Con la manovra svaniscono le speranze di evitare l’aumento del 22 per cento del costo del gasolio destinato alle produzioni riscaldate in serra di fiori, piante e ortaggi che valgono oltre l’8% del totale della produzione agricola nazionale e alimentano un fortissimo indotto, tra sviluppo di fattori di produzione, macchine, strutture, distribuzione, logistica, pubblicità, progettazione, assistenza tecnica ed altro ancora. Lo denuncia la Coldiretti in occasione della piu’ grande manifestazione dei coltivatori e degli allevatori provenienti da tutte le regioni del Mezzogiorno a Bari dove si sono dati appuntamento in corteo, con il presidente nazionale Sergio Marini, quasi diecimila partecipanti.
A rischio c’è una componente importante del Made in Italy per effetto – denuncia la Coldiretti – della mancata proroga dell’accisa zero sui carburanti, in vigore in Italia da anni, destinati al riscaldamento delle serre. Una situazione che rischia di azzerare la produzione nazionale in serra di fiori e piante ornamentali e di ortaggi, per effetto dell’insostenibile aumento dei costi in un settore con un forte pressing competitivo.
Si stima – prosegue la Coldiretti – che il provvedimento possa riguardare oltre 30.000 ettari di coltivazioni specializzate, posizionate in tutta Italia, che producono fiori e piante ornamentali ed ortaggi. In alcuni casi il riscaldamento è utilizzato in maniera continuativa per tutto l’inverno, in altri casi, soprattutto nelle zone favorite dal clima più mite, gli impianti vengono accesi solo in caso di repentino abbassamento delle temperature sotto una soglia termica variabile in funzione del tipo di coltivazione, ma in un inverno così freddo, gli impianti sono costretti a funzionare in continuo.
L’agevolazione sul gasolio – sostiene la Coldiretti – è fondamentale per la competitività delle imprese che si devono confrontare sul mercato con partner comunitari per i quali il costo dell’energia è inferiore e dove vengono erogate agevolazioni per abbattere il costo delle fonti energetiche.
In assenza di interventi tempestivi il risultato della mancata proroga è – conclude la Coldiretti – un ulteriore via libera alle importazioni soprattutto da paesi extracomunitari, favoriti da un clima più caldo, dove spesso si sfrutta la manodopera e si utilizzano di pratiche di coltivazione dannose per la salute e l’ambiente bandite dall’Ue.