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Grassi trans, le istituzioni europee vogliono l’indicazione in etichetta

16 Dicembre 2015
Grassi trans, le istituzioni europee vogliono l’indicazione in etichetta

E’ stato uno dei punti più incerti e problematici dell’intero regolamento 1169 del 2011: che da un lato impone di indicare il grado di idrogenazione dei grassi (“parzialmente idrogenati” o “totalmente idrogenati”), dall’altro… prende tempo sull’obbligo di indicare o meno il contenuto totale di grassi trans (TFA). Grassi “scomodi”, all’origine di malattie cardiovascolari e anche degenerative (si sospettano Alzheimer e Parkinsons) anche in quantità assai ridotte.

Ma il regolamento prevedeva una serie di futuri atti delegati della Commissione per decidere o meno sulla necessità di tale obbligo di indicazione in etichetta. Il problema principale sembrava risiedere nell’incertezza sui reali consumi di tali grassi. Ad oggi infatti le poche evidenze disponibili non sembrano garantire una copertura adeguata. Ma la cosa certa è che anche livelli molto bassi di tali grassi sono deleteri.

Ritardo della Commissione

In realtà la Commissione avrebbe dovuto presentare tale relazione già l’anno scorso (dicembre 2014), ma i ritardi su tali relazioni ed eventuali azioni normative susseguenti sembrano ormai la norma- come peraltro anche per le relazioni sull’obbligo o meno di indicare l’origine nelle carni diverse da quella bovina, suina, pollame e ovicaprina; sui latticini, sui prodotti monoingredienti. All’articolo 30 del reg. 1169 si legge infatti:

 Entro il 13 dicembre 2014, la Commissione, tenendo conto dei dati scientifici e delle esperienze acquisite negli Stati membri, presenta una relazione sulla presenza di grassi trans negli alimenti e nella dieta generale della popolazione dell’Unione. La relazione è tesa a valutare l’impatto di strumenti opportuni che potrebbero consentire ai consumatori di operare scelte più sane in merito agli alimenti e alla dieta generale o che potrebbero promuovere l’offerta di opzioni alimentari più sane ai consumatori, compresa, tra l’altro, la fornitura di informazioni sui grassi trans o restrizioni al loro uso. Se del caso, la Commissione correda la relazione di una proposta legislativa

Il rapporto della Commissione

Intanto la Commissione –supportata dal Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre di Ispra) suggerisce che un limite legale di tali grassi sia necessario.

“Sulla base di input del CCR, si suggerisce che la fissazione di un limite legale di contenuti industriali TFA sarebbe la misura più efficace in termini di salute pubblica, tutela dei consumatori e la compatibilità con il mercato unico”.

 

Esclusi latticini e prodotti da ruminanti
Ma la notizia realmente rilevante è che-il limite vada inteso solo su grassi trans di derivazione industriale– tanto per intendersi, diversi dall’acido linloneico coniugato (CLA) presente nel latte materno ed in genere nei prodotti da ruminanti (formaggi, latticini e carne). La Commissione riconosce quindi la diversa valenza di grassi Trans derivanti dalla trasformazione industriale profonda, tramite idrogenazione dei grassi- suggerendo un limite legale solo per questi.

Carenza di dati

Tuttavia, l’attuazione di tale limite richiederebbe ulteriori indagini. Se infatti l’ultima relazione del CCR, ‘Gli acidi grassi trans in Europa: a che punto siamo‘, indica che la maggior parte dei prodotti alimentari analizzati all’interno dell’UE presentino un contenuto di TFA che sono al di sotto di 2 grammi di grassi trans per 100 grammi di grasso (ad esempio il limite specificato da alcuni paesi dell’UE in cui la legislazione per limitare il contenuto TFA negli alimenti è a posto), ci sono ancora una serie di alimenti con elevati livelli di TFA (superiori a 2 g TFA per 100 g di grasso) in alcuni mercati alimentari europei.

I risultati raccolti dalle indagini e consultazioni alimentari indicano anche che l’assunzione media giornaliera di TFA è inferiore all’1% della dose giornaliera di energia in 9 paesi dell’UE per i quali i dati erano disponibili. Tuttavia, ci sono sottopopolazioni superano questa soglia raccomandata. Infatti, gruppi specifici di popolazione possono essere a rischio di elevata assunzione TFA a condizione che i prodotti con elevati livelli di TFA sono venduti sul mercato alimentare europeo e loro o la loro etichettatura non sono regolati dalla legislazione comunitaria.

Purtroppo dati degli anni ’90 sono gli unici disponibili in modo esteso e vi sono alcune evidenze che i consumi di grassi trans siano diminuiti nella maggiore parte dei paesi. Uno studio recente su 9 paesi dimostra come l’apporto energetico di TFA sia inferiore all’1% (limite raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità), ma si ravvisa il rischio concreto che alcuni gruppi della popolazione particolarmente esposti- superino tale consumo.

 

Quali strumenti?

La relazione ha poi analizzato varie opzioni per limitare il contenuto di grassi TFA: dalla definizione di limiti legali da rispettare nella composizione degli alimenti, all’indicazione obbligatoria in etichetta di TFA, fino ad azioni volontarie dell’industria. Sembra in ogni caso che l’etichettatura precisa dei grassi trans non sia ben capita dai consumatori. Presto vi sarà una consultazione pubblica della Commissione europea al fine di verificare le possibilità, raccogliendo ulteriori informazioni.

 

Prodotti animali

Ma come impatteranno le diverse misure circa i prodotti “agricoli” come latticini e carne?

– L’indicazione in etichetta non vedrà una differenza tra TFA da prodotti animali e invece da grassi vegetali idrogenati dal momento che Efsa non ha stabilito se vi sia una differenza significativa tra le due fonti rispetto al rischio di malattie cardiovascolari.

– Nel caso della misura dei limiti legali, questi escluderebbero per contro I prodotti con TFA naturalmente presenti e non invece aggiunti.