La delegazione italiana-in occasione dell’ultimo Consiglio dei Ministri UE, lo scorso 20-21 febbraio- insieme ad altre delegazioni nazionali, ha nuovamente attirato l’attenzione sul sistema volontario di informazione nutrizionale ai consumatori-etichette-, cosiddetto “semaforico”. La classificazione degli alimenti che ne risulterebbe, stando all’Italia, sarebbe infatti discriminatoria rispetto a prodotti tradizionali e ancora, tipici della dieta mediterranea, o ad alto “tasso agricolo”. Alimenti prodotti quindi a partire da materie prime poco o punto trasformate, e che rispondono spesso a requisiti specifici di qualità (come le indicazioni geografiche DOP) dell’Unione.

La Commissione Europea, lo scorso novembre, aveva risposto alle preoccupazioni sollevate da alcuni eurodeputati italiani, (5899/14) (5899/14) (5899/14): in base a stime preliminari, le perdite economiche del sistema Italia potrebbero ammontare a 189/253 milioni di euro, con un calo dell’export compreso tra l’8% e l’11%.
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La posizione dell’Italia rispecchia largamente le richieste fatte da Coldiretti, che sono divenute quelle degli agricoltori europei di Copa Cogeca, grazie anche ad una straordinaria sintonia di visione con gli agricoltori inglesi della National Farmers’Union (NFU).
Da notare che gli stessi agricoltori inglesi sono contrari, in quanto lo schema proposto mette alla berlina prodotti agricoli e finisce per contro per favorire cibi industriali altamente trasformati e congegnati per ottenere una presentazione migliore rispetto al “semaforo”, ma spesso di basso valore nutrizionale e scarsa qualità intrinseca.
Ricordiamo che la Commissione Europea aveva risposto nel merito alle critiche sollevate dall’Italia lo scorso 4 ottobre: rigettando imputazioni formali circa la violazione dei trattati europei, ma riservandosi di “osservare” il più concreto funzionamento del mercato alimentare per verificare eventuali discriminazioni nei confronti degli alimenti italiani.