Alcune delle conclusioni sono state tratte già dal 2009 dal Monell Chemical Senses Center, una organizzazione non profit di Philadelphia, come riportato anche in un articolo del New York Times. Gli studi hanno dimostrato che i bambini di madri che hanno seguito una dieta variegata in gravidanza e allattamento sono più aperti a provare diverse varietà di sapori, e che le predilezioni per determinati cibi viene mantenuta poi nell’adolescenza e nella vita adulta. Julie Mennella biopsicologa e ricercatrice che si occupa di questi temi, sottolinea che ciò che il bambino preferisce mangiare riflette ciò che mangerà poi da adulto, con la differenza che in quel momento intervenire per correggere la dieta risulterà molto più difficile.
I ricercatori suppongono che il bambino attraverso l’utero e il latte materno sia esposto a segnali che definiscono la precoce esperienza dei sapori. Così se il bambino riceve tanti input diversi sarà più semplice poi in vita accettare i diversi sapori a tavola, in particolare quelli più “sani” come di frutta e verdura.
E questo è uno dei motivi per cui l’allattamento al seno dovrebbe essere sempre la prima scelta. I latti formulati non hanno un ampio spettro gustativo, sono sapori “preconfezionati” che non cambiano mai. Ma per chi non ha la possibilità di allattare naturalmente, i ricercatori suggeriscono che è fondamentale poi garantire al bimbo una dieta variegata nella fase dello svezzamento, per far si che sia sempre ben disposto a provare alimenti nuovi e a mantenere una dieta ricca anche nelle epoche successive.
Se i bambini sono “assuefatti” dal junk food
Altre ricerche attinenti sono state condotte al Foodplus Research Center dell’Università di Adelaide in Australia. In questo caso ciò che hanno rilevato gli studiosi è che madri che si nutrono di cibo spazzatura in gravidanza, avranno un’elevata possibilità di avere figli con una predilezione per questi alimenti. Il modello sperimentale con topi da laboratorio ha dimostrato che le madri che sono state nutrite con alimenti “junk” hanno partorito animali con un circuito oppioide, (quello che ci fa sentire bene, che provoca sensazioni piacevoli) che risulta meno sensibile a cibi dolci e grassi. In pratica per capire il meccanismo basta pensare alla dipendenza da droghe. Quando c’è un consumo costante ed elevato di una sostanza, si ha un riduzione della sensibilità dei circuiti cerebrali alla sostanza stessa, si è assuefatti e, quindi, ne serve progressivamente di più per avere l’effetto “piacevole”. Allo stesso modo se il sistema cerebrale coinvolto funziona meno, serve più junk food per avere lo stesso effetto emozionale ed edonistico. Così le madri che hanno una alimentazioni sbagliata in gravidanza, predispongono i loro figli ad una dipendenza da cibo spazzatura.
“Nuove” figure professionali per la lotta all’obesità?
I risultati di questi filoni di ricerca sono estremamente interessanti. Ci dicono che forse è tempo di pensare alla salute della popolazione ancora prima della nascita. Il periodo della gravidanza e allattamento dovrebbe quindi rappresentare un momento di dialogo, di confronto per intervenire sulle abitudini alimentari delle madri e quindi dei nascituri. E questo potrebbe rappresentare un nuovo elemento su cui intervenire per la situazione sanitaria dei paesi occidentali.
I punti chiave: dieta sana e variegata per le madri e allattamento al seno. Di fatto un’educazione che necessita il coinvolgimento di figure professionali come i medici ginecologi e pediatri , che sino ad ora forse sono state più in disparte nella prevenzione alle cattive abitudini alimentari dei più piccoli. La proposta di un approccio multidisciplinare, di una collaborazione professionale che integri anche un esperto nell’educazione alimentare in queste fasi, potrebbe fare la differenza.
Per saperne di più
http://www.nytimes.com/2013/12/02/opinion/bad-eating-habits-start-in-the-womb.html?_r=0
http://www.adelaide.edu.au/news/news60881.html