I famosi “Nutrition Facts” degli USA, la storica etichettatura nutrizionale che oltreoceano è praticamente ubiquitaria, potranno avere ben presto un restyling. E’ quando ha promesso la Food and Drug Administration, in una manovra a tutto tondo per continuare la lotta alla cattiva alimentazione, sovrappeso e obesità, che continuano ad rappresentare una piaga per il continente americano. I Nutrition Facts sono stati introdotti su base obbligatoria oltre 20 anni addietro, ma secondo alcuni critici non sono riusciti nello scopo principale di fermare l’ondata di obesità- che invece è aumentata.
Ma nella nuova strategia informativa, c’è di più: infatti verranno completamente ripensate le stesse porzioni alimentari, con un occhio particolare alle bevande cosiddette soft drinks, responsabili di una inconsapevole assunzione di zuccheri nascosti. Le porzioni verranno possibilmente ridotte e standardizzate, rendendo più agevole per i consumatori e coloro che fanno la spesa capire se stanno comprando qualcosa di sano o meno.

Le Nutrition Facts sono state introdotte per la prima volta negli USA nel 1992, ed in una forma embrionale, entro il Nutrition Labeling and Education Act del 1990. Tale atto richiedeva che tutti gli alimenti confezionati fossero soggetti a etichettatura nutrizionale (obbligo che per l’Europa scatterà nel dicembre 2016). Per la prima volta inoltre sono stati introdotti vanti nutrizionali e sulla salute, almeno su alcuni nutrienti o alimenti. Inoltre, le porzioni e termini come “a basso contenuto di grassi” o “leggero” sono standardizzati. Secondo diversi ricercatori tuttavia, le etichette nutrizionali tal quali non sono riuscite a correggere le scelte alimentari dei consumatori. In ragione sia di una lettura scarsa delle stesse, sia della più prosaica attenzione dedicata ad altri aspetti (gustosità, formati, convenience, etc).

E’ quindi del tutto rilevante che oggi -per la prima volta- la FDA si sia concentrata non solo sull’etichettatura, quanto su aspetti più ampi di “informazione” al consumatore, quali appunto la porzione. Aspetto che viene ritenuto sempre più determinante nel suggerire la quantità adeguata di cibo da consumare, anche grazie agli studi di Brian Wansink della Cornell University. Si stima che circa un 17% delle porzioni attuali sul mercato sarà soggetto a riformulazione in base ai nuovi dettami.
Quel che sembra chiaro, è che l’informazione “astratta” di tipo alfa-numerico va interpretata, compresa, messa in pratica. Di converso, l’informazione “incorporata” (come ad esempio, la presenza di cibi sani, nelle giuste porzioni) è immediatamente utilizzabile, senza fraintendimenti e soprattutto possibilità di applicazione o meno. Un passaggio concettuale importante, che anche per l’Europa serve da segnale.
Altre novità
Oltre a vitamina D e potassio (che vanno ad aggiungersi a calcio e ferro) verrà tolta la percentuale di calorie derivanti dai grassi. La FDA riconosce che la natura dei grassi è più rilevante che non la quantità dei grassi stessi, e in tal senso rimarrà la distinzione tra grassi e grassi trans (come sotto-categoria). Mentre verranno indicati gli zuccheri aggiunti. Sebbene chimicamente uguali agli zuccheri presenti naturalmente nel cibo, tale indicazione va a colpire i prodotti altamente trasformati, quindi gli "zuccheri inutili" che derivano da "calorie vuote".