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Sicurezza alimentare, indicatori a sostegno e una più chiara definizione del tema

9 Luglio 2015
Sicurezza alimentare, indicatori a sostegno e una più chiara definizione del tema

Nell’ultimo numero di Agriregionieuropa, rivista degli economisti agrari italiani, almeno un paio di articoli sulla Sicurezza alimentare hanno richiamato la nostra attenzione.

Il primo articolo, “La Sicurezza alimentare come diritto: per un approccio sistemico”, di Arcuri, Brunori , Bartolini e Galli- fa il punto su un tema tanto dibattuto e che sta tornando ad acquisire (dalla fiammata dei prezzi agricoli del 2008) una salienza globale tanto in senso geografico quanto concettuale. Le sfide innanzi sono molte e per una risoluzione dei problemi (dalla fame nel mondo alle patologie dovute a sovrappeso e obesità, o alla diffusione delle zoonosi o di nuovi agenti di rischio) occorre un adeguato “framing”- o contesto – del tema. Lo scopo? Ri-concettualizzare definitivamente l’idea di sicurezza alimentare (intesa come food security), oltre i connotati novecenteschi da “rivoluzione verde”: “Il perdurare della crisi economica, ambientale ed energetica implica una rielaborazione del concetto di sicurezza alimentare, ormai sempre meno inquadrato attraverso le categorie Nord – Sud tipiche dell’immaginario collettivo e delle narrative sottintese alle politiche in questo ambito”. In Europa nuove forme di povertà da un lato- con minore possibilità di accesso alimentare da ampi strati della popolazione- e nuove forme di carenza culturale dall’altro- con cattiva alimentazione- provocano la coesistenza di ipernutrizione e malnutrizione (molte calorie ma scarsità dei principi nutritivi assunti).

“Paese sicuro” o persone sicure?

“Si può considerare sicuro un Paese che produce cibo sufficiente, ma che non riesce a garantire in modo adeguato il diritto al cibo per una parte, piccola o grande, della popolazione? Occorre guardare agli individui o al sistema nel porre questa domanda?”  Tale domanda è centrale. “Occorre, dunque, un approccio che leghi la sicurezza degli individui e la sicurezza del sistema in un unico quadro concettuale”, il parere.
In un tale approccio sarà necessario partire dall’individuare coloro i cui diritti non sono rispettati, dunque dagli individui e i gruppi più vulnerabili che, vista la complessità dei percorsi individuali e la variabilità dei contesti, potrebbero risultare difficili da rintracciare.Un altro aspetto da considerare riguarda la filiera-produzione, trasformazione, distribuzione e consumo di alimenti, nonché gli aspetti legati ad attività di informazione, educazione, produzione culturale, pubblicità -atte ad influire sui comportamenti alimentari dei soggetti più vulnerabili, soprattutto bambini.

Disponibilità o accesso?

Ci si accorge allora che –al netto di difficoltà produttive in aree geografiche circoscritte- il maggiore ostacolo alla sicurezza alimentare è costituito dalla carenza di accesso- anche tramite scarse risorse di reddito- per poter comprare o disporre di cibo presente- e già oggi in grado di sfamare, come ha ricordato papa Bergoglio- 14 miliardi di persone. La sicurezza alimentare va sempre più intesa come capacità di disporre quindi più che non capacità di produrre.

Sicurezza alimentare e nutrizionale

Al contempo, la sicurezza alimentare tende necessariamente a ricomprendere aspetti di qualità nutrizionale, in assenza dei quali il cibo diventa “calorie vuote”, ovvero prive degli specifici elementi nutritivi come vitamine e sali minerali- che costituiscono la “buona” alimentazione.

Il secondo articolo -“Indicatori compositi di Food Security: quali implicazioni per i policymaker?” di Fabio G. Santeramo – si focalizza da vicino sugli indicatori in uso per descrivere la sicurezza alimentare o invece la sua assenza.

“Numerosi parametri e indicatori per la sicurezza alimentare sono stati proposti”… Le metriche di prima e seconda generazione, che misurano l’accesso al cibo in modo indiretto, si sono concentrate sulle determinanti e sugli effetti della sicurezza alimentare (…) ma non riescono a “catturare” i sentimenti di ansia e preoccupazione che affliggono gli individui insicuri dal punto di vista alimentare” (…).

Gli indicatori di terza generazione considerano in modo esplicito la percezione dello stato di sicurezza alimentare. Purtroppo tali metriche sono di difficile attuazione per la stessa ragione per cui la percezione del rischio è di difficile misurazione.” Ed indicatori complessi (dal Food Security Index (Gfsi), al Global Hunger Index (Ghi), fino al Poverty and Hunger Index (Phi))- hanno l’ulteriore difficoltà di scontare “tare” di costruzione- un fenomeno già complesso, come la sicurezza alimentare, che riflesso da tanti piccoli specchi, uniti, non è detto venga restituito  nella sua interezza.

L’autore conclude:
E’ lecito chiedersi: fino a che punto gli analisti sono in grado di sintetizzare un fenomeno complesso come la sicurezza alimentare per mezzo di un unico indicatore composito? E come i governi dovrebbero interpretare il messaggio che gli indicatori della sicurezza alimentare esistenti trasmettono?

Link utili: Agriregionieuropa