Effetti cronici degli OGM sulle mucche: pubblicato studio “storico”.

5 Febbraio 2016
Effetti cronici degli OGM sulle mucche: pubblicato studio “storico”.

Eric-Gilles Seralinì, il noto scienziato anti OGM francese, insieme ad altro ricercatore e allevatore dell’ente di ricerca indipendente CRIIGEN- ha pubblicato un articolo sullo Scholarly Journal of Agricultural Science a gennaio 2016, dal titolo “Pathology reports on the first cows fed with Bt176 maize (1997–2002)”.

La premessa? In letteratura sono assenti studi a lungo termine sugli Ogm, che sarebbero invece necessari in quanto gli effetti tossici sono cumulativi e la cancerogenesi si evidenzia dopo anni o decenni di ripetuti stress cellualre.

I dati si riferiscono proprio al periodo dal 1997 al 2002, e quindi non sono certo nuovi. In base allo studio, che ha un valore descrittivo e non ha le pretese di una esaustività statistica (quindi senza veri e propri gruppi di controllo) – i ricercatori infatti si premurano di sottolineare che sarebbero necessari altri studi più approfonditi, e che ciononostante, lo studio rappresenta la serie storica di alimentazione con OGM più lunga ad oggi disponibile.

Lo studio avrebbe evidenziato danni cronici non imputabili ad altri fattori che non alla dieta con il mais Bt 176 poi ritirato dal mercato. Il Mais BT 176 è stato il primo mais OGM introdotto sul mercato europeo. Nel corso degli anni, e con un progressivo aumento degli OGM nella dieta, (dallo 0 al 40%), la proporzione di mucche sane è diminuita dal 70% – tasso normale- a solo un 40%. Aspetti di collasso renale, problemi epiteliali o alle mucose sono stati collegati a questa diminuzione del benessere, in assenza di altre cause apparenti (come di origine microbiologica, sebbene ricercate in profondità). I mangimi sono stati controllati in profondità su possibili fattori di confondimento come le micotossine (assenti) o patogeni.

 

Il mais

Il mais Bt176 GM non è mai stato coltivato su larga scala ed è stato sostituito dal mais Bt11 e MON810 , a causa di restrizioni governative ( dal 2000 in Germania) o di moratorie nazionali ( come in Francia ) . E’ stato definitivamente e ufficialmente ritirato dal mercato UE nel 2007. E ‘stato geneticamente modificato per produrre un insetticida Bt specificamente mutato dalla tossina dal gene naturale Cry1Ab.  In esperimenti in vitro , la tossina Bt influenza le cellule umane , sia da sola che in combinazione con altri erbicidi.

 

Il mistero si infittisce

Ma vi sono aspetti misteriosi sulla vicenda. L’articolo infatti, pubblicato su una rivista poi accusata di essere al centro di raggiri e frodi, scompare dalla rete per “decadimento del dominio web” e senza che gli autori ne fossero informati.

La rivista appare su una lista di riviste che potrebbero essere al centro di frodi, raggiri- la lista della Scholarly Open Access-, che dichiara: “
Questa è una lista di discutibili riviste “open access”. Si raccomanda agli studiosi di leggere le recensioni disponibili, le valutazioni e le descrizioni fornite qui , e poi decidere da soli se vogliono presentare articoli , servire come redattori o nel comitato editoriale .”

Quali i criteri?

I criteri che portano sulla lista “squalificata” sono diversi: riguardano ad esempio:

– dalla impossibilità di identificare individui dietro la redazione;

-dalla impossibilità di identificare il board di redazione

– dalla carenza di informazioni sull’editore, lo staff e il comitato dei revisori-nonché affiliazioni istituzionali;

– dalla evidenza che lo staff editoriale manchi dei requisiti accademici e professionali adeguati per qualificarli;

– dalla presenza di comitati di redazione duplicati in riviste diverse (stessi membri)

– dalla presenza di un numero insufficiente di membri del Comitato editoriale.

Il vero rischio però di tali siti è quello di scomparire improvvisamente, “predando” i contenuti editoriali che sono stati conferiti dagli autori. Come sembra essere successo all’articolo sul mais Bt 176.

Articolo però, rimasto sul sito di Seralinì, CRIIGEN. E lo abbiamo scaricato e letto.

Riviste on line, scienza, controversie

Non è la prima volta che una pubblicazione di CRIIGEN è al centro di controversie. Ricordiamo la “retractation” operata da da Food Chem & Toxicology, con ricusazione dello studio. In modo del tutto inusuale, e senza i motivi necessari per l’operazione (come ad esempio, la volontà di manipolare dati o falsificare i risultati). Si scoprì poi che nel comitato di redazione della rivista operavano ricercatori con forti legami con l’industria delle biotecnologie.

L’intervista che avevamo fatto a Seralinì sulla vicenda sconfessava diverse cose dette sul suo conto: come che avesse ricevuto finanziamenti da grandi gruppi della distribuzione organizzata.

Certamente, non finirà qui- ne siamo certi. E il dibattito divampa.