ARTICOLO | Archivio

Il “Google-Burger” delude: sicuri che è la soluzione?

6 Agosto 2013
Il “Google-Burger” delude: sicuri che è la soluzione?

Pesa circa 150 grammi e sembra identico ai tipici hamburger che troviamo nei fast food o  nei supermercati. La differenza è che proviene da cellule staminali di collo di bovino replicate in laboratorio. Il mondo saluta così il primo hamburger interamente artificiale. A realizzarlo un ricercatore dell’Università di Maastricht, Mark Post. L’esperimento a partire da cellule staminali è stato condotto sviluppando singolarmente 20000 fibre muscolari di bovino che poi sono state compattate per ottenerne l’aspetto noto, nell’arco di tempo di circa tre mesi.

Il nuovo prodotto è stato ribattezzato Frankenburger e il costo per realizzarlo di fatto è esorbitante: circa 290.000 euro.

The lab-grown burger

Dopo la festa della comunità scientifica ieri a Londra si è tenuto l’assaggio. L’hamburger è stato cotto in diretta e servito al suo creatore, al critico culinario Josh Schonwald e alla nutrizionista  Hanni Ruetzler. Voto insufficiente il verdetto. L’aspetto non convince e il sapore non è appetitoso ed invitante. Ma lo scienziato non si è per nulla scoraggiato affermando che il problema “sapore” si potrà risolvere con l’aggiunta di grasso, ovviamente sempre in provetta.

L’hamburger high tech è stato accolto con furore dal mondo. Mette infatti d’accordo ambientalisti, animalisti, vegetariani, vegani, che forse ripenseranno così la loro dieta, risolverà la fame nel mondo e soprattutto la fame di carne che stando ai dati FAO aumenterà del 73% entro il 2050. A dire soprattutto dei britannici, tra i più grandi beef eaters d’Europa, una mano santa anche per la food safety della carne bovina e la possibilità anche di non rimanere mai senza scorte a seguito di infezioni che ciclicamente decimano la popolazione bovina.

A parte il prezzo proibitivo, un vero successo quindi. La vera sfida sarà adesso abbattere i costi di produzione al pari o meno della carne.

Chi c’è dietro? Il segreto del “Google-Burger”

Il dietro le quinte di questa vicenda però è ancora più sorprendente. Il finanziatore del progetto alla fine è venuto allo scoperto ed è il miliardario Sergey Brin cofondatore di Google.  Un “Google-burger” quindi, cotto in burro e olio di semi dallo chef Richard McGeown che indossava nella prova tv in mondovisione il nuovo prodotto di casa Google: i  Google glasses.

Ma questa tecnologia "carnea" era necessaria? Uno dei temi cavalcati è la possibilità di fornire una fonte di proteine animali, saziare la fame di carne, senza contemporaneamente aumentare il numeor di capi allevati e di conseguenza l’emissione di gas serra. Una problematica reale ma a cui si poteva rispondere in altro modo. Nei prossimi giorni affronteremo i vari spunti. Che preannunciamo:

1.      Il vero problema non è la produzione insufficiente di cibo su scala mondiale quanto la sua distribuzione, in modo da garantire alle fasce più povere della popolazione l’accesso a cibo sano, nutriente, e possibilmente gustoso

2.      Il vero problema non sono tanto le proteine animali, quanto semmai le proteine vegetali, che oltre a essere più sane, hanno un minore impatto ambientale

3.      Il vero problema non è la carne di bovino nella forma dell’hamburger- modello alimentare culturale all’americana, “del passato”, che non si può pensare di estendere su scala globale, quanto semmai fonti sostitutive (carni bianche e avicole, a più basso impatto ambientale e salutistico). O anche un ricorso minore a carne bovina, ma di migliore qualità. Le numerose razze italiane (Chianina, Piemontese, Romagnola…) ne sono un esempio.

 

 


 

Continuando con l'utilizzo del sito, accetti l'utilizzo dei cookies. Approfondisci

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi