ARTICOLO | Archivio

SPECIALE OGM: la Commissione apre agli studi “long term”. Ma sono efficaci?

22 Luglio 2014
SPECIALE OGM: la Commissione apre agli studi “long term”. Ma sono efficaci?

Il tema è da qualche anno squadernato sul tavolo: in risposta alle crescenti critiche sul processo di autorizzazione degli OGM a scopo colturale e commerciale, la Commissione Europea si starebbe (tardivamente?) attrezzando. Questo è uno dei risultati promessi, non a caso entro il VII Programma Quadro della Ricerca è stato promosso un vasto studio, “GRACE”, circa GMO Risk Assessment and Communication of Evidence. Studi che durano tempi più lunghi- è la premessa- dovrebbero essere in grado di svelare effetti tossicologici non immediatamente rinvenibili in studi più brevi. Le famose prove con i topolini bianchi in laboratorio –una volta adottati tempi sperimentali più lunghi- guadagnerebbero di conseguenza uno status ed una credibilità rinnovate, con una maggiore certezza nella valutazione del rischio (risk assessment) di nuove varietà GM proposte sul mercato, e previa la procedura di riesame condotta dall’Autorità Europea (EFSA).  Infatti, è ormai riconosciuto come la tossicità si manifesti mano a mano che il tempo passa, e rappresenti un carattere non a caso “cronico”: solo verso la fine della vita delle cavie si comincerebbero a manifestare in modo chiaro effetti avversi, in ragione dell’” accumulo”.

                       

Ma lo stesso progetto GRACE… valuterebbe solo tutta l’evidenza fornita da studi a 90 giorni, che sebbene al momento rappresentino uno “standard” obbligatorio (dopo il regolamento della Commissione del 2013) per la valutazione degli OGM, sarebbero ancora molto limitati e non in grado di svelare tutto.

 

Studi “long term” all’orizzonte

A scatenare questa corsa alla valutazione “long term”, senza dubbio- e dopo anni che gli studi “short term” (a 27 o a volte, a 90 giorni) costituivano la base per l’autorizzazione di nuove varietà commerciali di GM, l’articolo che il gruppo di ricerca indipendente francese CRIIGEN aveva pubblicato a settembre 2012 sul giornale scientifico Food Chemical and Toxicology. Poi ritrattato dalla pubblicazione, in base a criteri poco chiari, e dopo che nel board editoriale era stato chiamato un ex dipendente della Monsanto, con un palese conflitto di interessi in grado di compromettere una valutazione indipendente ed obiettiva. Ma il polverone sollevato ha permesso al gruppo di CRIIGEN di mettere a nudo diverse incongruenze scientifiche del processo di valutazione del rischio degli OGM come attualmente condotto in Europa. Il risultato? Tutte le varietà fino ad oggi approvate sul mercato, lo sono state senza una solida base scientifica. Base che scricchiola, con riconoscimento della sua inadeguatezza da parte… anche della maggiori istituzioni UE in materia. Servono almeno due anni per capire se alcune sostanze sono davvero tossiche, è il messaggio di Seralinì.

                      

Efsa riconosce le carenze della valutazione del rischio sugli OGM

Nel luglio 2013, Efsa pubblica "I principi guida per studi alimentari a due anni “, comprensivi della valutazione degli OGM. Tale mossa sorprende: dimostrando l’assenza di un protocollo sperimentale definito al momento della pubblicazione di Séralini et al. e contrariamente alle critiche emesse inizialmente dall’agenzia. Se infatti Efsa aveva fortemente criticato lo studio di Seralinì, di fatto ha riconosciuto la richiesta principale, implicitamente avanzata: la necessità di studi a lungo termine.

 

 

Del resto, la stessa Efsa aveva riconosciuto i limiti degli studi a 90 giorni: che non sono in grado di svelare effetti avversi sull’apparato riproduttivo e sullo sviluppo: “sulla scorta della letteratura, EFSA ha ammesso –rispetto a test non su OGM- che per il 70% degli studi considerati, tutti i dati svelati da test a 2 anni erano già previsti da quelli a 3 mesi”. Insomma, rimane da spiegare un 30% degli effetti tossicologici: non poco.

                    

Commissione europea introduce obbligo studi a 90 giorni

Ad aprile 2013 poi la Commissione aveva introdotto, con il regolamento No 503/2013, l’obbligo di studi a 90 giorni per l’alimentazione animale, quando in precedenza vi era un periodo minimo… di 17 giorni (!). Sulla scia di pressioni sempre maggiori in tal senso, la Commissione è in qualche modo costretta ad adottare un atto che imponga l’obbligo di sperimentazione con mangimi negli animali arrivando a 90 giorni. In precedenza, non vi era nessun obbligo nemmeno di avere trial in tal senso, sebbene diversi OGM siano stati approvati con sperimentazioni a 27 giorni.

OGM, stop al tappeto rosso europeo?

Ma al di là di aspetti protocollari e di metodologia, che l’aria stesse cambiando lo si avvertiva anche da alcuni segnali. Ad aprile 2013 infatti, Efsa per la prima volta rifiuta la autorizzazione di una varietà GM della Pioneer. L’Autorità avrebbe infatti avrebbe giudicato insufficiente la caratterizzazione della controparte convenzionale fornita da Pioneer, sottolineando come gli studi dell’industria non fossero sufficienti. Un vero e proprio passaggio epocale.

Due mesi dopo è la volta della Syngenta: Efsa non è in grado di approvare il mais 3272 e rimanda il dossier al mittente. EFSA ha infatti negato validità agli studi sui ratti a 90 giorni, come sottoposti da Syngenta, ed in ragione della mancanza di un gruppo di controllo “vero”

 E’ il segnale di un cambio di passo: non più tappeto rosso.

Sempre negli ultimi anni, le linee guida per la valutazione ambientale di Efsa circa gli OGM diventano più stringenti. Nel 2011 Efsa in un parere sul mais Bt11, stabilisce che la coltura del mais presenta impatti in relazione all’acquisizione di resistenze da parte di parassiti e sulla mortalità delle popolazioni di lepidotteri sensibili -risultati estendibili al mais MON810, che produce la stessa tossina Cry1Ab.

E in giorni recenti, Efsa “boccia” la valutazione della Monsanto circa il piano di monitoraggio annuale post-commercializzazione, che non sarebbe abbastanza dettagliato. Il riferimento è al post-market environmental monitoring –PMEM-2012, con conseguenti critiche del panel OGM di EFSA: – andrebbero meglio predisposti piani per la valutazione riferita a organismi “non target”, oggi carenti.

                       

Se questi sembrano casi eclatanti, forse di solo eclatante c’è che siano rimasti tutto sommato in silenzio per tanti anni. Lunghi anni durante i quali Efsa, in circa il 95% dei casi, ha chiesto all’industria di fornire ulteriori dati nei dossier di valutazione degli OGM proposti per l’autorizzazione. Segno sia della mancanza di protocolli precisi (con grande e conseguente libertà dell’industria nel farsi approvare le nuove varietà) sia più in generale, delle carenze degli studi nel far emergere aspetti problematici per la salute pubblica.

 

Lo studio GRACE: che ne pensa Seralinì?

In questi giorni Eric Gilles Seralinì, ricercatore principale del gruppo di Caen, ha fatto uscire diverse pubblicazioni su giornali scientifici “open access”, che quindi non richiedono farraginosi meccanismi di revisione, con il rischio- emerso nel passato recente- di comitati di redazione “proni” agli interessi industriali, e che boicottano sistematicamente i risultati di studi che osino criticare gli OGM.

La sua risposta, sollecitato da Coldiretti, in merito agli studi come quello GRACE, è la seguente:

“Ogni studio inizialmente indirizzato a rilevare la cancerogenicità degli OGM non è utile in quanto tale. Bisogna invece focalizzarsi- come abbiamo fatto nei nostri studi su Roundup e OGM, che tutte le patologie vanno studiate: epatiche, renali, ormonali… Inoltre, bisogna ricordare che non tutti i tumori sono cancro: ma che questi possono essere ancora più letali, in ragione delle emorragie o di pressione anomala sugli organi interni. Lo sviluppo di questi dovrebbe essere perciò studiato cronologicamente nei confronti di gruppi di controllo non sottoposti a dieta GM né di Roundup.

Infine, lo studio sulla tossicità del fitosanitario più diffuso al mondo, il Roundup, dovrebbe essere ripetuta a livello ambientale. Il progetto europeo GRACE semplicemente non copre tutti questi aspetti, come invece noi abbiamo fatto”