Come nel film "I figli degli uomini", la salvezza della razza umana potrebbe
arrivare dagli ultimi della società, nella fattispecie da una donna di origini africane (che è rimasta l’unica a poter dare alla luce un figlio in una società postmoderna biologicamente indebolita e sull’orlo del collasso); ma stavolta il presunto eroe sarebbe un anziano coltivatore inglese che vive in una remota landa (Swindon) del Regno Unito.
Che avrebbe individuato un ceppo di api resistenti alla varroa, pasassita ora sul banco degli imputati. Il ruolo sarebbe davvero eroico se la notizia fosse confermata. Del resto, Einstein avrebbe predetto che in assenza di api la vita sulla terra sarebbe scomparse nel giro di poco tempo.
La sindrome da disordine delle colonie (di api) , in inglese Colony Collapse Disorder, è un fenomeno la cui insorgenza è ancora avvolta nel mistero, ma che negli ultimi anni ha causato ingenti costi economici ma anche preoccupazioni per la comunità scientifica. Accusati in prima battuta una classe di fitosanitari, i neonicotinoidi, tale accusa non è mai stata completamente considerata probante dalla comunità scientifica internazionale, con numerosi studi anche da parte dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare. L’altra accusa fondamentale era rivolta alla varroa, parassita in grado di diffondersi e attaccare le api.
Ora la notizia interessante, che dimostra ancora una volta la saggezza della natura nella sua capacità di trovare le soluzioni adatte. Un anziano apicoltore del Regno Unito (proveniente da Swindon, nell’ovest), avrebbe dichiarato ai giornali inglesi che avrebbe trovato un ceppo di api resistenti contro il parassita accusato della decimazione delle api nei mesi invernali.
La varroa, così infatti si chiama il parassita, non sarebbe infatti riuscita a colpire una delle colonie delle api. La ragione: le api avrebbero sviluppato, entro la detta colonia, un comportamento adattivo per il quale, prendendosi cura una dell’altra ed eliminando così i parassiti, impedivano questi di danneggiarle.
Ora l’anziano apicoltore di 79 anni sta cercando di incrociare le api resistenti alla varroa con altre api regine della zona di Swinton. Allo stato attuale, sebbene i risultati siano incoraggianti, si è solo agli inizi e si studierà il fenomeno con altri 20 apicoltori della regione.
Il problema è noto da tempo e preoccupa gli esperti, se è vero che la impollinazione delle api avrebbe un ritorno economico stimato in approssimativamente 200 miliardi di dollari all’anno nel mondo. Tale cifra potrebbe addirittura essere più vasta o addirittura non quantificabile, in presenza di costi non imputabili economicamente come la stessa vita umana.

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