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Che fare per non rischiare: Epatite A in frutti di bosco congelati

25 Luglio 2013
Che fare per non rischiare: Epatite A in frutti di bosco congelati

EFSA lo aveva preannunciato : nei prossimi mesi, ci si attendono ulteriori casi di epatite A conseguente al consumo di frutti di bosco congelati,di provenienza varia (Bulgaria, Polonia, Serbia e Canada).

Il Ministero della Salute aveva pubblicato per l’Italia una circolare (23 maggio 2013) in cui dichiarava la presenza di una nuova task force appositamente preposta per fronteggiare l’emergenza, e cercando di circoscrivere la fonte della contaminazione

Se la media dei casi notificati tra gennaio e giugno è di circa 190 segnalazioni, quest’anno si è arrivati a 448 casi.  Sebbene non sia facile nel caso di infezioni di origine alimentare arrivare a identificare con chiarezza la causa, vi sono forti sospetti che alla radice vi siano frutti di bosco congelati. Anche perché, in seguito a perizie analitiche delle Asl, sono stati identificati 4 lotti di diversi prodotti a base di frutti di bosco congelati, rinvenuti positivi ai test. Il virus rilevati nei focolai condividono una sequenza genetica comune in grado di ricondurre alla stessa “famiglia di origine” virale.

I frutti di bosco congelati dimostrano la inerente fragilità delle filiere alimentari odierne, lunghe e con tempi di “latenza”. Insomma, una vera e propria bomba ad orologeria, dovuta, paradossalmente, ad una tecnica di conservazione-il congelamento – che dovrebbe rendere il cibo più sicuro, non meno.

Purtroppo però il congelamento, se utile ad abbattere alcuni parassiti (come l’Anisakis) non elimina i batteri né i virus.

Cosa fare?

Il sistema RASFF ha permesso quindi di segnalare lotti e aziende, in modo analogo con quanto prospettato dalla crisi del pesto genovese con botulino di questi giorni. Alcuni consigli “pronto uso”: trattandosi di prodotti che sono già finiti nelle mani dei consumatori, le procedure di ritiro ordinarie possono fermarsi sulla soglia di casa. Il che rende necessaria una certa accortezza da parte dei consumatori, messi di fronte al proprio frigorifero.

1.       Il virus dell’Epatite è termolabile. Di conseguenza, in caso di incertezza, un comune procedimento termico anche domestico è in grado di inattivare il virus. Questo consente di “non buttare” l’eventuale prodotto acquistato. Un minuto di bollitura ad esempio è sufficiente.

2.       Per il consumatore, il potere avere informazioni utili per fare scelte di “cautela” diventa allora fondamentale. Tra queste, la marca ed il numero di lotto sono centrali. In caso di incertezza sulla provenienza dei frutti di bosco inoltre, può essere bene adottare cautela (v.sotto).

3.       Se sono stati già acquistati nei mesi precedenti il ritiro di mercato, e data la lunga shelf-life di prodotto, fare attenzione ai frutti di bosco le cui confezioni richiamano quelle sotto indicate (foto)

4.       Evitare di acquistare torte o alimenti molto trasformati (con lunga lista ingredienti) in cui figurano frutti di bosco, e per i quali non è fatto obbligo normativo di indicare la provenienza (subfornitura). Non si è infatti in grado di sapere se i frutti di bosco provengono dalle filiere produttive incriminate, o dai paesi di cui il RASFF segnala la presenza (non sono tutti paesi extra UE, come erroneamente segnala il Ministero della Salute). Ad oggi, sono stati segnalate provenienze da Serbia, Ucraina via Austria, Bulgaria, Polonia e Canada via Svizzera, Romania. Le notifiche RASFF sono 3: una del 30 maggio, un’altra del 20 giugno ed un’altra ancora del 24 giugno 2013.

5.       Emerge che  300 dei 403 negozi che hanno venduto i prodotti ritirati fossero discount. Ma non solo. Anche marchi noti della Distribuzione possono aver venduto prodotti con frutti di bosco. Le procedure di ritiro sono state messe in atto anche a scopo precauzionale, in diversi casi.

6.       La vaccinazione è una soluzione di prospettiva, e considerando che l’Epatite A è una infezione ancora abbastanza frequente, che può cogliere  in particolare soggetti con sistema immunitario in condizioni critiche. La vaccinazione richiede dei “richiami” immunologici a distanza di anni.

7.      Prestare attenzione a quelli che possono essere i sintomi dell’Epatite A . L’epatite alimentare presenta un quadro di sintomi ben definiti. Oltre alla possibile presenza di manifestazioni febbrili, ittero (colore giallo nei pressi della congiuntiva e bordo interno dell’occhio), feci più chiare del solito e urine invece drasticamente più scure. I sintomi in ogni caso si manifestano dopo 15 -50 giorni.

8.      Le Asl (ma non direttamente i cittadini) devono comunicare tempestivamente al sistema rapido di allerta nazionale RASFF, all’indirizzo e-mail allerta.nazionale@sanita.it , ogni caso di focolaio epidemico, in cui si evidenzi una correlazione con il consumo di un alimento, mediante l’invio di una relazione dettagliata sul caso, indicando le azioni intraprese sul prodotto alimentare sospetto;

9.       i cittadini sono invece invitati a segnalare al medico (pronto soccorso –ospedali) in modo da evidenziare la relazione tra consumo di frutti di bosco e sintomi. La anamnesi clinica in caso di epatite alimentare va indietro cercando di recuperare gli alimenti ingeriti dal paziente nei 2 mesi precedenti.

Vai all’approfondimento del Ministero della Salute

NOTIFICA RASFF

MOTIVO

NOME PRODOTTO

DITTA

LOTTO

SCADENZA

RITIRO DAL MERCATO

RICHIAMO DAL MERCATO

2013.694

Presenza virus HVA

Misto frutti di bosco “Bosco Reale” gr 200

Asiago Food Spa

13036

TMC 02/2015

SI

SI

2013.756

Presenza virus HVA

Misto bosco surgelato “Bosco buono” gr 450

Green Ice Spa

13015

TMC 31/12/2014

SI

SI

2013.757

Presenza virus HVA

Frutti di bosco congelati 1 kg

Erica Spa

49/13

TMC Fine agosto 2014

SI

SI

2013.880

Presenza virus HVA

Misto bosco surgelato “Bosco buono” gr 300

Green Ice Spa

13079

TMC 02/2015

SI

SI