Un botta e risposta che non finisce. Al centro dei giochi ancora il delicatissimo articolo pubblicato dalla rivista Food and Chemical Toxicology del settembre 2012. In cui si mostrava una abnorme proliferazione di masse tumorali- a livello renale ed epatico, con tanto di fotografie shocking- in ratti che avevano assunto mangime a base di mais GM NK 603 e bevuto acqua e Roundup (fitosanitario a base di glifosato, usato in concomitanza al mais, dotato del gene della resistenza a tale super-erbicida). Lo studio di due anni, aveva visto 200 cavie esposte a dosi di mais e erbicida: con un aumento di morti premature notevole nel gruppo sottoposto al trattamento (50% dei maschi e 70% delle femmine morti prematuramente) rispetto al gruppo di controllo (30% dei maschi e 20% delle femmine). L’aumento di tumori nel gruppo esposto sarebbe dell’ordine del 200% / 300% almeno nelle femmine.
Ora, la rivista Food and Chemical Toxicology, che aveva già riconsiderato l’articolo chiedendo nuovi dati agli autori, al pari di EFSA, infatti, avrebbe adottato una prassi editoriale non certo comune: rinnegando la pubblicazione. Di fatto tale scelta è poco seria, e paradossalmente finisce per gettare ombre su una redazione che non è stata in grado di valutare l’adeguatezza scientifica di un articolo (prima ipotesi), o che semplicemente, ora che la rivista tramite l’editor Dr A. Wallace Hayes-ha assunto un nuovo responsabile per le biotecnologie, Richard E. Goodman (ex Monsanto), creandogli un ruolo ad hoc entro la redazione- ha un conflitto di interessi (seconda ipotesi). Comunque vada, e da qualsiasi punto la si voglia osservare, una sconfitta per la reputazione della rivista.

La ritrattazione dell’articolo
Entro una lettera, il Food and Chemical Toxicology Journal ha ritrattato la pubblicazione dell’articolo, esponendo alcune argomentazioni. Sebbene lo studio non implichi un tentativo di frode, e nemmeno presenti dati scorretti o manipolati, viene considerato “non conclusivo”. Orbene, sebbene un trial come questo non possa essere in quanto tale considerato mai conclusivo (in ragione del fatto di essere un unico, limitato esperimento su un numero tutto sommato piccolo di cavie), diventa difficile considerare la sua inconclusività- comune ad ogni singolo studio (ad eccezione forse di alcune meta-analisi particolarmente potenti) come motivo sufficiente per ritrattare la sua pubblicazione. Se così fosse, nessuno studio dovrebbe esser pubblicato più sulle riviste. Inoltre, rileva notare come almeno i 2/3 degli studi sugli OGM inviati ad EFSA da parte delle industrie, richiedano poi- afferma EFSA pubblicamente- successive integrazioni e dati, in quanto, così come vengono proposti, non sarebbero in grado di arrivare a “conclusività”.
Ma c’è di più. Come mette in rilievo GM Watch, la lettera del FCT viola principi di pubblicazione delle riviste, ed è “illecita, illegale e anti-scientifica”. In particolare violerebbe il Committe publication ethics (COPE) di cui il FCT è membro. In base a tale codice deontologico, infatti, uno studio può essere ritrattato solamente se sussista chiara evidenza che i risultati sono inaffidabili, in ragione di cattiva condotta (“produzione artificiale dei dati”) o errori palesi; o se la ricerca è condotta con principi non etici; o ancora, se vi sono plagi o ridondanze di pubblicazione (ad esempio, se l’autore ha copiato stralci e parti di altri studi). Questo però non accade con la pubblicazione di Seralinì.

Curiosamente invece, è quello che è accaduto nei mesi scorsi ad EFSA: sorpresa a ricopiare stralci degli studi della Ajinomoto (industria proprietaria) sull’affair aspartame. Rea confessa, l’Authority non sembra però aver destato molta sorpresa in questa sua condotta da parte degli addetti ai lavori. Sottolineando una contiguità ormai considerata normale tra industria e regolatori del rischio, con buona pace dell’indipendenza scientifica-principio chiave di legittimazione dell’Authority.
C’è di più: in base al COPE, la “inconclusiveness” non può essere una giustificazione sufficiente per ritrattare un articolo, dovendosi limitare ad una “expression of concern” (p.5 del documento). Non si capisce quindi il senso di una richiesta così onerosa, come avanzata da alcuni ricercatori che hanno duramente criticato Seralinì[1]. Se poi si va ad osservare chi ha mosso le critiche a Seralinì, ci si accorge che sono persone con evidenti legami con l’industria biotecnologica. E che non solo hanno mosso accuse pesanti “a caso” (come quella sul benessere dei ratti), ma che hanno cercato di condizionare pesantemente la libertà dell’editor, su questioni sulle quali non avrebbero dovuto interferire. Mentre accusavano inoltre Seralinì di legami con industria, non dichiaravano i propri: che sono poi stati resi noti da GM Watch. E stavolta in base ad una interpretazione letterale delle linee guida COPE-dovrebbero essere ritrattati nella lora pubblicazione.
Revisione dei pari addio
Di più: la rivista sulla quale sarebbero state mosse le accuse è Transgenic Research: di cui Crhistou Spanou, tra i principali accusatori di Seralinì, è l’editor. Quindi, non vi sarebbe stato un vero e proprio processo di revisione dei pari, ma un uso “personalistico” della rivista. Ricercatore e editore allo stesso tempo, senza filtri intermedi. Spanou -a quanto si apprende da diverse fonti-, ha una lungo curriculum di legami con l’industria delle biotecnologie, ma non è un tossicologo. Non ha quindi titolo per discriminarare gli studi di Seralinì. Inoltre già in passato aveva fortemente provato ad ostracizzare uno studio pubblicato su Nature, che aveva sollevato il problema-in Messico- della contaminazione di mais GM in raccolti tradizionali. Articolo che aveva fatto forte scalpore, in quanto i ricercatori non si attendevano assolutamente la capacità del mais GM di colonizzare le altre colture.
Infine, un altro aspetto riguarda da vicino il modo in cui la scienza procede. Siccome il dibattito anche successivo ha continuato a svolgersi sulla rivista, con diversi articoli pubblicati sul tema, e come è nello spirito del confronto scientifico, diventa difficile e assurdo, ora per il Food and Chemical Toxicology journal ritrattare un singolo pezzo di questo dialogo. Una censura immotivata, un “non è mai esistito” che non si capisce bene dove possa o voglia portare, come la censura di battute volgari in varietà in prima serata: e che rischia di screditare molto di più chi lo esegue che non chi lo subisce.
Intanto il Network Europeo degli Scienziati (ENSSER) per la responsabilità ambientale e sociale ha fortemente contrastato le accuse a Seralinì e soprattutto, l’idea di ritrattare la pubblicazione, non ricorrendone i presupposti. Gesto che sembra un favore fatto all’industria, sottolinea il loro comunicato.
Conclusioni
In definitiva, e comunque vadano le cose, lo studio di Seralinì ha raggiunto un grande obiettivo: quello di rendere più trasparente la scienza. Non a caso nel momento in cui EFSA ha chiesto ulteriori dati, Seralinì ha richiesto la pubblicazione di quelli di Monsanto. Pubblicati sul sito di EFSA, la Monsanto ha poi minacciato di azione legale la stessa authority (minando la sua indipendenza).
Paradossalmente, è la critica stessa a Seralinì, con richiesta di ulteriori dati, che ha finito per mandare in cortocircuito la logica stessa della valutazione del rischio (Risk assessment) scientifica come svolta dalle agenzie regolatorie (EFSA).
Sia in apertura che in chiusura della lettera (“Answers to critics”)in risposta al Food and Chemical Toxicology Journal, Seralinì e colleghi chiedono inoltre di procedere con studi indipendenti, a lungo termine. Come del resto hanno richiesto e raccomandato le agenzie regolatorie francesi. Questa è la dinamica propria del progresso scientifico: possibilità di replicare sperimentalmente gli studi, a parità di condizioni, per arrivare agli stessi risultati.
La Commissione Europea ha risposto, finanziando con un progetto indipendente in materia. A ben vedere, il vero risultato che cercavano Seralinì ed il suo gruppo di ricerca lo hanno ottenuto.
[1] Transgenic Research, February 2013 Plurality of opinion, scientific discourse and pseudoscience: an in depth analysis of the Séralini et al. study claiming that Roundup™ Ready corn or the herbicide Roundup™ cause cancer in ratsGemma Arjó, Manuel Portero, Carme Piñol, Juan Viñas, Xavier Matias-Guiu, Teresa Capell, Andrew Bartholomaeus, Wayne Parrott, Paul Christou