Una richiesta forte della Commissione europea: entro l’anno, una opinione scientifica Efsa e ECDC sulla strategia per meglio lottare contro la resistenza agli antibiotici. Tema sempre più attuale.
Ad Efsa è stato chiesto di rivedere l’impatto delle misure adottate nelle aziende agricole europee: verificando insieme la diffusione della resistenza microbica nel cibo e negli animali da reddito.
Le due agenzie sono inoltre state incaricate di valutare le alternative possibili al posto degli antibiotici, dalle pratiche di allevamento, ai vaccini, ad interventi sulla microflora intestinale.
La Commissione ha sottolineato la criticità del continuare a usare, in alcuni Stati membri, antibiotici cosiddetti "di ultima istanza" a scopo animale. Il Parlamento europeo aveva chiesto recentemente di limitare tali antibiotici al solo uso umano, al fine di evitarne una erosione dell’efficacia. Il Ministero della Salute inglese (Dept of Health) ha annunciato a sorpresa che in base ad un proprio studio di impatto, nei prossimi decenni vi potranno essere annualmente l’equivalente di 80.000 morti e 200.000 ricoveri per infezioni resistenti ai comuni antibiotici, e che non trovano risposta nemmeno agli antibiotici di cosiddetta “ultima linea”.

Lo studio, ripreso dal The Guardian, ammonisce circa la necessità di sviluppare nuove strategie per la lotta agli antibiotici riprendendo la ricerca in un settore che presenta forti disincentivi per il settore farmaceutico a investire: in ragione di tempi e costi di sviluppo molto lunghi, ma brevi per quel che riguarda la tutela della proprietà intellettuale.
Tra i batteri più a rischio, quelli più comuni: E.coli, la Klebsiella pneumoniae e lo Staphylococcus aureus: e già si diffondono polmoniti incurabili e infezioni complicate. C’è già chi parla di “Era POST-ANTIBIOTICI”, che farebbe tornare indietro le lancette dell’orologio a tempi ed epoche in cui si moriva per infezioni comuni. Gli studiosi avvertono che normali operazioni di routine in ospedale potrebbero non essere più garantite, in assenza di un sufficiente scudo antibiotico.
Su Nature, alcuni ricercatori chiedono inoltre di stabilire, sull’esempio dell’International Panel on Climate Change (IPCC), una task force sulla resistenza agli antibiotici, un International Panel On Antimicrobial Resistance. Negli ultimi anni le vendite di antibiotici anche costosi (periodo 2005-2010) sono cresciute di 5 volte in India e triplicate in Egitto. La resistenza agli antibiotici non solo non conosce barriere geografiche ma ci ricorda che l’abuso di antibiotici comincia a riguardare anche zone del globo in via di sviluppo.