Coldiretti è intervenuta martedì 31 giugno alla Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione, portando all’attenzione le priorità strategiche per rafforzare ulteriormente la presenza del Made in Italy agroalimentare sui mercati internazionali.
Il Fancy Food Show negli Stati Uniti si è confermato ancora una volta la cartina di tornasole del successo delle eccellenze agroalimentari italiane nel mondo e della straordinaria capacità competitiva delle nostre imprese. La presenza di oltre 320 aziende italiane, su un totale di circa 2.800 espositori internazionali, testimonia la forza del Made in Italy alimentare e la determinazione dei nostri imprenditori a presidiare i mercati globali.
L’esperienza americana dimostra che non bastano i dazi a fermare le esportazioni italiane quando si punta sulla qualità, sulla trasparenza e sulla distintività delle produzioni. L’Italia, infatti, non esporta soltanto prodotti, ma un vero e proprio modello alimentare fondato sulla Dieta Mediterranea, capace di migliorare salute e longevità grazie all’utilizzo di ingredienti naturali, alla biodiversità e a un’alimentazione basata su cibi non ultra-trasformati.
Negli ultimi dieci anni il mercato agroalimentare mondiale è cresciuto di oltre il 50%, passando da circa 700 a oltre 1.080 miliardi di euro. In questo scenario l’Italia è stata l’unico tra i principali Paesi esportatori ad aumentare la propria quota di mercato, mentre tutti gli altri grandi competitor internazionali, dalla Francia alla Germania fino agli Stati Uniti, hanno registrato una riduzione della loro presenza relativa sul mercato globale.
Per rafforzare ulteriormente la leadership del Made in Italy agroalimentare occorre agire lungo tre direttrici strategiche. In primo luogo, è necessario favorire accordi bilaterali fondati sul principio della piena reciprocità, garantendo alle imprese italiane le stesse condizioni richieste ai produttori europei. In secondo luogo, serve un maggiore impegno per abbattere le barriere sanitarie che ancora oggi precludono l’accesso delle nostre produzioni alla gran parte dei mercati mondiali. Infine, è indispensabile una battaglia concreta per l’origine e la trasparenza, superando il principio dell’ultima trasformazione sostanziale contenuta nel codice doganale che consente di esportare verso Paesi terzi prodotti ottenuti attraverso semplici lavorazioni di materie prime straniere, spesso provenienti dalla Cina, sottraendo valore alle filiere agricole italiane.
L’Italia non esporta soltanto cibo, ma un modello economico, sociale e culturale. In questa direzione il Piano Mattei rappresenta una straordinaria opportunità per valorizzare l’economia e l’autosufficienza alimentare dei Paesi partner, contribuendo al tempo stesso a ridurre le tensioni geopolitiche attraverso lo sviluppo agricolo e la cooperazione. Un percorso che vede protagoniste, accanto alle grandi imprese capofila, migliaia di aziende italiane che rappresentano lo stato dell’arte mondiale in termini di tecnologia, innovazione, sostenibilità e qualità delle produzioni.
“Il successo del Made in Italy nel mondo dimostra che i consumatori chiedono sempre più qualità, identità, trasparenza e salubrità. Per questo è fondamentale continuare a difendere l’origine delle produzioni, contrastare ogni forma di italian sounding e rimuovere gli ostacoli che ancora limitano l’accesso delle nostre imprese ai mercati internazionali. L’Italia può continuare a crescere esportando non solo prodotti, ma anche il proprio modello alimentare e produttivo, fondato sulla distintività delle filiere e sul legame con i territori“, ha affermato Luigi Scordamaglia, capo area Mercati Internazionali e Politiche Comunitarie di Coldiretti che ha partecipato alla cabina di regia.