitudini alimentari, nel 2012 il “The Week of Taste”, in 124 scuole, in cui si spingono i bambini a gustare sapori semplici e naturali, mangiano in modo più sano. Tale programma segue un’analoga iniziativa del 2011, in cui si comunicava l’importanza di bere di più, mangiare più frutta e verdura e svolgere più attività fisica.

Nello stesso tempo il Messico viene considerato come il paese in cui interventi politici a contrasto dell’obesità e sovrappeso sembrano più efficienti in termini di ritorno sui costi (12 dollari di spesa pro capite all’anno, molto meno dei 32 richiesti ad esempio per il Canada o 22 per l’Italia).

 Se l’obiettivo stabilito dal governo messicano è allora quello di coprire le spese di sanità pubblica imputabili a obesità e sovrappeso (stimate intorno ad un 6% del Pil), servirà verosimilmente una tassa pari all’8% e non al 5%, come ipotizzato in precedenza, riferiscono gli analisti.

Un aspetto drammatico è che nel paese convivono malnutrizione e eccesso di calorie. Al punto che la pinguedine è stata considerata a lungo segno di status e prosperità. Ma le cose, a quanto pare, stanno rapidamente cambiando. E un forte segnale verrà stavolta dall’economia