ARTICOLO | Archivio

Supermercati, vanti salutistici non indicano cibi necessariamente più salubri

15 Luglio 2015
Supermercati, vanti salutistici non indicano cibi necessariamente più salubri

Ad una settimana dal voto sui profili nutrizionali del Parlamento europeo- comitato ENVI, che sembra in effetti intenzionato a stralciarli definitivamente dalla normative UE- una indagine pubblicata su Public Health Nutrition aiuta a capire cosa sta succedendo. Ma ricapitoliamo. Dopo anni di inosservanza del dettato del regolamento del 2006, il 1924, che all’articolo 4 istituiva la necessità di stabilire “profili nutrizionali”-ovvero indicatori sintetici della adeguatezza nutrizionale di un alimento, nella forma di soglie- che avrebbero stabilito la possibilità o meno di usare vanti nutrizionali e sulla salute- ad oggi ancora non si è visto nulla.

Oltre a difficoltà tecniche e scientifiche, dovute allo stabilire un indicatore sintetico – si sono soprattutto aggiunte… problematiche commerciali. Con l’industria che si è fortemente opposta ai profili nutrizionali.

Questo stallo di policy… è stato però raccolto con favore da alcuni deputati del Parlamento europeo, come Renate Sommer- che hanno proposto- entro il REFIT- ovvero la revisione normative sulla legislazione alimentare- di cancellarli definitivamente come requisito normative da sviluppare, dopo anni di incertezza.

La mancanza di criteri adottati legalmente ha permesso a tutte le imprese e a tutti i prodotti alimentari di usare- e spesso abusare- di Health&Nutrition claim(come ad esempio, promuovere le proprietà positive di vitamine o sali minerali)-  –anche per prodotti dalle dubbie qualità intrinseche (cereali da colazione, barrette di cioccolato e simili, biscotti, …).

Ma ora una ricerca pubblicata su Public health Nutrition fa nuova luce sul tema. Rispondendo basicamente a due domande cruciali: quanti alimenti recano vanti nutrizionali o sulla salute? E ancora: tali alimenti sono principalmente sani oppure no?

I risultati

Condotta da diversi ricercatori, in una collaborazione tra la British Heart Foundation e la Università di Oxford, l’indagine ha visto al centro dell’attenzione…. Tesco, la principale catena distributiva del Regno Unito. Con risultati a dir poco sorprendenti. Che mostrano come solo una minima parte dei prodotti venduti sotto aggressivo marketing nutrizionale, siano in realtà sani.

Dopo aver analizzato 382 prodotti di un ipotetico paniere, selezionati casualmente da quelli disponibili dal retail on line di Tesco- si è visualizzato come ben il 32% degli alimenti supportasse un messaggio di mktg nutrizionale o salutistico; e un 15%  almeno un vanto sulla salute (ad esempio, relativo alla relazione tra consumo di un alimento e riduzione del rischio di sviluppare determinate malattie); ed un 29% almeno un vanto sulla nutrizione (ad esempio, relativo al contenuto di vitamine o alla ridotta presenza di grassi, o zuccheri).

Gli alimenti più “pubblicizzati” in termini salutistici o nutrizionali?  Tenderebbero ad avere un più basso contenuto di grassi di quelli senza claims, ma senza particolari differenze di zucchero o sodio-mentre avrebbero un contenuto più elevato di fibre.

Ma- queste le conclusioni degli autori- la diffusione di tali messaggi di marketing sconta una loro complessiva composizione non così sana. E di conseguenza, l’effettivo impatto dei messaggi nel migliorare la dieta va valutato con molta circospezione.