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Ebola, nessun rischio da frutta e verdura

31 Marzo 2015
Ebola, nessun rischio da frutta e verdura

Dopo aver valutato nei mesi scorsi il rischio posto da importazione illegale di prodotti carnei, Efsa ha prodotto un nuovo parere, in cui- nonostante le varie limitazioni dei dati– si dichiara che non vi siano prove di rischi per l’uomo da importazione legale di alimenti crudi e freschi (come verdure e frutta o piante) dall’Africa.

La valutazione del rischio di Efsa trovava inizialmente fondamento dalla notizia di diverse partite- pari ad alcune tonnellate- di carne “bush meat” (pipistrelli, scimmie, per lo più, oltre a selvaggina) transitate da alcuni hub aeroportuali europei, da cittadini africani residenti in Europa, in ragione delle specifiche abitudini alimentari.

Affinché la trasmissione del virus avvenga attraverso il cibo, sono necessari diversi passaggi, nessuno dei quali è mai stato segnalato: gli alimenti esportati dovrebbero essere contaminati già nel luogo di origine, dovrebbero contenere un virus vitale (ossia in grado di sopravvivere) una volta giunto nell’UE e il soggetto dovrebbe contrarre l’infezione a seguito di esposizione alimentare.

 Immagine raffigurante la diffusione di Ebola in Africa

I focolai della specie Zaire ebolavirus sono stati segnalati in nove Paesi: Repubblica democratica del Congo, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea, Liberia, Mali, Nigeria, Sierra Leone e Senegal- tutti possono esportare legalmente frutta e verdura in Europa. Occorre concentrare la valutazione del rischio su aspetti noti, come da regolamenti UE su controlli per alimenti di origine non animale e mangimi (reg. (UE) 669/2009 e successivi).

Proprio di queste ore poi la notizia che le autorità britanniche hanno predisposto un kit diagnostico rapido per individuare l’Ebola in soli 20 minuti, mentre servivano in precedenza almeno 24 ore.  Uno strumento in più per il contrasto all’epidemia.