Fino ad oggi i risultati circa campagne di informazione e comunicazione sul miglioramento degli stili di vita e nello specifico alimentari avevano dato risultati contrastanti. Molti ricercatori sostenevano che sebbene importanti e in qualche modo imprescindibili, tali attività da sole non potessero migliorare realmente il modo in cui i cittadini mangiano e prima ancora acquistano cibo.
Ora una ricerca tutta italiana, condotta su oltre 1000 soggetti, mostra le cose da un’altra prospettiva, certamente più ottimistica, e che giustificherebbe gli sforzi condotti da molti per dare messaggi positivi sulla dieta mediterranea e in genere sul “mangiare bene”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Public Health, ha visto incrociare dati sulla “dieta” mediatica (con 10 domande in merito alla stessa)e dati sulla “dieta alimentare” (45 alimenti considerati) e porta una buona notizia: la TV, da tempo accusata di potere fare ingrassare i bambini creando occasioni di sedentarietà e di esposizione a pubblicità di junk food, potrebbe in realtà avere un ruolo positivo se utilizzata adeguatamente per promuovere diete sane, così come i media e una maggiore attenzione alla sfera informativa porterebbero a diete più sane.
“Nella letteratura scientifica ci si è concentrati molto sulla televisione, considerata come uno dei tanti fattori di rischio per la salute perché causa di sedentarietà – dice Marialaura Bonaccio, principale autore dello studio e componente dell’Unità di Comunicazione scientifica dei Laboratori di ricerca – In pratica, guardare la TV si accompagna spesso a una scarsa attività fisica e magari anche a sgranocchiare qualche snack in più del normale, con effetti negativi soprattutto in termini di obesità, un fattore di rischio importante per le malattie cardiovascolari. Con il nostro studio, invece, abbiamo rivolto l’attenzione alla capacità della gente di informarsi attraverso i mass media, compresi giornali e internet. E siamo andati a vedere se le persone che si tengono più informate abbiano abitudini migliori rispetto a quelle meno esposte alle diverse fonti di informazione”.
Nel dettaglio, coloro che seguivano una dieta informativa e mediatica più ampia, risulterebbero avere un più elevato status socio economico, un minore Indice di Massa Corporea (BMI), livelli fino a tre volte inferiori di sindrome metabolica (intesa come presenza congiunta di almeno 3 fattori di rischio cardiovascolare, quali pressione alta, colesterolo, BMI), risultante da un consumo più elevato di frutta (343 grammi al giorno contro 296 grammi al giorno nel gruppo meno esposto ai media), di pesce (25,5 grammi al giorno, contro 19,5 nel gruppo meno esposto ai media, un minore ricorso ai grassi animali, e livelli più bassi di marker infiammatori (proteina C reattiva nel sangue, 2,06 contro 2,28 nel gruppo meno esposto ai media).
Da tempo si sa che la cultura ed il reddito sono generalmente associati ad una dieta migliore; e la presente ricerca conferma alcuni degli assunti: i più informati fanno scelte maggiormente consapevoli mangiano meglio. Una spiegazione data dagli autori è che in Italia, stante la cultura dell’alimentazione e del benessere diffusa, i media spesso parlano di salute, nutrizione, e corretta alimentazione, dando rilievo a questi contenuti. Insomma il “sistema Italia” ha nel’alimentazione e nella salute due elementi fondamentali.
Lo status socio-economico è stato considerato a parte in modo da separare un suo effetto su quello dell’informazione in quanto tale (si potrebbe infatti desumere che maggiore reddito crea maggiore possibilità culturali, più tempo libero per tenersi aggiornati, più denaro per raggiungere una maggiore formazione scolastica, etc). Insomma a parità di condizioni reddituali si è visto che una dieta mediatica più ampia è in ogni caso un fattore positivo e migliorativo della dieta alimentare. “I dati illustrano il fatto che il miglioramento degli stili alimentari in relazione al livello di esposizione si manifesta egualmente e in maniera omogenea indipendentemente dai livelli di stato sociale”, continua la Dr.ssa Bonaccio.
“Questi dati pertanto rafforzano il risultato principale del lavoro e cioè che le abitudini alimentari migliorano all’aumentare dell’esposizione mediatica e ciò indipendentemente dallo stato sociale e dal livello di scolarizzazione. “
“Il passo successivo a questo studio sarà quello di valutare i singoli elementi del panorama informativo e soprattutto di studiare i cambiamenti che internet sta introducendo nel modo in cui le persone, soprattutto quelle più giovani, si informano su temi di salute”., ha aggiunto Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di Ricerca.
Bonaccio M., Di Castelnuovo A., Costanzo S., De Lucia F., Olivieri, M., Donati M.B., de Gaetano G., Iacovello L., Bonanni A. (2011) Mass media information and adherence to Mediterranean diet: results from the Moli-sani study. International Journal of Public Health DOI 10.1007/s00038-011-0327-8