Dei veri e propri “kit” domestici per produrre “vino”. Non solo: per produrre vino a denominazione di origine controllata (DOC). Due evidenti casi di raggiro delle regole europee in materia di qualità delle produzioni alimentari (la prima merceologica, la seconda circa la reputazione di qualità delle Indicazioni Geografiche tutelate da appositi regolamenti europei): e un grave danno di immagine al vero prodotto italiano, ma anche economico per le quote di mercato sottratte alle aziende che producono vino. Questo il senso della “spedizione a Keynshaw –Regno Unito- di Jimmy Ghione di Striscia La Notizia, accompagnato da Rolando Manfredini, referente per la sicurezza alimentare e la qualità di Coldiretti. Il viaggio nel Sud dell’Inghilterra, mostra come vi siano dei veri e propri negozi specializzati in “wine kit”, in vendita ad esempio a 33 sterline per ottenere circa 30 litri di vino. Il tutto, tramite apposite sostanze chimiche reagenti sul mosto d’uva concentrato, senza dimenticare poi l’aggiunta di trucioli di legno per dare il caratteristico sentore tannico della barrique. I wine kit, in vendita. Il “vino” così ottenuto- o meglio, la bibita a base di mosto d’uva- è pronto in 2-3 settimane. Forzando processi che per natura sono più lunghi e complessi da un punto di vista chimico. Fa impressione vedere come tali kit siano incentrati non solo su Chianti e Valpolicella, ma addirittura su Barolo e Montepulciano. Si stima che il falso made in Italy nel mondo sottragga ogni anno alle imprese italiane una cifra –solo stimabile- pari a 50-60 miliardi di euro. E nonostante questo l’export italiano cresce, seppure in una congiuntura economica mondiale negativa: segno che il food italiano è un marchio importante cui non si rinuncia. Negli ultimi 5 anni le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto il 18% di crescita cumulata. Nel 2012 poi, in base ai dati attualmente a disposizione (primi sei mesi) si è avuto un incremento del 23% per il Giappone, del 9% per gli USA, del 27% per la Cina e addirittura del 39% per i paesi OPEC, laddove il lusso è esemplificato dal cibo italiano. In base allo studio del gruppo intesa San Paolo “Scenario macroeconomico e strategie nel settore food”, il 62% delle esportazioni del food è fatto da piccole e medie imprese (PMI). Che sono però le più esposte a forme sleali di concorrenza commerciale. Vai alla puntata di Striscia la Notizia a Stonehenge.
25 Settembre 2012
Striscia la Notizia e Coldiretti insieme contro il falso “Made in Italy” nel mondo.