“La clonazione di animali da allevamento ridurrà la diversità del patrimonio genetico, esponendo gli animali stessi ad una minore capacità di sopportare malattie infettive.”
Questo l’ammonimento di un ricercatore dell’Università di Cambridge, Donald Broom, e che ricalca in buona parte quanto già affermato dinanzi all’esecutivo UE da Coldiretti. Minore diversità genetica, magari in ragione di una “super-specializzazione” produttiva, che diventa una autostrada da attraversare per patogeni (virus, batteri, tra gli altri) senza incontrare le difese costituite dalla naturale diversità genetica che rende alcuni individui “diversamente” difesi a livello immunitario.

Non solo. La clonazione come tecnologia non si è evoluta granché negli ultimi 16 anni, esponendo gli animali clonati ad un carico di sofferenza non sopportabile. La clonazione bovina, con un 27% di mortalità, rivela rischi particolarmente elevati.

Tracciabilità
Broom ha poi sottolineato come in un futuro non remoto potrà essere facile l’identificazione del DNA di animali clonati- consentendo di rimuovere le ritrosie rispetto all’etichettatura.
Dopo vari studi di impatto e consultazioni, la Commissione Europea non aveva proposto alcuna misura di etichettatura, né dei cloni né della loro discendenza, in ragione proprio della difficoltà di renderli tracciabili.
Ricordiamo che Efsa aveva valutato la clonazione animale in due successive opinioni (2009 e 2010), considerando in particolare aspetti di benessere animale, sicurezza alimentare ed equivalenza nutrizionale, e assistita dal Comitato Europeo sull’Etica.
Successivamente, la Commissione europea ed il Parlamento UE si sono scontrati circa la desiderabilità o meno di includere la clonazione nella normativa sui “novel food” o invece farne un capitolo a parte- proprio l’etichettatura e tracciabilità hanno costituito un capitolo divisivo, con il PE intenzionato a mantenerle. Alla fine si è optato per diversi strumenti giuridici, attualmente in fase di elaborazione ai vari livelli istituzionali.
La clonazione è stata oggetto di una consultazione specifica della Commissione Europea con le parti interessate, anche per la desiderabilità di strumenti di tracciabilità, apparsi subito problematici.