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Clonazione: la scienza avanza ma la società frena, negato brevetto a Dolly

15 Maggio 2014
Clonazione: la scienza avanza ma la società frena, negato brevetto a Dolly

Il tentativo di brevetto è andato avanti oltre 10 anni: molto più della breve vita della pecora “Dolly”, clonata nel 2003 tramite Somatic Cell Nuclear Transfer (SCNT) e morta per malattia polmonare. Ma alla fine, è stato negato: una vittoria del buon senso, ed un limite etico invalicabile, se è vero che la sentenza della Corte di Appello del Circuito Federale a Washington ha dichiarato “ l’identità genetica di dolly, del tutto simile a quella dei genitori, la rende non brevettabile”.

Nuclear extraction of a donor egg. In the first photo, the egg is in the pipette. In the second frame, it's being extracted. In the third photo, the donor egg is in the pipette. (Photos courtesy of Oregon Health & Science University) Click on the image to enlarge.

La vicenda

Nel 2009, però, le cose sembravano aver preso una diversa piega: l’Istituto Roslin – Università di Edimburgo– presso il quale Keith Campbell e Ian Wilmut avevano fatto la scoperta- aveva ricevuto infatti il brevetto circa il metodo perla clonazione (l’ SCNT appunto). A scanso di equivoci di sorta, il metodo era brevettato in quanto tale, anche quindi per altri animali (bovini, capre, pecore, suini, etc). Ma l’Ufficio brevetti USA (Il Patent and Trademark Office) aveva poi negato tale autorizzazione, adducendo la non brevettabilità di “leggi della natura, fenomeni naturali e idee astratte”– bando che deriva da una legge federale.
Nonostante il ricorso di Roslin, vi fu una prima negativa nel febbraio 2013 da parte del Patent Trial and Appeal Board. E lo scorso 8 maggio, la definitiva risposta della Corte di Appello.

La giurisprudenza sembra insomma aver trovato una propria risposta. Tant’ è vero che la Suprema Corte nel 2013 aveva negato la brevettabilità di singole sequenza del DNA umano.

Ma addirittura nel caso “fondativo” di tutta la letteratura in materia- il cosiddetto “Diamond v Chakrabarty” del 1980, mai è stato abbandonato del tutto il principio che un prodotto naturale non possa essere brevettato a meno che non sia “significativamente diverso da qualsiasi altro rinvenuto in natura”.

Il punto sulla clonazione, 16 anni dopo la pecora Dolly.

Clonazione alimentare ….

Le conseguenze della sentenza sono importanti per gli usi alimentari della clonazione, che desta sempre più perlplessità ma anche difficoltà. Proprio nei mesi scorsi la Commissione Europea ha indetto una seconda consultazione pubblica (dopo la prima del 2013) sulla clonazione animale. Tanti i problemi: l’etichettatura, le importazioni, la necessità di filiere separate, le difficoltà di assicurare la tracciabilità della discendenza da animali clonati (dovrebbe essere indicata? E come animali convenzionali o “figli di” clonati?). Coldiretti ha risposto, cercando di dare una massima tutela ai consumatori, nel rispetto di scelte trasparenti.

Ma sembrerebbe che la sentenza USA possa fermare il dibattito: secondo alcuni esperti, la attuale valutazione della Food and Drug Administration circa gli usi di cloni per scopi alimentari, potrebbe essere svuotata… dalla non brevettabilità e dal calo dell’interesse commerciale. E il PTO americano si sarebbe dotato a Marzo di nuove linee guida per valutare la legittimità di richieste di brevetti sulla vita. Che sono state definite “draconiane” dagli oppositori. E che sono sottoposte a consultazione pubblica fino alla fine del giugno 2014.

 La clonazione rimane uno dei punti più controversi del negoziato Usa-Ue TTIP. Ma le ombre all’orizzonte non sembrano diminuire…

DNA semi-sintetico…

Se la normativa USA e l’interpretazione della Corte Suprema si riferiscono a “markedly different characteristics from any found in nature” come requisito minimo per la brevettabilità del vivente, sembra che tale limite sia stato raggiunto. Craig Venter, il ricercatore californiano da tempo all’inseguimento delle frontiere estreme della vita, avrebbe dato notizia di aver riprodotto nel suo centro di La Jolla DNA semi-sintetico: con due nuove “basi” rispetto alle 4 consolidate (adenina, tiamina, guanosina e citosina). Tali basi non solo non vengono aggredite dalle difese immunitarie, ma vengono replicate senza difetti. E si potrebbe davvero essere agli esordi della “vita artificiale”. La notizia ha fatto il giro del mondo, dopo essere stata pubblicata su Nature. Ma non è tutto…

Clonazione umana

Il diritto non ha poi fermato la ricerca: se è vero che è vietata la clonazione di singole sequenze del DNA umano…è di questi giorni la notizia della clonazione di un parti di organismo umano. “In teoria si potrebbero usare tali cellule nell’organismo umano, per scopi terapeutici”, ha affermato uno dei ricercatori che hanno pubblicato lo studio. Cellule di due donatori, di 35 e 75 anni rispettivamente, utilizzate per clonarne altre in modo del tutto simile a quanto effettuto in precedenza con la pecora Dolly. Quindi con le stesse limitazioni: su 39 tentativi, solo due sono andati a buon fine. E c’è chi non esclude che tali tecniche possano essere utlizzate per scopi diversi da quelli di cura delle patologie. La clonazione umana dietro l’angolo? Il Time affonta con sensazionalismo il tema. Mentre il Washington post sottolinea gli aspetti del dibattito etico.

Ulteriori approfondimenti

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