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OMS, l’Italia con Giapopne al top della longevità

18 Giugno 2015
OMS, l’Italia con Giapopne al top della longevità

Con 83 anni l’Italia si conferma il secondo paese al mondo per longevità dei suoi abitanti. Complice sicuramente la dieta mediterranea, e livelli di obesità e sovrappeso ancora limitati.

Questi sono i dati resi noti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), in occasione del rilascio del rapporto annuale World Health Statistics 2015.

Con un tasso di obesità di “solo” il’20,4% per gli uomini e 21,6% per le donne e con un sovrappeso di gran lunga più basso in media rispetto a quello degli altri paesi UE (solo la Romania fa meglio nella UE, per poco, circa le basse percentuali di obesi).

Una attesa di vita così elevata è la naturale risposta a livelli di obesità e sovrappeso così bassi e, alle malattie che ne conseguono. Nel 1990 l’attesa di vita alla nascita era di 77 anni, nel 2013 è di ben 83: la vita si allunga, certo per un avanzamento indiscusso della medicalizzazione, ma anche per una adozione sempre più diffusa di stili di vita improntati a prevenire. Dieta sana e attività fisica sono in questo processo sempre più importanti. Il miglioramento dell’Italia è stato addirittura più impressionante di quello del Giappone, pure il paese più longevo, e che nello stesso periodo è passato dai 79 agli 84 anni di attesa media di vita alla nascita. La Francia segue il Belpaese con 82 anni, e la Germania a ruota con 81, come la Finlandia, mentre a 80 anni si ferma il Belgio.

L’Italia inoltre dimostra che dal 1990 al 2013 si è ridotto di oltre il 60% il tasso di mortalità infantile e della stessa percentuale è la riduzione della mortalità delle donne in fase di parto.

L’aumento della vita media è ben spiegato da una presenza bassa di “malattie non trasmissibili” (malattie cardiovascolari, ma anche cancro- tutte strettamente legate all’alimentazione) che causano la morte di “sole” 304 persone su 100mila ogni anno, contro le 314 della Francia, le 365 di Grecia ma anche Germania, le 367 della Finlandia o addirittura le 602 dell’Ungheria. Il Giappone anche qui fa meglio, con 244 morti per 100milla persone.

Gli italiani devono comunque mantenere alta la guardia: i livelli di pressione ematica sebbene infatti tra i più bassi, possono- a confonto di altri paesi- essere abbassati (23,4 Italia, 21,4 Giappone). Così come la glicemia (a lungo termine, capace di portare al diabete). La glicemia elevata è pari a 7,9% nella popolazione maschile italian, contro il 6,2 della Danimarca, o il 7,8 della Finlandia, e il 7,7 della Francia. Serve quindi non dimenticarsi di una “vera” dieta mediterranea, fatta di cereali (per lo più integrali), frutta e verdura fresche latticini e un consumo moderato di vino o birra, con le adeguate assunzioni delle proteine animali (carne e pesce), soprattutto nelle fasi più delicate (sviluppo e senescenza).