EFSA ha recentemente organizzato un convegno sui rischi emergenti, chiamando a raccolta esperti da differenti settori, di modo da riflettere la complessità di quest’area di lavoro. Durante i due giorni di discussione (12 e 13 ottobre scorsi), i partecipanti si sono confrontati sulla cornice metodologica per l’identificazione dei rischi emergenti lungo la filiera alimentare.
Al convegno hanno partecipato oltre 100 esperti provenienti da 29 paesi, inclusi paesi come Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. I partecipanti hanno discusso entro 4 Gruppi di Lavoro, fra l’altro, di:
- metodi per l’identificazione dei rischi emergenti;
- fonti di informazioni e strategie per la raccolta di dati;
- identificazione di vettori (drivers) di cambiamento
- la capacità di EFSA di avvalersi di un network di esperti da una grande varietà di settori, tenendo conto dell’importanza della cooperazione internazionale.
Potenziali sfide riguardano poi la comunicazione sui rischi emergenti, in particolare la necessità di assicurare trasparenza al lavoro di EFSA in quest’area senza causare eccessivo allarme e la necessità di una efficace e stretta collaborazione con i gestori del rischio.
Al momento attuale, ricordiamo che in linea con il proprio mandato (ex Reg. 178/2002) EFSA debba “svolgere tutte le attività necessarie che consentano di identificare e caratterizzare i rischi emergenti”. In ragione di ciò, EFSA ha stabilito nel 2007 una propria unità di lavoro dedicata espressamente ai Rischi Emergenti e diretta da Tobin Robinson.
Oggi sono 3 le principali fonti di informazione di EFSA: il Rapid Alert System on Food and Feed (RASFF) , il mondo dei media e i dati sul commercio. Inoltre, EFSA effettua un monitoraggio costante della letteratura scientifica. Ma altre fonti di dati verranno presto acquisite e aggiunte a queste.
Oltre al monitoraggio costante dei dati, EFSA si prefigge obiettivi più ambiziosi che vanno nella direzione di filtrare in modo intelligente e utilizzabile tali dati; di usufruire di network e di conoscenze in rete, in un periodo storico in cui la velocità di accesso alle informazioni è possibile ma anche fondamentale.
EFsa ha pubblicato inoltre in questi giorni un report tecnico in cui classifica i rischi emergenti a seconda dell’orizzonte temporale di riferimento; i partner da coinvolgere; le attività svolte ed una loro revisione; una definizione dei risultati da raggiungere per l’identificazione dei rischi emergenti ed i meccanismi tramite cui possono essere raggiunti.
L’aspetto interessante, come si può leggere nel Technical Report, riguarda poi un passo in avanti verso la gestione del rischio stesso.
“Attraverso l’identificazione dei vettori dei cambiamenti emergenti”, si legge nel rapporto, “EFSA intende anticipare i rischi futuri che derivano da cambiamenti negli attuali metodi produttivi alimentari o mangimistici…”. Insomma, una attenzione alle modalità produttive che possono generare, per propria disposizione, rischi sistemici. Un fatto questo che sembra adombrare una riflessione più approfondita sulla produzione industriale del rischio come sembra si stia verificando, limitatamente alcune filiere in Europa e nel mondo (un esempio su tutti: gli allevamenti intensivi e la selezione e propagazione di ceppi batterici resistenti agli antibiotici).
E’ atteso un secondo report nel 2011, mentre nel 2012 si deciderà sull’utilità di questa strategia circa i rischi emergenti.
Definizione di rischio emergente
Il Comitato Scientifico di EFSA ha dato (2007) la seguente definizione di Rischio Emergente: “an emerging risk to human, animal and/or plant health is understood as a risk resulting from a newly identified hazard to which a significant exposure may occur or from an unexpected new or increased significant exposure and/or susceptibility to a known hazard”, ovvero: "per rischio emergente per la salute di uomini, animali o piante è inteso un rischio derivante da un pericolo individuato di recente al quale potrebbe esserci una significativa esposizione, o derivante da un’esposizione e/o una suscettibilità significativa inaspettata o in crescita ad un pericolo già noto."
Il tempo come fattore nella identificazione dei rischi
Early warning (anticipazione di una crisi). E’ il modo più facile per identificare e pianificare la valutazione del rischio. La fonte del rischio (hazard) è spesso ben identificata, il rischio relativamente facile da caratterizzare e il da farsi chiaro.
L’early warning richiede attività giornaliera di monitoraggio e risposta rapida (i dati diventano vecchi subito) e così è relativamente dispendioso da un punto di vista delle risorse impiegate.EFSA non considera prioritario learly warning, dal momento che il risk manager può essere sufficientemente attrezzato per svolgere tale attività, e addirittura meglio dotato di fonti di informazione.
Mid-term warning (identification of emerging risks) è proposto come attività cardine di EFSA nell’identificazione dei rischi emergenti. Il monitoraggio avviene su base settimanale o mensile. L’interpretazione dei dati qui è più difficile rispetto all’early warning e richiede una maggiore professionalità specifica. E’ verosimile che le informazioni ottenute non saranno sufficienti per condurre un risk assessment tradizionale, o anche una caratterizzazione delle fonti di rischio (hazard). In ragione degli ampi margini di incertezza, diventerebbe difficile per un risk manager concentrarsi su tali attività.
Long-range anticipation of emerging risks. Significa fare un passo ancora più in là e andare oltre la definizione di hazard. In effetti hazard implica la rilevanza per il presente di fonti di rischio identificabili. Nel caso di anticipazione di rischi emergenti futuri o futuribili ciò non è evidentemente possibile. Qui entrano in gioco i vettori (drivers) del cambiamento, che consentono di delineare scenari ed eventualmente formulare ipotesi sulla probabilità che in risposta a cambiamenti evolutivi dell’ambiente di riferimento, la suscettibilità di determinati rischi sia più o meno alta.
Ad esempio, un cambiamento nella legislazione che consenta di utilizzare prodotti di scarto animali per i mangimi potrebbe generare nuovi problemi come la BSE.
Tali attività si muovono su di un orizzonte temporale più ampio e andrebbero aggiornata ogni 1-3 anni
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