Mentre l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare denuncia una incidenza sempre maggiore di ceppi batterici resistenti agli antibiotici maggiormente utilizzati nella zootecnia (pollame e suini in particolare); mentre la Danimarca avanza proposte per limitare fortemente l’uso degli stessi antibiotici; dopo che negli anni scorso la Unione Europea ha proibito l’utilizzo di antibiotici come promotori della crescita; dopo che la stessa EMEA, l’Agenzia Europea per la Medicina, aveva espresso forti preoccupazioni circa l’emergere del fenomeno della resistenza agli antibiotici, a causa della possibile recrudescenza di malattie e infezioni considerate fino ad oggi curabili: l’OMS ha prodotto un Report (tramite l’European Observatory on Health Systems and Policies), commissionato dal Governo Svedese, su “Azioni politiche ed incentivi per promuovere l’innovazione nella ricerca degli antibiotici” (Mossialos, E., Morel, C.M., Edwards, S., Berenson, J., Gemmill-Toyama M., Brogan, D.).
Il punto su cui ci si focalizza del resto è noto: la capacità dei batteri di sviluppare resistenza agli antibiotici è enormemente accresciuta dall’uso intensivo degli antibiotici stessi. Già nel recente passato la OMS aveva sottolineato il forte rischio che la capacità di sviluppare nuove formule di antibiotici fosse più lenta della formazione di farmaco-resistenza. Un problema sia per la salute animale, ma soprattutto, per l’insorgenza di malattie nell’uomo in seguito alla diffusione di ceppi zoonotici.
Altro fattore di preoccupazione riguarda la presenza di ceppi batterici resistenti a più antibiotici contemporaneamente. La sfida della ricerca medica è allora grande, anche perché tutta una serie di trattamenti medici oggi disponibili (dai trapianti, agli interventi chirurgici, alle lotta contro il cancro, al trattamento dei bambini prematuri) non sarebbero possibili se non vi fossero antibiotici in grado di agire come “copertura”. Inoltre si sottolinea come oggi in Europa 2 milioni di persone all’anno contraggano durante trattamenti ospedalieri infezioni, molte delle quali a ceppi di batteri resistenti. L’impatto economico, sebbene ancora in buona parte da convalidare, fa pensare che solo nel Regno Unito e limitatamente alla resistenza dello stafilococco aureo alla meticilina, vi sia una perdita secca di PIL tra lo 0,4% e l’1,2% all’anno.
Nel Report vengono indagate le cause principali che limiterebbero gli investimenti in Ricerca e Sviluppo per gli antibiotici:
- La presenza di antibiotici generici poco costosi e considerati ancora tutto sommato adeguati alla cura delle infezioni;
- La tendenza, in sé corretta, di usare in prima battuta antibiotici generali e non specifici, può dare l’impressione che lo sviluppo di nuovi antibiotici verrà usato come ultima risorsa;
- Gli antibiotici non sembrano in grado di generare lo stesso volume di profitto di altre medicine usate per trattamenti cronici: fatto 100 il valore di ritorno di un antibiotico, 300 è il valore per un farmaco anticancro, 720 per un farmaco neurologico, e 1150 per farmaci relativi all’apparato muscolare o scheletrico.
- Le attuali politiche di prezzo e rimborso non danno la priorità alle medicine sulla base della loro capacità di ridurre la mortalità/morbidità. Così ad esempio, farmaci anti-cancro sviluppano prezzi assai più elevati sebbene spesso offrano solo pochi mesi di vita in più.
A partire da tali considerazioni, nello studio si propongono allora incentivi monetari, fiscali e di altro tipo alla ricerca su nuovi antibiotici,ma anche azioni per preservare la durata e l’efficacia degli attuali antibiotici. Infatti le attività di Ricerca su antibiotici possono presentare costi e rischi elevati, che le imprese private in quanto tali non hanno interesse a sostenere (nel 2004, solo 1,6% dei farmaci sviluppati dalle 15 maggiori industrie erano antibiotici); andrebbero pertanto supportate alla luce anche dell’impatto che potranno avere sulla salute pubblica.
Data la natura globale delle antibiotico resistenze, la OMS invita poi a proporre uno schema-quadro (almeno per USA ed Europa) omogeneo di incentivazione per le imprese del farmaco che intendono sviluppare nuovi antibiotici, a partire da:
- Un finanziamento iniziale, fornendo incentivi diversamente non presenti sul mercato (utile in particolare per le PMI, non in grado di sostenere costi iniziali di accesso);
- La focalizzazione su attività eminentemente di ricerca su nuovi antibiotici, che verosimilmente non si renderanno obsoleti nel giro di qualche anno(a), e che sono in grado di trattare infezioni oggi non curabili (b) con gli attuali antibiotici.
- Finanziamenti a ricercatori nel campo antimicrobico;
- Finanziamenti a ricerche internazionali per legare la ricerca accademica allo sviluppo di nuovi antibiotici;
- Finanziare strumenti aperti che permettano di condividere conoscenza sulla ricerca.
- Garantire maggiore protezione della proprietà intellettuale per le imprese che hanno sviluppato gli antibiotici
- Garantire alle stesse una più redditizia remunerazione ma solo una volta che il prodotto sia stato sviluppato.
Si chiarisce in ogni caso che gli incentivi andranno costituiti con un occhio allo sviluppo nel lungo termine.
Link utili:
- Tempi di sviluppo di farmaco resistenza: la cronistoria
- Il report
- OMS e resistenza microbica
- Gruppo di lavoro OMS di sorveglianza sulla resistenza batterica
- Pubblicazioni OMS sulla resistenza batterica
- EFSA e resistenza microbica: il quadro generale e le Opinioni Scientifiche
- Pareri di EMEA su resistenza agli antibiotici e Discussion Paper
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