Il team CRIIGEN anticipa a Coldiretti una serie di pubblicazioni che mettono in luce gli effetti dannosi del glifosato sulla qualità dello sperma, ma anche il tentativo di insabbiamento della Monsanto sugli studi precedenti di Eric Gilles Seralinì.
Da tempo si sapeva di effetti di interferente endocrino del glifosato, ma ora la scoperta è destinata ad alimentare nuove polemiche.
Il gruppo francese di ricerca indipendente CRIIGEN, con Eric Gilles Seralinì, ha inviato agli organi di stampa un pacchetto di ricerche, che comprende, la ripubblicazione-per un nuovo editore, Springer Open, dell’articolo “ricusato” in precedenza (e senza motivazioni chiare) dal Food Chemical and Toxicology Journal.
In base allo studio, pubblicato oggi su Environmental Toxicology and Pharmacology (vol. 38 issue 1 pp.131.140), basterebbero appena 8 giorni per alterare significativamente la qualità dello sperma in ratti, con una quantità di glifosato pari allo 0,5%: quella normalmente rinvenuta nell’acqua agricola dopo l’irrorazione. Sebbene il conteggio e la motilità degli spermatozoi non presentassero effetti negativi, la formazione anomala di spermatozoi si è manifestata dopo 2, 3 e 4 mesi dopo la prima breve esposizione. Sarebbe dovuta ad un non corretto bilanciamento tra androgeni ed estrogeni.
Il dibattito
Da due anni si susseguono polemiche, con un evidente tentativo della comunità lobbistica biotech di insabbiare il caso. Ma il germe del cambiamento è stato seminato. ANSES, la prestigiosa agenzia per la sicurezza alimentare francese, ha infatti preso sul serio gli studi di CRIIGEN, riconoscendo la necessità di studi a lungo termine su alimentazione GM e su Roundup. Nello stesso tempo Efsa a luglio del 2013 ha proposto Principi Guida per condurre studi a due anni su alimenti: dimostrando semmai la carenza del protocollo scientifico di valutazione usato sino a quel momento per autorizzare l’immissione degli OGM sul mercato UE.
Tuttavia- qui la doccia fredda- ANSES non ha avuto il coraggio di sostenere la necessità di studi su roditori pari ad almeno due anni, come inizialmente richiesto- e Monsanto, che è entrata nel gruppo di ricerca governativo, ha ottenuto di avere studi “soltanto” a sei mesi. Di conseguenza CRIIGEN è uscito per protesta dallo stesso gruppo.
Qualche risposta, ma ancora molte domande
In un documento “Domande e Risposte”, CRIIGEN sottolinea come la nuova serie di pubblicazioni del gruppo dell’Università francese di Caen sono completamente open access, anche per facilitare la condivisione con altri ricercatori e per sottrarsi all’influenza di gruppi editoriali, che come si è visto, possono essere soggetti a pressioni anche molto forti dell’industria.
CRIIGEN riafferma che il proprio studio:
– È il primo nel suo genere a investigare effetti cronici (2 anni, contro i 3 mesi del precedente studio di Monsanto usato per far autorizzare il mais GM)di una alimentazione con GM e Roundup;
– Rileva mortalità due o tre volte maggiore nei gruppi di studio rispetto a quelli di controllo
– I tumori sviluppati nel gruppo di studio si sviluppano molto più velocemente che nel gruppo di controllo;
– Il fatto che la maggior parte dei tumori si sviluppino dopo il 18 mese è consistente con le attese tossicologiche, in ragione di effetti cronici di progressivo deterioramento cellulare (genotossicità).
– Dimostra come il Roundup, in ragione di effetto di dose-risposta non lineare (non-monotonic dose –response), produca effetti tossicologici peggiori in gruppi in cui è stato somministrato a dosi inferiori (1000 volte più basse di quelle che si pensavano tossiche), confermando le nozioni tossicologiche sugli interferenti endocrini.
– Conferma quanto risaputo su Roundup circa danni alle cellule epatiche, apopptosi delle funzioni mitocondriali, degradazione delle membrane cellulari;
– Richiede ulteriori studi con popolazioni più ampie (studi di coorte) per confermare i risultati
– Non era inteso a verificare il legame tra alimentazione e cancro, che avrebbe richiesto gruppi di 50 ratti per sesso; ma semplicemente, la valenza tossicologica (per la quale
Non solo: in una vera e propria politica della trasparenza, Seralinì e colleghi hanno fornito tutti i dati grezzi su cui hanno effettuato le proprie analisi statistiche, mettendoli a disposizione della comunità scientifica per valutarli e per far progredire la scienza. Cosa che invece finora mai è stata fatta dalle grandi multinazionali, che dietro la scusa della proprietà intellettuale, non hanno condiviso dati che hanno una squisita rilevanza tossicologica e quindi, di salute pubblica.
Circa i conflitti di interesse, poi, Seralinì li nega: “gli autori dichiarano di non avere interessi in conflitto, e che, in contrasto con i valutatori del rischio degli OGM e dei fitosanitari, sono indipendenti dalle industrie che sviluppano tali prodotti”. Una bomba insomma sull’intero sistema di valutazione del rischio UE.
Seralinì si spinge inoltre in una radicale critica del sistema delle pubblicazioni scientifiche attuali e della relazione scienza-industria: in un articolo “Conflitti di interesse, confidenzialità dei dati e censura nella valutazione del rischio sulla salute: l’esempio di un erbicida e di un OGM”, dichiara: il 75% delle critiche ricevute dalla “comunità scientifica” nel giro pochissime ore, e tese a screditare l’articolo iniziale di CRIIGEN, a settembre 2012, proveniva da biologi delle piante, quindi non da tossicologi veri (!) e perlo più da persone in evidente conflitto di interessi (con brevetti biotecnologici per esempio). Quindi, non certo osservatori neutrali, o competenti.
I tempi e l’escalation
Volendo ripercorrere le tappe della vicenda, queste sono state sintetizzate dal Gruppo di Caen che riportiamo:
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19/09/12 |
Pubblicazione dell’articolo scientifico dal team di ricerca di Séralini su “Food and Chemical Toxicology” (FCT) con uno studio della tossicologia a lungo termine di mais NK603 geneticamente modificato e l’ |
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04/10/12 |
EFSA, in collaborazione con diverse agenzie nazionali, esce con un "prenotifica" affrettata |
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10/10/12 |
Monsanto pubblica un commento sulla rivista FCT criticando la ricerca. In parallelo, parte una campagna di attacchi e critiche contro il team di ricerca di Séralini sulle |
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22/10/12 |
ANSES fa le sue osservazioni sullo studio disponibili, riconoscendo di là di qualche critica metodologica, la sua rilevanza sperimentale e l’assenza di studi a lungo termine ("cronici") sugli OGM- pure sul mercato dal 1996-, o su pesticidi in formulazioni (principio attivo + adiuvanti): |
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09/11/12 |
Seralinì ribatte alle critiche ricevute sul FCT argomentando e fornisce ulteriori prove scientifiche |
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02/2013 |
FCT recluta un nuovo "Associate Editor for Biotechnology", Richard Goodman, ex |
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15/03/2013 |
L’Editor di FCT chiede al team di ricerca di Séralini di fornire i dati originali dello studio per una |
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12/07/13 |
Preso atto dello studio Séralini, il CGDD francese – (Dipartimento di ricerca della Commissione Generale per lo Sviluppo Sostenibile) del Ministero dell’Ecologia emette un bando per la |
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31/07/13 |
Efsa pubblica "I principi guida per studi alimentari a due anni “, comprensivi della valutazione degli OGM, così dimostrando l’assenza di un protocollo sperimentale formalmente definito al momento della pubblicazione di Séralini et al. e contrariamente alle critiche emesse inizialmente dall’agenzia. |
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19/11/13 |
L’editore di FCT Editor, A. Wallace Hayes, annuncia una recusazione unilaterale dell’articolo scientifico, senza il consenso degli autori. Ha trovato lo studio "inconclusivo", pur riconoscendo che la verifica dei dati grezzi non aveva dimostrato "alcuna frode o errata interpretazione intenzionale"- due criteri che sono sempre necessari per giustificare la ricusazione di uno studio. Il Gruppo di ricerca di Séralini denuncia e |
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30/11/2013 |
Le Monde si scaglia contro la recusazione del FCT e dichiara che si sta privando la comunità scientifica di un articolo scientifico importante |
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10/12/13 |
Wallace Hayes cita in sua difesa che "non c’era un chiaro legame tra OGM e il cancro." Un errore evidente di W. |
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01/03/14 |
Marcel Roberfroid, un ex membro del comitato editoriale di FCT, ha condannato la recusazione |
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04/03/14 |
Il team di Seralinì dichiara che la recusazione non incontra i requisiti minimi di ritrattazione scientifica come espressi dal COPE (Comitato Europeo per l’Etica Editoriale) |
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18/04/14 |
Il tema di Seralinì lamenta che l’Editore di FCT abbia un doppio standard di valutazione, ammettendo ampiamente studi delle industrie e criticando quelli (peraltro più dettagliati) di Seralinì |
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28/05/14 |
CRIIGEN, un istituto indipendente di ricerca francese, e diverse associazioni francesi lasciano il gruppo di ANSES |
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Luglio 2014 |
Seralinì pubblica su Springer- Open Access l’articolo rifiutato, con una introduzione dell’Editore: “l’avanzamento della scienza richiede la pubblicazione di studi, per quanto su un terreno controverso” |
Il fallimento delle riviste scientifiche
Come mai una rivista rifiuta un articolo che un’altra –peraltro di pari rango scientifico- decide di pubblicare? Sicuramente sono due visioni diverse della scienza e dell’editoria. Mentre la prima, Elsevier, assume un ruolo per così dire tradizionale, con una validazione della scienza da parte di un gruppo ristretto di persone (lobby?), l’altra- Springer- lascia che i contenuti possano essere fruiti dal maggior numero di persone possibili.
Elsevier era stata da molti criticata per aver dato credito allo studio di Seralinì, con una pubblicazione “molto rapida”, per stare dietro all’interesse diffuso generato da un argomento tanto controverso. Il cosiddetto “advance of press”, o l’anticipo di stampa per articoli particolarmente “sexy”, diventato molto di moda dopo l’avvento del web, che però ovviamente ammette minori livelli di controllo.
E in ogni caso Elsevier sembra aver fatto i peggiori errori sia della vecchia che della nuova stampa: sia con la pubblicazione rapida di matrice “internettiana”, sia poi- con una censura degna di secoli passati e di altre ere o latitudini giornalistiche. Un vero autogol, se è nata on line una petizione per boicottare apertamente Elsevier, invitando tutti i ricercatori a farlo.
Proprietà intellettuale
Uno dei temi caldi riguarda poi la proprietà intellettuale: che renderebbe di fatto impossibile per i ricercatori approvvigionarsi in via legale di sementi GM per studiarle in relazione all’alimentazione animale, entro studi controllati.
Proprio per questo la ricerca indipendente sugli OGM è fortemente frenata. E’ questo uno dei motivi che spiega come mai i ricercatori dell’Università di Caen-CRIIGEN abbiano “secretato” il proprio lavoro fino alla pubblicazione, temendo rappresaglie da parte dell’industria. L’altro è più banale: le ricerche devono essere fatte “in doppio cieco”, per impedire agli stessi tecnici di laboratorio quale gruppo di topolini ha ricevuto la dose ordinaria di razione e quale invece quella con le sostanze di interesse tossicologico. Il doppio cieco consente di trattare allo stesso modo gli animali, diminuendo sensibilmente i fattori cosiddetti di confondimento, che portano ad esempio, a “vedere” con pregiudizio la possibile insorgenza di aspetti critici nel gruppo di trattamento piuttosto che nel gruppo di controllo. Non sapere quale dei gruppi osservati sta subendo un vero trattamento e quale invece sta ricevendo solo placebo è da sempre uno dei cardini della bontà della ricerca scientifica.
Se 10 topolini non bastano
Ma l’attacco finale di Seralinì e colleghi alla valutazione del rischio europea arriva da un’altra pubblicazione. Nel paper “ Conflicts of interest, confidentiality and censorship in health risk assessment: the example of a herbicide and a GMO”, Seralinì sottolinea come i propri criteri di laboratorio fossero in tutto simili (o anche migliori) rispetto a quelli usati dai valutatori UE a partire dai dossier della Monsanto. E che invece non avevano visto obiezioni particolari.
In particolare, Seralinì era stato criticato per il numero di topolini: a detta dei detrattori, basso, e non in grado di dimostrare alcunchè circa la tossicità. La risposta dei francesi è però perentoria: “ Se 10 ratti per gruppo sono troppo pochi per dimostrare effetti tossici, allora questo numero è certamente troppo piccolo per dimostrare la sicurezza degli OGM” e ancora: “I dati della Monsanto (usati per l’autorizzazione UE del mais GM NK 603)sono inconcludenti e dovrebbero pure essere ritirati”.