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Pubblicità e salute, passo falso della Commissione

21 Ottobre 2015
Pubblicità e salute, passo falso della Commissione

La Commissione europea, nell’ambito del REFIT– che valuta l’efficacia e l’efficienza della normativa alimentare come finora espressa a livello europeo, ha invitato le parti interessate – tra cui Coldiretti –ad una consultazione pubblica sul regolamento 1924/2006, “indicazioni nutrizionali e salutisiche”.

Tale regolamento, che prevede possibilità e restrizioni circa l’uso di messaggi salutistici in etichetta e pubblicità (come “light”, “ad alto contenuto di fibre”, “ricco di vitamina C”, etc.) è però un’opera incompiuta. Non si è infatti mai dato seguito a quanto in origine prevedeva il regolamento nel cercare di limitare un uso eccessivo ed ingannevole delle “promesse” di salute.

I cosiddetti “profili nutrizionali” – una valutazione complessiva della qualità nutrizionale di un alimento per verificare la sua idoneità a recare messaggi di salute- sono ancora in alto mare, benchè dovessero essere predisposti già nel 2009. E così circolano liberamente per tutta Europa alimenti spazzatura o malsani….e pure pubblicizzati nelle loro proprietà di salute- in quanto pensati dall’industria per adattarsi al vuoto normativo- che fanno concorrenza sleale ad alimenti invece sani ma meno pubblicizzati.

Ma vi è un’altra cattiva notizia – la Commissione, nel testo della Consultazione Pubblica- propende per una interpretazione dei profili nutrizionali alla stregua di quanto fatto nel regno Unito con le etichette “a semaforo”- una mera segnalazione del rispetto di determinate soglie di solo alcuni nutrienti (sale, grassi saturi, zuccheri e contenuto energetico), e senza considerare.. il più pregnante valore complessivo dell’alimento, o il suo essere destinato a gruppi particolari della popolazione che da esso traggono nutrienti vitali. Addirittura, i semafori inglesi, con tanto di rosso, verde o giallo assegnato agli ingredienti in questione, suggeriscono in modo fuorviante la salubrità o meno di un alimento. Appiattendo cibi radicalmente diversi come junk food, patatine e barrette di simil-cioccolato e invece formaggi stagionati, salumi magri e altri prodotti agricoli.

Una interpretazione infondata giuridicamente, tanto è vero che all’articolo 4 del reg. 1924 la Commissione specificava la volontà di interpretare il valore nutrizionale intrinsenco dell’alimento- che certo non può essere riflettuto dalla mera presenza di due o tre sostanze decontestualizzate.

La mossa della Commissione avviene in un momento delicato, dopo che sia il Regno Unito che la Francia hanno lanciato un sistema a semaforo, ampiamente discriminatorio nei confronti delle produzioni agricole, matrici alimentari complesse che non possono essere ridotte a qualche nutriente- e che sono alla base dei fabbisogni nutrizionali di intere fasce della popolazione.

La stessa branca europea della OMS, consigliata dagli stessi …. consulenti del governo britannico, avrebbe suggerito alla Commissione un approccio molto simile a quello dei semafori inglesi.

…Proprio mentre la procedura di infrazione avviata dall’Italia per squalificare il semaforo inglese stava dando buoni risultati nel meglio difendere i prodotti tradizionali italiani e più in genere mediterranei.

Se è certamente positiva la consultazione pubblica, Coldiretti si batterà in punta di diritto proprio per mantenere lo spirito originario del regolamento 1924. Regolamento che non può certamente essere interpretato come una legittimazione di semplici “soglie” di nutrienti e tanto meno semafori- quale criterio per ammetter o invece escludere le indicazioni salutistiche- come invece vorrebbero  alcuni attori della filiera alimentare.