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Basta contare le calorie!

10 Settembre 2015
Basta contare le calorie!

Meglio che imbarcarsi in lunghi e faticosi programmi di riduzione del peso corporeo o delle calorie ingerite, ad oggi incerti negli effetti sulla salute che possono produrre-sarebbe davvero più importante focalizzarsi su altri fattori che prevengono la mortalità cardiovascolare e le malattie annesse.

A suggerirlo, un cardiologo da tempo prono ad uscite ad effetto che stanno gettando scompiglio entro le convinzioni della comunità medica. Con un editoriale pubblicato su Openheart, che sicuramente farà discutere, Malhotra lancia il monito: basta contare le calorie, non serve, e sicuramente distoglie l’attenzione da soluzioni più facili e semplici. Insomma, più che la quantità, è necessario focalizzarsi sulla qualità degli alimenti.

 

Lo stesso Malhotra era riuscito a innescare qualche tempo fa un bel dibattito, sostenendo che i veri responsabili della maggior parte dei decessi cardiovascolari e dell’aumento del colesterolo ematico non fossero tanto i grassi saturi animali. Sebbene spesso vituperati infatti, più dei grassi saturi la colpa era da attribuire ai soft drinks  e agli snacks ubiquitari, entro le contemporanee filiere agroalimentari- e forniti in quantità elevate sin da bambini.

 

Rigidità arteriosa e infarto

L’idea è semplice ma efficace: “La maggior parte degli attacchi cardiaci e infarti sono causati da ateromi in concomitanza di trombosi, che riducono improssivamente il flusso sanguigno in arterie critiche. Siccome si è sempre convenuto che l’ateroma si forma nei decenni in modo silenzioso, e lento, si ritiene anche che il processo sia irreversibile.”
Ma non è così, sottolinea l’autore- e bastano ad esempio 6 mesi di stop al fumo negli ospedali per diminuire del 40% le sindromi coronariche acute, come accaduto negli Usa quando fu introdotta la nuova legislazione.

Allo stesso modo, continua – diversi studi randomizzati controllati hanno dimostrato come cambiamenti nella dieta siano rapidi nel migliorare le compromesse condizioni cardiovascolari.

Così lo studio PREvencion con DIeta MEDiterranea (PREDIMED) ha rilevato come bastino soli 3 mesi con una dieta ricca di olio extravergine e frutta secca per ridurre del 30% eventi cardiaci avversi. In modo simile lo studio DART, reduci da infarto che assumevano omega 3 giornalmente vedevano ridotta del 29% la mortalità da tutte le cause.

Dieta mediterranea al top

“In confronto con la dieta a ‘ basso contenuto di grassi ‘ raccomandata dalla American Heart Association, la Dieta Mediterranea è molto più efficace a seguito di un infarto, e decisamente più efficace di aspirina, statine o stent coronarici, seppure in assenza di differenze significative negli indicatori tradizionalmente ritenuti predittivi della salute cardiovascolare come colesterolo totale, trigliceridi o colesterolo HDL.

La ragione? “ L’abbondanza di acido alfa linoleico, di polifenoli e omega 3 presenti in olio di oliva, noci, pesci e verdure, che esercitano indubbiamente funzioni protettive e anti-infiammatorie, attenuando aterosclerosi e trombosi.

Cibi trasformati … no

Per contro, il consumo di grassi trans presenti nei fast-food possono aumentare rapidamente i valori ematici di proteina C reattiva e altri marcatori dell’infiammazione.

In base allo Studio EPIC (European Perspective Investigtion on Cancer) una sola lattina di Coca Cola al giorno aumenterebbe in modo considerevole il rischio di sviluppare diabete, con sole 150 kcal in più al giorno.

Per contro, nello studio PREDIMED si è osservato come il consumo di una manciata di frutta secca-60 grammi- e 4 cucchiai di olio extravergine al giorno, riducevano significativamente il rischio di infarto- sebbene fornissero circa 500 kilocalorie.

 

La soluzione

Di conseguenza- è il suggerimento provocatorio di Malhotra- più che focalizzarsi su costosi e lunghi interventi per diminuire il mero introito calorico, senza riguardo alla qualità complessiva del cibo- occorre considerare gli alimenti più sani e “mediterranei”.

Infatti, chi suggerisce di tagliare semplicemente le calorie- si perde un aspetto fondamentare: la mortalità si riduceva sia nelle persone sovrappeso che negli obesi e nei normopeso, in seguito agli interventi PREDIMED.

Gli interventi di perdita del peso sono lunghi e spesso si finisce per riacquistare i kilogrammi persi dopo estenuanti diete e sessioni. Meglio iniziare insomma con la strategia dei piccoli passi: senza obiettivi troppo impegnativi e con promesse tutte da dimostrare, sebbene il credo delle calorie sia ben inculcato nella mentalità medica.

Le conclusioni? Il cibo può essere la migliore medicina– messaggio che certamente non fa comodo a Big Pharma, ma che ha diverse evidenze. Supplementare la dieta degli americani con frutta secca potrebbe così portare ad evitare 90.000 decessi prematuri ogni anno.

E interventi possono comprendere allora la tassazione di cibo junk, come i soft drink- sussidiando invece alimenti “mediterranei” quali frutta e verdura