Non c’è alcun legame tra corretto uso di pesticidi e morte della api. E’ quanto sostiene John Dalli, Commissario europeo per la salute e la politica dei consumatori in risposta all’indagine che il Mediatore europeo, Nikiforos Diamandouros ha avviato per verificare se la Commissione europea abbia adottato o meno tutte le misure più appropriate per far fronte al drastico aumento della mortalità delle api nell’Unione europea.
John Dalli
L’indagine di Diamandouros è partita in seguito alla denuncia del Collegio dei mediatori austriaci che accusava la Commissione europea di non aver tenuto in debita considerazione le segnalazioni degli apicoltori e tutte le prove scientifiche nel momento in cui venivano concesse le autorizzazioni per l’impiego dei neonicotinoidi in agricoltura.
Dalli non nasconde che gli insetticidi possano essere per loro natura tossici per le api, tuttavia ha precisato come il loro utilizzo rimanga possibile purchè l’esposizione sia ridotta a livelli tali da non produrre effetti dannosi. Dalli ha voluto poi sottolineare la necessità di ulteriori studi relativi all’impatto dei neonicotinoidi.
Nikiforos Diamandouros
E proprio a tale scopo la Commissione europea ha chiesto ad Efsa di fornire una analisi approfondita sulle sostanze attive neonicotinoidi thiamethoxam, clothianidina, imidacloprid, acetamiprid e thiacloprid. La revisione, la cui pubblicazione è attesa per dicembre dovrà valutare in particolare gli effetti acuti e cronici sulla sopravvivenza e lo sviluppo della popolazione delle api nel lungo termine.
Già nei mesi scorsi Efsa era stata invitata dalla stessa Commissione ad esprimere un proprio parere a seguito di due studi pubblicati sulla rivista Science secondo i quali anche bassi livelli di pesticidi neonicotinoidi potevano cagionare effetti rilevanti sulle colonie di api. All’Authority alimentare europea era stato così chiesto di confrontare l’esposizione effettiva delle api ai neonicotinoidi come conseguente all’utilizzo come prodotti fitosanitari nell’UE e con gli stessi livelli di esposizione utilizzati nelle ricerche.
Efsa ha concluso che per le api da miele le concentrazioni di pesticidi testate nei due studi erano più elevate dei più alti livelli di residui registrati e riscontrati nel nettare per quanto concerne i neonicotinoidi tiametoxam, clothianidina e imidacloprid. L’Authority alimentare ha dichiarato di essere giunta a questa conclusione dopo aver esaminato un terzo studio che verteva sugli effetti dell’imidacloprid e della clothianidina sulle api da miele.
Tuttavia Efsa ha voluto precisare che prima di giungere ad una conclusione definitiva sarebbe necessario ripetere gli esperimenti effettuati negli studi in altre situazioni e con diversi livelli di esposizione.
Il Commissario europeo ha poi voluto sottolineare come la Commissione abbia recentemente introdotto una serie di azioni a protezione delle api, tra le quali nuove prescrizioni relative ai dati per le autorizzazioni. Un’altra misura adottata è stata lo stanziamento di 3,2 milioni di euro per sostenere 17 Stati membri tra i quali l’Italia nella realizzazione di studi sulle cause della moria di api.
Quest’ultima misura tuttavia ha scatenato il malumore delle organizzazioni degli apicoltori italiani. Questo perché come è noto nel nostro Paese l’utilizzo dei neonicotinoidi è stato temporaneamente bandito a partire dal 2008 e, proprio lo scorso giugno il Ministro della Salute Balduzzi ha approvato la decisione della Commissione consultiva sui prodotti fitosanitari che si era espressa favorevolmente in merito alla proroga di ulteriori sette mesi della sospensione cautelativa adottata. Gli apicoltori lamentano che dopo il drastico calo della produzione di miele fatto registrare nel periodo tra il 2002 e il 2008 in seguito alla sopracitata sospensione la produzione di miele è invece tornata a salire, questo nonostante la situazione di crisi mondiale abbia colpito diversi settori.
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