Belgio, Italia e Francia hanno dato il via ad un progetto innovativo a livello europeo per armonizzare l’uso di piante ed estratti vegetali tradizionali entro gli integratori, o per scopi alimentari “diversi”. Tali estratti, comunemente noti come “botanicals”, vedono uno status incerto: non sono sottoposti alla valutazione di EFSA sui claims nutrizionali e di salute come gli altri alimenti. Ma nemmeno hanno trovato “casa” in normative di altro tipo.
Uno dei temi caldi riguardava la possibilità per tali sostanze di vantare di fronte ai consumatori proprietà benefiche in ragione di un uso consolidato, di una sicurezza alimentare più generale, e di una evidenza circa la salubrità valutata con criteri meno rigidi rispetto a quanto richiesto dalle autorità europee, che normalmente- dal 2006- chiedono studi controllati e randomizzati (con gruppo di controllo).

Il progetto in questione, BELFRIT -ha consentito di definire -sulla base di una revisione delle liste nazionali secondo le attuali evidenze scientifiche- una lista aperta e aggiornabile, ma comune tra i 3 paesi- di sostanze e preparati vegetali (“botanicals”) impiegabili negli integratori alimentari.
Effetti fisiologici positivi
La mossa dei 3 paesi potrebbe presto provocare una nuova ondata di armonizzazioni in Europa: inclusi quei paesi –come il Regno unito- in cui gli integratori vegetali sono valutati alla stregua dei farmaci. Il principio di fondo? L’estratto vegetale autorizzato in un paese lo diventa anche per gli altri aderenti al progetto, secondo un principio del mutuo riconoscimento. Che dovrebbe in effetti portare ad un migliore funzionamento del mercato e soprattutto, ad una maggiore tutela della salute pubblica, con minori incertezze su ciò che fa bene e ciò che invece è insicuro.
Il Ministero della Salute si attrezza …
L’Italia, per tramite del Ministero della Salute, ha aggiornato a tal proposito il Decreto ministeriale 9 luglio 2012 circa la “Disciplina dell’impiego negli integratori alimentari” con il Decreto 27 marzo 2014.
Il nuovo Decreto, permette di sdoppiare la lista italiana (allegato 1con gli effetti fisiologici benefici come indicati dalle linee guida del ministero) dalla lista BELFRIT (allegato 1 bis).
In attesa della redazione della lista definitiva BELFRIT, gli operatori possono usare entrambe le liste, ma facendo attenzione: infatti botanicals non inclusi nella lista BELFRIT potranno essere segnalati e recuperati nell’elenco BELFRIT tramite una segnalazione apposito (modulo ed elementi utili) entro il 30 settembre 2014.
Al momento, pertanto, è consentito l’impiego negli integratori delle piante dell’allegato 1 e/o dell’allegato 1.bis, in attesa della lista BELFRIT “finale” che diventerà l’elenco unico delle piante utilizzabili.
Per l’eventuale recupero di piante presenti esclusivamente nell’allegato 1, gli operatori possono inviare il con i dati e gli elementi utili, entro il 30 settembre 2014 presentando l’apposito modulo.
Il Ministero ha inoltre provveduto a pubblicare una nota, Elementi esplicativi per una corretta applicazione del decreto 27 marzo 2014 che modifica il DM 9 luglio 2012.
I botanicals di interesse agricolo
Diversi sono i botanicals di interesse agricolo: dall’aglio, che può infatti vantare proprietà circa la “Regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare. Metabolismo dei trigliceridi e del colesterolo. Regolarità della pressione arteriosa. Fluidità delle secrezioni bronchiali. Benessere di naso e gola. Funzione digestiva. Antiossidante.”, al peperoncino (capsicum frutescens), che implica “Funzione digestiva. Eliminazione dei gas intestinali.. Regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare. Normale circolazione del sangue. Stimolo del metabolismo. Antiossidante”.

Ma ci sono poi un gran numero di estratti vegetali ed erboristici, incluse diverse piante officinali: artemisia, echinacea, equiseto, eleuterococco, ma anche prodotti più tradizionalmente legati alla produzione agricola, come brassicacee, agrumi; indivia (funzione digestiva ed epatobiliare) fino a caffè e tè verde (per proprietà antiossidanti e drenanti). Una opportunità in più insomma anche per chi fa agricoltura.