“Le indicazioni dell’International Association for the Resarch on Cancer (IARC) sono difficili da seguire e basate su un numero troppo limitato di studi”. Questo il parere del BfR tedesco, l’agenzia di valutazione indipendente tedesca, che per l’Europa rappresenta lo Stato rapporteur sulla sicurezza d’uso del glifosato.
Sostanza da poco messa sotto inchiesta dallo IARC, che l’avrebbe classificata in via definitiva come “probabilmente cancerogeno nell’uomo”, ovvero un cancerogeno di classe 2.
Lo Stato cosiddetto “rapporteur”, entro la terminologia della valutazione del rischio, è lo Stato che prepara un dossier preliminare per la (ri)valutazione condotta poi da Efsa a livello europeo. Inevitabile quindi che il parere pan-europeo finisca per dipendere in buona parte dalle valutazioni prese a livello nazionale.
La valutazione dello IARC derivava la propria plausibilità da studi su modelli animali. Studi però rigettati dal BfR- insieme ad Efsa e alla OMS-FAO.
1 a 10
In base alle critiche, la valutazione dello IARC sarebbe stata presa con soli 3 studi (In Usa, Canada e Svezia), laddove per la sua approvazione di uso sicuro ne sarebbero stati usati ben 30. Un chiaro rapporto 1 a 10, che la Monsanto avrebbe subito chiarito, diffondendo il comunicato del BfR in inglese.
Inoltre è stato sfidato il parere dello IARC, costruito a partire da 17 persone da 11 paesi- i cui dati definitivi non sono stati ancora resi pubblici nel documento finale.
Il BfR dichiara che rivaluterà la conclusione dello IARC una volta che avrà a disposizione lo studio definitivo e potrà così considerarlo. Ma allo stesso tempo avverte che le correlazioni tra linfoma Non –Hodgkin e glifosato non conducono in quanto tali a un rapporto di causa ed effetto. Così il Brf dichiara che non sa quali degli studi a lungo termine sull’esposizione al glifosato (ben 11) sono stati usati -e come- dallo IARC.
Inoltre, Solomon Keith della Università di Guelph avrebbe affermato che un proprio studio, sarebbe stato usato dal risk-assessment dello IARC per obiettivi contrastanti rispetto ai risultati mostrati.
Principio di precauzione e non scienza…
Phil Miller di Monsanto avrebbe inoltre dichiarato che il parere dello IARC -sarebbe fondato sul “principio di precauzione” più che non sulla scienza in quanto tale. Affermazione comunque curiosa, se è vero che il principio di precauzione non esclude la scienza, bensì viene adottato proprio in caso di mancanza di scienza sufficiente per dare risposte certe, ed in ragione della tutela di un bene di natura superiore, la vita umana e degli ecosistemi.
E’ un momento delicato davvero per Monsanto. Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi dell’Environmental Protection Agency (EPA) degli USA, pronta a riconsiderare l’uso della tecnologia Bt (che produce una tossina innocua per l’uomo ma letale per la Diabrotica), in ragione dello sviluppo di colonie resistenti e per le quali sarebbe necessario usare quantità maggiori di insetticidi. E contrariamente alle promesse di riduzione dell’uso. Ma ora anche il glifosato-probabilmente il maggiore successo commerciale di Monsanto- viene messo all’indice.