Anche quest’anno l’appuntamento annuale per l’agroalimentare ha riunito i maggiori esperti, opinionisti, ed esponenti del mondo accademico nonché rappresentanti istituzionali, responsabili delle forze sociali, economiche, sindacali e politiche nazionali estere.
Al centro dei lavori la proposta per una via italiana per lo sviluppo del Paese. Il Forum è stato concluso dal presidente del Consiglio Mario Monti.
FORUM CERNOBBIO – INTERVENTI I GIORNATA
BOZZA NON CORRETTA
?NICHI VENDOLA
Presidente di Sinistra Ecologia e Libertà
"La perdita dello sguardo sulla campagna è sicuramente uno dei sintomi della crisi politica; perciò dobbiamo riportare l’agricoltura al centro e abbiamo la necessità di rivedere il rapporto con la campagna”. Questo ha dichiarato il Presidente di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola intervenendo al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Coldiretti a Cernobbio. "Dobbiamo ripristinare l’dea che la campagna è innanzitutto la fabbrica del cibo” ha detto Il presidente di Sel, sottolineando che è stato compromesso il rapporto tra città e campagna con un livello di cementificazione altissimo. "C’è l’idea – ha detto – che il suolo sia un buco da riempire, ma se arretra l’agricoltura avanza la desertificazione”. Secondo Vendola "Dovremmo prendere in considerazione anche la modifica dell’art. 44 della Costituzione, perchè non coglie pienamente il ruolo dell’agricoltura sia come tutela del territorio che come produttore di cibo”. Per Vendola c’è la necessità di rivedere il rapporto con la campagna: "In Puglia – ha ribadito – il turismo rurale è diventato un elemento attrattivo fondamentale. Abbiamo finanziato le masserie didattiche per attività formativa nei confronti dei bambini”. Vendola ha inoltre posto l’attenzione sulla crescente obesità minorile definendolo uno dei problemi principali per cui diventa indispensabile l’attività didattica nelle scuole per rilanciare il tema della filiera corta come argomento educativo. "Perché insegnare a scuola l’importanza di consumare prodotti locali – ha detto il presidente della Puglia – significa che questi ragazzi sceglieranno una mela o una pera come merenda a scuola. "Occorre inoltre rivedere il rapporto tra produzione e consumo” ha dichiarato Vendola sottolineando che il primo aspetto è quello dell’intermediazione parassitaria perché l’imprenditore agricolo non riesce nemmeno a remunerare il lavoro che ha dovuto svolgere per produrlo; ma il consumatore paga prezzi esorbitanti. "Di mezzo c’è qualcosa che non funziona; la ricchezza vola da qualche altra parte” ha concluso. Vendola ha detto che non si può ridurre tutto alla filiera corta: occorre considerare anche il tema della GDO. Serve meno demonizzazione e più negoziato come è avvenuto in Puglia dove sono stati messi attorno allo stesso tavolo tutti gli attori del cibo. A tal proposito Il presidente ha ricordato che Granoro ha firmato l’adesione al Marchio prodotti di Puglia, "che significa l’approvvigionamento di grano dai nostri granai”. Per Vendola un altro aspetto fondamentale è il tema degli OGM. "Non possiamo combatterli solo con la retorica: se è una battaglia condivisa va portata avanti anche a Bruxelles e io con voi questa battaglia voglio continuare a farla. Spero che su questo il governo ci sia”.
Presidente Unione di Centro
"Il paradosso è che per parlare di politica bisogna andare via da Roma e
venire a Cernobbio” così ha esordito Rocco Buttiglione al Forum di Cernobbio nel ringraziare il Presidente di Coldiretti Sergio Marini per il documento presentato dalla Coldiretti. Quindi ha proseguito dicendo che "l’agricoltura è un bene comune e che come tutti i beni comuni, che riguardano il cibo, l’acqua e il suolo, è una cosa che tutti gli uomini devono avere. Solo il mercato non basta. Io sono per il mercato, ma mercato non vuole dire assenza di regole. Dove non esiste una possibilità per tutti di vivere dignitosamente, allora il mercato salta. Garantire a tutti i beni comuni è condizione per la pace, per questo la politica deve pensare all’agricoltura. In passato in Europa l’agricoltura era vista solo come una strada per l’autosufficienza alimentare, ma da diversi decenni questa idea è cambiata. Come sta cambiando la politica agricola comune (Pac), anche se sulla riforma della Pac vedo tempi difficili e sono pessimista sul fatto di ottenere un impianto diverso. Penso comunque che il tema dell’autosufficienza alimentare non sia superato: i cinesi mangiano carne e per gli allevamenti servono i cereali e tutto questo provoca stress alle produzioni agricole. Come succede anche per le biomasse per l’energia. Le certezze del mercato non sono più così certe e altre prospettive si delineano per la politica agricola europea”. Buttiglione ha quindi difeso i fondi europei per l’agricoltura e si è detto favorevole a una sistema europeo di gestione dei bilanci che penalizzi quegli stati che non rispettano gli obiettivi del patto di Lisbona. L’esponente dell’Udc ha poi posto il problema della qualificazione delle spese degli Stati e di come devono essere considerate sul deficit: "Serve più contesto europeo per la politica, perché oggi gli stati nazionali sono inadeguati. Perché come diceva Benjamin Franklin al primo parlamento degli Stati Uniti: O siamo tutti assieme o ci impiccano uno per uno. E succederà a tutti noi, anche ai tedeschi, se non siamo uniti. Anche in Europa ci conviene stare insieme. Nel sedicesimo secolo l’Italia era ricca e felice, ma non aveva risolto il suo problema nazionale e gli altri Stati inviarono nella penisola i mercenari rimasti senza lavoro. Così oggi nel mondo c’è un eccesso di liquidità che adesso viene mandata in Europa per speculare contro i Paesi più deboli. Serve quindi un’unione politica e un presidente della commissione che passi il vaglio degli elettori. Noi vogliamo un’Italia più forte in un’Europa più forte. Il problema è essere Italia”. Secondo Buttiglione il cibo è un modo di essere e mangiare bene è mangiare italiano per questo "la qualitàrappresenta la forza dell’agroalimentare italiano nel mondo”. E ancora: "Gli OGM sono il contrario dell’agricoltura di qualità. Il futuro italiano è nella qualità e nel territorio. Oggi i capitali si spostano da una parte all’altra del mondo, mentre l’agricoltura non è così. L’agricoltura fa sistema con i territori”. Per l’esponente dell’Udc è necessario "tutelare agricoltura e paesaggio perché fanno parte della definizione identitaria dell’Italia. Esiste un modello italiano che può essere modello per l’Europa. L’Italia è un paese ricco di beni, il problema è sbloccare questi beni. Ci sono risorse per lo sviluppo che non siamo ancora riusciti a trovare il modo di mobilitarle. Manca fiducia, anche nella politica che fino a oggi a fatto favori per avere voti: ma quel tipo di politica è finita”.
"Serve – ha concluso Buttiglione – un progetto di cambiamento come quello di De Gasperi e serve una selezione di classe politica perché questa classe politica non è in grado di farlo. Serve gente come voi. Servono nuovi tipi di partiti politici che siano espressione di società organizzate per nuove proposte e nuovo personale politico. Questa è la sfida di oggi”.
PAOLO DE CASTRO
Presidente commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale Parlamento europeo
In rappresentanza della segreteria del Popolo della Libertà
Sono cinque le linee guida presentate dall’ on. Maurizio Sacconi al Forum di Coldiretti in rappresentanza della segreteria del Popolo della Libertà. "Questa crisi non è una parentesi. Come fu per il secondo dopoguerra, essa pone alla politica un problema di sovranità; e come il secondo dopoguerra richiede una fase costituente – ha detto – Sacconi – Allora tale processo accompagnò l’evoluzione del quadro internazionale e precedette scelte draconiane. Anche per questo, la nostra non è stata una democrazia normale”. Secondo Sacconi "oggi la crisi di sovranità della politica origina dal terreno dell’economia e della finanza. Dagli Stati Uniti ha attraversato l’Oceano e ha raggiunto l’Europa. E qui ha trovato ad accoglierla una costruzione comunitaria inadatta a sopportarne i rigori. Finita la Guerra Fredda, che bene o male ha concesso all’Europa unita una dimensione e una sostanza, il Vecchio Continente si è ritrovato privo di un costrutto statuale, di una identità, di una cittadinanza avvertita come comune, di istituzioni economiche adeguate al processo d’integrazione posto in atto a partire da Maastricht. La moneta unica si è così trasformata nella calamita della sovranità dispersa: quella sovranità alla quale gli Stati nazionali hanno rinunziato ma che non ha trovato nessuna istituzione sovranazionale pronta a recepirla”. La conseguenza – secondo Sacconi – è stata che "le economie più deboli quelle più infettate dal debito, come quella italiana, di fronte allo spettro fino a pochi anni fa inimmaginabile del fallimento di uno Stato, sono state messe sotto tutela. E poiché il consenso politico si esprime comunque a livello di Stato nazionale, non sono valsi né solidarietà né spirito europeista per convincere Angela Merkel e la Germania a consentire l’effettiva creazione di leve europee in grado di governare la moneta unica attraverso processi politici e far sì che i debiti sovrani non si trasformino nella clava utilizzata dalla finanza per annichilire la politica”. Con queste premesse l on Sacconi è entrato nel dettaglio dell’agenda del PDL che ha individuato un percorso teso ai valori alla visione e all’iniziativa. Sotto questa matrice rientrano cinque punti chiave per il prossimo confronto elettorale e che trovano tra le sfide del manifesto di Coldiretti presentato a Cernobbio principi condivisi.
1) Identità nazionale e genius loci: contro le trappole dell’economia occidentale la volontà di difendere la tradizione mettendo al centro la persona, l’attitudine alla socialità, l’affermazione della famiglia naturale nella dimensione pubblica. Il richiamo alla gerarchia dei valori, del creato, dell’ecologia umana, del rispetto per l’ambiente e della natura, la difesa dello spirito dei luoghi contro la patologia della desertificazione e l’erosione dei terreni. Alla spregiudicatezza tecnica e scientifica anteporre il principio della precauzione. "Questo vale per la questione degli ogm in agricoltura – ha precisato Sacconi – tenendo conto che sono tutti temi divisivi perchè è saltata l antropologia condivisa”.
2) Recupero della sovranità nazionale per l individuazione del debito e il suo controllo al fine di un ritorno alla ricchezza del Paese. In questo senso va la revisione della Pac che riconosca il valore aggiunto della presenza dell’imprenditore agricolo sul territorio.
3) Meno Stato più società a favore di un federalismo fiscale. Uno stato scatenatore della vitalità sociale no a modalità invasive.
4) Liberare il lavoro per liberare i lavori, l’obiettivo e’ esprimere le potenzialità occupazionali senza contratti imbrigliati ma con sistemi semplici e sburocratizzati.
5) Sostenere la liquidità richiamando il ruolo della banca centrale Ue promuovendo il sistema di credito italiano di prossimità e sussidiario. A questo punto nessuna proroga all’articolo 62 e compiuta attuazione.
In rappresentanza della Segreteria della Lega Nord
settori e avremo anche quelli per i territori e l’agricoltura con due giorni di confronto. Oggi nelle vostre proposte presentate qui al Forum della Coldiretti di Cernobbio ci sono suggestioni interessanti. Se si dice che ci vuole più Europa, noi siamo d’accordo, ma vogliamo un’Europa diversa perché non è più pensabile continuare con il modello attuale. Vogliamo che si torni all’Europa dei padri costituenti: un’entità delle regioni e non una enorme struttura burocratica. Dopo oltre 40 anni "ibridi” adesso si va verso una disarticolazione dei singoli Stati, come dimostrano la Scozia e la Catalogna. E’ finita l’idea dello Stato nazionale, ma c’è la nuova idea delle macroregioni. E’ in questo contesto che bisogna tutelare le specificità dei singoli territori. Ci deve essere una battaglia vera contro la contraffazione agroalimentare e noi abbiamo voluto una commissione contro la contraffazione che è aumentata ancora del 10 per cento rispetto al passato. E’ vero che è aumentato l’export, ma il mercato potenziale è almeno il doppio ed è su questo che serve un’azione condivisa. Il tema della filiera corta, per esempio, non è sempre condiviso da tutte le associazioni agricole, anche se riconosco che voi di Coldiretti siete la più rappresentativa per numero di iscritti. Ma c’è chi si distingue su questo e anche sugli OGM. Un’altra associazione mi aveva invitato a una cena con prodotti OGM ma non ci sono andato perché non ho condiviso la modalità con la quale si voleva proporre una tesi sugli OGM. E’ stata una forzatura difficile da tollerare. Ma su certe scelte serve un’azione condivisa. Per quanto riguarda il rapporto con la trasformazione e con la grande distribuzione credo che sia una battaglia di civiltà far sapere se un alimento è trasformato e non prodotto in Italia, ma questa deve diventare una battaglia di tutti. Anche di chi si candida e si propone in politica. Ai politici ormai non crede più nessuno: lo sforzo è passare dalle parole ai fatti e agire di conseguenza. Chiedo alla Coldiretti di continuare nella sua funzione da pungolo per la politica per cercare di portare il dibattito su tali questioni anche a dopo le elezioni per sedersi a un tavolo e perché ognuno faccia la sua parte”.
Coordinatore della commissione politiche agricole conferenza stato-regioni
Direttore del Dipartimento di Economia, Università Roma Tre
Missionario Comboniano
Shopper Maketing Director, OgilvyAction Chicago
Professore emerito di politica economica internazionale; Fondatore the Evian Group, IMD, Svizzera
ANDREA SEGRÉ
Direttore dipartimento di Scienze e tecnologie Agro-alimentari, Università di Bologna
In questa Italia che vogliamo, in questo momento che ci costringe al cambiamento, dobbiamo partire dal cibo; abbiamo bisogno di economia reale e di partire dal basso. Qualcuno ha detto che le piante non crescono fino in cielo. Le risorse cioè non sono infinite. Il suolo, la terra, l’acqua, l’energie non sono illimitati. Quindi i consumi devono essere altrettanto limitati perché le vacche non mangiano cemento”. Così Andrea Segrè Direttore Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari Alma Master Studiorum-Università di Bologna ha aperto il suo intervento al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. Segré ha ricordato che secondo la Fao in tutti i passaggi dal campo alla tavola nella filiera agroalimentare a livello mondiale si perdono oltre un miliardo e trecento milioni di tonnellate di prodotto e quindi occorre ridurre questo spreco "perché recuperando ciò che si getta via viene fuori un modello di economia diversa che parte dall’agricoltura e dal cibo e che mette in relazione due soggetti: chi ha il prodotto e chi è in carenza di prodotto, donatore e beneficiario”. Secondo Segré anche dal cibo si può creare un valore di scambio perché in questo rapporto c’è la forza del mercato. Inoltre ha sottolineato che "non si da più valore al cibo, perché al supermercato il carrello viene riempito cercando di prendere le cose meno care e poi il tutto è stipato in frigorifero che è l’anticamera dello spreco. Infatti se si apre il bidone della spazzatura oltre 1/3 o è ancora buono o è ancora utilizzabile”. Per economia quindi, ha concluso Segrè, "possiamo intendere la buona gestione della nostra casa , che significa anche ecologia nel senso più ampio cioè l’ambiente.
Editorialista
Editorialista e corrispondente dagli Stati Uniti, La Repubblica
Segretario Pd
Sindaco di Roma
sviluppo ha detto Gianni Alemanno sindaco di Roma aprendo il suo intervento al Forum Internazionale Agroalimentare di Coldiretti a Cernobbio. Alemanno ha precisato la sua convinzione che l’agricoltura abbia un valore di traino per una ripresa alternativa. "L’Italia – ha detto – è la Repubblica della cultura, della qualità della bellezza radicata sull’identità e la capacità del fare”. Da primo cittadino, Alemanno ha illustrato anche con i numeri le recenti decisioni intraprese dall’amministrazione comunale della capitale che entrano a pieno titolo nella progettualità di Coldiretti a partire dal primo farmers market più grande d’Europa nel cuore della città, a San Teodoro, che sostituisce il già il mercato del pesce ed ha vinto sull’idea di un museo della moda, ora sempre più proiettato a diventare una vetrina dell’intero made in Italy. "Una vera Domus Agricole Romane – ha sottolineato – con cento produttori, 16 mila consumatori al mese che fanno 10 mila acquisti di un valore medio di 25 euro pari a 250 mila euro e che punta ad un milione di euro d incasso mensili”. Oltre al mega mercato agricolo è stato aperto un bando per le mense scolastiche con criteri precisi che vanno ad aumentare il punteggio per chi presenta offerte caratterizzate dall’ecolabel, ai prodotti freschi, a kmzero (fino a 300 km) e consegnati con mezzi di trasporto sostenibili, con l’obbligo della presenza di tipicità romane. Il valore dell’operazione – ha ricordato il sindaco – e’ intorno a 408 milioni di euro, 5,5 euro il costo di un pasto pari a 144 milioni per la convenzione quinquennale. "Un esempio – ha concluso – che viene dalla capitale che può essere tradotto in tutto il territorio per un’economia che non deve più essere staccata dal valore umano”.
Presidente della Commissione Agricoltura, Senato della Repubblica
Paolo Scarpa Bonazza Buora ha iniziato così il suo intervento al Forum internazionale Coldiretti dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio. Dico questo perché sempre di più, anche secondo i dati Ismea il nostro Paese importa materie prima ed esporta prodotti lavorati. Stiamo diventando un paese trasformatore e questo non va bene perché difendere gli interessi dell’industria agroalimentare non significa tutelare gli interessi degli agricoltori. "La Coldiretti ha avuto un ruolo fondamentale per la tutela del made in Italy – ha aggiunto il parlamentare. Noi dobbiamo avere un’informazione chiara sull’etichetta di tutti i prodotti perché solo così si difendere i l consumatore. Dobbiamo tutelare chi vuole mangiare italiano. Dobbiamo dirlo – ha concluso – il Parlamento ha rispettato tutti gli impegni perché abbiamo votato la legge sull’obbligo dell’etichettatura con la piena unanimità. La prossima settimana voteremo quella sull’etichetta dell’olio d’oliva. Noi siamo in prima linea nella tutela delle nostre risorse”.
Presidente della Commissione Agricoltura, Camera dei Deputati
degli sprechi e siano contrapposte ad un’Italia operosa capace di risparmiare investire. Questa mia posizione non può far velo ad alcune critiche nei confronti degli assetti istituzionali del nostro Paese oggi più che mai insediato da una domanda per rendere migliori i servizi al cittadino a costi più bassi. In fondo la sussidiarietà è questo che ci indica. La sussidiarietà è un aspetto importante del decentramento amministrativo perchè questo decentramento non deve essere privo di elementi di solidarietà, la possibilità cioè che l’ente più vicino al cittadino possa fare prevalentemente all’impresa privata lasciando grande spazio alla fantasia e alla creatività tipica del nostro paese. Nasce da questa considerazione un elemento di inoppugnabilità, perché bisogna misurare realmente qual è la distanza tra l’erogatore del servizio, la propensione di chi eroga il servizio, la competenza di chi eroga quel servizio rispetto al cittadino. La scuolabus deve essere gestito dallo stato che paga gli insegnanti? Deve essere gestito dalla regione che gestisce l’attività scolastica? Dalla provincia o dal Comune che ospitano le scolaresche? Dalla circoscrizione o dal quartiere che gestiscono la viabilità locale? O forse non è meglio da un provato o da un’associazione di genitori porre in essere un servizio efficace? La teoria dello scuolabus fa strame di dissertazioni accademiche e detta condizionamenti ideologici. Forse è giunto il momento di una spending review strategica e non di una spending review contingente e che si ripensi ai nostri assetti istituzionali degli enti locali, rifuggendo gli slogan di campagne elettorali che dividerebbero il nostro pese in federalisti e statalisti e non in spreconi e in efficienti. Un esempio è ciò che sta accadendo alle Province. Si vogliono cancellare provincie che di fatto già non esistono. Come si fa a trasferire le competenze delle province ad aree metropolitane acefale, prive d una struttura dirigenziale , aree metropolitane che si sovrappongono senza cancellare i comuni capoluoghi. Insomma, un pasticcio, un ginepraio che sicuramente non renderà ragione di quella prospettiva che vorremmo di equilibrio e ragionevolezza per meglio disegnare quell’assetto istituzionale che renda efficienza nei confronti del cittadini. Da noi è tutto un po’ capovolto . il ministero delle politiche agricole che gestisce un laboratorio di analisi cliniche che ha come unico cliente il sistema ippico nazionale . E’ il classico esempio di sussidiarietà al contrario, lontano dall’utente , pubblico invece che privato e probabilmente la crisi economica di questi anni che si abbatte sul nostro paese con maggiore violenza talvolta travolgendo anche quelle forme di solidarietà proprio per la vulnerabilità di un sistema alimentato da una spesa inefficiente , inefficace quasi sempre governate da politiche prive di verifica. La commissione che mi onoro di presiedere si è occupata in queste settimane della drammatica crisi che investe il mondo ippico. Solo poco tempo fa sono stati investiti 500 milioni di euro pubblici ed oggi con gli ippodromi vuoti e in crisi , con le giocate in picchiata e migliaia di lavoratori allo stremo, proviamo a ristrutturare l’intero settore cancellando l’anomalia statalista e poco sussidiaria di un paese che intanto continua ad essere proprietario di 338 mila ettari di terreno inutilizzato e pretenderebbe di gestire l’ippica dai premi alle corse. Ci vuole buonsenso e ragionevolezza. Allo Stato, in chiave di modernità può toccare di disegnare un quadro di insieme , scrivere le regole controlli e basta. In questi giorni alla camera si è celebrata un’altra battaglia, la norma varata con sofferenza relativa mai più aranciata senza arance. La Coldiretti ha spiegato che la sola industria nazionale è così costretta ad acquistare oltre duecento milioni di chilogrammi di agrumi, basterebbe questo elemento per dire l’Italia e non solo quella agricola ha fatto un balzo in avanti verso la modernità intrisa di tradizione. Che da sola ci fa vincere le sfide commerciali e quelle attrattive. Dobbiamo sfidare i nostri competitor non sui costi ma sulla istintività dei nostri prod0tti sulla vocazione agricola del nostro pese, sulla capacità evocativa che c’è dietro ogni prodotto . Io vorrei che in Europa si iniziasse a guardare a un’Italia diversa e nuova sul fronte delle prospettive di sviluppo, di etica dell’ambiente e delle produzioni, più attenta all’agricoltura, quell’etica a cui voi di Coldiretti fate riferimento, alla tracciabilità ai controlli, alle etichette, al consumatore.
Segretario Consiglio di Presidenza del Senato
Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Torino
impese corrette che faticano contro quelle oneste relegandole ai margini del sistema economico o addirittura espellendole. E’ quanto ha affermato il procuratore di Torino Giancarlo Caselli intervenendo al Forum Coldiretti di Cernobbio."Il mafioso ha sempre il portafoglio pieno – ha aggiunto e non ha bisogno di avere subito mercato. Il mafioso non ha il problema di risolvere eventualmente i conflitti sindacali ma ha nel dna un modo ci comportarsi illegale che con la soggezione e la violenza risolve tutto. Ciò comporta l’esclusione delle aziende sane. Quella che oggi si chiama mafia liquida devasta l’economia. "La corruzione – ha sottolineato ancora il procuratore – costa al Paese circa 60 miliardi l’anno. Ciò ostacola gli investimenti, uccide la speranza. Le mafia e la corruzione zavorrano lo sviluppo come succede al Mezzogiorno. Senza la mafia e la corruzione il Mezzogiorno avrebbe un Pil uguale a quello delle altre parti del Paese e potrebbe svilupparsi avendo tutte quelle strutture sociali che rimangono soffocate. "La mafia provoca un impoverimento generale e bisogna agire anche sui giovani il cui futuro dipende si da tanti fattori ma soprattutto dal grado di legalità che ognuno riesce a produrre. Bisogna eliminare quelle forme di negazionismo e quelle forme che vogliono limitare la portata della gravità. Le conseguenze del sistema mafioso riguardano tutti”. "In questo Paese siamo comunque riusciti a creare un’antimafia sociale che il mondo ci invidia – ha concluso Giancarlo Caselli. Siamo riusciti a rappresentare anche un modello di antimafia che dobbiamo rafforzare”.
Presidente Symbola
Sindaco di Pollica
vuole Pollica, fosse anche l’Italia che vogliono gli italiani”. Con queste parole il sindaco di Pollica Stefano Pisani ha aperto il suo intervento al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti a Cernobbio. Pisani ha definito l’esperienza del comune di Pollica, un’esperienza unica che negli ultimi 15 anni è riuscita ad emergere mettendo in campo quei grandi valori che caratterizzano gli italiani come la creatività e la solidarietà. "Il percorso ha sottolineato Pisani, è partito costruendo qualcosa di nuovo per dare una diversa via di sviluppo. Una via di sviluppo unica”. Nel descrivere il percorso il sindaco ha ribadito che hanno scelto di ripartire da risorse fondamentali quali il paesaggio e la bellezza; conservando quindi il territorio e facendolo diventare una risorsa principe; "perché dietro al paesaggio e alla bellezza del territorio ci sono le persone, l’agricoltura, la storia e la cultura; e quindi la conservazione di un patrimonio mondiale dell’umanità”. Pisani ha ribadito che nel percorso durato 15 anni la comunità ce l’ha fatta grazie alla testardaggine e alla volontà di alcuni di dimostrare che il sud ce la può fare e Pollica ce la poteva fare; a dimostrazione di questo ha sottolineato che il valore degli immobili è passato da 1000 € al mq a 10.000 € al mq. Inoltre ha sottolineato che a Pollica l’Italia ha scelto di fare l’Italia, ha scelto di fare qualità, dando valore aggiunto ai propri servizi e al proprio porto per esempio, rispettando tutto quello che sta intorno, il mare, il paesaggio, il territorio e la natura. Al termine del suo intervento Pisani ha ricordato la difficile esperienza di un paese quando perde il primo cittadino, contestualizzando il tragico episodio. ”Fino al 5 settembre 2010 – ha dichiarato Pisani – a Pollica si era vissuto in un sogno pensando che tutto era possibile; ma l’Italia che volevamo costruire c’era, era a portata di mano poi qualcuno ha cercato di farla svanire”. Il sindaco ha detto che la gente con testardaggine tipica italiana ha continuato ad applicare quella grande dote che è la creatività; dimostrando che può fare la differenza. Nel concludere il proprio intervento ha invitato tutti a "coltivare” la speranza che la qualità del Paese possa rappresentare il futuro e la soluzione per questo Paese, mettendo alla base la ricchezza rappresentata dai beni culturali, ossia dall’agricoltura, dal paesaggio e dalla natura.
Showman e musicista
Presidente di Confartigianato
momento del Paese è assicurare agli imprenditori, in particolare ai giovani, la possbilità di realizzare la loro idea di impresa”. Così ha esordito il presidente di Confartigianato, Giorgio Natalini Guerrini, intervenendo a Cernobbio al Forum internazionale dell’Agricoltura e Alimentazione di Coldiretti.
Secondo Natalini Guerrini, la rappresentanta in Italia "è stata per troppo tempo condizionata dalle ideologie e dalla politica”, per cui c’era una rappresentanza frammentata in più organizzazioni. "Oggi invece – ha detto – bisogna cercare più i punti di contatti che di divisione. Per questo noi abbiamo cercato di affrontare i tempi cerando ReteImprese Italia che ha messo assieme le maggiori organizzazioni del commercio e dell’artigianato, cercando i punti di contatto per rappresentare il più grande esercito mondiale di piccoli imprenditori. E in questo ci hanno imitato le cooperative, creando Alleanza delle cooperative. Di fatto oggi i due gradi blocchi Confindustria e sindacati dei lavoratori non rappresentano più la maggioranza dell’Italia che lavora”. Il presidente di Confartigianato ha ricordato che il 99,3% di questi quasi 4 milioni di imprese italiani hanno meno di 50 dipendenti e il 98,5% ne ha meno di 20. "Tutte le politiche di questo Paese negli ultimi anni non sono stati indirizzati verso queste imprese largamente maggioritarie – ha detto Natalini Guerrini – ma per una rappresentazione antica e di convenienza hanno favorito quell’altra rappresentazione”. Il relatore ha ricordato che dall’agosto dello scorso anno, quando Confindustria, ReteImprese Italia, Alleanza cooperative e il mondo bancario e assicurativo presentarono il Manifesto per lo sviluppo al Governo Berlusconi. "Il contributo in quel momento non fu accolto, ma è diventato lo schema del confronto con il Governo Monti” ha detto Guerrini , aggiungendo che ritiene necessario che tra le sigle del manifesto "bisognerebbe aggiungere anche l’agricoltura”. Guerrini ha anche sostenuto che negli ultimi 20-25 anni è cambiato il modo di fare impresa e che è un "miracolo” che le imprese italiane vadano avanti nonostante l’eccessiva pressione fiscale, i costi della burocrazia, il costo del denaro, le lungaggini della giustizia e i tempi di pagamento. "Nonostante tutte questi aspetti negativi – ha concluso – vedo che c’è una reazione straordinaria delle imprese, per cui ritengo necessario che le organizzazioni debbano convincere il governo a rimettere al centro le imprese”.
Imprenditore, Sextantio Ospitalità Diffusa e Restauri Italiani
Imprenditore, titolare Biomood
arrende e che vince giocando la carta della creatività e dell’innovazione. Così è stata introdotta l’esperienza portata da Luca Torresi, titolare Biomood, nel suo intervento al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. E’ la testimonianza di "un ventottenne imprenditore” e di "un’azienda piccola, la Biomood, che ha saputo crescere, diversificare il proprio impegno, arrivando ad ottenere importanti riconoscimenti a livello mondiale”. "Ho 28 anni, vengo da un paesino di 15mila abitanti, Monte Granaro, fiore all’occhiello del distretto calzaturiero maceratese – ha esordito Luca Torresi –. La mia famiglia da tre generazioni produce calzature”. Nel 2010, la drammatica crisi e una concorrenza cinese che non giocava ad armi pari hanno condotto l’azienda ad un bivio: "Dovevamo fare una scelta: iniziare a produrre per conto terzi per un marchio famoso, come hanno fatto in tanti, o cominciare a diversificare”. Da un viaggio in America, la prima intuizione: "In America la gente vestiva il cellulare con un guscio. Da noi questo ancora non esisteva. Questo fenomeno poteva essere portato in Italia. Sono tornato a con casa un progetto, nel settore dell’elettronica di consumo”. Un’idea buona è divenuta dirompente quando si è aggiunta la creatività Made in Italy, con la scelta di realizzare le cover partendo da materiale biodegradabile, che già si utilizzava in ambito calzature. E’ nata così la prima custodia per cellulari al mondo biodegradabile: I Nature. "Un’idea che ci ha premiato – ha testimoniato Torresi –. Abbiamo avuto un anno di sperimentazione, in un settore per noi totalmente nuovo, per il quale non avevamo l’esperienza che potevamo vantare nella calzatura. Siamo un’azienda giovane: 28 anni io, 35 anni il mio socio. Avevamo energia e voglia di farcela”. La nostra "custodia morbida” – ha proseguito l’imprenditore marchigiano – è stata oggetto di tanta attenzione sui blog, nella community eco sostenibile, è approdata a Milano, negli appuntamenti legati ad innovazione e fashion. "E’ solo una cover, ma in più ha il quid che solo il made in Italy può vantare. E’ l’unica cover prodotta in Italia, tutte le altre vengono dalla Cina. In termini di qualità non c’è confronto”. E’ stata una continua ascesa: "Abbiamo iniziato a vendere I Nature in giro per il mondo. A gennaio di quest’anno ci è stato attribuito un premio internazionale nel nostro settore dell’elettronica di consumo: l’Innovation 2012 Designed and Engineering Hawards, premio che ci è stato riconosciuto nella sezione eco design, e che abbiamo ritirato a Las Vegas. Per comprenderne l’importanza, basti dire che nel 2011 il premio era stato assegnato alla Samsung”. "Per una micro impresa come la nostra la soddisfazione è stata unica” ha aggiunto il giovane imprenditore. "Da un anno siamo sul mercato. Siamo nelle fiere. Attualmente stiamo vendendo il nostro prodotto, in America, in Germania, abbiamo successo nella grande distribuzione. Possiamo sicuramente fare meglio. Sarà il mercato stesso a chiederci nuovi prodotti. Noi, da buoni artigiani italiani, saremo in grado di realizzarli” ha concluso Luca Torresi, tra gli applausi della platea, applausi che in vari momenti hanno interrotto, e sottolineato, questa testimonianza "dell’Italia che non si arrende, e che ce la fa”.
Professore di Economia Agraria e Sviluppo Rurale, Università di Pavia
BOZZA NON CORRETTA
Presidente del Consiglio
MARIO CATANIA
"Per prima cosa doverosamente devo dire grazie a Sergio Marini e alla Coldiretti per il contributo che ha dato, con il documento di lavoro "L’Italia che vogliamo”, ricco di contenuti. Lo dico senza retorica: è veramente un contributo importante, su cui si può lavorare per l’elaborazione di una linea”. Con queste parole ha preso avvio l’intervento proposto dal Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania, al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d’Este di Cernobbio. "Nell’ultimo lustro è venuto con evidenza agli occhi di tutti il risultato della politica di apertura politica dei mercati, apertura che abbiamo giustamente fatto in tutto il mondo, con il Wto e la riduzione delle barriere tariffarie, che ci hanno portato ad un mercato molto più aperto, globalizzato. Questo ha avuto un impatto leggermente asimmetrico sulla filiera europea: ha dato grandi opportunità all’export, per l’Europa e in particolare per Italia, opportunità colte soprattutto dal mondo della trasformazione, che vende sempre meglio la qualità italiana nel mondo, mentre ha messo il comparto primario in una situazione problematica”. "Tutto questo è aggravato dal fatto che la politica agricola comune è venuta a cadere come filtro e difesa di mercato per le imprese – ha aggiunto il Ministro Catania –. In Italia tutto questo è particolarmente acuto per due fattori strutturali: l’esistenza di una filiera non performante, con troppi passaggi, dove troppo poco valore va all’impresa agricola, e l’esistenza di una frammentazione, di una taglia media aziendale molto bassa. In questo quadro, per l’agricoltura, le ombre sembrerebbero prevalere sulle luci”. "Il settore, il sistema delle imprese agricole ha saputo comunque reagire a tutto questo – ha evidenziato il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali –. Questo dà la misura di una vitalità di sistema che va a tutto merito degli imprenditori agricoli stessi e di coloro che ne hanno la rappresentanza”. "Grande assente negli ultimi trent’anni è stata una visione di politica agricola nazionale. L’assenza di un dibattito di politica agricola nazionale ci ha fatto arrivare su queste cose con un ritardo grave – ha detto il Ministro Catania –. Va dato atto al Governo di un approccio molto più calibrato, che ha corretto una serie di sfasature ed eccessi precedentemente impostati, che hanno fatto sì che si creasse in questo Paese una dinamica di concorrenza tra l’utilizzo del terreno per le energie rinnovabili e l’utilizzo per la filiera fondamentale del food. Nel nostro Paese spingere l’utilizzo delle nostre superfici agricole per la produzione di energia è un errore di carattere strategico che non dovremmo fare”. "Coldiretti giustamente sottolinea moltissimo il tema dell’origine e della tracciabilità – ha sottolineato il Ministro delle Politiche Agricole –. Lo sottolinea giustamente perché questo è un tema che, se ben affrontato e ben risolto, crea valore per l’impresa agricola. L’assenza di regole trasparenti al riguardo sottrae una parte del valore che giustamente l’impresa agricola italiana potrebbe ricevere dal mercato. Bisogna intervenire su una filiera che funziona male, che è troppo lunga, ha troppi passaggi. L’industria per prima deve fare passi concreti per risolvere questo problema. Molto spesso la nostra industria si adagia sullo status quo e trascura il fatto che potrebbe cercare, e raggiungere rapidamente, un rapporto diretto con il produttore agricolo, senza la necessità di ricorrere a una serie di intermediazioni. Anche la filiera commerciale andrebbe razionalizzata. Andrebbe fatto uno sforzo significativo”. Il Ministro ha voluto "chiudere con un passaggio che non è di politica agricola”. "Anche io penso, come il documento della Coldiretti, che dobbiamo avere una visione più ampia – ha detto Catania –. Mi sembra che il documento della Coldiretti chiuda su questo punto: ci sono delle cose che forse vanno addirittura al di là come importanza di tutti gli elementi economici che ho detto finora. Abbiamo la necessità di vincere una scommessa sul piano dell’etica, sul piano della legalità. Questo Paese, a mio parere, si è allontanato troppo da quella che dovrebbe essere la strada maestra di un paese civile, appartenente alla comunità occidentale. Il tasso di distanza da un modello ottimale sul piano etico e della legalità dei comportamenti è troppo forte. Non è un dato marginale. Al livello in cui esso si manifesta diventa un elemento centrale in quella che è una sfida per un Paese migliore, per un’Italia migliore per la quale io spero tutti lavoreremo insieme”.