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RUSSIA – Attesa per i prezzi dopo lo stop dell’export del gran0 (14-08-2010)

23 Agosto 2010
RUSSIA – Attesa per i prezzi dopo lo stop dell’export del gran0 (14-08-2010)

L’entrata in vigore del divieto alle esportazioni di grano dalla Russia non mancherà di avere effetti sndi ui prezzi all’apertura dei mercati di lunedi quando si prevede che anche l’Ucraina dovrebbe formalizzare le misure di contenimento delle esportazioni adottate. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che il crollo del 30 per cento a circa 60 milioni di tonnellate (era 90 milioni lo scorso anno) della produzione di grano in Russia per effetto de caldo e della siccità, ha colpito anche le altre coltivazioni costringendo il centro dell’ex impero sovietico ad estendere il bando alle esportazioni in aggiunta al grano e alla farina anche al riso, l’orzo, avena e mais per garantirsi adeguate riserve interne, dal 15 di agosto alla fine dell’anno. . Dopo il crollo dell’impero sovietico le imprese agricole pubbliche sono state privatizzate con un aumento della produttività che – precisa la Coldiretti – ha fatto del mercato del grano sovietico un punto di riferimento a livello internazionale anche per gli elevati volumi di esportazione che sono stati pari a 21,4 milioni di tonnellate nel 2009, pari a oltre cinque volte la produzione italiana di grano tenero.   La situazione in Russia ha quindi acceso le speculazioni sul mercato internazionale con l’aumento dei prezzi di mais, orzo, riso e soprattutto del grano che in quasi due mesi è aumentato del 50 per cento facendo registrare il piu’ rapido incremento degli ultimi trenta anni, anche se nell’ultima settimana il valore si è stabilizzato sui 7,5 dollari a bushel (0,21 euro al chilo) al Chicago Board of Trade, dove il record risale al  marzo del 2008 quando è stato raggiunto il valore massimo del grano a 13 dollari per bushel (27,2 chili).   L’Italia è fortemente dipendente dall’estero e – sottolinea la Coldiretti – importa circa 4 milioni di tonnellate di frumento tenero che coprono circa la metà del fabbisogno essenzialmente per la produzione di pane e biscotti mentre 2 milioni di tonnellate di grano duro arrivano in un anno in Italia per coprire oltre il 30 per cento del fabbisogno per la pasta. In altre parole – precisa la Coldiretti – è fatto con grano importato dall’estero un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia .Si tratta del risultato delle scelte poco lungimiranti fatte nel tempo dall’industria italiana che – continua la Coldiretti – ha preferito fare acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da "spacciare" come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato. Il risultato è che in Italia si è verificato un calo delle superfici coltivate dell’1 per cento per il grano duro destinato alla produzione di pasta e del 5 per cento per quello tenero per il pane secondo il bollettino Agrit del Ministero delle Politiche Agricole, determinato dai bassi prezzi riconosciuti ai coltivatori italiani che sono – conclude la Coldiretti – al di sotto dei costi di produzione. Se il frumento tenero (per il pane) evidenzia una crescita a luglio dell’11 per cento rispetto allo scorso anno quello duro (per la pasta) è – precisa la Coldiretti – in calo  del 25 per cento rispetto allo scorso anno, secondo Ismea. L’andamento attuale dei prezzi del grano non giustifica dunque alcun rincaro in Italia sul pane o sulla pasta sia perché le quotazioni sono contenute ma soprattutto perché – sostiene la Coldiretti – il pane viene già pagato oltre 10 volte il prezzo del grano e il cui costo dipende per il 90% da fattori diversi dalla materia prima. Per fare un chilo di pane occorre circa 1 kg di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere il prodotto finito. Con il prezzo medio del pane comune che, secondo Sms consumatori,  è di 2,70 Euro al chilo – continua la Coldiretti – c’è dunque un aumento di ben oltre il 1000 % nel passaggio dal grano al pane che giunge sulle nostre tavole e quindi non ci sono margini per ulteriori speculazioni.   Per contrastarle queste logiche è nata la piu’ grande società di europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori, varata a luglio, che – conclude la Coldiretti – ha il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non ogm. La società denominata “Filiera Agricola Italiana” è partecipata da 18 Consorzi Agrari, 4 cooperative, 2 organizzazioni dei produttori, una società di servizi di Legacoop e Consorzi Agrari d’Italia e ha il compito di gestire la contrattualistica nella coltivazione e nella commercializzazione dei seminativi prodotti in tutto il paese